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    Predefinito Gran Bretagna e Impero Ottomano

    Di Edon Qesari

    Storia di una amicizia e del suo tramonto. Con questa tesi mi pongo l'obiettivo di analizzare sotto un profilo storico la fine dell’alleanza anglo-ottomana, una delle più potenti nell’Europa ottocentesca, la caduta della quale spinse i due ex-alleati a trasformarsi in acerrimi nemici durante la Prima Guerra Mondiale.

    Poco trattato dalla pubblicistica storica, il fallimento di tale alleanza ha avuto un piccolo o nullo spazio nella letteratura monografica italiana. Questo è un primo tentativo di approfondimento della tematica.

    Nello scenario post-napoleonico del Congresso di Vienna (1815), i rapporti fra le Grandi Potenze europee vennero costruiti su una molteplicità di alleanze. Una fra queste, forse quella più longeva, fu quella fra il governo di Sua Maestà britannica e i sultani di Costantinopoli.

    Le due potenze avevano un nemico comune: la Russia zarista. Le ambizioni dello zar verso l' Asia Centrale e l'atteggiamento ambiguo nei confronti del Medio Oriente preoccupavano la Gran Bretagna, particolarmente interessata a quei territori. Era ovvio che la presenza di un rivale in Asia avrebbe spinto Londra a reagire. A sua volta, anche l’Impero Ottomano aveva rapporti conflittuali con la Russia e quando tali attriti si spinsero fino a veri e propri scontri bellici, Londra non mancò di concedere il suo appoggio ai sultani.

    L’Impero Ottomano era cambiato: la crisi economica e il mal governo ne avevano intaccato la forza. La Gran Bretagna tentò a lungo di mantenerlo in vita, aiutandolo diplomaticamente e militarmente in almeno due grandi crisi con lo Zar (1856 e 1878). Tuttavia, in seguito al Congresso di Berlino del 1878, i rapporti cominciarono a cambiare.

    Un congelamento delle relazioni diplomatiche portò Londra e Costantinopoli a trovarsi su fronti contrapposti alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Le cause sono diverse, ma non sempre chiare. Cambiamenti di ordine geopolitico, miglioramenti nei rapporti fra Russia e Gran Bretagna, modifiche delle strategie diplomatiche di Londra e Costantinopoli, distrussero una delle più salde alleanze dell’Ottocento.

    PDF: http://www.osservatoriobalcani.org/f...r/download/463

    Osservatorio sui Balcani - Gran Bretagna e Impero Ottomano: gli anni del gelo diplomatico (1878-1914)


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    La Turchia in Europa? Perchè Washington insiste tanto

    di Andrea Gilli


    Se l’era Obama si è aperta con una serie di radicali svolte in politica estera (dall’Iran a Cuba, dall’Afghanistan al Venezuela), su alcune questioni la Casa Bianca non ha deciso di modificare il corso precedente. Una di queste è la Turchia e il suo rapporto con l’Unione Europea.

    Nella sua recente visita in Europa, il presidente americano ha sollecitato l’EU a far entrare la Turchia nell’Unione Europea.

    Il fronte europeo è abbastanza scomposto su questo tema. I pro-americani laici sono favorevoli e credono, non si capisce bene su quali basi, che se la Turchia entrasse in Europa, il Paese rafforzerebbe la sua laicizzazione – e in questa maniera scongiureremmo possibili problemi futuri.

    Dall’altra parte, i pro-americani religiosi, si dimenticano per una volta il loro sostegno a Washington e dicono che mai la Turchia entrerà nell’UE. La sua religione islamica, a loro dire, sarebbe in contraddizione con i nostri valori e dunque Ankara favorirebbe l’islamizzazione dell’Europa. Come mai costoro non si oppongano, con altrettanta forza, ad eventuali ingressi nell’UE di paesi con significative minoranze islamiche quali Bosnia, Albania o Macedonia non è facile capirlo.

    Poi vi sono gli anti-americani cosmopoliti. Per costoro, pur opponendosi alle presunte politiche discriminatorie e unilaterali americane, la posizione della Casa Bianca è saggia. Nella loro ottica, l’UE sarebbe un tentativo embrionale di emancipare la società civile globale. Dunque l’UE avrebbe una sorta di dovere morale ad espandersi a dismisura per risvegliare e illuminare tutti i popoli del mondo: l’allargamento alla Turchia sarebbe dunque una normale evoluzione di questo processo. Come mai molti di costoro si oppongano all’ingresso di Israele nell’UE rimane un mistero dal vago sapore contraddittorio.

