(ANSA) - CAZZAGO SAN MARTINO (BRESCIA), 1 MAG - La ''secessione della Padania'' e' rispuntata oggi a Cazzago San Martino, a pochi chilometri dal lago d'Iseo, tra i filari da cui nasce il 'bollicine' Franciacorta e il profumo di spiedo. Si sono ritrovati in almeno cinquecento sulle colline di Franciacorta, in uno degli angoli piu' belli della provincia di Brescia, per chiedere ''la derattizzazione della Lega'', in quella che e' stata la prima uscita pubblica del 'Fronte indipendentista Padano'. Portavoce e' Max Ferrari, espulso dalla Lega nei giorni scorsi dopo 17 anni di militanza e dopo essere stato licenziato dalla direzione di Telepadania. Al Fronte, che vuole ridare forza a ''quello che Bossi diceva vent'anni fa'' e battersi contro la ''Lega della spartizione delle poltrone'' aderiscono alcune associazioni. All'ingresso dell' azienda agricola in ha preso vita il movimento si notavano le bandiere del Veneto e del Friuli, ma c'era gente anche dal Trentino e da diverse province lombarde. Piuttosto variopinto il popolo dei 'duri e puri' lumbard che, secondo quanto recitava lo striscione affisso al palco, vuole stare ''con Bossi e Max Ferrari''. C'erano mamme con i bambini in carrozzina, tanti giovani, alcuni con tute mimetiche, tanti uomini di mezza eta' con il fazzoletto verde al collo. A Cazzago, prima di parlare di ''indipendenza del Nord'' e solo dopo che dal palco era stato annunciato ''patrioti padani, lo spiedo e' pronto'', si e' pranzato.
Tra i presenti anche Giancarlo Pagliarini, ex ministro leghista, ex assessore e attuale capolista della Lega Nord a Milano. Come mai qui? ''Sono qui perche' sono curioso - ha spiegato Pagliarini -. Certo, la Lega deve iniziare a parlare meno di Pacs e piu di fisco, di federalismo fiscale''. E sul tema del federalismo e' tornato anche nel suo intervento dal palco. Proprio il federalismo fiscale, con ''almeno il 70 per cento delle tasse che ritorni al Nord'' e' l'obbiettivo immediato, sul piano delle riforme, di Max Ferrari. Ma per il futuro meno prossimo, il Nord deve ''andare per conto suo'' perche' ''il sistema paese Italia non funziona''. Un'Italia che dal palco, altri descrivono come ''mai esistita e che non dovra' piu' esistere''. Quanto alle scadenze immediate, si deve per esempio decidere ''se andare a votare al referendum ed eventualmente se votare contro, perche' paradossalmente era meglio la riforma federalista del centrosinistra''. E l'ex direttore di Telepadania dichiara anche la sua aperta contrarieta' ''alla Tav'' aggiungendo ''la Lega deve anche riscoprire l'amore per l'ambiente''. La volonta' emersa prepotentemente dagli interventi e' stata quella di fare chiarezza all'interno della Lega. ''E' diventata - ha commentato Ferrari - un partito in cui troppe persone sono attaccate alle poltrone. Un partito, in cui, a causa di quello che e' successo a Bossi, comandano le potentissime segretarie di via Bellerio''.
E anche nella vicenda della sua espulsione e licenziamento punta l'indice contro ''la corte dei miracoli' che ha detto falsita' a Bossi. Lui non c'entra''. A chi gli fa notare che tutti i fuoriusciti dalla Lega che hanno fondato altri movimenti sono quasi completamente scomparsi dalla scena politica, Ferrari risponde: ''I tempi ora sono cambiati, bisogna prendere decisioni importati, la Lega rischia di scomparire se vuole continuare a essere la lega delle centomila cariche. E a Varese siamo tornati ai voti del 1985''. Poco dopo le 17 i discorsi dal palco finiscono. La gente e' soddisfatta per ''i saluti inviati da Borghezio'' e perche' Giancarlo Oneto, uno dei relatori, gia ''ministro, mai dimessosi, del governo provvisorio della Padania'' ha proposto ''un congresso di chi ha la tessera dela Lega dal 1986'' e il ''comitato di derattizzazione della Lega'', ma ha anche detto ''dobbiamo fare la rivoluzione pacifica delle idee, noi siamo quelli del badile non del kalashnikov''. A Pontida, in ogni caso, ha annunciato Ferrari, ci saranno anche loro. (LegnoStorto)




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