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    Predefinito Chavez :Un Fronte internazionale antiimperialista

    Notiziario del Campo Antimperialista ... 10 maggio 2006 ... http://www.antiimperialista.org

    OLANDA: LIBERTA’ PER BAHAR! http://www.antiimperialista.org/inde...403&Itemid=136
    ITALIA: nuova ondata di arresti nell'area anarchica: http://www.antiimperialista.org/inde...4401&Itemid=68
    COLOMBIA: dal MOVIMENTO BOLIVARIANO: http://www.antiimperialista.org/inde...4400&Itemid=68

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    RESISTENZA (E INTELLIGENZA)

    Isola Polvese, Lago Trasimeno (PG)
    Sabato 5 agosto: arrivi e sistemazioni
    Domenica 6 agosto: IL MISTERO DELLA SINISTRA Da un’dentità spezzata al culto del capitalismo. Un altro orizzonte cercasi - Lunedi 7 agosto: LA FRANCIA CHIAMA Emarginazione, rivolta e proletariato in occidente - Martedi 8 agosto: L’INDUSTRIA DELL’OLOCAUSTO L’uso di una tragedia storica per giustificare il genocidio sionista in Palestina - Mercoledi 9 agosto: QUALE IMPERO? QUALE IMPERIALISMO? Analisi e teorie a confronto - Giovedi 10 agosto: UN FRONTE INTERNAZIONALE ANTIMPERIALISTA «Bisogna battere gli yankees e fare in modo che questo secolo sia il secolo in cui l’impero americano sara’ seppellito» (Chavez)
    Venerdi 11 partenze * Siccome ci sono solo 200 posti disponibili la prenotazione è obbligatoria e deve pervenirci entro e non oltre il 20 luglio. * Il costo giornaliero del soggiorno è di Euro 35 cadauno (comprende pernottamento in stanza d’albergo, colazione, pranzo e cena). * Per informazioni sulle modalità di prenotazione scrivere a : campoantimperialista@tiscali.it
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    ROMPERE L’ASSEDIO

    Roma - venerdì 12 maggio
    Conferenza stampa di

    ALEF ADWAN
    Ministro palestinese per gli Affari dei Rifugiati

    E’ dalle elezioni tenutesi in Palestina a gennaio che Israele, Stati Uniti ed Unione Europea hanno iniziato la loro opera per isolare totalmente il governo che ne è uscito.

    Dopo la decisione di tagliare i fondi, l’Europa ha deciso l’embargo verso i legittimi rappresentanti del popolo palestinese. Particolarmente grave e significativo l’atteggiamento della Francia, che ha recentemente negato il visto sia al Ministro della Pianificazione Samir Abu Eisheh che a Salah El Bardawil, portavoce di Hamas nel Consiglio Legislativo palestinese.

    Insieme ad altre realtà di diversi paesi europei avevamo promosso il tour di Bardawil proprio con lo scopo di porre fine a questo assedio criminale imposto ad un popolo oppresso e privato di qualsiasi diritto.

    In questi ultimi giorni registriamo invece le prime incrinature dell’assedio europeo: mentre la Norvegia ha concesso il visto a El Bardawil, la Svezia ha fatto la stessa cosa con Alef Adwan, Ministro per gli Affari dei Rifugiati ed eletto nelle liste di Hamas, che ha accettato il nostro invito di venire a Roma, venerdì 12 maggio, per incontrare la stampa italiana ed internazionale.

    Successivamente Adwan incontrerà, tra gli altri, la commissione esteri della PDS-Linkspartei presso il parlamento di Berlino.

    Dopo l’intervento dell’amministrazione Usa nei confronti del governo norvegese, che ha però respinto le pressioni di Washington tendenti ad impedire la concessione del visto, abbiamo avuto forti proteste nei confronti della Svezia per il visto ad Adwan sia da parte israeliana (con la convocazione dell’ambasciatore in Israele) che francese.

    E’ questo, dunque, un momento decisivo.

    E’ il momento di rompere l’assedio, di sostenere le ragioni della lotta del popolo palestinese, di dare da subito voce, riconoscimento internazionale ed agibilità politica ai legittimi rappresentanti usciti dalle elezioni democratiche di gennaio.

    Per questo organizziamo la conferenza stampa di venerdì. Per questo chiamiamo tutti coloro che intendono lottare per rompere questo embargo ad unirsi alla protesta, promuovendo e sostenendo tutte le iniziative utili a tale scopo.

