Vi ricordate Mazzotta ( vedere Tangentopoli!!!)
Leggete qui:
i primi passi del risiko
La Bpm cerca partner per la Superpopolare
Il presidente Mazzotta sta vagliando le eventuali possibilità. Escluse ipotesi di nozze con istituti più grandi
Gianmarco Gallizzi
Le parole dei giorni scorsi del presidente della Banca Popolare di Milano, Roberto Mazzotta, hanno contribuito a rivitalizzare un po’ il risiko bancario, ultimamente davvero asfittico quanto a dichiarazioni e, soprattutto, a sostanza operativa.
Mazzotta aveva riproposto quello che è da sempre anche uno dei cavalli di battaglia del pensiero leghista: la creazione di una Superpopolare. Il numero uno di Bpm aveva spiegato infatti come fosse necessaria una politica di aggregazioni bancarie che fungesse da arma di difesa preventiva nei confronti delle incursioni dei colossi stranieri nel nostro mercato, che altrimenti nel giro di pochi anni diventerebbero, con molta probabilità, i padroni assoluti e incontrastati di numerosi istituti di credito. Sorte, del resto, già toccata ad Antonveneta (acquisita dagli olandesi di Abn Amro) e a Bnl (scivolata nelle mani di Bnp Paribas).
Mazzotta nel suo ragionamento spiegava chiaramente di intendere la crescita dimensionale come fine ultimo di un processo di aggregazione fra banche e non di mera acquisizione, per il semplice motivo che «il capitale va preservato, anche tenendo conto di Basilea 2, per aumentare il credito alle piccole e medie imprese».
Il numero uno milanese aveva in seguito avuto modo di escludere però alcune ipotesi di matrimonio. Bpu e Bpvn sono state giudicate infatti di dimensioni troppo elevate per la Banca Popolare di Milano: «Bpu e Bpvn - spiegava Mazzotta - hanno una rete doppia rispetto alla nostra. Credo siano banche gestite benissimo e con una guida di prim'ordine, ma loro il raddoppio l’hanno già fatto. Quando lo faremo anche noi con questi amici si potrà parlare, perché si parlerà dallo stesso piano del palazzo».
Nessuna perifrasi quindi, il concetto è molto chiaro: la Bpm vuole crescere in modo graduale e sostenibile e soprattutto senza sottostare al rischio di “sudditanza” manageriale. Il primo step formale è già in atto, si è già iniziato infatti a vagliare le diverse alternative disponibili, massimo riserbo, per ora, sui nomi dei papabili: «Quando si fa la corte a una ragazza è buona regola non dire niente a nessuno» aveva sussurrato sornione Mazzotta.
L’idea della maxi-aggregazione non ha trovato il sostegno di alcuni colleghi del leader di Bpm, quale ad esmpio Guido Leoni, amministratore delegato della Banca popolare dell’Emilia Romagna, che nei giorni scorsi, nel corso di un’intervista su La Stampa, aveva spiegato che l’ambizioso progetto di una Superpopolare poteva trovare difficoltà di riuscita in quanto il nostro Paese «è composto di tante nazioni, che sono rappresentate dalle regioni. Creare 3-4 grandi gruppi cooperativi è un vantaggio, ma questo non significa integrare quelli di dimensioni maggiori». Il dirigente di Bper aveva poi aggiunto che l’idea della maxi-fusione fondamentalmente «mi lascia perplesso. È difficile pensare a nozze dove si perde il riferimento al “locale” inteso come territorio di servizio. Se dovessimo confluire con Bpm seguirebbero problemi di sede e di governo. Si disperderebbe valore. Ecco perché Bper ha adottato un modello federale».
Intanto la Consob ha reso noto che il 20 aprile la Bpm ha diminuito la partecipazione detenuta, direttamente e indirettamente, nel capitale di Autostrade dal 3,317% del 4 aprile al 3,272%. Dal comunicato risulta inoltre che il 3,271% è detenuto tramite Banca Akros. Infine, si registra la giornata borsistica del titolo della banca di Mazzotta che a Piazza Affari ieri ha chiuso a 10,37 euro, con una variazione di 0,4% rispetto al giorno precedente. Il top intraday è stato pari a 10,53 euro.
[Data pubblicazione: 09/05/2006] "la Padania"
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