In Iraq non hanno ancora finito di portare a Bagdad le cassette coi voti presunti del referendum sulla Costituzione. Molte si erano perse nel deserto durante una tempesta di sabbia. Fortuna che gli uomini del governo le hanno ritrovate e stanno contando i voti che in qualche provincia superano, pare, il 100 per cento dei votanti. E così un buon passo è stato fatto, ma non basta. Adesso, visto che questi cocciuri iracheni insistono negli attacchi ai liberatori che muoiono a dozzine per la libertà e la democrazia dell'occidente e del mondo, deve andare in scena il processo allo schifoso capo della fetente tribù degli Iraquis, una delle peggiori della storia del Far West anzi del Far East.
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Adesso avremo modo di vedere tutta la potenza democratica, tutta la civiltà giuridica del paese di Perry Mason e di Topolino. Vedremo quali avanzamenti democratici ha compiuto il diritto globale imperiale. Ad esempio sembra che l'imputato non abbia il diritto di parlare. Basta che parlino Bruno Vespa e Magdi Allam et similia!
Più che lo svolgimento del processo quello che preoccupa adesso gli uomini che lo sovraintendono cioè la troupe di Hollywood che gira questo grande reality è il finale. Lo dovranno fucilare o impiccare? O farlo gasare? E quale sarà lo scenario? Sempre la stessa piazza vicino all'Hotel Palestine! Eh si stavolta lo sceneggiatore di turno ha un compito arduo.
Chissà se Bush, prima di decidere come far fuori Saddam, andrà a consigliarsi dai suoi guru Evangelici. Strano vangelo questo loro. Il porgi l'altra guancia è rivolto al nemico dopo averlo schiaffeggiato!




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