    Infine, vi sono gli anti-americani geopolitici i quali sostengono che l’Europa non dovrebbe farsi dettare il suo percorso dall’America e soprattutto che la Turchia è un Paese allineato a Washington – dunque il suo ingresso nell’UE equivarrebbe a far entrare il famoso cavallo attraverso le porte della città di Troia. Rimane da capire, in primo luogo, quanto sia realmente allineato a Washington un Paese come la Turchia, che negli ultimi 7 anni è cambiato alla radice. Senza contare poi, che se un cavallo c’è stato, quello è rappresentato dall’ingresso della Gran Bretagna (1973) prima, e dell’Est Europa (2004) poi.

    In questo articolo non sposiamo nessuna di queste posizioni. Piuttosto ci preme sottolineare le ragioni americane. L’America, seppur scossa da una gravissima crisi economica, finanziaria, sociale e culturale, rimane il Paese più forte al mondo. Sotto tutti gli indicatori, dalla produzione industriale al reddito pro-capite, dalle capacità militari alle dotazioni naturali, Washington rimane in vetta.

    Negli ultimi anni, però, la sua corsa ha osservato, attraverso lo specchietto retrovisore, l’arrivo di numerosi contendenti. Attori che non possono mirare a prendere il posto dell’America negli affari mondiali, ma che possono rubarle la scena nei vari campi regionali. La Russia in Asia Centrale e nel Caucaso, l’Iran in Medio Oriente, il Brasile in Sud America, la Cina in Asia e in Africa.

    L’Europa, parallelamente, ha osservato una rapida accelerazione del suo processo di integrazione. Nel 1992 nasceva la moneta unica, nel 2002 entrava nei portafogli dei cittadini, nel 2009 la Banca Centrale Europea dimostra di essere il più saggio organismo monetario del pianeta. Nel 1998 Blair e Chirac si incontravano a Saint-Malo per discutere di politica di sicurezza europea, nel 2008, l’Unione Europea è in grado di portare a termine missioni militari indipendenti in Chad, Congo, Macedonia e addirittura intervenire in Somalia.

    Il cammino europeo è certo lento e tortuoso, ma è un cammino sicuro e vincente. Se la Turchia entrerà in Europa, Washington continuerà a confrontarsi con un’istituzione internazionale debole e tanti stati di medie dimensioni nel panorama internazionale. L’ingresso della Turchia infatti scombussolerà le carte di tutti i delicati equilibri europei, determinerà un forte shock istituzionale e rallenterà (ma forse è giusto dire ucciderà) le speranze di creare uno stato unico in Europa. Lo shock causato dal recente allargamento all’Est Europeo docet. Senza contare quanto dirompente sarà la presenza di interessi economici, strategici e politici così divergenti: Germania e Francia hanno avuto bisogno di cinquant’anni per trovare un assetto stabile alla loro rapporto. Si pensi quanto ci vorrà per trovare la “quadra” tra la Turchia e l’Europa continentale.

    Dall’altro canto, se la Turchia non entrerà in Europa, è più facile pensare che il cammino europeo si concluda con la costruzione di un’entità quanto più vicina ad uno stato moderno. Uno stato, inoltre, con 420 milioni di persone, il più grande mercato interno mondiale, la seconda industria della difesa al mondo, la seconda valuta internazionale di riferimento e così via. Uno stato forte, insomma. Con il quale Washington non ha alcun interesse a volersi confrontare, specie nel momento nel quale altri stati “forti” (Cina, Russia, India, Brasile) si affacciano sulla scena mondiale.

    A chi guarda con scetticismo questa interpretazione si può porre un semplice quesito. Se l’Europa spingesse per far entrare il Messico negli Stati Uniti, al di là dell’ovvia risposta che giungerebbe da Washington, bisognerebbe interrogarsi sulle sue motivazioni. Favorire l’integrazione del Messico con gli Stati Uniti o, più verosimilmente, dare una bella gatta da pelare a Washington che così, anzichè occuparsi degli affari mondiale, sarebbe costretta a risolvere una sfida interna di portata mastodontica.

    In definitiva, i presidenti cambiano, gli interessi dei Paesi restano. E l’interesse degli Stati Uniti continua ad essere un’Europa divisa incapace di svolgere un ruolo di primo piano a livello internazionale.