    -Campo Antimperialista
    -Comitati Iraq Libero

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    NECROLOGIO

    La mattina del 2 maggio scorso Luca FRISULLO, il padre di Dino, è morto. Luca ci è sempre stato vicino e, finchè ha potuto, ha partecipato a tutte le iniziative promosse dalle varie realtà antimperialiste, comprese varie edizioni del Campo antimperialista. Nonostante negli ultimi tempi fosse molto sofferente, non ha voluto rinunciare a seguire almeno una parte del processo contro i due compagni turchi arrestati a Perugia e si è sempre tenuto informato anche sulla situazione dei compagni italiani coinvolti nella stessa inchiesta. Ci mancherà. (I compagni umbri del Campo Antimperialista)

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    Questo Notiziario contiene:

    1. IL LORO LUTTO E QUELLO NOSTRO
    2. MERDAIO ITALIANO
    3. HAMAS: VIETATO L’INGRESSO NELLA «DEMOCRATICA» EUROPA
    4. ATENE: UN PASSO AVANTI, NON DUE INDIETRO

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    1. IL LORO LUTTO E QUELLO NOSTRO

    «EROE»: I. nelle antiche civilta’; individuo di natura semidivina; dotato di eccezionali virtu’ e autore di gesta leggendarie. II. Estensivamente: chi mostra strordinario valore guerresco o è pronto a sacrificarsi coraggiosamente per un ideale: morire da eore, autore o capace di imprese eccezionali.
    «MERCENARIO»: I. Agg., che serve gli altri per mercede; soldati mercenari, quelli che alla fine del Medioevo e nel Rinascimento servivano chi piu’ pagava combattendo senza passione e senza fede. II. Soldato professionista ingaggiato di solito per singole operazioni di guerra. (Grande dizionario della lingua italiana)

    Il ritorno dei sei soldati italiani ammazzati in Iraq e Afganistan ha scatenato uno tsunami patriottardo in pieno stile fascista. Come nei casi precedenti sono stati descritti come eroi, come simulacri del bene, come paladini della pace. Gli strateghi del dominio —il cui motto e’ lo stesso di Ignazio Da Loyola ai tempi della caccia alle streghe: occorre far credere che il nero sia bianco, e che il bianco sia nero— hanno così sigillato in quelle bare la verita’, la decenza, l’ onesta’ intellettuale da tanto tempo perduta. Non partecipiamo a questa pagliacciata. Le parole sono importanti. Tutti sanno qual’e’ la vera ragione per cui carabinieri, alpini, bersaglieri e compagnia cantando chiedono di partire come ausiliari dei carnefici americani: se hanno un ideale e’ quello di raccimolare un po’ di quattrini. Punto e basta. Solo un imperialismo straccione come quello italiano puo’ presentare i suoi mercenari come anime pie, dipingendo le perlustrazioni armate a Nassiryia, a Kabul, a Herat come fossero marce della pace Perugia-Assisi. L’asfissiante propaganda di regime indica quanto esso disperatamente tenti di annichilire, con la verita’, il senso comune. In questo contesto riecco l’untore Magdi Allam che se la prende con noi. Sentiamo:

    «Ma il terrore non è mai pacifista»

    «Si può essere contemporaneamente terroristi e pacifisti? Sembrerebbe di sì leggendo su Alias, il supplemento del Manifesto, la presentazione del film di Lina Makboul Leila Khaled, The hijacker.Una versione elogiativa della storia della terrorista del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, diventata celebre per la sua partecipazione, il 29 agosto 1969, al dirottamento di un aereo della Twa in volo da Roma ad Atene, costretto ad atterrare a Damasco e lì fatto esplodere. «Ritratto della prima terrorista pacifista », titola Alias.
    Una contraddizione in termini emblematica del nichilismo che s’infiltra sempre più nella nostra vita. Al punto che la vita e la morte assumono identica valenza. Una deriva etica che ha visto i ben più cinici militanti di Campo Antimperialista equiparare i terroristi suicidi islamici ai «martiri della guerra di Liberazione ». Leggete l’omaggio reso il 4 dicembre 2005, nel loro Notiziario in Internet, a Muriel Degauque, cittadina belga convertita all’islam che si è fatta esplodere il 9 novembre 2005 in Iraq. Solo toccando il fondo del relativismo valoriale si comprende quanto sia grave l’equiparazione tra il terrorismo e la resistenza, ormai accreditata da settori influenti della magistratura, della politica e dell’informazione.
    Nel contesto di un revisionismo storico e del negazionismo della realtà aggressiva, non reattiva, della guerra globalizzata del terrorismo islamico. Che fine farà questo Occidente, corteggiando il terrorismo che ha portato alla rovina i palestinesi e vorrebbe trascinare nel baratro iracheni e afghani?»
    (Dal Corriere della Sera del 7 maggio 2006. Rubrica: LE IDEE DEL SABATO)

