L'etnonazionalismo, e gli etnonazionalisti, si rifà al federalismo etnico, forma
modernizzata del nazionalismo etnico e dell’ideologia voelkisch. Tale ideologia
assegna la priorità alla tutela del Volk, inteso come comunità di Sangue e
Suolo. L’etnicità costituisce per noi leghisti ETNONAZIONALISTI il criterio fondante della
nazione, che prende corpo attraverso la forza del Sangue. Il singolo individuo
è subordinato al volere della Volksgemeinschaft, della comunità etnica.Nella
visione etnonazionalista la mappa geopolitica dell’Europa andrebbe ridisegnata,
attraverso la nascita di una Federazione europea etnica, costituita da
Regioni-Stato, etnicamente omogenee.Ecco perché nel nostro edificio
etnocentrico non vi è posto per lo Stato nazionale eterogeneo.Il pensiero
etnofederalista si rifà ad una concezione oggettiva della
nazione, che corrisponde al Volk della tradizione di Herder, Fichte e
M.H.Boehm. Bisogna sostituire gli Stati nazionali etnicamente pluralisti, e
quindi ingiusti, con un insieme d’unità etnicamente omogenee.Lo Stato
nazionale di matrice massonica e giacobina, è il nemico in quanto si è
storicamente sviluppato come realtà istituzionale etnicamente eterogenea, che
non fonda i diritti di cittadinanza sull’appartenenza etnica!Dunque un indispensabile criterio per comprendere l'etnonazionalismo deve essere la conoscenza del pensiero völkisch, che si sviluppò nelle università tedesche tra gli anni ‘20 e ‘30.
La teoria "völkisch”, termine che in italiano si traduce in “etnonazionale”, sostiene la prevalenza di una concezione della cittadinanza che contrappone “das völk” a “the people”, e fa sì che in Germania si sia applicato lo “jus sanguinis”, il diritto del sangue: cittadino tedesco era solo chi discendeva da genitori tedeschi, parlava tedesco e propagava la cultura tedesca. Per noi etnonazionalisti lo "jus sanguninis" è un punto fermo irrinunciabile.
Un lavoratore turco che lavora da 30 anni in una delle comunità etnonazionali che costituiscono la Padania (es.Veneto) non sarà mai un cittadino Veneto e Padano a pieno diritto, dal momento che conserva le sue racines, la sua cultura turca, la sua lingua. Al massimo sarà un ospite, oppure un “veneto e padano d’adozione. Il diritto di cittadinanza, nelle repubbliche etniche che noi auspichiamo, spetterà solo a chi appartiene alla comunità etnica, cioè, ad esempio in Veneto, è cittadino chi è veneto di sangue.
The people significa invece “ius soli”, diritto del suolo: la cittadinanza si acquisisce semplicemente risiedendo in un posto, e questa è la concezione tipica dello stato nazionale multietnico e massone nato dalla Rivoluzione Francese. E' proprio in nome del diritto alla differenza culturale o del diritto all’identità etnica che attualmente noi propugniamo un’Etnoconfdereazione.
La teoria volkisch etnonazionalista pone un’importanza speciale sulla supremazia della nazione rispetto all’individuo: per noi etnonazionalisti Razze, Etnie, Stirpi, Nazioni sono le categorie umane fondamentali, rifiutiamo categoricamente il concetto che le popolazioni siano flessibili e mutevoli, senza correlazione fra caratteristiche fisiche e culturali.
Vi sono sicuramente analogie di pensiero tra alcuni esponenti della Nuova Destra e noi etnonazionalisti völkisch, tali analogie si possono individuare nelle seguenti idee-guida, assolutamente parallele:
a) il federalismo basato sul criterio etnico quale elemento costitutivo di un nuovo ordine europeo (“L’Europa delle regioni e dei popoli”), in cui alla disintegrazione degli Stati nazionali etnicamente eterogenei corrisponda la nascita di una federazione di Stati regionali etnicamente omogenei; il federalismo quale forma istituzionale che consenta l’esercizio del diritto all’autodeterminazione.
b) La richiesta di una nuova mappa politica dell’Europa, con la modifica degli odierni confini, considerati artificiali;
c) La priorità assegnata ai diritti collettivi, di gruppo, rispetto ai diritti fondamentali dell’individuo; l’avversione verso l’universalismo.
d) Il rigetto della società multiculturale, considerata fonte di conflitti interetnici, la teorizzazione di forme del pensiero differenzialista.
e) L’esaltazione di comunità naturali e omogenee contrapposte all’idea di nazione nata dalla rivoluzione francese.
f) La relativizzazione della democrazia liberale, che necessita di correttivi etnici.