    La Turchia in Europa? Perchè Washington insiste tanto | Epistemes.org


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    Romania e Turchia, sguardi attraverso il Mar Nero

    di Mihaela Iordache


    I legami tra Romania e Turchia? Dal crollo del comunismo sono stati migliaia i piccoli commercianti rumeni che hanno sbarcato il lunario acquistando beni contraffatti ad Istanbul e rivendendoli in Patria … Ma le relazioni tra i due Paesi sono anche altro. Le aziende miste rumeno – turche che operano in Romania sono 9100 e la Turchia è stata fra i più forti sostenitori dell'ingresso nella NATO del vicino balcanico.
    Costa del Mar Nero
    Unione Europea, sogno di molti Paesi. Tra questi la Romania e la Turchia. Se la Romania si sente molto vicina al grande evento (l'adesione è prevista per il 1 gennaio 2007), per la Turchia il cammino è ancora lungo. La Romania sa benissimo cosa vuol dire aspettare e soprattutto cosa significa rispettare le richieste europee in materia di riforme strutturali, diritti dell'uomo, libertà di espressione o diritti delle minoranze (in Romania si contano diciotto minoranze nazionali, tutte rappresentate nel Parlamento).

    Il comune affacciarsi sul Mar Nero e la storia avvicinano (o in alcuni casi allontanano) i due Paesi. Forti relazioni vi sono dai tempi dell'Impero ottomano quando il Paese dei Carpazi ebbe rapporti con i turchi, riuscendo però a conservare nei secoli una sostanziale autonomia e indipendenza fino ad oggi.

    Dopo quarant'anni di anticamera la Turchia, quasi 70 milioni di abitanti, è riuscita ad ottenere il semaforo verde per iniziare i negoziati il prossimo 3 ottobre 2005. La Romania invece, 22 milioni di abitanti, si avvicina all'adesione, prevista per il 1 gennaio 2007 in tandem con la Bulgaria. Questo se otterrà risultati positivi soprattutto in tre campi ancora delicati: le riforme strutturali, l'indipendenza della magistratura dal potere politico ed infine la lotta alla corruzione.

    Rispetto ai Paesi entrati nell'Unione al recente e massiccio allargamento del 1 maggio 2004 Romania, Bulgaria e Turchia hanno più difficoltà economiche. Secondo uno recente studio realizzato dalla Commissione Europea, il PIL pro capite in questi tre Paesi è di un terzo inferiore a quello dei 15 Paesi membri UE prima dell'ultimo allargamento.

    I rapporti economici romeno-turchi si sono amplificati dopo la caduta del regime comunista, anche a favore dei piccoli commercianti. All'improvviso, molti romeni, angustiati dalle difficoltà della transizione hanno visto nella città di Istanbul e soprattutto nel Gran Bazar o nei negozi intorno all'Università la loro "salvezza economica". Per mantenere la famiglia, per cominciare a fare fortuna, i romeni non hanno esitato a contrarre prestiti in banca, o a chiedere denaro ad amici e parenti benestanti. Lo scopo era arrivare a Istanbul, la città diventata la Mecca degli acquisti dei cittadini dei Paesi ex comunisti. E comprare di tutto ma soprattutto abbigliamento.

    Magari poi non sempre dichiaravano gli acquisti alla dogana, approfittando della corruzione dei doganieri turchi, bulgari e romeni. Questo almeno nei primi anni della transizione dal comunismo alla democrazia, quando tutto sembrava possibile. Anche tuttora, a distanza di quindici anni dal crollo del regime comunista, il commercio dei vestiti Made in Turkey continua comunque a dare da mangiare a molti romeni e ovviamente ai turchi che li producono e vendono. Vestiti che si sono venduti bene grazie al prezzo basso e al design italiano copiato con accuratezza dai produttori.

    D'altronde, secondo i dati forniti dall'Associazione romena per la lotta contro la contraffazione, il 60% dei prodotti in vendita sul mercato romeno sono falsi. Dall'olio per il motore della macchina, alle calzature, ai cosmetici di gran marca, ai vestiti di Armani o alle magliette di Prada: si trova di tutto sulle bancarelle nelle città romene così come a Istanbul. Perché in realtà è da lì che spesso provengono. Merci contraffatte, provenienti dalla Turchia, dai Paesi dell'ex spazio sovietico come la Moldavia o dalla lontana Cina finiscono in Romania, fedele consumatrice di questi prodotti, senza esserne anche produttrice.

    Il commercio è quindi un legame forte tra la Turchia e la Romania. Anche se si tratta di commercio fatto con la valigia. E' proprio così che viaggiano questi piccoli commercianti: valigia ed autobus. Ma questi rapporti esistono anche a livello macro. La Romania è il principale partner economico della Turchia nei Balcani ed il secondo nella regione del Mar Nero, dopo la Federazione Russa. In Romania sono registrate più di 9100 società miste romeno-turche con un capitale investito che supera 500 milioni di dollari. Si è investito soprattutto nel settore bancario, industriale, alimentare, elettronico, tessile. Allo stesso tempo, la Turchia occupa il quarto posto come partner commerciale della Romania, dopo Italia, Germania e Francia. Dati che non sono da sottovalutare per capire la dinamica economica dei due Paesi, i loro interessi comuni. Se la Turchia è stata un sostenitore fervente dell'adesione della Romania alla Nato, Bucarest ricambia sostenendo la candidatura del Paese di Ataturk all'Unione Europea.