    Magdi Allam deve essersi fatto una Pera. Nulla ci e’ piu’ lontano del cosiddetto «relativismo o nichilismo valoriale». Non poniamo infatti alcun un segno di equivalenza tra la violenza concentrata degli imperialisti coalizzati e le resistenze dei popoli che non accettano di sottomettersi. Noi siamo dalla parte di questi ultimi e, con buona pace di una certa sinistra con la spocchia, incondizionatamente. Come puo’ essere nichilista chi, come noi, si ostina ad utilizzare come concetti chiave quelli di popoli oppressi e oppressori? Come possiamo essere relativisti se non perdiamo occasione per ribadire la nostra solidarieta’ ai primi? Ne’ pensiamo, come Allam ci ascrive, che la vita umana non abbia valore. La vita non e‘ solo un mero percorso biologico. Essa assume valore in quanto l’uomo e’ un essere sociale e si dota, appunto, di principi etici, di una morale, cercando la propria liberta’ nel rispetto del bene comune. Ora si da il caso che il sistema imperialistico, per difendere l’opulenza e il benessere di una minoranza, saccheggia la maggior parte dei popoli, fa marcire miliardi di esseri umani in condizioni disumane. Li priva di liberta’ e speranza, riducendo la loro vita, appunto, in un penoso percorso biologico. Terroristi senza pieta’ ne’ valori sono coloro che pur di difendere questo vergognoso stato di cose sferrano guerre, bombardano, annichiliscono intere nazioni privandole della loro sovranita’, inviano truppe d’occupazione, torturano, e poi manipolano cinicamente la loro opinione pubblica. Sono quindi eroi coloro che pur di distruggere lo stato di cose presenti giungono fino all’estremo sacrificio di dare la vita per contrastare il mostro del neonazismo, sia esso a stelle e striscie o mascherato con la stella di (Golia). Non e’ che gli Eroi amino la morte. E’ che nella agghiacciante sproporzione di mezzi che caratterizza la guerra in atto, non resta loro che fare del proprio corpo un’arma, prima ancora che per terrorizzare il Moloch imperiale per impedire che il proprio popolo resti in ginocchio.