Nostro punto di riferimento culturale sono:
Intereg: (Internationales Institut fur Nationalitatenrecht und Regionalismus, ossia Istituto Internazionale per il diritto dei gruppi etnici e il regionalismo). Finanziato attraverso la Bayerische Landeszentrale fur Politische Bildungsarbeit (ente centrale bavarese di istruzione politica), fino alla sua scomparsa è sostenuto caldamente da Franz Joseph Strauss. Nella dichiarazione istitutiva dell’Intereg si precisa l’obbiettivo di una “ relativizzazione degli stati nazionali”, al fine di conseguire “l’affermazione di un diritto dei gruppi etnici e dei princìpi dell’autodeterminazione e dell’autonoma stabilità delle regioni”.
BdV: (Bund der Vertriebenen), è l’associazione regionale dei tedeschi espulsi dopo il 1945 dai territori orientali del Terzo Reich. Intereg nasce grazie al land della Baviera e su iniziativa dei profughi dei Sudeti, la regione popolata da tedeschi grazie a cui Hitler invase la Cecoslovacchia. Il BdV non riconosce gli attuali confini della Germania SL: (Sudetendeutsche Landsmannschaft), è la lega dei profughi dei Sudeti.
Fuev: (Foderalistiche Union Europaischer Volksgruppen), Unione federalista delle comunità etniche in Europa. Per gruppo etnico, secondo la Fuev, si intende una comunità che si definisce ”attraverso caratteri che vuole mantenere come la propria etnia,lingua, cultura e storia”.
Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Urss, tre milioni di cittadini di origine tedesca sono presenti negli stati post sovietici, per cui Bonn, dopo il 1989, ha iniziato a finanziare la Fuev. VdA: (Verein fur das Deutschum in Ausland), associazione per la germanità all’estero Guy Héraud: coeditore di “ Europa Etnica”, organo ufficiale della Fuev e di Intereg, figura nel comitè de patronage della “Nouvelle Ecole”, la rivista della nuova Destra francese.E’ il padre del federalismo etnico , la dottrina istituzionale che presenta le “Piccole Patrie”, nate dalla secessione dallo Stato nazionale multietnico, come l’estremo bastione contro la globalizzazione e l'invasione allogena.
Nostro dovere di etnonazionalista è, quindi, prima di tutto
quello di far riscoprire a tutti i popoli padani, italiani ed agli europei,
l’appartenenza alle proprie millenarie comunità di sangue, di suolo, di destino
e di storia: comunità che da sempre hanno costituito quella più grande comunità
di popoli che è oggi la Padania. Dire Padania, significa per noi evocare subito
una molteplicità d’immagini e di concetti diversi. Primo fra tutti un concetto
geografico: la Padania è una terra. Ma subito dopo un concetto d’ordine etnico:
la Padania è, infatti, un insieme di popoli affini per comuni radici di sangue
e di tradizioni. Ancora, un concetto d’ordine storico: la Padania è il
risultato di millenni di vicende storiche specifiche, è il prodotto della vita
fisica e spirituale, delle attività delle genti che l’hanno abitata. E infine
un concetto d’ordine ideale: la Padania è un insieme di civiltà. Non è dunque
possibile pensare la Padania senza avere ben presenti questi quattro momenti
fondamentali della sua identità: la Padania come Terra, la Padania come Sangue,
ovvero come l’insieme di numerose comunità etniche, la Padania come Memoria
storica, la Padania come Civiltà.
