Fonte: Il Romanista

Da oggi siamo tutti più liberi

di Riccardo Luna

Da oggi ognuno è più libero. Da oggi il calcio è più libero. Franco Carraro è caduto, si è dimesso, si è scollato da quella maledetta poltrona che gli era stata affidata, per l’ennesima volta, dal 94 per cento degli elettori del pallone un anno e mezzo fa. Tutti a parlarne male, allora come oggi, ma poi lo votavano sempre, chissà perché. Anzi, ora è chiarissimo perché. Perché era il garante di un sistema malato.
Ma finalmente Carraro non c’è più. E’ caduto alle 16.47 dell’8 maggio 2006, nell’esatto giorno e nell’esatto minuto della vittoria del secondo scudetto della Roma. E questo per noi rende l’evento ancora più speciale. Quasi magico. Allora era il 1983. Era la Roma di Dino Viola, di Falcao e Di Bartolomei, e lui, Carraro, già comandava il calcio italiano da un lustro. Mentre Moggi, l’ex vice capostazione Moggi Luciano, era all’inizio di una carriera inquietante che solo oggi sembra avviata ad un rovinoso tramonto. E COSÌ È durato appena tre giorni il maldestro tentativo del presidente federale di separare le sue responsabilità, almeno morali, da quelle della combriccola guidata dal direttore generale della Juve. «Saremo rigorosi e rapidi nel punire i responsabili» aveva promesso nella conferenza stampa convocata in tutta fretta per salvarsi la poltrona. Ma il responsabile numero uno dello sfascio del nostro calcio è proprio lui. La rapidità e il rigore delle sue dimissioni sono l’unica promessa che ha davvero mantenuto.
Quando era sindaco di Roma, attese che mezza giunta fosse a Regina Coeli prima farsi da parte. Stavolta gli è bastato il sinistro tintinnio di manette che si ode in lontananza da Napoli. E’ questione di giorni per sapere a chi sono dirette.
Proprio ieri avevamo pubblicamente ribadito la richiesta che Carraro si dimettesse o, in alternativa, che fosse il presidente del Coni Petrucci a mandarlo a casa. E siamo contenti che proprio in un pranzo con il numero uno dello sport, Carraro abbia capito che la sua posizione era indifendibile. Come poteva legittimamente sostenere di non sapere cosa si celasse nei rapporti fra Moggi e la Gea? Come poteva credibilmente difendersi dall’accusa di essere il garante di un matrimonio di interessi fra l’alta finanza romana e i padroni del pallone di Juve e Milan? Come poteva ragionevolmente uscire dal dilemma se passare da perfetto idiota, per usare la definizione uscita dalle intercettazioni, o silente complice?
Con le dimissioni Carraro si è chiamato fuori dal tiro a segno e ha scelto la prima opzione: complice no, non abbiamo mai infranto le regole, ha scritto nella lettera ufficiale che accompagna la sua uscita di scena. Al limite un po’ fesso, visto cosa gli combinavano sotto il naso. Lo diranno le indagini se questa versione è vera o se si tratta dell’ennesima verità di comodo. Intanto, così facendo, l’ex presidente ha evitato l’onta del commissariamento con la speranza neanche troppo recondita di rientrare in pista con un altro incarico: capo delegazione dell’Italia ai Mondiali, e magari anche responsabile della candidatura degli Europei del 2012. Conoscendo il personaggio non si può escludere nulla. E’ un maestro delle porte girevoli. Ma stavolta il trucco non gli riuscirà.
Già oggi si respira un’aria nuova. Abbiamo l’occasione per cambiare tutto, per cominciare una nuova era. Per questo, mentre attendiamo che la magistratura accerti i fatti e punisca i resposabili, diciamo che dopo il licenziamento in diretta di Moggi e Giraudo da parte della famiglia Agnelli, e dopo le dimissioni di Carraro, il prossimo a fare un passo indietro dovrà essere Adriano Galliani, per ora non sfiorato dalle intercettazioni dello scandalo, è vero, ma portatore di un colossale conflitto di interessi che solo la miopia dei presidenti dei cluib poteva non notare. Eleggerlo presidente di Lega, rappresentante di tutti i club di A e B, fu un errore al quale nessuno si sottrasse. E’ ora di rimediare.
Per il futuro sento parlare di Rivera e Baldini, Zoff o Collina. Ma non è il momento di avanzare candidature. E’ già bello sapere che forse le prossime elezioni della Federcalcio saranno davvero libere e le vincerà chi avrà dimostrato di amare di più questo sport e di dare più garanzie per mantenerlo al riparo da rapacità e inganni.
Intanto il terremoto andrà avanti. L’epicentro si è spostato a Napoli ma si fa sentire ovunque. Nelle redazioni di giornali e tv tutti si sono scoperti moralisti. Ci voleva una faccia di bronzo senza limiti per ripresentarsi a condurre "il Processo del lunedì" dopo quello che era emerso, fra orologi milionari e moviole addomesticate da Moggi. Beh quella faccia è esattamente la faccia di Aldo Biscardi, lo sapevamo. Speriamo che nel calcio un giorno si possa fare a meno di certi insulsi teatrini.
Infine la Fifa ha già capito che De Santis non sarà il nostro arbitro ai Mondiali e gli ha affiancato Rosetti: ma siete proprio sicuri che anche il fischietto di Torino non compaia nelle intercettazioni di Napoli?
Come dicevano in Francia, quasi quaranta anni fa: avanti ragazzi, non è che l’inizio.