A CUOR BATTENTE
L'altra faccia dei trapianti d'organo
di Fabrizia Scotti
Riprendiamo un argomento scivoloso ed ostico, trattato già egregiamente alcuni mesi fa dal Centro Studi Ricerche Culturali di Prato(nota1), tanto per non dimenticarcene e per ribadire alcuni concetti: si tratta del "dono" degli organi.
Dono: termine dal significato tanto più esaltante, quanto più l'offerta è disinteressata. Come non condividere, almeno nell'intenzione, la grande generosità che chi offre dimostra? Di contro è proprio nel "dono" degli organi che un'informazione "disinformata" o, peggio, "disinformante" (mi si perdoni il voluto bisticcio di parole) getta più ombre che luci, impedendo di fatto una decisione consapevole e serena. Vediamo perché.
Cosa leggiamo abitualmente nella cronaca? Che il tale "ha cessato di vivere ; oppure è deceduto" e la famiglia ne ha donato gli organi, sottintendendo quindi una sequenza causale esattamente opposta a quella effettiva e che, in passato, ha ingenerato anche tragici fraintendimenti: è capitato infatti che giovani depressi si togliessero la vita destinando i loro organi al trapianto, quale unico atto positivo di un'intera esistenza ritenuta "inutile". Atto tuttavia disatteso, perché chi muore davvero, gli organi non li può proprio donare!
Ciononostante, nell'editoriale di Tempo Medico (N. 630 del 2 aprile '99) Anna Maria Bernasconi (nota2), in risposta ad un dubbio espresso da Piero Micossi su Il Sole 24 ore del 4 febbraio 3: 'Si è introdotto nella legislazione italiana il principio della prevalenza dell'interesse dei cittadini viventi rispetto alla volontà, ai desideri e alle concezioni morali del cittadino in procinto di perdere la vita" - così rispondeva: "Micossi dimentica che il soggetto candidato al prelievo di organi non sta perdendo la vita, ma è già morto (...) Non solo: in tutti gli ospedali italiani si eseguono altre procedure su cadavere di interesse generale, le autopsie, che non richiedono alcuna forma di consenso del soggetto in vita o dei parenti". E questo è vero, secondo l'art. 10 del Regolamento: `per il prelievo di organi da soggetto sottoposto a riscontro diagnostico o ad operazioni autoptiche ordinate dall'Autorità Giudiziaria, non è richiesto né l'interpello dei familiari, né è valido l'eventuale diniego al prelievo espresso in vita dal soggetto':
Ma, per legge, l'autopsia deve essere eseguita in obitorio da un anatomopatologo, dopo 24 ore dal decesso, su cadavere freddo (cosa che potrebbe essere utile solo per l'espianto di tessuti: cornee, pelle, ossa), mentre l'espianto di organi deve essere eseguito a cuore battente, con l'équipe di anestesia al gran completo, in una sala operatoria attrezzatissima!
Perché qualcuno teme e parla di autopsia a cuore battente per mascherare l'avvenuto prelievo di organi? Se il cuore batte, dov'è il cadavere? Ebbene, è proprio quello li, perché così viene definito il "cerebralmente morto" dal 1967: cada
vere, o "res nullìus ; ovvero cosa di nessuno, e, come tale, appartenente all'intera collettività che lo può utilizzare per trarne il massimo, come avveniva presso le società primitive.
Tentiamo allora di focalizzare bene il problema.
In effetti, non accade che le funzioni vitali del possibile donatore cessino totalmente, ovvero "muoia" nel modo in cui tutti conosciamo la morte, magari mentre lo si sta ricoverando in ospedale in cui giunge cadavere, e quindi, svolte le formalità necessarie, si proceda all'espianto, bensì accade che, mentre il cuore continua a battere in modo autonomo, si dichiari la "morte cerebrale" del soggetto e si proceda alla ventilazione forzata per irrorare al massimo tutti gli organi, con sangue carico di ossigeno, fino all'espianto, dopo un'osservazione massima di ...sei ore.
