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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Ante Pavelic
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    Predefinito 6 Maggio 2002-in Memoria Di Pim Fortuyn

    6-MAGGIO-2002-IN MEMORIA DI PIM FORTUYN

    http://www.sangiorgioinsieme.it/pim-fortuyn/Page.html

    http://www.pim-fortuyn.nl/

    http://www.pimfortuyn.com/

    La parabola di Pim Fortuyn è una storia tipica dell'Europa dei nostri giorni. L'affascinante professore di Rotterdam con un passato neo-marxista, ironico, acuto e sempre elegantissimo, irrompe come un uragano nel panorama politico di un paese dove tutti, ogni giorno, ripetono ossessivamente che tutto va bene, dove il gioco politico è ridotto ad un compassato minuetto e lo scollamento fra paese legale e paese reale è grande. Fortuyn dice praticamente tutto quello che non si potrebbe dire. Punta il dito contro la politica dell'immigrazione che ha riempito un paese davvero piccolo di persone alle quali si fa ormai fatica a garantire i diritti di cui godono i cittadini olandesi. "Penso che sedici milioni di olandesi siano abbastanza, questo paese è pieno", è la sua frase, ormai famosa, che ha toccato una corda nell'animo dei suoi connazionali. La sua proposta di chiudere le frontiere olandesi, almeno per un certo periodo di tempo, ha trovato molti sostenitori fra la cittadinanza, che non per questo si sente razzista. Come molti paesi del Nord Europa, l'Olanda, grazie soprattutto alle sue piccole dimensioni, garantisce standard di assistenza sociale molto elevati che vengono messi in serio pericolo dal continuo afflusso di nuovi cittadini che non riescono, qualche volta forse anche perché non vogliono, a trovare una collocazione professionale. Questo ha causato, naturalmente, un aumento del tasso di criminalità che ha raggiunto livelli finora sconosciuti e che il paese, che ha un corpo di polizia che nei modi assomiglia più ad un allegro gruppo di boy scout e che ha nel sangue il culto della libertà, non è ben attrezzato per affrontare. E forse non vuole affrontare, nel senso che non vuole trasformarsi in uno Stato di polizia. Un desiderio abbastanza comprensibile.

    Destinataria degli strali di Pim Fortuyn è stata, soprattutto, la comunità degli immigrati provenienti dai paesi di fede islamica, la cui integrazione in una società estremamente laicizzata come quella olandese risulta forse più difficile che altrove. Senza mezzi termini, egli ha definito quella musulmana odierna una cultura sicuramente "diversa" da quella occidentale, quantomeno rispetto ai diritti degli omosessuali e delle donne, e che invece di integrarsi tenderebbe, anzi, all'isolamento. Del resto, non c'è da meravigliarsi che la piccola Olanda possa sentire minacciati il suo stile di vita, quella tolleranza e quella libertà delle quali va così fiera e che giustamente ritiene una sua grande conquista, da difendere in tutti i modi. E' lo strano paradosso dei tolleranti che diventano intolleranti per difendere la propria tolleranza. Gli ingessati politici dell'establishment credevano di poter facilmente liquidare Fortuyn etichettandolo come xenofobo ed estremista di destra, servendosi anche di una stampa compiacente ed addomesticata, che ha generato un clima teso e di odio. Ma avevano fatto male i loro conti, perché una buona parte degli olandesi, e non solo degli olandesi di pelle bianca, si è riconosciuta nelle parole del politico di Rotterdam, ha trovato in lui il leader che cercava e, soprattutto, ha scoperto che i tabù potevano anche esser infranti. "Pim chiamava le cose con il proprio nome, diceva quello che tutti pensiamo e che nessuno aveva il coraggio di dire", ripetevano ossessivamente gli olandesi, scioccati dopo l'assassinio di Fortuyn, "Pim era uno di noi". Fortuyn ha avuto il merito innegabile di aver scompaginato il modo di fare politica, di non avere accettato un codice di regole prestabilito, di aver portato una ventata di freschezza nel grigiore che ha risvegliato l'interesse dei cittadini. E' stato calcolato che una buona percentuale dei voti raccolti dalla sua lista alle elezioni amministrative di Rotterdam erano voti "nuovi", di persone che non avevano mai partecipato alle consultazioni prima di allora; non solo neo-maggiorenni ma anche molti che non vedevano alcuna utilità nel ricorso alle urne.

