Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito L'asse Berlusconi-D'Alema con il placet di Fassino e Prodi.

    Come volevasi dimostrare, l'obiettivo del quadrumvirato Berlusconi/Fassino/D'Alema/Prodi è questo:

    IL RETROSCENA Fassino a Prodi: se il Polo dice no si torna a Massimo La linea decisa dai due capi diessini. Un leader dell'Unione: è una mossa per stoppare Amato
    ROMA — «A questo punto non si può spaccare. Andiamo a vedere»: è stato D'Alema a sciogliere il nodo, è venuto da lui il via libera a Napolitano come candidato dell'Unione per il Colle. Per dire il sospiro di sollievo tirato nel quartier generale di Prodi, basta raccontare che appena il presidente dei Ds ha dato il benestare, c'è stato chi ha nascosto il proprio sorriso dietro una mano, e ha sussurrato a un amico lì vicino: «Vuoi vedere che, invece dei baffetti, al Quirinale avremo un sosia di Umberto di Savoia?». Non è detto. Lo ha fatto capire chiaramente Fassino, che ha chiesto garanzie a Prodi e agli alleati, prima della formalizzazione della candidatura: «Sia chiaro che se il Polo dice no a Napolitano, si torna su D'Alema». Pare sia stato rassicurato, e solo allora Ricky Levi, lo sherpa dell'Unione, ha potuto comunicare a Gianni Letta il nome del senatore a vita diessino. Dall'altro capo del telefono, il braccio destro del Cavaliere si è limitato a un commento senza risposta: «Beh, certamente Napolitano è una personalità illustre». Niente di più.

    Cos'altro poteva aggiungere visto che nel centrodestra si respira più o meno lo stesso clima di sospetti che ammorba l'aria nella maggioranza? Certo il Professore ha qualche guaio in più del Cavaliere. Ieri ha dovuto fronteggiare la controffensiva del leader della Quercia, il quale lo ha messo in guardia dalle ripercussioni che avrebbe sulla struttura del governo e sulla tenuta della maggioranza il siluramento di D'Alema al Quirinale: così salterebbero gli equilibri degli incarichi nell'esecutivo, ha marcato Fassino, alle prese con un problema enorme nei Ds. Il fatto è che la richiesta del Polo di trattare non poteva essere rifiutata, ed era chiaro che accettandola si metteva nel conto il no al presidente della Quercia. Da ieri pomeriggio D'Alema sapeva che, per non venir logorato nella corsa al Colle, avrebbe dovuto fare un passo indietro. L'ha fatto, adottando la tattica di chi si toglie dalla scena per tornarci.

    D'Alema ci crede ancora. «Intanto - come spiega un leader dell'Unione - ha detto sì a Napolitano per sbarrare il passo a Giuliano Amato». Poi, per rilanciarsi, confida che Berlusconi metta il veto sull'ex presidente della Camera. D'altronde il Cavaliere l'ha già annunciato ai suoi ciò che Bossi ha detto in nottata: «Se immaginano di propormi Napolitano, non esiste. Tra un comunista e l'altro, mi fido più di D'Alema». Sarà, ma dopo aver scardinato il catenaccio dell'Unione, il match si è riaperto. Casini, senza curarsi della compattezza della Cdl, è «pronto a riflettere» sulla candidatura del senatore a vita, offrendo così spazio di manovra sull'altra sponda a Rutelli. Non c'è dubbio che il presidente della Margherita è il vero protagonista del disgelo, è lui che ieri mattina - avvicinandosi i passaggi decisivi - ha detto ai suoi di volersi «giocare fino in fondo la partita della vita». Su di lui sono puntati gli occhi dei Ds.
    Dopo il vertice a Palazzo Chigi - in cui il Polo ha proposto all'Unione i nomi di Amato, Dini, Marini e Monti - Casini ha chiamato un dirigente del suo partito per rivelargli i dettagli dell'incontro: «Dovevi vedere come Fassino marcava stretto Rutelli... ». Casini ha cercato di descrivergli l'espressione del leader dei Dl, mentre Fassino si rabbuiava per il fatto che «tra le vostre proposte non ce spazio per un candidato del mio partito». E forse Rutelli avrà sussurrato a Casini il modo in cui il segretario della Quercia - nel vertice seguente con Prodi - ha commentato le proposte del Polo: «C'è una inaccettabile discriminazione contro di noi che non possiamo subire».

    La partita è aperta. C'è Napolitano ma c'è ancora D'Alema. E per verificare che non ci sia anche l'inciucio, ieri mattina a Milano Fini ha affrontato Berlusconi. Seduti negli spogliatoi del Palavobis sulle panchine dei giocatori di basket, il capo di An ha detto al Cavaliere che «va tolta anche l'ombra del sospetto». A Fini non tornavano i conti dopo l'intervista tv in cui Confalonieri tesseva le lodi di D'Alema. «Giuro che non ne sapevo nulla», ha risposto Berlusconi. «Al Quirinale serve un politico», commentava Bossi: «Ma bisogna arrivarci senza equivoci». «Avanti, ragazzi», aggiungeva Casini: «Su D'Alema non si può. Dal Vaticano non fanno altro che dirmi... Ma l'avete letto l'Avvenire?».
    L'Unione avrà pure lanciato Napolitano, ma è sempre del presidente ds che si parla. Ieri l'ha fatto anche Dell'Utri con un esponente del Polo, ma in modo più problematico rispetto al passato: «È giusta l'apertura. Se lui va al Quirinale annienta i centristi dell'Unione, ma qualcosa deve concederla. Non si possono dare voti gratis».

    Francesco Verderami
    08 maggio 2006

  2. #2
    Liberale hayekiano
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    Predefinito

    Ho il sospetto che stiano bellamente strumentalizzando Napolitano per costringere Berlusconi a uscire allo scoperto su D'Alema.
    Bello schifo.
    Il liberalismo è la suprema generosità.

  3. #3
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Ortega
    Ho il sospetto che stiano bellamente strumentalizzando Napolitano per costringere Berlusconi a uscire allo scoperto su D'Alema.
    Bello schifo.

    No pare non stia andando così.
    Ieri c'è anche stato un discorso di D'Alema ai parlamentari dell'Ulivo che pare abbia commosso tutti (sigh!) per lealtà...
    Nun pare ma c'hanno un core tenero 'sti comunisti!
    In questi anni su D'Alema (meglio noto come Spezzaferro o come quello che definì Prodi e Veltroni due ignobili lombrichi, o quuello che operò per liberarsi di Prodi e Cofferati - due scomodi "competitors" - mandamdo uno a Bruxelles e l'altro a Bologna o quello che operò per legittimare Berlusconi - uno plurinquisito - come padre fondatore della Repubblica, con la bicamerale, etc, etc, etc,...) abbiamo sofferto di allucinazioni...

 

 

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