Noi rappresentiamo quelle Heimat, quelle Stirpi che esistono da millenni e non
un’artificiosa costruzione massonica e giacobina come lo stato italiano, noi
siamo quella Terra di Mezzo che da sempre è il cuore pulsante della
Mitteleuropa.
L’etnicità costituisce per noi etnonazionalisti il criterio fondante della
nazione, che prende corpo attraverso la forza del Sangue. Il singolo individuo
è subordinato al volere della Volksgemeinschaft, della comunità etnica.Nella
visione etnonazionalista la mappa geopolitica dell’Europa andrebbe ridisegnata,
attraverso la nascita di una Federazione europea etnica, costituita da
Regioni-Stato, etnicamente omogenee.Ecco perché nel nostro edificio
etnocentrico non vi è posto per lo Stato nazionale eterogeneo.Il pensiero
etnofederalista si rifà ad una concezione oggettiva della nazione, che
corrisponde al Volk della tradizione di Herder, Fichte e M.H.Boehm. Bisogna
sostituire gli Stati nazionali etnicamente pluralisti, e quindi ingiusti, con
un insieme d’unità etnicamente omogenee.Lo Stato nazionale di matrice massonica
è il nemico in quanto si è storicamente sviluppato come realtà istituzionale
etnicamente eterogenea, che non fonda i diritti di cittadinanza
sull’appartenenza etnica. Il concetto di sangue e suolo non è certo astratto e
trova un riscontro materiale nelle mappature genetiche italiane, che dimostrano
in maniera scientifica come non esista in termini etnici un popolo italiano e
come gli antichi popoli preromani siano ancora oggi presenti con i loro geni.
Anche linguisticamente le differenze sono nette e parlare di dialetti è un
eufemismo non supportato da riscontri scientifici. Non si può inoltre
confondere la razza con l'etnia, ragion per cui gli Europei autoctoni sono
razzialmente omogenei ed etnicamente divisi. Il Sacro Romano Impero medievale,
unendo nella diversità rimane l'esempio più alto di un'Europa forte, libera e
rispettosa delle tante patrie che la compomgono. Detto questo ritengo comunque
che di fronte al pericolo immediato e mortale per l'intera Civiltà europea di
un’immigrazione che è un'autentica invasione, sia oggi più importante ricercare
i valori della comune Tradizione europea ed unire le forze per salvare il
salvabile. Lo stato italiano è condannabile in quanto giacobino e perciò
centralista e mondialista e nemico delle etnie che lo compongono.
Un'etnofederazione basata sui valori della nostra Tradizione potrebbe essere un
passo fondamentale verso la costruzione della Padania e dell'Europa che
sogniamo.
IL NOSTRO ETERNO NEMICO
All’orizzonte si profila sempre più vicino il pericolo mortale
dell’unificazione massonico-mondialista, vale a dire un unico governo mondiale
che, dietro la maschera dell’ONU, ha come braccio armato gli Stati Uniti, e,
come mente, la Trilateral Commission, il Council on Foreign Relations, il
Federal Reserve System, e la Banca Mondiale. Come non ricordare a questo
proposito le terribili parole dell’ebreo Marcus Elia Ravage: “Voi cristiani non
avete ancora compreso tutta la profondità della nostra colpevolezza. Noi siamo
degli intrusi. Noi siamo dei distruttori. Noi siamo dei rivoluzionari. Noi ci
siamo impadroniti del vostro mondo, dei vostri ideali, del vostro destino…Noi
siamo stati la causa prima non solo dell’ultima guerra mondiale, ma di quasi
tutte le guerre, non solo della Rivoluzione Russa, ma di tutte le grandi
rivoluzioni della vostra storia. Noi abbiamo arrecato la discordia ed il
disordine nella vostra vita privata e nella vostra vita pubblica. E lo facciamo
ancora oggi. Nessuno potrà dire per quanto continueremo ad agire”.