    Quanto tutto questo successo sia da attribuire ai temi che Fortuyn ha affrontato e quanto alla sua personalità singolare ed eccessiva, al suo fascino e alla sua ironia, alla sua capacità di suscitare emozioni forti, ai suoi completi di Armani e alle sue cravatte sgargianti, è una cosa che non potremo mai più sapere. Sei colpi di pistola sparati a bruciapelo dalla mano di uno dei tanti "buoni" per definizione del nostro mondo, un attivo difensore dei diritti degli animali, ci lasceranno per sempre questo dubbio. Anche questo paradosso è stato rilevato da pochi. Rimane un'Olanda scioccata, un Paese che sente di aver perso la sua innocenza e che, al tempo stesso, ha scoperto di avere una voce. Chi si è recato a Rotterdam nei giorni immediatamente successivi all'omicidio Fortuyn ha assistito a scene inimmaginabili. Folle eterogenee riunite in luoghi pubblici tramutati in santuari all'aperto, persone che erano venute da ogni parte d'Olanda con il mazzolino di fiori in mano a porgere l'estremo saluto al leader ucciso, immigrati che cercavano di convincere i giornalisti stranieri che no, Pim non era un razzista, poliziotte che appendevano la foto di Fortuyn sugli alberi, ragazzi che lanciavano fiori e orsetti di peluche al passaggio del feretro bianco del leader ucciso. Un paese ferito, stravolto, violentato e anche arrabbiato per la superficialità con cui la stampa mondiale ha cercato, almeno inizialmente di liquidare l'evento. E arrabbiato con i politici "istituzionali", primo fra tutti l'ex premier Wim Kox, ritenuto principale responsabile della campagna stampa contro Fortuyn e poi prontamente accorso al suo funerale. Li ha sommersi un'onda di fischi e di insulti, che non ha risparmiato nemmeno la regina Beatrice, colpevole di non essere affianco al suo popolo. L'Olanda non è impazzita, l'Olanda è un paese libero e tollerante che vuole rimanere tale e che ha paura di chi non lo è. Forse c'è una cospicua dose di egoismo in tutto questo, ma il razzismo probabilmente è un'altra cosa. Cosa rimarrà nel lungo periodo di questo risveglio è difficile predirlo oggi. I primi effetti dell'uragano Pim Fortuyn si sono abbattuti sulle elezioni politiche del 15 maggio che hanno capovolto gli equilibri del paese. Il partito socialdemocratico, fino ad allora al governo, ha dimezzato i suoi seggi, i democristiani del giovane Jan Peter Balkenende hanno raddoppiato i loro, diventando il primo partito. La lista Pim Fortuyn, con il leader scomparso ancora capolista, è diventata il secondo partito olandese ed una serie di illustri sconosciuti digiuni di politica si prepara ad entrare nel governo di coalizione. Per adesso, Pim Fortuyn e le sue idee sono più presenti che mai.

    27 settembre 2002

    (da Ideazione 4-2002, luglio-agosto)





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  2. #2
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    Io sinceramente non conosco il suo pensiero, ma so che è stato ucciso perché parlava di cose che in questa Europa invasa non devono essere trattate, pena la morte civile o addirittura anche fisica come nel suo caso...
    Ciao Pim.

  3. #3
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    per chi fosse interessato ho avuto comunicazione dalla meritoria associazione Cattaneo di Pordenone:
    Oggi alle ore 18.30 presso il cimitero di Provesano di San Giorgio della Richinvelda (PN) verrà reso omaggio a Pim Fortuyn, a 4 anni dalla scomparsa.
    Alle 19.00 seguirà la santa messa presso la chiesa di Provesano.
    Chi possa e voglia essere presente è benvenuto.

  4. #4
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    Un grande, scomodo per molti soloni ma amato dalla gente. Non etichettabile, gli hanno detto di tutto, ma superava le divisioni della politichetta del 2000. Riposi in pace! Leggete il suo libro "Contro l'islamizzazione della nostra cultura"...


  5. #5
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    Vittima della ferocia i$lamica, alleata dei kompagni, dei kamerati e dei papalini.

  6. #6
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    Credo che sia stato l'uomo più pericoloso per i nostri nemici almeno degli ultimi 100 anni.
    Un Gigante rispetto a certo nani, spero che la storia gli renda l'onore che merita.
    Consiglio il suo libro tradotto dagli amici furlani.