    Col tempo i romeni sono diventati anche mano d'opera in Turchia, arrivando, secondo varie stime, a quasi due milioni di persone. La Romania stessa ha una minoranza storica di origine turca. Più di 29.000 persone appartengono a questa minoranza , rappresentata anche nel parlamento di Bucarest, come d'altronde tutte le minoranze nazionali della Romania.

    I primi turchi si sarebbero stabiliti sulle terre romene intorno al 1264 nella zona della Dobrugia, nel Sud del Paese, sul Mar Nero. Certamente, gli scambi commerciali e non solo hanno favorito, durante l'Impero ottomano, l'incremento della popolazione turca nelle località vicino al mare. Attualmente gli uomini di affari turchi sono concentrati soprattutto nella capitale Bucarest ma ci sono negozi di abbigliamento o gioiellerie in tutto il Paese dove gli anelli falsi provenienti dalla Bulgaria o gioielli di altre note marche stanno in bella mostra nelle vetrine.

    All'inizio in Romania ha avuto un grande successo il ketch up turco per le patatine, poi il pane, in un secondo momento i vestiti anche di moda "grazie" alle produzioni turche spesso clandestine. Ora vanno bene anche le gioiellerie. Evidentemente il potere d'acquisto dei romeni sta crescendo.

    In vista alle sue aspirazioni europeiste, la Turchia dovrà però fare i conti seriamente con le massicce produzioni di prodotti contraffatti. I due Paesi tra l'altro collaborano già in diversi organismi e programmi riguardanti traffico di esseri umani, prostituzione e traffico di stupefacenti.

    Per rinforzare la sicurezza alle frontiere la Romania ha già introdotto dall'anno scorso visti per Paesi che non fanno parte dall'UE come Turchia, Ucraina, Russia e Serbia. D'altra parte "la Romania ha il dovere di appoggiare la Turchia, Paese che ci ha sempre sostenuto nel processo di integrazione nella Nato", ha dichiarato, l'estate scorsa, il senatore liberale Mircea Ionescu Quintus, dopo una visita ad Ankara ed Istanbul di alcuni parlamentari rumeni. "Perché – ha aggiunto Quintus - la presenza della Turchia nell'Unione Europea completerà l'arco balcanico, assieme a Romania, Bulgaria e Grecia e sarà nel pieno interesse dell'intera Unione Europea".


    Vedi anche:
    La Macedonia e l'integrazione europea della Turchia
    La Turchia nell'UE, cosa ne pensano gli Albanesi

    La Turchia in Europa? Perchè Washington insiste tanto | Epistemes.org


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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    IL GASDOTTO NABUCCO PASSERA' PER LA ROMANIA.


    L’idea di uno dei maggiori progetti energetici dello spazio comunitario è nata nel 2002, a Vienna, durante una messa in scena del “Nabucco” di Verdi, cui erano presenti anche alcuni importanti esponenti di compagnie europee. L’obiettivo del progetto è stato e resta la riduzione della dipendenza energetica dell’Ue dalle forniture di gas russe, visto che un quarto del volume di gas consumato nell’Unione proviene dalla Russia.

    Un passo importante per la continuazione del progetto è stato compiuto lo scorso luglio, ad Ankara, tramite la firma dell’Accordo intergovernativo con cui Austria, Bulgaria, Ungheria, Romania e Turchia si sono impegnate ad assicurare un clima propizio ai potenziali investitori e fornitori. Tramite il gasdotto Nabucco dovrebbero essere trasportati verso l’Ue gas provenienti dall’Asia Centrale, via Turchia e il sud-est Europa, aggirando la Russia. Il gasdotto passerà anche per la Romania, su una distanza di 460 km dei 3.300 complessivi, recando un profitto annuo di un miliardo di euro.

    A seconda della situazione, i gas naturali proverranno dall’Iran, Irak, Azerbaigian, Turkmenistan e Kazachistan. Il Turkmenistan è pronto a fornire gas, mentre l’Azerbaigian ha segnalato un possibile contributo. L’Iran è, inoltre, guardato come possibile fonitore, ma alcuni stati ritengono possibile la sua partecipazione al progetto solo dopo chiarimenti sul suo programma nucleare. In genere, valutano gli esperti, i problemi legati a Nabucco saranno risolti solo tramite il raggiungimento di un equilibrio tra gli elementi politici e quelli economici. Per “controbilanciare” il progetto Nabucco, la Russia ha avviato due progetti concorrenti.

