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    Arrow Indipendetisti alpino-padani contro la Lega "romana"dei cadregari/caimani/arrivisti

    Le Leghe dei figli e dei fratelli


    ...fanno bene solo alla bottega




    Non c’è solo l’Udc Ticino che ha la sindrome dei cadregari, dei caimani, degli arrivisti, degli opportunisti. Falsi popolari e veri populisti, nell’accezione di demagoghi che viene loro attribuita dai politicamente corretti. I veri “populisti” infatti non sono quelli che stanno davvero con il popolo, ma coloro che partono con la bandiera del popolo e finiscono con l’essere un partito della palude di centro, dove centro sta per il buco nero degli affaracci propri, famiglia, azienda, figli e fratelli, oppure l’ultima spiaggia di chi non cerca un porto ideale ma una greppia dopo una vita fallimentare.

    Ora questa sindrome dei cadregari, l’aviaria dei furbastri, sembra aver toccato a fondo anche un movimento come la Lega Nord che aveva convinto milioni di nord italiani che l’unica speranza di sfuggire al caos borbonico fosse inventare la secessione o almeno un’Italia federale.

    Il buon Bossi era partito con le pezze al sedere, plebeo e giustizialista, ed aveva raccolto la protesta montante di milioni di italiani del Nord, Lombardia , Veneto e persino il Piemonte le cui truppe avevano pur fatto l’Italia e purtroppo non si erano fermate a Firenze come voleva Cavour.

    L’operazione era poi stata copiata dal Bignasca in Ticino, seppure in situazioni molto diverse ma con non diverso risultato, in tutti i sensi.

    La Lega in Italia era l’espressione della rivolta di gente che ne aveva abbastanza del parassitismo , dei pensionati a vita nel meridione, delle clientele, della fogna democristiana che aveva riempito il paese dei debiti per ingrassare il capitalismo familiare degli Agnelli , Pirelli e i loro gemelli. Gente che non era mai stata comunista ma sapeva bene quali erano i veri bisogni del popolo perché del popolo faceva parte. Gente stanca della detestabile cultura borbonica che dai bassi di Napoli e Palermo si era insediata a Milano, Torino e persino nel Veneto più ..austriacante.

    Bossi di cultura non ne aveva, né borbonica né padana, ma si era inserito nel momento storico favorevole ottenendo un immenso successo. La corrotta balena bianca democristiana, la Milano da bere dei galoppini socialisti , i laidi relitti comunisti sembravano finalmente al capolinea mentre una marea nera dal Terzo Mondo sommergeva un paese che già faceva fatica stare a galla.

    La Lega aveva ottenuto i favori di molti intellettuali – da Miglio a Staglieno – e persino un furbastro come Giorgio Bocca aveva lasciato capire di essere disponibile.

    Ma Bossi aveva liquidato tutti, circondandosi di mezze figure: solo i suoi galoppini non gli davano fastidio: da Maroni a Reguzzoni tutto un fiorire di yes men pronti a tutto pur di stare a galla. Per anni avevano cialtronato addirittura di secessione, ovvero di una vera rivoluzione, impensabile con mezze calzette come loro, per poi ridursi alla promessa di una misera quanto destinata a rapida fine “devolution”.

    Che sarà spazzata via dal referendum: solo un idiota infatti poteva sperare che da Roma in giù gli elettori avrebbero fatto hara kiri chiudendo il rubinetto dei soldi che i tassati del Nord versano a milioni di mantenuti del Sud. Bossi non è così idiota, ne lo sono i suoi tirapiedi: sono finiti in Parlamento, a Bruxelles, nelle poltrone regionali, negli enti locali: facevano quasi tutti la fame e oggi sono benestanti. Penasate se sognano la rivoluzione! Come tutti partitocrati vendono fumo al gregge del loro elettorato: che è sempre più piccolo ( 14% a Varese, una Beresina) perché gli scemi e gli illusi che votano il nulla non sono poi un gran massa, ma basta a garantire un bel pascolo ai venditori di fumo.

    Il grande Umberto tornerà a Bruxelles dove lo stipendio è davvero maxi ( se Roma è ladrona a Bruxelles c’è la rapina): il guerriero è sceso dal Carroccio e si riposa mentre crescono i giovani eredi: Renzo, Roberto Libertà ed Eridanio, un altro paio di appartenenti alla Real Casa Senatùria: Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito). Assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati. Portaborse, avrebbero detto i padani duri e puri di una volta. Ma pagati sontuosamente. Per l'attaché, ogni deputato riceve infatti 12.750 euro. Al mese.

    Chi sono questi eredi di tanto padre, questi campioni dell’indipendenza, questi rivoluzionari disposti alla fame, alla galera e alla lotta dura per un ideale, oggi installati a Bruxelles per meriti di famiglia?

    Visto che l'assistente accreditato, pagato coi soldi dei contribuenti , è il braccio operativo di ogni bravo parlamentare, si presume figli e fratelli di tanto padre parlino fluentemente alcune lingue, capiscano di economia, siano dotti nelle materie giuridiche e magari abbiano una competenza specifica in qualche settore chiave nel quale il deputato di riferimento deve destreggiarsi.


