con un giorno di ritardo....
Il 9 Maggio 2006, è il 28° anniversario dell'abominevole delitto portato verso un uomo che ha fatto della sua vita una lotta continua. Il suo nome era Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come
"Peppino", un rivoluzionario troncato nel fiore dei suoi anni e della sua feroce rivolta contro le ingiustizie. Soffriva sin dall'infanzia la presenza della feccia nel suo paese, Cinisi in Sicilia. Suo padre era parte integrante di quella feccia, parte della Mafia. Parte di un organo che da sempre devasta insieme alle istituzioni clericali il progresso tecnologico e culturale del sud Italia. Si oppose fin da allora a quell'oppressione tanto evidente e sulla quale tutti sorvolavano. Non voleva accettare di convivere con tutti quei crimini che avvenivano sotto al naso di tutti senza che nessuno se ne occupasse denunciandoli. Aveva deciso di portare avanti una sua guerra contro di loro, rendendo pubblica ogni azione illegale. Rinuncerà a tutto pur di portare avanti il suo scopo, pur di ottenere risultati. Perfino alla sua famiglia. Comizi, Propaganda, Volantinaggio, Manifestazioni e quant’ altro erano all'ordine del giorno per quel sognatore, per uno dei pochi veri ribelli della storia italiana. Parlava senza mezzi termini, non si lasciava intimidire. Peppino continuava orgoglioso la sua campagna. Cercava di divulgare la sua visione superiore della società attraverso ogni mezzo che poteva reperire. Fondò una radio (Radio Aut) tramite la quale trasmetteva musica e informazioni date sotto forma di satira. "Li voglio controllare da vicino..." dichiarò candidandosi alle elezioni di Cinisi, e probabilmente fu lì l'errore di Giuseppe Impastato. O almeno fu lì che Peppino varcò il limite. Non gli permisero di salire al potere dove probabilmente avrebbe potuto seriamente apportare a quella corrotta fusione tra democristiani e mafiosi una rivoluzionaria modifica. Lo fermarono con l'unico metodo a disposizione del sotto-proletariato di allora e di adesso: la violenza. Quella fatidica notte tra l'8 maggio e il 9 maggio si consumò un efferato omicidio di un ragazzo fuori dal comune, saltato in aria insieme a tutte le sue battaglie. Solo i resti furono trovati del suo corpo, tranciato come i binari sui quali era stato riposto insieme a potenti esplosivi. L'avevano ucciso. Peppino Impastato la voce di Radio Aut, il leader di tutti i giovani che avevano deciso di seguirlo in quella campagna contro la malavita organizzata. Lo stato, i giornali diedero la notizia. Non furono chiari, assolutamente. Non chiarirono i fattori che portarono la morte del giovane politico e si oscurarono totalmente sette giorni dopo, data della morte dell' "onorevole" Aldo Moro. Fu come se quel ragazzo non fosse mai esistito oltre che a Cinisi. Le sue parole forti e profonde si erano cancellate, estinte. Peppino Impastato, un visionario che sfidato lo sporco potere per tentare di raggiungere una realtà che ormai è talmente lontana da poter essere considerata un utopia. L'Utopia di mettere fine alla prepotenza della mala che distrugge sogni e deflora cuori disarmandoli con la forza e con la prepotenza. Di Peppino non rimaneva niente in quei giorni, il suo delitto restava impunito. Si parlava di Aldo Moro, anche lui immischiato nel gioco della corruzione che era, ed è, tanto di moda in Italia, ma si lasciava a poche righe la vicenda di Impastato. Di un ragazzo che si era messo in prima linea in contrasto totale contro il marcio sistema non si parlava più. Si parlava di chi contribuiva ad inquinarlo sempre di più. Dei suoi ideali, della sua forza e del suo sogno si era persa ogni traccia. Un sacrificio vano. Un sacrificio vanificato allora e che si continua a vanificare tutt'ora. Nessuno ha più il coraggio di opporsi alla mafia; alla camorra; ai mafiosi al governo! Nessuno! Stiamo qui al sicuro, convivendo con il peggio dell'umanità senza ribellarci, contribuendo a rendere inutle il sacrificio di quel grande uomo. Ma si sa, lo stato italiano è fatto così, tende a omaggiare il fango rendendolo oro e viceversa. In nome di Giuseppe "Peppino" Impastato impegniamoci a denunciare le ingiustizie e i soprusi senza paura. Ricordiamoci di lui e lasciamoci alle spalle fasulli paladini di una finta putrefatta giustizia. Non lasciamo che il suo grido disperato raggiunga almeno idealmente i suoi nobili obiettivi, senza lasciarlo soffocare dall'iniquità di questo paese. Lasciamo levare alti i canti di Giuseppe Impastato, lasciamo che essi riescano ad aprire il cuore ad altri uomini che magari ispirati dal suo coraggio e dalla sua intraprendenza tentino sinceramente di impegnarsi contro l'invivibile società odierna. Non lasciamolo soffocare diamo aria alle sue idee e la meritata libertà alla quale Impastato mirava con tanta devozione. Che altri dieci o cento Impastato popolino questo universo.
Dal mondo degli ideali è tutto, linea alla bieca realtà.




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