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    2. MERDAIO ITALIANO

    Tanti hanno votato per la coalizione di Prodi illudendosi che così votando avrebbero cacciato Berlusconi. Prodi, in effetti, ha vinto, ma il Cavaliere e’ ancora lì ma quel che e’ peggio e’ che l’Unione non uscira’ dal solco da lui tracciato. Se la politica estera e’ la cartina di tornasole per capire l’orientamento di un governo, nulla poteva essere piu’ istruttivo di quanto e’ accaduto al ricevimento organizzato dall’ambasciatore israeliano Ehud Gol nel 58. anniversario della Nakhba, ovvero della disgraziata nascita dello stato di Israele. Lasciatisi alle spalle mesi di furiose polemiche Prodi e Berlusconi non hanno esitato a riappacificarsi. Se Prodi ha detto che «Siamo stati già al governo e i rapporti tra Italia e Israele sono sempre stati forti. Procederanno così anche in futuro». Berlusconi ha significativamente chiosato: «L'Italia del centrodestra e del centrosinistra saranno sempre a fianco di Israele come un baluardo a difesa della sua democrazia e libertà». Berlusconi ha poi affermato che andrà avanti su questa strada «in sintonia con la sinistra». «Oggi siamo tutti Israeliani», ha aggiunto. «Israele è parte fondamentale dell'occidente ed è un paese europeo», ha concluso. Ognuno a fianco dell'ambasciatore in talia dello Stato di Israele Ehud Gol, poi, Romano Prodi e Silvio Berlusconi hanno brindato ad Israele al termine della festa.
    Nel frattempo gli americani facevano sapere di rifiutarsi, sia di estradare in Italia i mandanti e gli esecutori del sequestro di Abu Omar, che di fornire i nomi degli assassini di Calipari. Questi due fatti enormi non interessano i politicanti italiani i quali si guardano bene dal condannare l’arroganza dell’amministrazione Bush, del cui appoggio hanno anzi bisogno per tirare a campare. Questi due veri e propri attentati alla sovranita’ nazionale nonche’ al Diritto internazionale sottolineano l’ignavia del centro-destra-sinistra e ci fanno rimpiangere, addirittura, i Craxi e gli Andreotti che a Sigonella schierarono le forze armate contro gli americani per «proteggere la fuga del terrorista palestinee Abu Abbas». In questo contesto non c’e da stupirsi che Bertinotti, appena diventato Presidente della Camera, presiedendo il Comitato politico nazionale del suo partito, abbia pagato pegno e respinto un ordine del giorno presentato da Ferrando che si pronunciava per il ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan e impegnava i gruppi parlamentari a non votare il rinnovo del finanziamento delle missioni militari italiane in Iraq, Afghanistan, Bosnia e Kosovo. Attenzione! Con bertinotti non si sono schierati solo quelli della sua corrente ma pure gli esponenti de L’Ernesto (il Che si rivolta nella tomba!) e della cosiddetta "Sinistra Critica" di ERRE.
    Ma il peggio doveva ancora venire. Ed e’ puntualmente arrivato. Rifondazione ha dichiarato ai quattro venti che D’Alema e’ il migliore candidato alla Presidenza della Repubblica. Parliamo del signore che nel marzo 1999, senza nemmeno il consenso del Parlamento, porto l’Italia in guerra contro la Jugoslavia di Milosevic. Quella decisione fu la violazione piu’ brutale della Costituzione in decenni di storia della Repubblica. Poche ore prima lo stesso Bertinotti, incardinava il suo discoso di insediamento con vibranti parole a difesa della pace e dell’Art. 11 della Costituzione. All’ipocrisia non c’e’ limite.

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    3. HAMAS: VIETATO L’INGRESSO NELLA «DEMOCRATICA» EUROPA
    (dal Bollettino dei COMITATI IRAQ LIBERO del 1. Maggio)

    LI VOGLIONO AFFAMATI E RIDOTTI AL SILENZIO

    Il governo francese, negando i visti, impedisce il tour europeo di Hamas;

    l’EuroAmerica allineata con i sionisti nell’oppressione del popolo palestinese

    Dunque, come per gli esponenti iracheni che dovevano intervenire alla Conferenza di Chianciano, come per Haj Ali, come per altri rappresentanti palestinesi, l’Europa (questa volta per mano del governo francese) ha deciso di negare il visto a Salah El Bardawil, portavoce di Hamas al Parlamento palestinese. Per completare l’opera, il visto è stato negato anche al fratello di Rantisi, il leader di Hamas assassinato dagli israeliani nella primavera del 2004.

    Dopo il taglio dei fondi è dunque arrivato l’embargo della parola, con il boicottaggio sistematico dei rappresentanti palestinesi usciti dalle elezioni democratiche del gennaio scorso.

    Questa Europa, sempre più servile a Washington ed allineata a sostegno del colonialismo sionista, non si accontenta di affamare un popolo, lo vuole anche zittire ed emarginare.

    Insieme ad altre realtà di diversi paesi europei avevamo promosso il tour di Bardawil, che avrebbe dovuto toccare 6 paesi (Francia, Italia, Germania, Svezia, Norvegia, Austria), proprio con lo scopo di porre fine all’isolamento imposto dall’EuroAmerica contro le nuove autorità palestinesi.

    La negazione dei visti ci costringe ad annullare il tour, ma deve spingerci ad intensificare le iniziative a sostegno della lotta del popolo palestinese.

    Condividiamo quanto hanno scritto i compagni francesi (vedi sotto), ed in particolare che:

    “Questo sostegno deve essere chiaramente e pubblicamente affermato: né il silenzio complice, né gli incontri discreti possono rompere l’embargo a cui è sottoposto il popolo palestinese.

    Chiamiamo tutti quelli che sono solidali con la lotta dei palestinesi a protestare contro questa censura.