    Il primo, South Stream, lungo 900 km, che attraverserebbe il Mar Nero, ha attirato inclusivamente una parte dei partner del progetto Nabucco- la Turchia e la Slovenia. Con una capacità di 31 miliardi di metri cubi, come Nabucco, il progetto South Stream prevede la costruzione di un gasdotto, che colleghi la Russia all’Italia, Austria e Grecia, aggirando l’Ucraina e la Romania.

    Il secondo progetto, North Stream, sostiene la costruzione di un gasdotto che attraversi il Mar Baltico, capace di trasportare il gas russo verso la Germania, aggirando gli stati dell’Europa Orientale. Una serie di controversie sui costi, sull’efficienza economica e sul valore strategico del progetto Nabucco sembrano ritardare i lavori di costruzione che dovrebbero cominciare nel 2010. Ciononostante, nessuno, nè a Bruxelles, nè a Washington e tantomeno a Bucarest, contesta, oggi, nel contesto di una crisi energetica mondiale, il valore e la necessità del progetto per cui l’Ue ha già deciso un sostegno finanziario di 200 milioni di euro. (Fonte: Radio Romania International)

    Redazioneonline- Osservatorio Internazionale

    IL GASDOTTO NABUCCO PASSERA' PER LA ROMANIA. - Finanza in Chiaro - Editoriali - Notizie - Borsa & Mercati


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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    Rivolta in Moldavia, si sfidano Russia e Romania

    Scritto il 09/4/09


    «La Moldavia si è svegliata», «Vogliamo unirci alla Romania ed entrare in Europa»: questi gli slogan scanditi dalle decine di migliaia di dimostranti che hanno animato la violenta rivolta a Chisinau, capitale della Moldavia, per contestare il voto del 5 aprile favorevole ai comunisti e gradito a Mosca. Manifestanti hanno assaltato il Parlamento e il palazzo presidenziale denunciando il governo per brogli elettorali, mentre il presidente uscente, Vladimir Voronin, ha accusato la Romania di aver fomentato le agitazioni e ha espulso l’ambasciatore rumeno. E’ la seconda volta, dal 1991, che la Romania entra in conflitto con paesi dell’ex Unione Sovietica: al discioglimento dell’Urss, la componente russa della Transnistria combattè contro il neo-esercito moldavo, appoggiato (in modo non dichiarato) da unità militari rumene, fermate a Bender da miliziani russi, contari all’annessione della Transnistria, da allora rimasta di fatto separata dalla Moldavia e posta sotto l’influenza di Mosca.

    «La protesta a Chisinau è iniziata lunedì sera, con una fiaccolata, alla quale hanno partecipato circa 4 mila persone», racconta a “PeaceReporter” Ecaterina Deleu, giornalista del quotidiano moldavo ‘Flux’ (La rete della pace, reportage dal mondo - PeaceReporter). «Martedì mattina, piu di 5-6 mila persone erano in strada. Durante il meeting, davanti al palazzo del governo, nella piazza principale della città, i leader dei partiti d’opposizione hanno firmato un documento con cui dichiarano invalide le elezioni e inaccettabile il risultato. Chiedono nuove elezioni e hanno avvertito il governo che fino a quando non saranno indetti dei nuovi turni elettorali, le proteste non avranno fine».

    Dalle dimostrazioni, l’8 aprile si è passati al vandalismo. Alla fine del meeting, i manifestanti hanno assalito il Parlamento travolgendo la polizia e devastando il palazzo, davanti al quale è stato innalzato un rogo alimentato dai mobili asportati dall’edificio. «Subito dopo – aggiunge Ecaterina Deleu - la folla inferocita ha attraversato la strada principale e si è portata davanti alla residenza del presidente Voronin». Interi piani saccheggiati; negli scontri ci sarebbero stati due morti e un centinaio di feriti, tra cui molti agenti. Dopo circa due ore, le forze di sicurezza hanno ripreso il pieno controllo della capitale moldava, arrestando 193 persone coinvolte nei disordini. Manifestanti sono tuttavia ancora mobilitati: chiedono il rilascio dei fermati e minacciano, in caso contrario, un nuovo assalto al palazzo.

    Nel suo successivo messaggio alla nazione, in serata, il presidente Voronin ha accusato la Romania di aver orchestrato la rivolta, definendola un «tentativo di colpo di Stato», e ha disposto l’espulsione dell’ambasciatore rumeno a Chisinau, Filip Teodorescu, richiamando “per consultazioni” il proprio ambasciatore a Bucarest. «Quando la bandiera romena è stata issata sugli edifici governativi, è divenuto chiaro il tentativo dell’opposizione di attuare un colpo di stato», ha detto Voronin.

