Affollata manifestazione con 500 militanti a Cazzago San Martino: più della metà erano bresciani
Lega, i «duri» sul piede di guerra
Prime adesioni di gruppo al neonato «Coordinamento indipendentista»
Caparini accusa: «Qualcuno cerca di cavalcare la galassia delle associazioni contro il partito»
Sfruttando la giornata festiva del 1° maggio circa cinquecento persone si sono ritrovate in una cascina di Cazzago San Martino per dare vita a due iniziative diversamente «frondiste» nei confronti della Lega Nord.
Da un lato Max Ferrari, espulso dalla Lega nei giorni scorsi dopo 17 anni di militanza e dopo essere stato licenziato dalla direzione di Telepadania, ha dato vita a un agguerrito «Fronte indipendentista padano» che si ripromette, senza mezzi termini, la «derattizzazione della Lega» in contrasto con l’attuale dirigenza di via Bellerio a Milano, e per ritrovare la fedeltà «a quello che Bossi diceva vent’anni fa».
D’altro lato un pool di movimenti indipendentisti che fanno capo a Giancarlo Oneto, al varesino Alessandro Terzaghi e ad altre realtà minori, dal Trentino alla Toscana, hanno creato un «Coordinamento indipendentista», un movimento culturale che potrebbe tentare di condizionare l’attuale dirigenza leghista.
Più di metà della platea a Cazzago San Martino, lunedì, era formata da bresciani, e bresciani sono anche i componenti del coordinamento dell’Associazione identità padana (Gabriele Barucco, Alberto Reboldi, Davide Gatti, Danilo Loda e Davide Piantoni) che ha organizzato l’evento e che pare raccogliere la simpatia della maggioranza degli iscritti al movimento giovanile della Lega. Il dilemma per tutti è lo stesso: stare dentro o fuori la Lega? «Personalmente - spiega Alberto Reboldi - io e Barucco abbiamo scelto di restituire la tessera della Lega per avere le mani libere e poterci muovere in autonomia, su un piano culturale e politico che la Lega a quanto pare in questo momento non condivide». Gli altri decideranno il da farsi .
Mentre il «Coordinamento indipendentista» muove i primi passi, il «Fronte» di Max Ferrari è già partito lancia in resta: l’ex direttore di Telepadania contesta la «Lega della spartizione delle poltrone».
In platea è stata notata anche la presenza dell’ex ministro leghista, ex assessore e attuale capolista della Lega Nord a Milano, Giancarlo Pagliarini. «Sono qui perchè sono curioso - ha spiegato Pagliarini - .Certo la Lega deve iniziare a parlare meno di Pacs e più di fisco, di federalismo fiscale».
Ferrari, che si erge a Masaniello degli scontenti della Lega, rilancia gli slogan indipendentisti: «Il Nord - dice - deve andare per conto suo perchè il Paese Italia non funziona». E attacca pesantemente la digrigenza leghista: «Troppe persone sono attaccate alle poltrone. Nella mia espulsione, poi, molti hanno detto falsità a Bossi. Lui non c’entra». Qualcuno dal palco esprime dubbi persino sul referendum sulla devolution: c’è chi sente aria di bocciatura, chi vorrebbe anche votare contro.
In casa leghista, intanto, si guarda con cautela al fermento di Cazzago. L’onorevole Davide Caparini distingue: «Se c’è una paternità certa nell’idea di padanità, questa va riconosciuta a Umberto Bossi. Da sempre la Lega ha contribuito a far nascere iniziative culturali, movimenti, che fanno della padanità la propria linea. Forse la novità è che la stampa si stia accorgendo di questa galassia». L’altra novità è invece del tutto politica ed è - sostiene Caparini - che qualcuno «cerchi di cavalcare questo mondo per volgerlo paradossalmente contro la Lega nella fase particolare che la Lega sta attraversando. Il nostro movimento è concentrato nell’approvazione della riforma dello Stato in senso devolutivo e a questo obiettivo sacrifica una parte della sua azione di lotta. La critica è legata a questa fase, ma è evidente che ha il fiato corto e si esaurirà con la vittoria del referendum del 25 e 26 giugno». Infine Caparini individua un terzo elemento: «La delusione delle candidature mancate o delle candidature non andate a buon fine. È una delusione fisiologica, ciclica, ma non c’è processo politico che possa camminare su queste gambe».m.te.




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