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    4. ATENE: UN PASSO AVANTI, NON DUE INDIETRO

    Dal 4 al 7 maggio si è tenuto ad Atene il meeting internazionale anticapitalista ed antimperialista.
    All'incontro, che si è svolto in parallelo al Social Forum europeo, hanno partecipato decine di organizzazioni di ogni parte del mondo.

    Dall'Italia erano presenti delegazioni del Campo Antimperialista, di Iraq Libero, di Progetto Comunista e dello Slai Cobas.

    Ad Atene, in continuità con la positiva esperienza di Mumbai Resistence del 2004, è stato rimesso al centro dell'analisi l'elemento oggi decisivo: la resistenza che i popoli oppressi oppongono al progetto di dominio planetario dell'imperialismo.

    E' su questo dato oggettivo, confortato dalla tenuta della Resistenza irachena, dall'esito delle elezioni in Palestina, dal rafforzarsi dello schieramento antimperialista in America Latina, che si fonda una prospettiva di iniziativa e di lotta alternativa agli impastoiamenti moderati del Social Forum. Ed è proprio l'autonomia politica degli antimperialisti che può spingere su posizioni più avanzate i settori più coscienti dell'intero movimento contro la guerra e la globalizzazione.
    Il meeting di Atene ha dunque avuto successo, grazie ad una partecipazione numericamente consistente e politicamente qualificata.

    In decine di incontri sono stati toccati i temi del razzismo, dell’immigrazione, dell’attacco ai diritti democratici ed a quelli dei lavoratori, delle lotte in Francia, delle prospettive del movimento operaio e della sinistra nel ventunesimo secolo, della situazione in Iraq, in America Latina, in Russia e nei Balcani, tanto per limitarsi alle questioni principali

    Ognuna di queste occasioni di dibattito ha visto la presenza attenta di una forte componente giovanile.
    Da Atene escono alcune indicazioni di lavoro, come il rilancio della mobilitazione a fianco della Resistenza irachena (realizzazione della Conferenza Internazionale, eccetera) e quella per la fine dell'embargo imposto dall'Europa nei confronti del governo palestinese democraticamente eletto nel gennaio scorso.

    La situazione in Medio Oriente, le minacce di aggressione contro l'Iran, lo svilupparsi della resistenza anti-USA in America Latina sono i dati che caratterizzano questa fase della lotta anticapitalista ed antimperialista.

    Ad Atene tutti questi elementi sono stati messi in rapporto con la situazione europea, che se da un lato vede accrescersi l'egemonia americana, dall'altra comincia a produrre significativi momenti di resistenza (il no di Francia ed Olanda alla costituzione europea, la rivolta delle banlieus, il movimento contro la precarizzazione del lavoro in Francia).

    Il percorso per trovare una sintesi adeguata sarà certamente lungo, ma anche dal dibattito svoltosi ad Atene traiamo la convinzione della necessità della costruzione del Fronte internazionale antimperialista, come proposto da presidente venezuelano Hugo Chavez.

    Per gli antimperialisti sarà questa la vera sfida dei prossimi anni.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro
    Notiziario del Campo Antimperialista ... 10 maggio 2006 ... http://www.antiimperialista.org

    OLANDA: LIBERTA’ PER BAHAR! http://www.antiimperialista.org/inde...403&Itemid=136
    ITALIA: nuova ondata di arresti nell'area anarchica: http://www.antiimperialista.org/inde...4401&Itemid=68
    COLOMBIA: dal MOVIMENTO BOLIVARIANO: http://www.antiimperialista.org/inde...4400&Itemid=68

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    RESISTENZA (E INTELLIGENZA)

    Isola Polvese, Lago Trasimeno (PG)
    Sabato 5 agosto: arrivi e sistemazioni
    Domenica 6 agosto: IL MISTERO DELLA SINISTRA Da un’dentità spezzata al culto del capitalismo. Un altro orizzonte cercasi - Lunedi 7 agosto: LA FRANCIA CHIAMA Emarginazione, rivolta e proletariato in occidente - Martedi 8 agosto: L’INDUSTRIA DELL’OLOCAUSTO L’uso di una tragedia storica per giustificare il genocidio sionista in Palestina - Mercoledi 9 agosto: QUALE IMPERO? QUALE IMPERIALISMO? Analisi e teorie a confronto - Giovedi 10 agosto: UN FRONTE INTERNAZIONALE ANTIMPERIALISTA «Bisogna battere gli yankees e fare in modo che questo secolo sia il secolo in cui l’impero americano sara’ seppellito» (Chavez)
    Venerdi 11 partenze * Siccome ci sono solo 200 posti disponibili la prenotazione è obbligatoria e deve pervenirci entro e non oltre il 20 luglio. * Il costo giornaliero del soggiorno è di Euro 35 cadauno (comprende pernottamento in stanza d’albergo, colazione, pranzo e cena). * Per informazioni sulle modalità di prenotazione scrivere a : campoantimperialista@tiscali.it
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    ROMPERE L’ASSEDIO