    Franco Bossi, una preparazione, ce l'ha. Sa tutto di valvole, canne, pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua... Dopo aver studiato ben fino alla terza media inerpicandosi su su fino alle «commerciali», mandava avanti infatti un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Una professionalità che, unitamente alla passione leghista, ha spinto il Carroccio non solo a ipotizzare una sua candidatura alla Camera al posto di Umberto nel collegio di Milano 3 (dove poi, forse per evitare le accuse di far tutto in famiglia, fu scelto il medico di casa del Senatur) ma ad affidargli negli anni ruoli di spicco quali quello di c.t. della squadra di ciclismo della Padania, di socio della controversa "cooperativa 7laghi", di membro del consiglio di amministrazione dell'Aler (case popolari) di Varese. Esperienze che a Bruxelles gli saranno utilissime.


    Quanto a Riccardo Bossi, se ne sa ancora meno. Se infatti sono ormai celebri i fratelli avuti dal papà nel secondo matrimonio, e in particolare il delfino Roberto Libertà cui il giornale La Padania arrivò a regalare per il compleanno un’intera pagina di sdiluviante entusiasmo («Che fortuna avere 12 anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!»), lui è infatti rimasto sempre piuttosto defilato. Si sa che ha 23 anni, che è un ragazzone grande e grosso, che va matto per le auto ed è fuori corso all’università. Fine. Figlio di Gigliola Guidali, la prima moglie del segretario leghista che raccontò in un'intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore ("ciao amore, vado in ospedale")
    ( i falsi dottori franno strage in politica, non solo in Italia) senza essersi mai laureato, pare non somigliare molto al padre. Tranne in una cosa: come il Senatùr alla sua età, diciamo, non è propriamente un secchione. In una celebre intervista al Corriere disse: "C'è posto anche per me. Ero nella casa di Cattaneo con Renzo, (il fratello, ndr) ma non sono stato fotografato... Deluso? No, con Manuela ho un ottimo rapporto. Per arrivare a Bruxelles mi sono fatto il mazzo. Vado, ascolto e mi segno quello che dico... Come miei modelli ho mio padre e Napoleone." Ma l’ha fatta la terza media? Con che coraggio Umberto Bossi chiede ancora il voto anticlientelare ai padani?



    A scegliere come braccio destro Franco Bossi, dice il sito dell’Europarlamento, è stato Matteo Salvini, già direttore di quella Radio Padania Libera che per anni ha cannoneggiato contro il clientelismo e le assunzioni in Terronia di amici, cognati e parenti. Peraltro Matteo Sellini è forse l’unico leghista politicamente valido: certe scelte con Bossi sono evidentemente obbligate. A scegliere Riccardo, lo «zio» Francesco Speroni, che di Umberto Bossi è stato il capo di Gabinetto al ministero delle Riforme e che in tema di nepotismo aveva già fatto spallucce davanti a un’altra polemica: la designazione, come presidente della provincia di Varese, di Marco Reguzzoni, elemento rampante della prima ora, senz’altri talenti politici e marito di sua figlia Elena.

    La cosa più nauseante è che il pagliaccesco Umberto ai suoi esordi ordinava epurazioni di tutti coloro appena più validi di lui accusandoli di essere cacciatori di poltrone, opportunisti comprati e venduti. Voleva che la Lega fosse composta da spazzini e manovali, guerra agli intellettuali, troppo opportunisti. E lui faceva l’incorruttibile. Basti ricordare alcuni dei moniti di Umberto contro il «familismo amorale» e i regali ai clientes: «La Lega assicura assoluta trasparenza contro ogni forma di clientelismo». «Il nostro programma? Incrementare i posti di lavoro, eliminare i favoritismi clientelari e restituire il voto ai cittadini». «Non si barattano i valori-guida con una poltrona!».

    «Questo deve fare un segretario di sezione: far crescere la gente e non dare spazio agli arrivisti. Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di noi stessi se vogliamo cambiare la società!».





    Parole riprese e urlate in mille piazze e mille sagre e mille comizi da tutta la corte di fedelissimi, tutti intenti all’arrampicata. E impresse nel marmo della storia da un gesuitico comunicato dall’allora addetta stampa della Lega Simonetta Faverio: «In un movimento che si propone di far la rivoluzione non ci può esser posto per gli arrivisti, i corrotti, i poltronari, i leccaculo, "i pentiti" e i lottizzatori. Chi si è proposto di cambiare questo nostro povero Paese non può nello stesso tempo volere un posto al sole per sé o per i suoi amici, non può usufruire dei privilegi di cui hanno goduto i piccoli uomini politici della partitocrazia. Non può insomma parlare bene e razzolare male, prendendosi così gioco della base pulita, dei militanti, e di quei dirigenti onesti che per la causa leghista sarebbero disposti a tutto». Parole d’oro. Premiate un paio di anni fa con la nomina di Simonetta, in quota leghista, a vice della ancillare Anna La Rosa alla direzione dei servizi parlamentari della lottizzatissima Rai.

