Il nemico peggiore
Cari amici,
Le mie parole forse vi turberanno o vi offenderanno, ma sento il bisogno di sfogarmi.
Ho gia’ spiegato a parecchi di voi che la mia “Alya”, il mio “tornare” in Israele non e’ stata solo la realizzazione del mio sionismo, parte fondamentale del mio ebraismo; non e’ stato solo l’anelito a qualcosa, ma anche una fuga da qualcosa. Gli ebrei americani che vengono a vivere in Israele sono puramente motivati da ideali sionisti. Per gli ebrei italiani o francesi, il venire in Israele e’ una vera liberazione. E’ la fuga da un nemico ben piu’ irriducibile e insaziabile nel suo odio di quanto noon siano gli arabi stessi. Cari amici, sono stufo di usare mezze parole e parlero’ chiaro anche a costo di offendere qualcuno. La cultura europea e’ putrida di antisemitismo. E’ una componente intrinseca, quasi genetica dell’europa cristiana, sopprattutto dell’europa cattolica. Ho sofferto l’antisemitismo in Italia; l’ho sofferto parecchio. Mi sono sentito dare dello sporco ebreo molte, ma molte volte. Ne discutevo con altri amici e ci siamo tutti resi conto che, in italia, ogni volta che parliamo di argomenti ebraici o di Israele e siamo in un luogo publico, tipo tram o metropolitana, automaticamente abbassiamo il tono di voce, come se avessimo qualcosa da nascondere. L’Italia e’ ostile a Israele. Un’ostilita’ che e’ superata forse solo da quella dei vicini francesi. Un’ostilita’ che, in parte, e’ una squallida manifestazione dell’odio antico.
Potrei fregarmene, dal momento che ne sono venuto via, ma la cosa continua a ferirmi anche a distanza. Sono nato in Italia e sono per molti versi (per molti altri NO) culturalemente italiano, e mi ferisce la meschinita’ di fronte alla quale mi trovo ogni giorno. Sento di avere il diritto di urlare; lo faceva anche Dante (“ahi serva Italia di dolore ostello, non donna di provincia ma bordello”). Non posso descrivervi quello che provo di fronte a manifestazioni in cui masse di merdosi di 17 anni a Roma con la loro “kefiah” al collo, vomitano odio verso la mia gente, verso il mio paese, senza sapere nulla di noi. Non sanno neppure dove sia Israele sulla mappa. Qui si cerca disperatamente di soppravvivere e loro, con la loro maglietta del Che Guevara e la loro bandiera rossa (di cachemere?) urlano e ci insultano. L’odio antiisraeliano della sinistra e’ putrido di antisemitismo. Ci odiano perche’ siamo i “ricchi ebrei capitalisti e imperialisti” che esistono solo per rendere la vita impossibile ai “poveri palestinesi oppressi”…Ci sono libri sull’antisemitismo di sinistra e non intendo entrare in merito adesso (lo farei volentieri e senza remore ma non ne ho il tempo ora).
La stampa italiana meriterebbe un capitolo a se’. Un giornalismo di livello infimo. Non trovo un singolo articolo che non sia pieno di errori, inesattezze, bestialita’. Una citta’ scambiata per un altra (che importa se un attentato e’ a Jaffa, Haifa…? In fondo non ci si aspetta che il lettore medio italiano possa distinguere.). Neppure la lingua italiana e’ il punto forte dei “giornalisti” (e io leggo il Corriere della Sera, non il gazzettino padano). “I soldati EBRAICI” (chi sono gli “ebraici”? io non li conosco. Ci sono gli “ebrei”, uno stato “ebraico”, ma cosa sono i soldati “ebraci”?). I giornalisti della Rai non riescono neppure a pronunciare la parola “ISRAELE”. Spesso mi capita di sentire “IsDraele”. Recentemente hanno risolto il problema parlando semplicemente di “Terra Santa” , “Medio Oriente” o, sempre piu’ spesso “Palestina”.
E’ vero che in Israele la scolarizzazione e’ piu’ elevata che in Italia, ci sono piu’ laureati, meno analfabeti, ma mi colpisce comunque il livello dei notiziari della Rai. I giornalisti si rivolgono a un publico becero, e il livello e’ bassissimo. Una persona di media cultura dovrebbe sentirsi offesa da un giornalismo di cosi’ basso livello.