    Roma - venerdì 12 maggio
    Conferenza stampa di

    ALEF ADWAN
    Ministro palestinese per gli Affari dei Rifugiati

    E’ dalle elezioni tenutesi in Palestina a gennaio che Israele, Stati Uniti ed Unione Europea hanno iniziato la loro opera per isolare totalmente il governo che ne è uscito.

    Dopo la decisione di tagliare i fondi, l’Europa ha deciso l’embargo verso i legittimi rappresentanti del popolo palestinese. Particolarmente grave e significativo l’atteggiamento della Francia, che ha recentemente negato il visto sia al Ministro della Pianificazione Samir Abu Eisheh che a Salah El Bardawil, portavoce di Hamas nel Consiglio Legislativo palestinese.

    Insieme ad altre realtà di diversi paesi europei avevamo promosso il tour di Bardawil proprio con lo scopo di porre fine a questo assedio criminale imposto ad un popolo oppresso e privato di qualsiasi diritto.

    In questi ultimi giorni registriamo invece le prime incrinature dell’assedio europeo: mentre la Norvegia ha concesso il visto a El Bardawil, la Svezia ha fatto la stessa cosa con Alef Adwan, Ministro per gli Affari dei Rifugiati ed eletto nelle liste di Hamas, che ha accettato il nostro invito di venire a Roma, venerdì 12 maggio, per incontrare la stampa italiana ed internazionale.

    Successivamente Adwan incontrerà, tra gli altri, la commissione esteri della PDS-Linkspartei presso il parlamento di Berlino.

    Dopo l’intervento dell’amministrazione Usa nei confronti del governo norvegese, che ha però respinto le pressioni di Washington tendenti ad impedire la concessione del visto, abbiamo avuto forti proteste nei confronti della Svezia per il visto ad Adwan sia da parte israeliana (con la convocazione dell’ambasciatore in Israele) che francese.

    E’ questo, dunque, un momento decisivo.

    E’ il momento di rompere l’assedio, di sostenere le ragioni della lotta del popolo palestinese, di dare da subito voce, riconoscimento internazionale ed agibilità politica ai legittimi rappresentanti usciti dalle elezioni democratiche di gennaio.

    Per questo organizziamo la conferenza stampa di venerdì. Per questo chiamiamo tutti coloro che intendono lottare per rompere questo embargo ad unirsi alla protesta, promuovendo e sostenendo tutte le iniziative utili a tale scopo.

    -Campo Antimperialista
    -Comitati Iraq Libero

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    NECROLOGIO

    La mattina del 2 maggio scorso Luca FRISULLO, il padre di Dino, è morto. Luca ci è sempre stato vicino e, finchè ha potuto, ha partecipato a tutte le iniziative promosse dalle varie realtà antimperialiste, comprese varie edizioni del Campo antimperialista. Nonostante negli ultimi tempi fosse molto sofferente, non ha voluto rinunciare a seguire almeno una parte del processo contro i due compagni turchi arrestati a Perugia e si è sempre tenuto informato anche sulla situazione dei compagni italiani coinvolti nella stessa inchiesta. Ci mancherà. (I compagni umbri del Campo Antimperialista)

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    Questo Notiziario contiene:

    1. IL LORO LUTTO E QUELLO NOSTRO
    2. MERDAIO ITALIANO
    3. HAMAS: VIETATO L’INGRESSO NELLA «DEMOCRATICA» EUROPA
    4. ATENE: UN PASSO AVANTI, NON DUE INDIETRO

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    1. IL LORO LUTTO E QUELLO NOSTRO

