
Originariamente Scritto da
MrBojangles
Fra le opere di misericordia di Santa Romana Chiesa, c’è quella di visitare i carcerati.
Ma qui forse si esagera.
Da quando Previti è associato al carcere di Rebibbia, braccio G16, l’hanno visitato nell’ordine:
- i sen. Pera e Guzzanti,
- gli on. Cicchitto, Bondi, Pecorella, Tajani, Lainati, Craxi (figlia), Gardini, Cantoni, Giro, Simeone, Marini, Jannarilli, Cicolani, Barelli, Antoniozzi,
- i sottosegretari Santelli, Grillo e Di Virgilio,
- il consigliere regionale Sammarco,
- il caposegreteria del Cavaliere, Valentini,
E l’on. Cirino Pomicino in veste di cicerone: lui conosce la strada.
Nessuno dei visitatori è stato trattenuto per accertamenti: li han fatti uscire tutti.
A scanso di equivoci, il Cavalier Mandante ha preferito limitarsi a un telegramma.
In carcere sai quando entri, ma non sai quando esci.
«Ci vediamo martedì a casa», ha mandato a dire.
Mentre trasloca da Palazzo Chigi, aspira a una nuova occupazione: quella di grimaldello.
La scena è avvincente: un premier in carica scrive a un galeotto dandogli appuntamento ai domiciliari per il tè delle 5.
E, già che c’è, minaccia di non pagare le tasse se va al Quirinale chi non gli garba.
Minaccia spuntata, come se Moggi minacciasse di taroccare le partite.
Le cronache da Rebibbia segnalano un viavai di auto blu da ora di punta.
Il famoso «ingorgo istituzionale».
Centralinisti costretti agli straordinari, il direttore che smista il traffico, organizza turni all’ingresso e all’uscita, manca poco che distribuisca i numeretti come al pronto soccorso.
La madre di un condannato a 5 anni ricorda allibita che il figlio la pena l’ha trascorsa tutta in carcere: si fosse mai fatto vivo un consigliere circoscrizionale.
Fuori dal penitenziario, postazioni fisse radio-tv per raccogliere ogni sospiro dell’illustre («Non c’è Sky»), ogni lacrima dei pellegrini in visita al nuovo Gramsci, al Silvio Pellico redivivo.
Fini, sempre spiritoso, intima alla sinistra di «chiedere scusa» per aver parlato di «leggi ad personam», mentre «noi non abbiamo favorito nessuno e il caso Previti lo dimostra».
In realtà il caso Previti dimostra proprio il contrario, visto che i domiciliari arriveranno proprio per la legge ex Cirielli, votata apposta per lui ed espressamente invocata dai suoi avvocati.
Ma la detenzione del noto galantuomo suscita viva commozione anche in vasti settori dell’Unione.
L’Udeur ha preannunciato l’invio a Rebibbia di una delegazione degna del suo rango: i capigruppo di Camera e Senato, Fabris e Cusumano.
Il direttore di Liberazione, organo del partito del presidente della Camera, propone di «salvare Previti con una legge ad personam: l’amnistia».
Il dl Pierluigi Mantini garantisce che «Previti ha diritto a pieno titolo ai domiciliari» e che la vicenda «aiuta a voltar pagina sulla giustizia e ad aprire il dialogo in Parlamento».
(infatti Previti vorrebbe un dibattito sulle sue dimissioni, seguito da un voto della Camera pro o contro la sentenza definitiva: roba da golpe)
Il rosapugnista Salvatore Buglio, ex ds, già autore di un’interrogazione contro i giudici di Torino che osavano occuparsi della sua Juventus, elogia Previti perché, «a differenza di altri imputati eccellenti che sono fuggiti, ha affrontato il processo, è stato condannato, si è costituito, si è dimesso da parlamentare», insomma «il presunto “mostro” si è comportato lealmente.
Mi auguro che, considerata l'età e il comportamento corretto, la pena venga espiata con la detenzione domiciliare».
Anche l'on.prof.avv. Vincenzo Siniscalchi dei Ds auspica gli arresti domiciliari col decisivo argomento che «Previti non ha evitato la carcerazione».
Siamo così mal ridotti che il fatto che un ex ministro e parlamentare in carica non si dia alla latitanza è già un comportamento «leale e corretto», merito così alto e nobile da imporne l’immediata scarcerazione.
Nella casta degli intoccabili tale è il disprezzo per i comuni mortali da far dimenticare che Previti ha corrotto un giudice in cambio di 21 miliardi, e che nelle patrie galere sono detenute quasi 60mila persone che, se sono lì, è perché «non hanno evitato la carcerazione», «non sono fuggite», eppure nessuno si sogna di scarcerarli tutti o di aprirci un «dialogo in Parlamento».
Se chi va in carcere deve per ciò stesso uscirne, chi deve andare in carcere?
Chi è fuggito e non si trova più?
E con chi bisogna dialogare sulla giustizia: con chi la comprava un tanto al chilo?
Pare una commedia di Ionesco.
A questo punto, come propongono Paolo Rossi e Oliviero Beha, tanto vale candidare Moggi al Quirinale: è il migliore interprete della Costituzione materiale di questo bel Paese.
Greetings from Impunitalia ...