Ma non si tratta solo di basso livello giornalistico. La realta’ e’ ben peggiore. Siamo di fronte alla sistematica mistificazione e falsificazione della realta’.
Da quando e’ cominciata questa “intifada”, i miliziani palestinesi portano avanti i loro attacchi sui civili israeliani. Oltre alle bombe nei ristoranti e autobus, ci sono state decine di persone uccise in “drive by shootings”. Padri e madri di famiglia che erano semplicemente alla guida delle loro vetture verso il lavoro a Gerusalemme o di ritorno a casa la sera sono stati affiancati da una macchina piena di miliziani armati e uccisi a sangue freddo. Se queste persone abitavano nei territori, i giornali italiani di solito le spogliano di qualsiasi dignita’ umana e li bollano semplicemente come “coloni”. Perfino quando i palestinesi hanno attaccato uno scuolabus uccidendo due maestre e lasciando tre bambini senza gambe, il corriere riportava “attacco all’autobus dei coloni”. I nostri bambini non sono bambini. Un palestinese di 17 anni e’ un bambino; un israeliano di sei mesi piu’ vecchio e’ un “soldato con la stella di Davide” una specie di nazista che merita la morte.
Due settimane fa’ un palestinese si e’ lanciato su una folla di bambini in una pizzeria al trancio di un centro commerciale. Si e’ esploso facendoli a pezzi. Sono morti un ragazzo e una ragazza di 15 anni mentre altre decine di 14 enni sono finiti mutilati. Guido Olimpio, l’inviato del Corriere della Sera ha scritto che sono morti “una donna e un giovane di vent’anni”…inesattezza??? No cari miei. Guido Olimpio sa’ benissimo che eta’ avevano le vittime. Lo sapeva perche’ sono stati subito riconosciuti dai compagni di classe, si e’ saputa senza ombra di dubbio tutto su di loro ben prima che quel bastardo scrivesse l’articolo. La menzogna sistematica e quotidiana.
Qualche giorno fa’, all’indomani dell’ennesima strage di innocenti nella quale l’assassino ha attaccato una festa di “bar mizva” (comunione) uccidendo fra l’altro 6 bambini di cui due neonati, un sedicente gruppo di “vendicatori” ebrei ha messo un rudimentale ordigno nel cortile di un liceo arabo di Gerusalemme est. Diversi ragazzini arabi sono rimasti leggermente feriti. La cosa ha provocato l’unanime condanna dell’opinione publica israeliana (noi non siamo come loro che ballano e festeggiano in strada dopo le stragi..). L’osservatore romano ha publicato un articolo di sdegno contro l’attacco ai bambini. Non una parola nell’articolo di condanna ai palestinesi che sistematicamente uccidono i nostri bambini. Dopo settimane che seppelliamo bambini e neonati, uccisi deliberatamente da assassini senza dio, l’ossevatore romano si sveglia per lanciare le sue invettive contro i tradizionali assassini di bambini. In fondo la chiesa ci ha sterminato per secoli con l’accusa di omicidio rituale, quella chiesa che ora sta’ portando avanti il processo di canonizzazione di Isabella di Castiglia, la regina di Spagna che ha cacciato dalla Spagna Ebrei e Arabi e ha fatto piombare la Spagna (che era laboratorio di Arte, Scienza e pacifica coesistenza delle tre religioni) nella barbarie dei roghi dell’inquisizione.