Ma quali certezze ha la Medicina che la morte cerebrale sia morte vera? C'è 1'ElettroEncefaloGramma e ben sei ore (!) di osservazione rigorosa. Ma fino a 40 anni fa circa, e l'elettroencefalografo esisteva da tempo seppure non "perfezionato" come quello attuale, la Tanatologia Medica riconosceva ancora e proponeva come definizione di "morte", non solo come termine medico-legale, ma come concetto universalmente accettato, quanto descritto sul Grande Dizionario Medico Fabbri' (destinato alla divulgazione ed all'informazione familiare) e stabilito dalla Legge fino ad allora vigente e non da usanze tribali, ovvero che il momento del decesso era definito dall'accertamento "del durevole arresto delle tre grandi attività funzionali necessarie per la vita: nervosa riflessa, respiratoria e circolatoria" e decretava il successivo trascorrere di 24 ore prima dell'inumazione. Perché mai la Legge prescriveva l'osservanza di questi parametri? Perché solo dopo che questo tempo è trascorso, in condizioni normali, iniziano ad instaurarsi gradualmente i "fenomeni cadaverici"; stante il fatto che i fenomeni vitali cessano altrettanto gradualmente.
Il termine "morte apparente" sa molto di pessima letteratura, ma le sue cause sono meno anacronistiche di quanto si potrebbe credere: asfissia, sincopi, ma anche commozioni cerebrali e, guarda un po', i "donatori d'elezione" (perché in effetti anche gli ultra settantenni possono essere "donatori di ripiego" se i loro organi sono sani) sono proprio i ragazzi vittime di gravi traumi, o di aneurismi cerebrali.
Vediamo allora nel dettaglio che ne è stato del "durevole arresto" (che, ricordiamo, è stato ridotto a sei ore) delle tre grandi attività funzionali:
• Nervosa riflessa: è ben presente una reazione fisica a stimoli esterni e ciò si rileva dal fatto che, come già evidenziato, occorre praticare l'anestesia prima dell'espianto, fatto davvero incompatibile con uno stato reale di morte.
• Respiratoria: è assistita meccanicamente e non può essere interrotta in modo brusco, pena la perdita degli organi: per una verifica di possibile sopravvivenza, andrebbe prima ridotta gra-dualmente, ma il rischio che l'organismo soccomba, o che resti indefinitamente allo stato vegetativo c'è, anche se si conoscono casi (rari anche perché non è facile sottrarli alla terapia intensiva che se ne occupa alacremente finalizzando alla donazion la breve sopravvivenza assistita) in cui possibili "donatori", trasferiti in alta strutture, curati e seguiti pazientemente fino al loro a volte lungo risveglio abbiano però riacquistato in tutto o ir gran parte le loro capacità.
• Circolatoria: per non vanificare 1a donazione, il cuore non deve mai cessare d battere e lo fa, ribadisco, in modo autonomo e così bene che per poter procedere all'espianto, ovviando a tutte le normali reazioni di un organismo vitale dotato del meccanismo dell'autoconservazione, occorre praticare a questo "cadavere di legge' l'anestesia totale (o la somministrazione d curarizzanti), senza la quale la pressioni schizzerebbe al massimo, inducendo tachicardia con possibile fibrillazione e imponenti sudorazioni. Non solo: il "cerebralmente morto" continua, ad esempio, ad urinare, ovviamente è caldo e roseo, le sue articolazioni sono elastiche e, se donna gravida, continua a portare avanti la gestazione.