    «EROE»: I. nelle antiche civilta’; individuo di natura semidivina; dotato di eccezionali virtu’ e autore di gesta leggendarie. II. Estensivamente: chi mostra strordinario valore guerresco o è pronto a sacrificarsi coraggiosamente per un ideale: morire da eore, autore o capace di imprese eccezionali.
    «MERCENARIO»: I. Agg., che serve gli altri per mercede; soldati mercenari, quelli che alla fine del Medioevo e nel Rinascimento servivano chi piu’ pagava combattendo senza passione e senza fede. II. Soldato professionista ingaggiato di solito per singole operazioni di guerra. (Grande dizionario della lingua italiana)

    Il ritorno dei sei soldati italiani ammazzati in Iraq e Afganistan ha scatenato uno tsunami patriottardo in pieno stile fascista. Come nei casi precedenti sono stati descritti come eroi, come simulacri del bene, come paladini della pace. Gli strateghi del dominio —il cui motto e’ lo stesso di Ignazio Da Loyola ai tempi della caccia alle streghe: occorre far credere che il nero sia bianco, e che il bianco sia nero— hanno così sigillato in quelle bare la verita’, la decenza, l’ onesta’ intellettuale da tanto tempo perduta. Non partecipiamo a questa pagliacciata. Le parole sono importanti. Tutti sanno qual’e’ la vera ragione per cui carabinieri, alpini, bersaglieri e compagnia cantando chiedono di partire come ausiliari dei carnefici americani: se hanno un ideale e’ quello di raccimolare un po’ di quattrini. Punto e basta. Solo un imperialismo straccione come quello italiano puo’ presentare i suoi mercenari come anime pie, dipingendo le perlustrazioni armate a Nassiryia, a Kabul, a Herat come fossero marce della pace Perugia-Assisi. L’asfissiante propaganda di regime indica quanto esso disperatamente tenti di annichilire, con la verita’, il senso comune. In questo contesto riecco l’untore Magdi Allam che se la prende con noi. Sentiamo:

    «Ma il terrore non è mai pacifista»

    «Si può essere contemporaneamente terroristi e pacifisti? Sembrerebbe di sì leggendo su Alias, il supplemento del Manifesto, la presentazione del film di Lina Makboul Leila Khaled, The hijacker.Una versione elogiativa della storia della terrorista del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, diventata celebre per la sua partecipazione, il 29 agosto 1969, al dirottamento di un aereo della Twa in volo da Roma ad Atene, costretto ad atterrare a Damasco e lì fatto esplodere. «Ritratto della prima terrorista pacifista », titola Alias.
    Una contraddizione in termini emblematica del nichilismo che s’infiltra sempre più nella nostra vita. Al punto che la vita e la morte assumono identica valenza. Una deriva etica che ha visto i ben più cinici militanti di Campo Antimperialista equiparare i terroristi suicidi islamici ai «martiri della guerra di Liberazione ». Leggete l’omaggio reso il 4 dicembre 2005, nel loro Notiziario in Internet, a Muriel Degauque, cittadina belga convertita all’islam che si è fatta esplodere il 9 novembre 2005 in Iraq. Solo toccando il fondo del relativismo valoriale si comprende quanto sia grave l’equiparazione tra il terrorismo e la resistenza, ormai accreditata da settori influenti della magistratura, della politica e dell’informazione.
    Nel contesto di un revisionismo storico e del negazionismo della realtà aggressiva, non reattiva, della guerra globalizzata del terrorismo islamico. Che fine farà questo Occidente, corteggiando il terrorismo che ha portato alla rovina i palestinesi e vorrebbe trascinare nel baratro iracheni e afghani?»
    (Dal Corriere della Sera del 7 maggio 2006. Rubrica: LE IDEE DEL SABATO)