Abbiamo provato a cercare di costruire una pace con gli Arabi. Abbiamo votato Rabin e voluto credere in un processo di pace nel quale i palestinesi compievano carneficine dei nostri autobus e nelle nostre citta’. Rabin ci diceva che quei morti erano “vittime della pace”. Ci siedevamo per terra nelle piazze, accendevamo candele, cantavamo canzoni tristi e poi si tirava avanti come se niente fosse in nome della pace e di un futuro migliore. Eravamo pure diventati simpatici agli europei (finalemente gli ebrei tornavano a svolgere il loro ruolo naturale nella storia, uccisi come pecore al macello). Arafat. paladino della stampa italiana e francese, sorrideva e, mentre andava a braccetto con Hamas, diceva che gli attentatori erano gli estremisti, quelli contro la pace. In realta’ era fin troppo chiaro che lui stesso usava quel terrorismo infame come strumento di pressione su Israele. Le scuole palestinesi preparavano la guerra di fronte alla quale ci troviamo ora. Arafat, parlando con leaders mussulmani in giro per il mondo non mancava di ricordare che l’obbiettivo era sempre lo stesso. Perfino ufficialmente la costituzione palestinese chiamava alla distruzione di Israele. Ci sono voluti tre anni e l’impuntarsi del governo Netaniau perche’ cambiassero in qualche modo quel documento ( senza che fosse approvato pero'). Abbiamo rivotato la sinistra nel momento cruciale del processo di pace. Abbiamo dato a Barak il mandato di provare fino in fondo ad arrivare a un accordo. Ce l’ha messa tutta. E’ andato ben oltre il mandato ricevuto, ma non e’ servito a nulla. Ha perfino offerto una spartizione di Gerusalemme, ma a quel punto Arafat si e’ impuntato sul diritto al “ritorno” di 5 milioni di discendenti dei profughi in quello che sarebbe rimasto di Israele dopo al ritiro dai Territori (Giudea e Samaria, o “Cisgiordania” come li si voglia chiamare). Quel “diritto al ritorno” e’ la negazione al diritto di esistenza dello stato di Israele. I nostri nemici italiani e francesi non vogliono guardare in faccia la realta’. Credono, o fingono di credere, che i poveri palestinesi vogliono solo uno stato indipendente nei territori che Israele ha occupato nel ’67. Se cosi’ fosse stato si sarebbe firmato l’accordo a Camp David. Non ho ancora trovato un arabo che accetti il nostro diritto allo Stato di Israele. Vivono nei loro miti e nella loro demagogia. Parlano di “historical Palestine”. Quale “historical Palestine”? Non e’ MAI esistito uno stato indipendente di Palestina. Gerusalemme non e’ MAI stata la capitale di alcun stato arabo. I Romani hanno chiamato Palestina la colonia di Giudea dopo avere distrutto il tempio (gli arabi dicono che non vi sono prove archeologiche di un’esistenza del Tempio di Gerusalemme…da oltre un anno stanno facendo dei lavori di demolizione sul monte del tempio, che gli archeologi hanno descritto simili solo a quello che i Talebani hanno fatto con i Budda dell’Afganistan). Gli Arabi sono arrivati nella regione solo nel 700 D.C e la Palestina (il nome venne dato dai romani in ricordo dei Filistei, come offesa al popolo ebraico punito per la rivolta contro Roma) e’ sempre stata provincia periferica di diversi imperi (mamelucchi, Bizantini, Ottomani).
Non ho mai perso un occasione di discutere con arabi di qui o in america, per vedere se a livello razionale possiamo concepire una soluzione al problema. Sono sempre state esperienze devastanti. I miei interlocutori hanno sempre negato ogni mio diritto a uno stato di Israele al di la’ dei suoi confini. Non possono neppure capire che noi siamo una nazione. Mi vengono a dire che se mio padre e’ nato in Polonia, significa che io sono un polacco, al limite di religione ebraica. Se provo a menzionare il fatto che i polacchi ci hanno macellato per secoli, che c’e’ stato l’olocausto, mi sento rispondere che questa e’ solo propaganda sionista (probabilmente i miei nonni se li sono mangiati i genitori!). L’assurdita’ e’ che la maggior parte degli israeliani (il sottoscritto compreso) non hanno nessun problema ad accettare che i palestinesi siano un popolo e che la soluzione del conflitto dovra’ essere basata su un accordo che porti alla nascita di uno stato palestinese indipendente affianco a Israele. Accettiamo che loro sono una nazione, anche