    «Questa accusa è una provocazione», tuona il ministero degli esteri rumeno, «indignato» per l’espulsione dell’ambasciatore. «Non è accettabile che il potere comunista di Chisinau trasferisca alla Romania e ai suoi cittadini la responsabilità per i problemi interni in Moldavia». Bucarest ritiene «aberranti» le misure unilaterali tese ad imporre visti ai romeni, annunciate dal presidente moldavo, e annuncia che «la Romania non prenderà simili misure sul personale dell’ambasciata della Moldavia a Bucarest e continuerà a sostenere l’avvicinamento della Moldavia all’Ue, anche attraverso progetti destinati ai giovani che vogliono studiare in Romania, nonchè la partecipazione ad altri progetti europei destinati ai cittadini di questo Paese».

    E mentre l’Europa esprime preoccupazione per gli sviluppi della situazione ma conferma che il voto moldavo favorevole ai comunisti è stato “conforme alle norme” e validato dagli osservatori dell’Osce, alla forte protesta anti-rumena del presidente della Moldavia fa eco la posizione ufficiale di Mosca: secondo una dichiarazione del ministero degli esteri russo, quelli del 5 aprile sono risultati «positivi tanto per il popolo moldavo, quanto per quello russo». Insieme a Washington e al segretario generale dell’Onu, anche il Cremlino invita i moldavi a una pacifica soluzione della crisi, mentre a Bucarest si sono svolte manifestazioni a favore delle proteste a Chisinau.

    Il paese, oggi “Moldova”, era parte della Romania e fu occupato nel 1940 dall’Urss in seguito al Patto Molotov-Ribbentrop; fu poi invaso e devastato dai nazisti e quindi liberato dall’Armata Rossa alla fine della seconda guerra mondiale, entrando a far parte dell’Unione Sovietica. La Moldavia diventò indipendente per la prima volta nella sua storia solo nel 1991, dopo lo smembramento dell’Urss, con l’eccezione della Transnistria, regione orientale al confine con l’Ucraina, lungo il fiume Dnestr, popolata da una maggioranza russofona che, nel 1991, si oppose con le armi al tentativo di annessione moldavo. «Anche se la cosa non è mai stata ammessa ufficialmente – raccontano testimoni della città di Bender – la componente slava che si oppose alle truppe moldave combattè anche contro paracadutisti rumeni, inviati in Transnistria dal governo di Bucarest e sconfitti dalla resistenza russa».

    A porre fine alla crisi, Mosca inviò sul terreno un robusto contingente del proprio esercito, guidato dal generale Alexander Lebed, all’epoca “uomo forte” del Cremlino, incaricato di proteggere l’arsenale strategico e balistico dislocato in Transnistria in epoca sovietica. Arsenale tuttora presidiato da una massiccia presenza militare russa: i “peacekeeper” di Mosca continuano a sigillare i confini della Transnistria, repubblica autoproclamata ma non riconosciuta ufficialmente. La partita politica attualmente in corso in Moldavia ripropone dunque la pericolosa “confrontation” tra Occidente e Russia per il controllo dell’ex Urss, che l’estate scorsa ha indotto la Georgia ad attaccare brutalmente l’Ossezia del Sud, scatenando la decisiva reazione militare di Mosca.

    Rivolta in Moldavia, si sfidano Russia e Romania | LIBRE


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    Gas: la Russia corteggia la Bulgaria per contrastare il progetto Nabucco


    Il premier Vladimir Putin muove altre pedine nella partita del gas e dice che tra Russia e Bulgaria non ci sono divergenze sul gasdotto Southstream.
    Al contrario, un accordo tra Gazprom e l’omologo bulgaro potrebbe essere imminente. Accogliendo a Mosca i vertici di Sofia, fa intendere che i presunti ostacoli dei giorni scorsi – emersi con la mancata partecipazione al vertice internazionale sull’energia – sono superati: “Questi accordi dovrebbero essere preparati e firmati nell’immediato futuro, credo già nel giro di due settimane. Ciò significa che sulla questione non ci sono più disaccordi”. Il progetto Southstream prevede il passaggio sotto il Mar Nero, collegando la Russia alla Bulgaria, per poi diramarsi verso Austria a nord e Grecia e l’Italia a sud. Ma la concorrenza di Nabucco, che vorrebbe aggirare la Russia, resta agguerrita. Progetto sostenuto anche dagli Stati Uniti. Anche qui c‘è bisogno della Bulgaria per la posizione strategica rispetto alle risorse di gas. Il problema resterebbe, tuttavia, su come riempire il gasdotto, visto che la Russia sarebbe tagliata fuori e molti fornitori alternativi hanno già contratti in essere con Mosca. Intanto il Cremlino, come contropartita all’appoggio su Southstream ipotizza un sostegno a Sofia, stavolta economico, per la costruzione di un nuovo impianto nucleare.