    Ma la come abbiamo visto la musica sta per finire.

    Proprio perché i militanti veri, i giovani che ci hanno creduto come Max Ferrari, ex direttore di Telepadania licenziato in tronco, ne hanno piene le scatole. E stanno rovesciando gli armadi putridi degli arrivisti leghisti.

    Ormai è partito un nuovo movimento

    Max Ferrari è il nuovo leader di «Identità padana» Ha dichiarato a Brescia, dove si sono riuniti mezzo migliaio di dissidenti: «Rialzando la bandiera indipendentista riprendiamo la strada che indicava Bossi». D’accordo ma sarebbe stato più onesto dire “che Bossi ha tradito”. “Ai leghisti veri non resta che andarsene». Questo è ovvio.

    Davanti a 400 «duri e puri» si celebra la nascita del nuovo movimento. Secessione, Roma ladrona, difesa dell’identità, federalismo serio, niente immigrazione («Irregolari o no conta poco, conta quanti sono»). Antichi vessilli aggiornati però con i nuovi, tipo l’anti-Tav: «Difesa dell’identità significa difesa dell’ambiente»: e anche, si spera sovranità nazionale, per federale che sia..

    Alla chiamata hanno risposto inerpicandosi tra i colli dissidenti di varia natura, alcuni ancora con la tessera, altri che l’hanno già stracciata, dalla Lombardia - specie dalle valli dove il Carroccio è nato - ma anche da Piemonte, Trentino, Friuli, Toscana. «È con noi il 60-70% dei militanti, presto verranno gli altri». E a dare un’occhiata, oltre che al menù, alle bancarelle piene di gadget e pubblicazioni qualche nome «pesante». Come l’ex ministro Giancarlo Pagliarini, pure lui, al pari di Ferrari, «segato» nella corsa al Parlamento. «Ma dopo l’esito tragico delle politiche, vedi il 14% a Varese, hanno dovuto mettermi capolista a Milano - sottolinea orgoglioso -. Perché sono qui? Perché mi piace curiosare». Indipendenza a parte, altri obiettivi più agevoli? Il vecchio Paglia non ha dubbi: «Il federalismo fiscale, il 70% delle tasse che deve tornare a casa. Finora solo fumo invece di impegni scritti. Non si può ingannare gli elettori come con il pastrocchio della devolution o perder tempo con i pacs...».

    Già, Varese. Marco Duò, ex segretario della Lega di Samarate, esibisce come una medaglia l’essere un ex da tutto. Anche dai consigli di amministrazione per grazia di partito: «La Lega è prigioniera di opportunisti inchiodati a ricche poltrone, molti infiltrati da Forza Italia. Apriamo nuovi scenari». E il bresciano Alberto Reboldi, per ora ancora con tessera, respinge al mittente le minacce di espulsione: «Se non si torna alla Lega d’assalto io e altri 300 giovani della mia città, andremo via» mentre il trentino Filippo Prati ritiene «ridicolo e vergognoso puntare ad avere più voti a Catania che a Genova».

    Sul palco Max Ferrari, ricordando il passato da militante, respinge con sdegno il sospetto di avere tratto il dado perché escluso dalle liste per le politiche: «Sono in Lega da 18 anni senza mai inseguire carriera e soldi ma adesso abbiamo trovato in lista certi marpioni da prendere a calci. Il segretario Giorgetti mi aveva promesso pulizia. Ecco, la pulizia l’hanno fatta cacciando invece me: affrontare su Telepadania lo scandalo finanziario della nostra banca Credieuronord è stato toccare fili elettrici».

    Questa dissidenza non è come le altre: questa colpisce il cuore della Lega Nord, anche se non si rende conto ( o finge diplomaticamente di non capire) che il pesce puzza dalla testa, e che il male della Lega parte da Umberto Bossi. Un personaggio limitato, un Masaniello che le circostanze storiche hanno ha portato a vertici inimmaginabili per la sua modesta caratura e che fatalmente si è sbracato come capita a tutti i Masaniello. Ma molte cose dette dalla Lega e dai leghisti onesti erano e sono giuste e meritano di essere difese anche da chi non condivide tutti i loro punti di vista.

    Speriamo in Max Ferrari: la sua partita è difficile ma l’uomo ha coraggio da vendere.

    http://www.retelibera.com/404

  2. #2
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    Predefinito ingenerosa sparata proveniente dalla curia

    solo i preti sono capaci di sparlare di un morto in questo modo.
    nel bene e nel male, bossi (quel bossi, anche l'ignorante dei "terribili gulash") ha tratto dall'apatia tanti padani (anche lo stesso der) facendo loro balenare un'idea nuova di libertà. che poi i portatori dell'idea si siano afflosciati è un altro discorso. le tentazioni , caro der, esistono, ma esistono solo ai livelli alti.
    faust e, se vuoi, anche bossi.

 

 

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