Oggi gli "intellettuali" di sinistra sostengono la sua candidatura, allora ne chiesero le dimissioni
Toni Mirabile
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Ma Giorgio Napolitano è sempre stato un campione per la sinistra? Oppure tutti questi «amorosi sensi», per dirla con il poeta, si stanno sviluppando in questi ultimi giorni, per far fronte evidentemente a interessi di bottega e di potere?
Il sito di Micromega, per esempio, ruvido pensatoio di sinistra diretto da Paolo Flores D’Arcais, oggi sostiene che la decisione del centrosinistra di candidare Napolitano «è un atto di responsabilità». Micromega, ricorda Flores D’Arcais, «non è mai stata tenera con Napolitano. Neppure in occasione della sua nomina a senatore a vita. Non siamo dunque sospettabili di pregiudizi positivi o di tifo da appartenenza se evidenziamo come la sua candidatura rappresenti da parte del centrosinistra la scelta di una persona civilissima, e a cui neppure i partiti dello schieramento avverso hanno mai potuto rimproverare (sia come presidente della Camera che come ministro degli Interni) prevaricazioni o forzature di alcun genere».
Flores D’Arcais ammette di non «essere mai stato tenero», ma dall’esprimere qualche critica a chiedere le dimissioni da un ministero di strada ne passa. Perché andò proprio così. In una infuocata intervista rilasciata al Corriere della Sera del 14 maggio 1998, il direttore di Micromega chiedeva a Napolitano, che allora era ministro dell’Interno nel Governo di Romano Prodi, di dimettersi. E il motivo era la fuga di Licio Gelli, grande capo della loggia massonica P2.
«Ogni democratico, e tanto più ogni democratico di sinistra, non può usare due pesi e due misure. Se Gelli fosse fuggito sotto un governo di centrodestra, la richiesta di dimissioni del ministro degli Interni sarebbe stata, da parte dei democratici di centro, di sinistra, e senza aggettivi, unanime e intrattabile. Salvi e il suo partito lo hanno pure criticato», diceva Flores D’Arcais a Napolitano. E aggiungeva: «la sorveglianza (di Gelli, ndr), cui era preposto esclusivamente il ministro degli Interni, andava avviata in forme ineludibili con molto anticipo, proprio in considerazione delle precedenti fughe di Gelli in Italia e in Svizzera, e della sua potentissima trama di complicità internazionali, note anche ai sassi». Una «disattenzione», tra l’altro, che costò a Napolitano anche una mozione di sfiducia presentata dalla Lega, con Umberto Bossi come primo firmatario.




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