    Gas: la Russia corteggia la Bulgaria per contrastare il progetto Nabucco - Gas : notizie, mondo | euronews


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    GAS: ERDOGAN SU NABUCCO, METTERA' LA TURCHIA IN UNA POSIZIONE IMPORTANTE

    13/07/2009 - 13.16


    (IRIS) - ROMA, 13 LUG - Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, il cui paese vuole entrare nell'Unione europea, ha affermato che il gasdotto Nabucco ''mettera' la Turchia in una posizione importante'' a proposito della sicurezza energetica dell'Europa e aiutera' il proprio Paese negli sforzi per aderire alla Ue. Prima della firma, comunque, Erdogan aveva rilevato che ''il lavoro non finisce con firma, al contrario, comincia''. Nabucco, che e' sostenuto dagli Stati Uniti, e' in concorrenza con South Stream, progetto sviluppato dal gigante russo Gazprom e dall'Eni che deve collegare la Russia alla Bulgaria, attraverso il mar nero. Lanciato nel 2002, Nabucco dovrebbe entrare in servizio nel 2014. Il suo costo e' stimato in 7,9 miliardi di euro. Due banche europee sono pronte a finanziare il progetto ma gli analisti hanno dubbi sulla capacita' di riunire i fondi necessari a causa della crisi. L'accordo siglato oggi prevede la costruzione di un gasdotto per trasportare gradualmente fino a 31 miliardi di metri cubi di gas all'anno dall'Asia centrale verso l'Europa, passando per la Turchia e il sud-est dell'Europa. Un quarto del gas naturale utilizzato in Europa proviene attualmente dalla Russia.

    Iris Press - GAS: ERDOGAN SU NABUCCO, METTERA' LA TURCHIA IN UNA POSIZIONE IMPORTANTE


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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    Il presidente sulla Costituzione europea: «Progetto sbagliato, serve una Carta più snella»

    Il cattolico Kaczynski: «Sì alla Turchia nell' Ue»

    Il leader polacco: «Il generale Jaruzelski? Non merita la pensione»