se sono uguali, identici a tutti gli altri arabi della regione. Sono arabi, mangiano gli stessi cibi degli arabi della regione, parlano la stessa lingua, professano la stessa religione, ascoltano la stessa musica. Con uno sforzo intellettuale arrivo ad accettare che la loro storia peculiare, il loro conflitto con gli ebrei fa’ di loro una nazione con un suo carattere distinto. Perche’ e’ cosi’ difficile per loro capire che noi siamo una nazione? Conosciete una singola nazione al mondo che risponda meglio alla definizione di nazione? Parliamo l’ebraico, siamo l’unico popolo che professa la religione ebraica, abbiamo una tradizione musicale, culinaria, letteraria unica. Il processo di pace e’crollato sul “diritto al ritorno”, il cui significato e’ la creazione di uno stato puramente arabo di Palestina nei Territori occupati nel ’67 e la trasformazione di Israele in uno stato binazionale che diverrebbe anch’esso Palestina nell’arco di 3-5 anni, grazie alla demografia. Ovviamente Barak non ha potuto accettare l’autodistruzione di Israele e Arafat ha lasciato il tavolo delle trattative per tornare a organizzare “l’opzione armata” che ha attivato col pretesto della visita di Sharon al monte del Tempio. Arafat ha distrutto dalle sue fondamenta tutta la costruzione di Oslo che ci era costata anni di sangue e sacrifici. Le armi che Israele gli ha consegnato per prendere il controllo del territorio e costruire una polizia, sono state usate contro i nostri soldati e sopprattutto contro i nostri civili. L’autorita’ Palestinese si e’ trasformata in una centrale del terrore nella quale le diverse organizzazioni terroristiche lavorano in sintonia per un comune obiettivo. L’attacco a soldati e’ una cosa che ci addolora, ci infrange, e’ per noi un infanticidio perche’ un ragazzo di 18 anni non ha vissuto abbastanza per essere fatto a pezzi, ma puo’ al limite rientrare nella logica di lotta armata (circa l’opportunita’ della lotta armata quando si e’messo in atto un processo di pace ho molti punti interrogativi). La bomba nell’autobus, nella pizzeria o nella discoteca NON e’ lotta armata. E’ TERRORISMO, anche se molti dei nostri NEMICI europei la pensano diversamente (auguro loro di cuore di affogare nel proprio sangue e in quello dei loro figli).
La stampa italiana osanna i nostri disertori. L’esercito israeliano ha purtroppo dei disertori, delle persone che, nel mezzo di una guerra che ci e’ stata imposta da un nemico che non accetta la nostra esistenza, scelgono di poter essere generali di se stessi. Ho discusso lungamente con molti amici su questo argomento. Non accetto l’obiezione di coscienza, sopprattutto in uno stato che chiaramente non potrebbe esistere neppure un giorno se non avesse un esercito. Il cittadino di uno stato democratico ha il diritto di esprimere le proprie idee attraverso il voto. Se non vi e’ nessun partito che le rappresenta puo’ fondare un partito o andarsene, ma NON smantellare lo stato democratico. Il rifiuto del proprio dovere civico e’ un attacco allo stato. Comunque abbiamo meno disertori e renitenti di qualsiasi altro esercito al mondo e per ogni renitente ci sono tre volontari, quindi che i nostri nemici non si illudano che ci stiamo spaccando dal di dentro. I giornali europei parlano di questi disertori come della speranza per un futuro di pace. La traduzione e’ che la guerra e’ dovuta a quelli che non sono come loro e che fanno il servizio militare. Se smettessimo di prendere in mano le armi avremmo la pace con gli arabi. Il significato di questo e’ che noi siamo la causa di tutti i mali. C’e’ la guerra perche’ noi combattiamo. Se smettessimo di combattere ci sarebbe la pace. E’ possibile che questa logica non ponga qualche punto interrogativo a qualche persona intelligente? Nessuno si chiede se vi sia qualcosa che gli arabi devono fare perche’ si arrivi a una coesistenza? A nessuno fa specie una filosofia che invoca il paradiso per chi si suicida uccidendo donne e bambini in una pizzeria?
Il falso ideologico spiega che i kamikaze sono frutto della miseria e della frustrazione. Gli assassini che l’11 Settembre hanno scagliato aerei pieni di poveretti contro le torri gemelle non erano poveri, ma studenti benestanti figli di borghesi. Aprite gli occhi!!!!