Cosa resta? L'unica cosa che oggi definisce la morte: la cessata attività encefalica, accertata dall'E.E.G., ma:
1) la scienza, lo sappiamo da tempo, non conosce "tutte" le funzioni dell'encefalo e nemmeno conosce "tutto" delle funzioni, le poche, che ritiene di conoscere;
2) "Un tracciato encefalografico può essere normale anche se piatto, cioè privo di ritmo visibile: per esempio, soggetti adulti ansiosi, o soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente patologico"(nota5);
3) il cosiddetto "encefalogramma piatto" non è piatto, ma di ampiezza inferiore a due microvolt 6, che corrispondono a circa il 5% del valore normale;
4) Contrariamente a quanto si è sinora creduto "(... ) nel cervello umano si ha genesi cellulare e per tutta la vita il cervello umano mantiene la potenzialità di autorinnovamento"';
5) nel cosiddetto "morto cerebrale" molte delle poche funzioni conosciute dell'encefalo permangono: ad esempio, la perfetta funzione endocrinoipotalamica (attività ormonale dell'ipofisi e dell'ipotalamo) e una debole attività elettrica in alcune zone della corteccia cerebrale";
6) era noto che i neuroni cerebrali sopravvivono fino a 8 ore (p.m.), ma ora, grazie alle prove ottenute studiando più di 30 cervelli umani post mortem', alcuni studiosi avrebbero assodato che le ore non sono 8, ma 37.
UN PASSO INDIETRO
Ora facciamo un passo indietro. Quando è cominciato tutto ciò? Più o meno ufficialmente alla fine degli anni Sessanta. Nel 1967, a Città del Capo, Christian Barnard effettuò il primo trapianto di cuore: promettente traguardo (presto superato dall'esecuzione di circa 200 trapianti-espianti di cuore eseguiti negli Stati Uniti) che, tuttavia, necessitava di un"`aggiustatina" legislativa, tanto per non correre il rischio che l'espianto di cuore, in sede di giudizio, potesse essere equiparato all'omicidio (come invece è considerato in Giappone). Presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Harvard negli Stati Uniti, fu quindi costituito un Comitato Scientifico che stabilì che il cosiddetto "coma irreversibile" dovesse essere assimilato alla "morte cerebrale'; anche se la temperatura del soggetto si aggirava attorno ai 37° con articolazioni elastiche, qualora il suo stato avesse necessitato di un sostegno respiratorio. Essendo "cerebralmente morto" ; ancorché sembrasse vivo, egli diveniva quindi civilmente "un cadavere".
In Italia due decreti del Ministro della Sanità, il primo nel 1969 ed il secondo nel 1970, facevano proprio il concetto di "morte cerebrale" richiamandosi ai parametri di Harvard, mentre - ancora nel 1970 - un decreto della Presidenza della Repubblica dichiarava pure in Italia la possibilità di espianto anche del cuore (precedentemente si utilizzavano solo le cornee ed altri tessuti).
La prima legge che regolamentava il prelievo di organi risale al 1975: in essa si stabilivano i criteri per l'accertamento della morte (stato di coma profondo accompagnato da: atonia muscolare; ariflessìa tendinea dei muscoli scheletrici innervati dai nervi cranici; indifferenza dei riflessi plantari; midriasi paralitica con assenza del riflesso pupillare alla luce; assenza di respirazione spontanea dopo sospensione, per due minuti primi, di quella artificiale; assenza di attività elettrica cerebrale, spontanea e provocata), in cui però non veniva nemmeno citato il battito cardiaco, dando così per scontato che questo fosse presente. Infatti, il legislatore imponeva che la coesistenza di queste condizioni venisse monitorata per almeno 12 ore con controlli ripetuti ad intervalli non superiori ad un'ora: nel caso fosse cessato il battito cardiaco si sarebbero dovuti intraprendere "tutti gli interventi suggeriti dalla scienza e dalla tecnica per salvaguardare la vita del paziente" (sic!).
Nel 1993, con la legge n. 578 ed annesso Decreto Ministeriale del 1994'°, si stabiliva che la morte "si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo"
Tuttavia, poiché persisteva la carenza di donatori "spontanei", per così dire, vi si pose rimedio con la Legge 91 del primo aprile (ironia del caso) 1999 che decretava il "silenzio-assenso informato": furono recapitate ai cittadini le famigerate tesserine blu (realizzate su carta comune), le"donor card" che non tutti ricevettero, ma che tutti avrebbero dovuto tenere con sé dopo averle debitamente compilate, dichiarandovi la propria volontà di essere o non essere "donatori" : In mancanza di ciò, di altri documenti o pareri di familiari attestanti la contrarietà al "dono", da allora lo Stato può procedere motu proprio. Chi ha avuto la tragedia di vivere questi momenti conosce la tortura psicologica a cui vengono sottoposti i parenti che - seguendo la volontà dell'interessato espressa solo oralmente - non vogliono donare i suoi organi.