    DAL NOSTRO INVIATO VARSAVIA - Alla chiusura dei lavori del recente vertice europeo dove ha presentato un «piano articolato» per facilitare un compromesso sull' accordo di cooperazione fra Unione Europea e Russia, il presidente Lech Kaczynski era convinto che «la questione fosse chiusa». «Ma la presidenza finlandese - spiega - ha chiesto tempo per riflettere. Spero, comunque, che tutto sarà risolto entro il 21 gennaio». In un' intervista al Corriere il capo di Stato polacco si dice ottimista sul futuro dei rapporti con la Germania, ribadisce il sì all' ingresso della Turchia nell' Unione, conferma i suoi dubbi sull' adozione dell' euro a breve termine e, per quanto riguarda la resa dei conti con il passato comunista, ritiene possibile che il generale Jaruzelski, che nel dicembre del 1981 proclamò in Polonia lo stato di guerra, possa essere degradato e privato della pensione. Per togliere il veto sull' accordo Ue-Russia, voi chiedete la fine dell' embargo russo sulle importazioni di carne polacca? «Abbiamo presentato un piano su cui non voglio entrare in dettaglio. Dico solo che unisce le due questioni, ma non rappresenta una condizione per l' avvio di negoziati fra Bruxelles e Mosca». Quali sono i principali nodi da sciogliere per un miglioramento delle relazioni con la Russia? «C' è un contenzioso storico, come la negazione dei crimini commessi a Katyn e altrove dove vennero trucidati su ordine di Stalin più di 20 mila ufficiali polacchi. Fino a poco fa c' era la controversia della rivoluzione arancione in Ucraina. C' è il problema del gasdotto nel Baltico, ma il fattore principale è di ordine psicologico. Mosca deve capire che il periodo in cui esercitava una forte influenza da queste parti è finito». I contrasti sulla politica energetica non sono da poco. «Il gasdotto potrebbe attraversare i territori polacco e lituano. Costerebbe di meno, si eviterebbero gravi danni ecologici sul Baltico. Come non vedere in una scelta diversa un tentativo di ricattare la Polonia sul piano economico?». La controversia sul gasdotto coinvolge anche la Germania. «I rapporti con Berlino sono improntati a un crescente dinamismo. Il gasdotto interessava in modo particolare all' ex cancelliere Schröder. Anche se la signora Merkel prosegue purtroppo sulla stessa strada, gli ultimi incontri mi fanno guardare con più ottimismo allo sviluppo delle relazioni bilaterali. Restano però da risolvere molti problemi». Qualche nuvola arriva dalle richieste di indennizzo avanzate alla Corte di giustizia europea dalle organizzazioni dei tedeschi espulsi dalla Polonia alla fine della II Guerra Mondiale. «Credo nel buon senso della Corte. Se le rivendicazioni fossero approvate, si scatenerebbe un' ondata di controrivendicazioni. Quand' ero sindaco di Varsavia abbiamo calcolato l' ammontare delle distruzioni causate dai nazisti. Non credo che la politica di reciproche rivendicazioni possa portare a qualcosa di positivo. Un accordo di reciproca rinuncia ad ogni pretesa di indennizzo sarebbe la soluzione migliore». La Polonia è favorevole all' ingresso della Turchia nell' Ue? «Sì, soprattutto dal punto di vista strategico, anche se ci rendiamo conto che il processo di adesione sarà lungo e che le diversità culturali possono costituire un ostacolo». Come vede l' allargamento? «All' ultimo vertice si è parlato delle prospettive di adesione dei Paesi balcanici occidentali a cui la Polonia non ha intenzione di opporsi. Non soltanto della Croazia, che praticamente è pronta, ma anche della Serbia al cui ingresso non siamo contrari. Ma perché la Serbia sì e l' Ucraina no, senza contare Georgia e Moldova? Le opinioni in sede comunitaria sono diverse, ma di quella polacca e lituana non si tiene conto. Se si pianifica una comune politica estera europea, anche la Polonia deve aver voce in capitolo». Come sbloccare l' impasse attorno alla Costituzione europea? «I risultati dei referendum in Francia ed Olanda dimostrano che il progetto non è più valido. Se l' avessi presentato in Parlamento nella versione attuale sarebbe stato bocciato. Ritengo che dovrebbe essere elaborato un nuovo trattato di base, snellito e reso più sintetico». L' adozione dell' euro sarà sottoposta in Polonia a referendum nel 2010. Lei farà campagna per il sì? «Personalmente ho ancora molti dubbi. La Polonia, confrontata con gli standard europei, è un Paese povero. Per sostenere l' euro dovrebbe mantenere un tasso di sviluppo molto oneroso legato a una rigida politica monetaria su cui il governo ha scarsa influenza. C' è poi il rischio, sperimentato anche in Italia, di un rapido aumento dei prezzi. Il tenore di vita dei polacchi è ancora basso e un ulteriore ridimensionamento avrebbe un impatto negativo. Le mie perplessità nascono da queste considerazioni. Se l' euro funzionerà negli altri Paesi sarà introdotto anche in Polonia in modo naturale. L' unico interrogativo è quando». È vero che si vogliono togliere al generale Jaruzelski gradi e pensione? «Molti dei responsabili della legge marziale non solo non sono stati puniti, ma continuano ad usufruire di privilegi, attribuiti loro in epoca comunista, soprattutto di alte pensioni. Il generale a quattro stelle Wojciech Jaruzelski è uno di questi. La sua teoria del male minore, ovvero della necessità di instaurare lo stato di guerra per scongiurare l' invasione sovietica e un conflitto armato, oggi è smentita da dati e documenti che negano l' intenzione di Mosca di intervenire in Polonia. Esiste la possibilità di degradarlo e privarlo della pensione. Per farlo occorrerebbe una legge. Quanto alle responsabilità penali, basterebbe una punizione simbolica, ma una condanna necessita di basi legali che in questo momento non esistono». * * * I gemelli IL PRESIDENTE Lech Kaczynski, 57 anni, è presidente della Polonia dall' ottobre 2005. Patriota e conservatore, polemista e uomo d' azione, è stato ministro della Giustizia, presidente della Corte dei conti, sindaco di Varsavia, segretario di Stato per la sicurezza durante la presidenza Walesa. Sposato, ha una figlia IL PRIMO MINISTRO Lo scorso luglio Lech ha affidato l' incarico di formare il nuovo governo al fratello gemello Jaroslaw (più «anziano» di 45 minuti, con lui nella foto), lo stratega che con la vittoria alle elezioni politiche del settembre 2005 aveva assicurato al partito Legge e Giustizia (fondato nel 2001) la maggioranza in Parlamento

    Scabello Sandro

    Il cattolico Kaczynski: «Sì alla Turchia nell' Ue»


    carlomartello

  9. #9
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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    Karl, troppi articoli!

  10. #10
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    Predefinito Rif: Gran Bretagna e Impero Ottomano

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Karl, troppi articoli!
    La discussione vuole essere una raccolta di articoli d'interesse, in questo caso.

    carlomartello
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