  7. #7
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    Fortuyn e' la dimostrazione che si puo' essere contro l'immigrazione indiscriminata, l'islam, l'accettazione di pratiche barbare perche' "e' la loro cultura", ecc, in nome delle liberta' INDIVIDUALI, e non invece solo per contrapporre una ideologia etnica o comunitaria (esempio tradizionalismo cattolico) a un'altra. Dimostra che si puo' essere LIBERTARI, specialmente su temi morali individuali, e nello stesso tempo condividere la battaglia per la civilta' occidentale che non deve essere patrimonio solo degli etnonazionalisti.

    Di gia' che siamo in tema: sono appena tornato da una conferenza stampa di Hirsi Ali, parlamentare olandese (quella di Submission....van Gogh, ecc) attualmente in visita qui negli USA. Una tipa veramente tosta, di grande intelligenza e cultura, continuamente sotto scorta viste le continue minacce. Sta conducendo la sua battaglia contro le imposizioni della sharia e la condizione della donna nelle comunita' islamiche, in nome anche in questo caso delle liberta' individuali, della ragione, dell'illuminismo, patrimonio della societa' occidentale, non in nome della Bibbia o di una "vera religione" contro un'altra. Finira' male anche lei prima poi, temo....

  8. #8
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Della Ali c'è un libro in commercio: "Non sottomessa. Contro la segregazione nella società islamica".



    Submission, i rischi di chi denuncia


    Ayaan Hirsi Ali è nata in Somalia 35 anni fa. Era il 1992 quando il padre cerca di obbligarla a sposare un uomo che non voleva. Fugge in Olanda dove diviene un’attivista per i diritti delle donne islamiche. Quando nel 2002 si rende conto che il problema è la fede islamica, abiura la fede entrando nel mirino degli islamismi e inizia a sperimentare la paura e i problemi di chi ha tradito la fede.

    Entra in politica e viene eletta al Parlamento olandese nelle liste del partito laborista.

    Conosce Theo Van Gogh e decidono di fare un film per denunciare l’oppressione subita da tante donne islamiche, Hirsi scrive il copione e Theo è il regista. Il film, Submission, dura solamente 11 minuti, ma sono quei minuti che cambieranno la vita di entrambi.

    In un’intervista a Der Spiegel, Hirsi ci racconta la sua nuova condizione di perseguitata.

    «Io sapevo di essermi fatta dei nemici, dopo tutto conosco i problemi dei dissidenti islamici e ho messo in guardia Theo, gli ho raccomandato di prendere una scorta, ma mi ha risposto che non voleva avere la polizia in casa!».

    L’intenzione di Van Gogh era di provocare l’opinione pubblica, ma da bravo progressista europeo non si vuole rendere conto della nuova realtà in cui si trova la società olandese. Lui è abituato alla libertà e si rifiuta di adeguarsi a questa nuova realtà.

    «Theo andava in giro in bicicletta ed era ancora nell’elenco del telefono, tutti sapevano dove abitava, era un bersaglio facile. Ho cercato di tenere segreto il suo nome come quelli degli attori e degli operatori, ma lui ha insistito perché fosse pubblicato il suo nome, era una questione di principio».

    La realtà gli andrà incontro una mattina del novembre 2004. È l’ora di punta, e lui attraversa il centro di Amsterdam in bicicletta come al solito. La realtà è un marocchino di 26 anni con cittadinanza olandese, è conosciuto dai servizi segreti per la sua frequentazione della moschea di El Tahweee di Amsterdam ove fa amicizia con estremisti islamici che sono nella lista dei sospetti di terrorismo.

    L’assassino colpisce Theo che cade dalla bicicletta e cerca di fuggire ma inciampa e cade a terra, il marocchino gli è addosso, punta una pistola. Theo alza le mani con un gesto disperato, «Non lo fare. Pietà!». L’assassino gli scarica addosso tutto il caricatore quindi tira fuori dall’abito una specie di coltellaccio, si china su di lui e inizia il rituale dello sgozzamento. Inizia a tagliare il collo, ma essendo poco pratico decide di smettere. Quindi tira fuori un piccolo coltello, lo usa per piantare nel petto del regista cinque fogli scritti in arabo e se ne va indisturbato tra la folla. In quei fogli c’è la condanna a morte per Hirsi.

    «La polizia mi spostava tutti i giorni, in una base militare, nell’accademia della polizia, nella foresteria di un ministero. Ero stordita. Allora mi sono resa conto che questa fatwa non era diretta solamente contro di me, ma contro l’Olanda e il mondo occidentale. Siamo tutti dei bersagli. Agli occhi dei radicali musulmani qualunque paese ove sia possibile criticare l’Islam è un nemico dell’Islam».