Giova anche ricordare che, contrariamente a quanto legiferato nel 1999 dal Parlamento Italiano, il 28 giugno 2005 il Parlamento Inglese - a maggioranza schiacciante (307 voti contro 60) - ha nuovamente bocciato la proposta di legge del silenzio-assenso contro l'espianto di organi, affidandosi esclusivamente alla volontà chiaramente espressa dal donatore.
Una curiosità: se la Legge del primo aprile del 1999 fu perfezionata sotto il Ministero Bindi, sotto il Governo Berlusconi il Ministro della Salute Pubblica è stato il professore Girolamo Sirchia che precedentemente (di sicuro fino a tutto il 1993) era Presidente della "Nord Italia Transplant" (oggi membro permanente del Consiglio direttivo), l'organizzazione di trapianto che coordinava l'attività di varie regioni dell'Italia settentrionale.
CUI PRODEST?
Troppo facile rispondere ai trapiantati che - esclusa l'inesistente, nel loro caso, possibilità di contagiare altri - presentano tuttavia problematiche e rischi pari a quelli dei malati di AIDS per "immuno-deficienza indotta" (anziché acquisita), in quanto a queste persone vengono necessariamente soppresse le difese immunitarie che causerebbero probabilmente il rigetto dell'organo ricevuto. Ne consegue che vadano incontro ad innumerevoli problemi causati dai farmaci immunodepressivi che devono assumere quotidianamente, unitamente a quelli "tampone" per arginarne i pesanti effetti collaterali: problemi facilmente superabili per alcuni, poco rilevanti per altri, ma che negli anni si trasformano in pesanti patologie fino al blocco renale e all'oncogenesi. Scarsa è l'attenzione che gli aspiranti al trapianto pongono a questo rovescio della medaglia, la aspettativa e la reale qualità della vita che ne conseguirà: chi si informa viene lusingato con la prospettiva di una vita "ritornata normale", pur con le dovute cure e ciò, finché dura e dal punto di vista medico, è vero.
Le multinazionali del farmaco non sono enti filantropici: come ogni impresa, si muovono secondo le leggi del mercato che, nel campo dei trapianti "tira" come in nessun'altra industria. Considerando perciò i costi che vengono a gravare sulla sanità nazionale (e quindi su ciascuno di noi), è lecito e doveroso domandarsi: non sarebbe più opportuno che queste enormi risorse fossero usate in una seria e monitorata ricerca per una prevenzione che porti ad ovviare a questa cruenta pratica, almeno parzialmente?
Invece lo Stato (la distinzione fra diversi orientamenti politici è in questo caso ininfluente), incentiva fortemente i trapianti e dopo averne "individuato il-fabbisogno nazionale, stabilisce una soglia minima
annuale di attività per ogni struttura e i criteri equilibrata distribuzione territoriale delle medesime'; attività (verificata dalle Regioni) che, se perseguita da una determinata struttura ospedaliera "al di sotto del 50% degli standard prevísti in un biennio, porterà alla revoca della sua idoneità"(ovvero al rifinanziamento'; N.d.A.). Questa catena di smontaggio, grazie ad una pressante propaganda sui possibili “donatori” (estesa anche presso gli alunni delle scuole dell'obbligo) e grazie all'indubbia abilità operatoria dei chirurghi che, non bisogna dimenticare, non possono manifestare obiezione di coscienza all'espianto. Ad un aborto terapeutico la loro coscienza può giustamente "ribellarsi": la Legge glielo consente anche se il feto - come è accaduto - è portatore di gravi malformazioni o malattie genetiche, l'obiezione di coscienza è consentita anche per la manipolazione degli embrioni, perché - è stato detto – “se nel feto c'è un cuore che batte, anche nell'embrione c'è un cuore che pulsa'', ma in occasione di un espianto dove il cuore, letteralmente valutato e soppesato, batte in mano al chirurgo (conditio sine qua non), in quest'occasione tanto sconvolgente all'obiezione di coscienza viene loro negato.