I cari giornalisti italiani paragonano la morte dei bambini israeliani negli attentati con la morte dei bambini palestinesi nelle operazioni dell’esercito israeliano. Si tratta pure di grave falso ideologico. I terroristi palestinesi uccidono deliberatamente bambini ebrei lanciando una bomba su un gruppo di bambini ebrei. Folle di barbari festeggiano per le strade le gesta del “santo” di turno che ha massacrato i nostri bambini. Quando dei bambini palestinesi rimangono uccisi nell’esplosione di una macchina che doveva contenere un Ben Laden di Hamas, la cosa aumenta il nostro senso di dolore. Nessuno festeggerebbe per la strada quella che viene vissuta come un’operazione militare fallita e finita in tragedia. Si apre una commissione d’inchiesta, l’esercito si scusa (so che fa un po’ ridere) e piu’ di una volta sono cadute teste. La guerra e’ un orrore, e purtroppo miete sempre vittime innocenti, sopprattutto quando si combatte in zone densamente popolate, ma vi e’ comunque una differenza fondamentale fra chi colpisce deliberatamente i civili e chi no. Israele mette in terribile pericolo la vita dei suoi ragazzi e paga un prezzo orrendo per cercare di limitare al minimo le vittime nella popolazione civile palestinese. Sarebbe molto piu’ facile fare come gli americani. Invece di fare entrare i soldati nel campo profughi, base di 800 uomini armati palestinesi, si potrebbe bombardarlo dal cielo notte e giorno finche si arrendono o finche muoiono tutti. Questo e’ quello che gli americani fanno in Afganistan e si permettono pure di dirci che dobbiamo contenerci nelle operazioni militari. E’ chiaro che se Sharon facesse quello che Bush fa in Afganistan o che Putin ha fatto in Cecenia, finirebbe sul banco degli imputati all’Aja direttamente e senza passare dal via. La nostra opinione publica comunque non glielo lascerebbe fare. Ogni cosa qui diventa fonte di dibattito. Anche se siamo demonizzati come un branco di assassini, siamo una societa’ democratica impregnata di valori morali che l’europetta dei figli e nipoti di Hitler e Mussolini e’ lungi dal raggiungere.
Siamo in un vicolo cieco dove sembra non esserci fine all’orrore e alla violenza. Dopo anni di guerra d’attrito con la guerriglia filoiraniana degli Hezbollah in Libano, Israele si e’ ritirata unilateralmente un anno e mezzo fa. Purtroppo la cosa e’ stata percepita dagli arabi come una vittoria (la prima) della lotta armata contro Israele. L’intifada nei territori e’ nata dalla convinzione dell’opinione publica araba che la guerriglia portera’ allo stesso risultato qui. Una piccola parte dell’estrema sinistra israeliana comincia gia’ a riempire le piazze chiedendo un ritiro unilaterale dai territori. Il dogma e’ che se ci ritiriamo dai territori, potremo costruire una bella frontiera e ottenere la separazione fra noi e i palestinesi. La maggior parte degli israeliani si rende conto che il futuro di Israele non e’ nei piccoli insediamenti piantati come spine nel fianco nel mezzo della striscia di gaza. Ci si rende conto pero’ che non possiamo permetterci un Libano2. Se ci si ritira senza un accordo, da Gaza, si trasformera’ Gerusalemme in un campo di battaglia e nell’arco di pochi mesi anche la nostra “quinta colonna”, gli arabi israeliani, cominceranno la guerriglia per la liberazione. Il ritirarsi unilateralmente mentre ci sparano addosso significherebbe non avere imparato nulla dal Libano. I colpi di mortaio su Ghilo e I missili Kassam2 su Sderot ci insegnano che, senza un accordo, nessun confine potra’ difenderci. I romani 2 millenni fa dicevano “se vuoi la pace, prepara la guerra”. Cari miei e’ ancora vero. Se credi che il fuggire di fronte al nemico che attacca ti portera’ alla pace, sbagli di grosso. I palestinesi devono capire che la violenza e il terrorismo non li portano a nulla. Non bisogna incoraggiare ne premiare in nessun modo quella strada. Per oltre un anno si sono bombardati edifici vuoti della polizia palestinese per imbarazzare Arafat e spingerlo a piu’ miti consigli. Non e’ servito a nulla. La nostra vita ora e’impossibile e visto che non abbiamo nessun altro stato, dobbiamo combattere la guerra che ci e’ imposta e vincerla (e la vinceremo come tutte le guerre precedenti). Bisogna entrare citta’ per citta’, campo dopo campo e prendere tutte le armi del nemico. Devono o arrendersi o morire. Poi si potra’ e si dovra’ tornare a un tavolo di trattative.
Daniel
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