    Le consigliano di andare all’estero. Va in California ma «ero sempre sotto la protezione di guardie del corpo e non potevo muovermi liberamente». Ad Aprile incontra Salman Rushdie in un club di scrittori, anche lui è un perseguitato. «Mi ha implorato di essere forte e mi ha spiegato come sia possibile continuare a vivere».

    Quando riapre il Parlamento olandese deve decidere se rimanere nascosta o tornare in pubblico. Torna in Olanda per presentare un suo libro I Accuse e per iniziare il seguito di Submission.

    «Sono sorvegliata 24 ore al giorno, le guardie del corpo sono sempre con me ovunque. Ci sono due camere da letto nel mio appartamento, una per me e una per due guardie del corpo che si danno il cambio. Quando io apro la mia porta, l’altra si apre e la guardia controlla cosa succede. Non posso avere alcun rapporto per non rischiare la vita del partner».

    «Ogni mattina devo dare una copia del mio programma giornaliero alle guardie e non posso uscire se loro non sono pronti. Mi portano in Parlamento in una macchina blindata, entro da una porta laterale sorvegliata da sentinelle e una guardia del corpo siede davanti al mio ufficio. Se devo partecipare a un qualunque evento, la polizia locale è messa in allerta».

    I servizi segreti si interessano della cosa e le autorità radunano i leader musulmani, danno loro dei soldi e gli chiedono di tenere sotto controllo le loro teste matte.

    «È stato ridicolo! Sapete come i giovani radicali musulmani chiamano questi “leader”? Puttane della carità. Li considerano dei collaborazionisti, traditori, idioti».

    Secondo Hirsi è necessario integrare i musulmani nelle società europee bussando alle loro porte nei quartieri dove abitano per entrare nel loro mondo. Cita l’esempio della giornalista Margalith Kleijwegt che ha fatto un’inchiesta nel quartiere marocchino di Amsterdam dove viveva l’assassino di Van Gogh. Ha iniziato bussando alle porte. La settima si è aperta.

    «Ha scoperto che nessuno dei genitori del quartiere sapeva dell’assassinio e non sapevano neanche chi fosse Van Gogh e che avesse fatto il film. Guardano solamente le televisioni arabe che parlano di cospirazioni dell’Occidente contro l’Islam. Non parlano e non scrivono in olandese e le vacanze le fanno in Marocco».

    «Dobbiamo impedire la crescita dei ghetti musulmani, dobbiamo imporre una politica di integrazione che stabilisca dove gli immigrati possono abitare in modo da creare una comunità di culture diverse. Bisogna proibire le scuole confessionali ove gli immigrati sono indottrinati con teorie illiberali. Ad esempio, molti giovani dei ghetti arabi d’Olanda, vengono indottrinati con gli insegnamenti di Ibn Abu-Taymiya, che predica la guerra santa come stile di vita, anziché far loro studiare i filosofi europei».

    «La democrazia deve prevedere anche una legittima intolleranza. L’intollerabile non deve essere tollerato, dobbiamo dichiarare guerra alla propaganda islamista. Non possiamo ignorare che delle donne in mezzo a noi sono represse, picchiate, schiavizzate. Perché dovremmo ignorare che c’è gente che predica l’odio e ha giurato di distruggerci?».

    Ha dovuto cambiare partito, dai laburisti al Vvd, un partito liberale di centro-destra, perché la sinistra «crede nell’ideologia della società multiculturale e la mia presenza avrebbe potuto provocare una spaccatura nel partito anche perché molti dei suoi elettori sono mussulmani».

    Purtroppo anche il Vvd non è felice della sua presenza, «è un partito che essenzialmente promuove la libera iniziativa e i miei attacchi all’Islam non fanno parte del programma del partito, sono molto irritati per la mia attività».

    Nel libro I Accuse che sarà pubblicato in turco il 29 giugno, Hirsi dà suggerimenti pratici alle donne mussulmane che vivono in Europa su come sottrarsi alla sorveglianza degli islamisti, dove andare ad abitare e le organizzazioni che le possono aiutare.

    Ci racconta anche di quando, era bambina, ha subito la mutilazione dei genitali. Glielo ha fatto sua nonna un giorno in cui suo padre era assente.


    Marcello Caroti

 

 

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