Come non ricordare anche la terribili e profetica frase di Houari Boumedienne,
presidente dell’Algeria, quando nel 1974 dalla tribuna ONU proclamò: “Un
giorno, milioni d’uomini lasceranno le parti meridionali del mondo per fare
irruzione negli spazi relativamente accessibili dell’emisfero Nord, alla
ricerca della propria sopravvivenza. E questi milioni d’esseri umani non
verranno come amici! Nessun bisogno di combattere; sono i ventri delle nostre
donne che ci daranno la vittoria!” Dietro quest’invasione allogena, si muovono
i sopra citati alti vertici framassonico-mondialisti che perseguono
scientificamente il progetto mondialista: ossia il progetto di una società
multietnica, multirazziale, multi-religiosa, in cui si fondano e confondano
razze, tradizioni e religioni. Un’operazione d’ibridazione enorme il cui fine
dovrà essere la totale scomparsa della civiltà europea, in una grigia brodaglia
di razze e religioni. Tali centrali massoniche promuovono l’uniformizzazione
egualitaria della mentalità, omogeneizzando i costumi all’insegna dei valori
edonistici, tutto questo al fine di creare il cosiddetto “homo oeconomicus”,
privo di identità etnica, l’utile idiota, il consumatore perfetto, allo scopo
di creare ed instaurare un Unico Governo Mondiale, in mano a pochissimi eletti,
che sopprima tutte le tradizioni etnonazionali dei popoli ed eserciti un
dominio illimitato su tutti gli uomini.Noi discendenti di popoli di antica e
gloriosa schiatta dobbiamo gridare la nostra totale contrarietà al villaggio
globale, alla massificazione planetaria, alla società multirazziale, al libero
scambismo, al capitalismo selvaggio, perché dietro tutto quest’altro non
potrebbe stare che la dipendenza dei popoli padani ed europei dai grandi
investitori planetari, dagli imprenditori della grande finanza bancaria
cosmopolita. I nostri secolari nemici! E un unico, immenso e cosiddetto
“libero” mercato mondiale altro non sarebbe che un unico, immenso e definitivo
cimitero delle libertà dei popoli europei.Noi siamo per un’Europa delle etnie,
delle Stirpi: per grandi aree regionali omogenee ed autosufficienti.
Etnicamente omogenee, economicamente autosufficienti. E’ necessaria, vitale,
una mobilitazione totale dei popoli padani e degli europei contro
l’immigrazione selvaggia al fine di non rassegnarsi al tentativo di genocidio
perpetrato nei nostri confronti dalla piovra massonica e dai potentati
economici.
RESISTENZA ETNICA!
Il problema epocale dell’immigrazione allogena, sarà, per noi Europei – che lo
si riconosca oppure ancora no – il problema numero uno dei prossimi tempi.
Già diversi acuti osservatori lo previdero, mentre tutti gli altri Europei
erano immersi in un miope, seppur comprensibile ottimismo per il primato ancora
indiscusso delle società bianche : Oswald Spengler negli anni ’20 (v. Jahre der
Entscheidung, tr. it. Anni decisivi) disse molto chiaramente che secondo lui il
trend storico avrebbe portato le masse allogene extraeuropee a riversarsi
sull’Europa fino ad insidiarne lo spazio vitale; altri presaghi furono gli
studiosi americani Madison Grant e Lothorp Stoddard, che affidavano alla stampa
i loro timori addirittura agli inizi del secolo. Oggi, ciò che sembrava cupo
pessimismo, è una realtà sempre più innegabile e sotto gli occhi di tutti. I
mass-media dedicano sempre più spazio in percentuale agli avvenimenti collegati
al problema dell’immigrazione. Non è esagerato prevedere che nel giro di pochi
anni non si parlerà praticamente d’altro. Perciò, illudersi da parte dei
politicantii odierni di poter risolvere o calavcare il problema immigratorio
con poche misure da strapazzo, o demagogia con cui tenere buoni “accoglitori” e
“accolti”, è segno di alta irresponsabilità, ed è la dimostrazione che le
classi politiche instaurate dai vincitori mondialisti della seconda guerra
mondiale o non sono all’altezza di gestire la realtà europea convenientemente
agli interessi dei suoi abitanti (nel migliore dei casi), oppure sono complici
di un piano di asservimento e di svilimento della nostra realtà. Ma è altresì
chiaro a chi è uso ad analizzare gli eventi da un punto di vista più profondo,
che il male non risiede unicamente nella spinta formidabile delle razze di
colore verso il parassitaggio delle strutture europee: il male risiede
nell’Europeo stesso. Cosa significa? Significa che l’Europeo, o meglio il tipo
umano che guida l’attuale civiltà (la “civiltà occidentale”) ha esaurito la sua
spinta; questa civiltà si ritrova al suo stadio finale, non ha più la forza per
mantenere il ruolo guida che le competerebbe. Ecco spiegato perché le redini
non le hanno più i migliori, ma le hanno prese Banchieri e Mercanti – ciò che
una volta era spregevole (che, conseguentemente, agisce seguendo l’etica del
mercato e del denaro). Ecco spiegato perché da un atteggiamento espansivo e di
guida, gli Europei sono passati ad una progressiva ritirata, fino ad arroccarsi
nelle proprie terre, terre che non riescono comunque nemmeno più a difendere.