Concludendo', molti, riponendo tutte le loro speranze nella Scienza vi si affidano totalmente, pur di strappare ancora brandelli di una vita anche precaria e ciò può essere discutibile, ma legittimo; e se la vita in questione, poi, appartenesse a un figlio o ad un congiunto amatissimo, chi fra noi si sentirebbe di condannarli?
Di contro, altri preferirebbero che il figlio o il congiunto amatissimo di cui sopra, se definito "cerebralmente morto” venisse "svezzato" gradualmente dalla respirazione meccanica e trasferito in un luogo idoneo ove attenderne, sollecitandolo opportunamente, il risveglio anche nella malaugurata ipotesi che questo potesse non avvenire. Anche questa libera volontà deve poter essere tutelata, non solo sulla carta, perché i genitori (o i congiunti) in sole sei ore non possono decidere con serenità, facendosi una ragione di quanto sta avvenendo. In sei ore coloro che sono ìn possesso, o al corrente, della non volontà al dono, del paziente (i tutori se si tratta di un minorenne), se lontani dal luogo dell'evento potrebbero persino non essere rintracciati ed informati in tempo utile.
Molti preferirebbero, esaurita ogni speranza di guarigione, che l'ultima parte della loro vita si consumasse naturalmente, vegliati dalle persone amate come si usava una volta e magari con i conforti religiosi per prepararsi serenamente al trapasso, con il solo ausilio di farmaci antidolore, dell'indispensabile idratazione e ventilazione, rifiutando il nutrimento e soprattutto l'accanimento terapeutico ed aborrendo il ricevimento e la donazione degli organi, alla stregua di un atto di cannibalismo. Perché non si dovrebbe rispettare anche questa scelta?
SOCIETÀ
Tutte queste posizioni sono ugualmente rispettabili e legittime, ma proprio per questo, per difendere l'inalienabile diritto, affinché tutti possano decidere in assoluta libertà e con serena cognizione di causa, ciascuno deve essere informato su ogni minimo particolare (sull'anestesia, ad esempio, tutti tacciono) e deve conoscere esattamente se - stanti le cose come stanno - esista un'effettiva differenza tra "donazione" ed (1’eutanasia attiva". Siamo cittadini, non sudditi, né "parco buoi”.
NOTE:
1) Centro Studi Ricerche Culturali di Prato, "Prelievo degli organi e morte cerebrale'; GdM N. 402, Aprile 2005.
2) Bernasconi Anna Maria, Editoriale su: Tempo Medico, N. 630, 21 aprile 1999.
3) 'Micossi Piero, Il Sole 24 Ore, 4 febbraio 1999.
4) Grande Dizionario Medico Fabbri, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1972.
5) Bergamini L., Bergamasco B., Mutani R., Manuale di neurologia clinica, Cortina ed., Torino 2001.
6) D. M. 582/94, allegato 1.
7) Erikson Ps., Cage et al., "Neurogenesis in the adult human hippocampus ; Nature medicine, 1998.
8) Truog R. e Fackler J., "Rethinking brain death ; Harvard School, inCritical care medicine 1992.
9) Japei Dai et al., "Recovery of axonal transport" , Graduate School Neurosciences, Amsterdam, in The Lancet, 1998.
10) L. n. 578 e Decreto Ministeriale del 1994.
11)L. n. 91 del 1° aprile 1999, art. 8, PRG h e art. 16 PRG. 2 (Gazzetta Ufficiale n. 87/15.04:99)
12) Tozzini Ugo, Mors tua vita mea. Espianto di organi umani: la morte è un'opinione?, Grafite Editrice 2000, Gruppo Editoriale Idelson-Gnocchi dal 1908, Napoli.
Per maggiori ed esaurienti dettagli, consultare la Lega contro la predizione di organi a cuore battente - Pass. Canonici Lateranensi, 22, 24121 Bergamo
Internet: http://www.antipredazione.org/vecchiosito/quelch.htm




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