Si è arrivati al punto che siamo nell’incertezza di poter difendere il nostro
stesso spazio vitale. E gli immigrati si accorgono della debolezza storica del
bianco occidentale, e ne approfittano. Sono i topi che approfittano della
malattia del gatto per scorazzare. Ma i processi naturali ci insegnano che le
fasi di contrazione prima o poi arrivano ad un punto massimo di sopportazione,
a cui segue inevitabilmente una nuova fase di espansione. Applicando questa
legge fisica alla nostra situazione, possiamo prevedere che l’arrivo di masse
allogene sul nostro spazio vitale continuerà fino ad un punto-limite, raggiunto
il quale, che rappresenterà un evento altresì traumatico, vi sarà una forte
reazione e la cacciata degli allogeni. Probabilmente si tratterà della “guerra
razziale” di cui parlava Franco Freda negli anni ’70, mentre tutti i
“pensatori” cianciavano di “lotta di classe” e altri residuati ottocenteschi.
Deve essere chiaro fin da ora che tale guerra di liberazione verrà condotta in
primo luogo da Europei contro altri Europei, prima ancora che contro gli
allogeni. Ciò sarà inevitabile. Per quanti Europei vengano risvegliati dal
trauma dell’immigrazione e dalle azioni degli allogeni, rimarranno sempre
quelli che difenderanno gli immigrati a spada tratta. Costoro sono quelli che
si sono inconsciamente votati alla causa della distruzione dell’europeità, sono
i batteri incaricati di porre fine al ciclo della nostra civiltà (già da ora
chiaramente individuabili in tre categorie: centri sociali e marxisti che hanno
sostituito alla lotta di classe la lotta contro la razza bianca, il clero
post-conciliare, e gli intellettuali e uomini di cultura mondialisti, e
accoliti vari). Sarà contro costoro che dovremo combattere, prima in maniera
culturale (che è la fase più importante) e poi, inevitabilmente, con le armi in
pugno, quando la violenza degli allogeni non permetterà più alcun discorso, e
le parti saranno chiaramente schierate in campo. La guerra europea sarà
purtroppo sanguinosa, ma estremamente purificatrice. Come un bisturi, essa
dovrà tagliare via tutte le carni infettate dalla malattia terminale e ormai
preda della cancrena. Fuor di metafora, è necessario che tutti coloro che
lavorano per la distruzione della nostra essenza europea vengano tolti di
mezzo. Mentre non è prevedibile la durata e l’intensità di questa guerra
europea (che non sarà comunque una passeggiata, visto che ad essa è demandata
la chiusura del ciclo, la purificazione dalle cellule morte), non vi è dubbio
che da essa dovranno uscire vincitori i sostenitori dell’europeità. Non importa
quanti rimarranno e cosa rimarrà della nostra Europa. L’importante è che
rimangano i migliori, che dovranno far partire il nuovo ciclo di civiltà e
riportare l’ordine nel caos. Gli eventi non sono ancora giunti al punto da far
prendere posizione in campo, ma presto la catastroficità della situazione
immigratoria allogena costringerà anche quelli che oggi sono indecisi e
inconsapevoli a schierarsi pro o contro la nostra razza. Chi oggi rappresenta
un’èlite (Lega Nord, movimenti patriottici vari a livello europeo…), nei
prossimi anni vedrà necessariamente schierarsi dietro le proprie file tutti
coloro che oggi li deridono ancora, o che magari se ne fregano e vivono nella
beata incoscienza in cui vengono tenuti dai discorsi rassicuranti e
sdrammatizzanti degli uomini della “cultura” ufficiale. Per questo è importante
che la nostra élite cresca e prepari i quadri (culturali e militari) e le
strutture dietro a cui dovrà combattere la nostra gente. I nostri nemici lo
stanno già facendo: se notate i Centri Sociali vanno sempre più verso una
radicalizzazione della dialettica e verso una preparazione ti tipo
para-militare; essi sono consapevoli dell’importanza di preparare i corpi e lo
spirito allo scontro. Loro, a differenza della maggioranza borghese, sono
decisi, hanno già preso posto, sanno già ciò che va fatto. L’endemica
indecisione del borghese, che vive sempre nel suo mondo beato fino a che la
realtà non gli si sbatta in faccia, verrà rimossa dalla drammaticità stessa
dello scontro allogeni-Europei. Noi invece, che siamo consci del problema e
abbiamo da sempre a cuore la sopravvivenza delle nostre etnie e della nostra
razza, dobbiamo essere pronti già da ora!
IL NOSTRO “SACRO DOVERE”:
Ecco dunque il nostro compito, il nostro Sacro dovere: risvegliare in tutti i
padani e gli europei quel sentimento di appartenenza alle proprie comunità,
basato sul binomio del Sangue e del Suolo. Solo una politica etnonazionalista
potrà davvero risvegliare l’anima dei nostri popoli, l’anima di quelle antiche,
millenarie e gloriose comunità etniche di Sangue e Suolo alle quali noi padani
ed europei apparteniamo per diritto divino!Solo attraverso una battaglia
improntata sull'etnonazionalismo basato sull’inscindibile legame tra Sangue e
Suolo si potranno salvare le nostre Stirpi, le nostre Heimat, e di conseguenza
la Padania e l’Europa tutta dall’infernale disegno della Massoneria e dell’Alta
Finanza apolide!Il Sangue è veicolo di eredità biologiche e di aneliti al
trascendente.Col sangue si trasmettono geni, potenzialità, attitudini
caratteriali. Si eredita e si trasmette col sangue l'inclinazione genetica ad
identificarsi in un certo sistema di valori e la capacita di conferire
determinati contenuti alle proprie esperienze: in una parola col sangue si
eredita e si trasmette anche una cultura, intesa come visione del mondo.Il
Suolo è la patria a cui noi apparteniamo per volere e diritto divino.E' la
terra bagnata dal sangue dei nostri avi che in secoli di guerre sono morti per
difenderla, ed hanno trasmesso a noi, loro posteri, un esempio di dedizione ai
valori della Stirpe. Etnia, cultura e territorio sono pertanto inscindibili.La
forza sacra che lega questi tre elementi e' lo spirito comunitario. Lo spirito
comunitario è l'anima di un popolo.Non permetteremo mai alla malefica
massoneria mondialista di rubarci l'anima, distruggendo così la nostra comunità
di sangue.La battaglia è appena iniziata: siamo noi, tutti noi Popoli padani ed
europei che dobbiamo alzare il grido di battaglia, serrare i ranghi, e inondare
le piazze di questa Terra antica dal nuovo destino. Inondarla delle nostre
millenarie bandiere di libertà! E soprattutto noi etnonazionalisti dobbiamo
restare uniti e legati come lo sono gli alberi di una stesa foresta, le onde di
uno stesso fiume, le gocce di uno stesso sangue. Allora sarà veramente
impossibile fermarci!Forza dunque: EUROPA ERWACHE!
CON NOI, PER
DIFENDERE LA NOSTRA TERRA!!
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IDENTITA' - FAMIGLIA - TRADIZIONE!!







Rispondi Citando
2010:
il Werrewolfo! Ma te non eri quello che , tempo fa ,su Destra radicale mi avevo dato del "barbagianni"?