    Magdi Allam deve essersi fatto una Pera. Nulla ci e’ piu’ lontano del cosiddetto «relativismo o nichilismo valoriale». Non poniamo infatti alcun un segno di equivalenza tra la violenza concentrata degli imperialisti coalizzati e le resistenze dei popoli che non accettano di sottomettersi. Noi siamo dalla parte di questi ultimi e, con buona pace di una certa sinistra con la spocchia, incondizionatamente. Come puo’ essere nichilista chi, come noi, si ostina ad utilizzare come concetti chiave quelli di popoli oppressi e oppressori? Come possiamo essere relativisti se non perdiamo occasione per ribadire la nostra solidarieta’ ai primi? Ne’ pensiamo, come Allam ci ascrive, che la vita umana non abbia valore. La vita non e‘ solo un mero percorso biologico. Essa assume valore in quanto l’uomo e’ un essere sociale e si dota, appunto, di principi etici, di una morale, cercando la propria liberta’ nel rispetto del bene comune. Ora si da il caso che il sistema imperialistico, per difendere l’opulenza e il benessere di una minoranza, saccheggia la maggior parte dei popoli, fa marcire miliardi di esseri umani in condizioni disumane. Li priva di liberta’ e speranza, riducendo la loro vita, appunto, in un penoso percorso biologico. Terroristi senza pieta’ ne’ valori sono coloro che pur di difendere questo vergognoso stato di cose sferrano guerre, bombardano, annichiliscono intere nazioni privandole della loro sovranita’, inviano truppe d’occupazione, torturano, e poi manipolano cinicamente la loro opinione pubblica. Sono quindi eroi coloro che pur di distruggere lo stato di cose presenti giungono fino all’estremo sacrificio di dare la vita per contrastare il mostro del neonazismo, sia esso a stelle e striscie o mascherato con la stella di (Golia). Non e’ che gli Eroi amino la morte. E’ che nella agghiacciante sproporzione di mezzi che caratterizza la guerra in atto, non resta loro che fare del proprio corpo un’arma, prima ancora che per terrorizzare il Moloch imperiale per impedire che il proprio popolo resti in ginocchio.

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    2. MERDAIO ITALIANO

    Tanti hanno votato per la coalizione di Prodi illudendosi che così votando avrebbero cacciato Berlusconi. Prodi, in effetti, ha vinto, ma il Cavaliere e’ ancora lì ma quel che e’ peggio e’ che l’Unione non uscira’ dal solco da lui tracciato. Se la politica estera e’ la cartina di tornasole per capire l’orientamento di un governo, nulla poteva essere piu’ istruttivo di quanto e’ accaduto al ricevimento organizzato dall’ambasciatore israeliano Ehud Gol nel 58. anniversario della Nakhba, ovvero della disgraziata nascita dello stato di Israele. Lasciatisi alle spalle mesi di furiose polemiche Prodi e Berlusconi non hanno esitato a riappacificarsi. Se Prodi ha detto che «Siamo stati già al governo e i rapporti tra Italia e Israele sono sempre stati forti. Procederanno così anche in futuro». Berlusconi ha significativamente chiosato: «L'Italia del centrodestra e del centrosinistra saranno sempre a fianco di Israele come un baluardo a difesa della sua democrazia e libertà». Berlusconi ha poi affermato che andrà avanti su questa strada «in sintonia con la sinistra». «Oggi siamo tutti Israeliani», ha aggiunto. «Israele è parte fondamentale dell'occidente ed è un paese europeo», ha concluso. Ognuno a fianco dell'ambasciatore in talia dello Stato di Israele Ehud Gol, poi, Romano Prodi e Silvio Berlusconi hanno brindato ad Israele al termine della festa.
    Nel frattempo gli americani facevano sapere di rifiutarsi, sia di estradare in Italia i mandanti e gli esecutori del sequestro di Abu Omar, che di fornire i nomi degli assassini di Calipari. Questi due fatti enormi non interessano i politicanti italiani i quali si guardano bene dal condannare l’arroganza dell’amministrazione Bush, del cui appoggio hanno anzi bisogno per tirare a campare. Questi due veri e propri attentati alla sovranita’ nazionale nonche’ al Diritto internazionale sottolineano l’ignavia del centro-destra-sinistra e ci fanno rimpiangere, addirittura, i Craxi e gli Andreotti che a Sigonella schierarono le forze armate contro gli americani per «proteggere la fuga del terrorista palestinee Abu Abbas». In questo contesto non c’e da stupirsi che Bertinotti, appena diventato Presidente della Camera, presiedendo il Comitato politico nazionale del suo partito, abbia pagato pegno e respinto un ordine del giorno presentato da Ferrando che si pronunciava per il ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan e impegnava i gruppi parlamentari a non votare il rinnovo del finanziamento delle missioni militari italiane in Iraq, Afghanistan, Bosnia e Kosovo. Attenzione! Con bertinotti non si sono schierati solo quelli della sua corrente ma pure gli esponenti de L’Ernesto (il Che si rivolta nella tomba!) e della cosiddetta "Sinistra Critica" di ERRE.
    Ma il peggio doveva ancora venire. Ed e’ puntualmente arrivato. Rifondazione ha dichiarato ai quattro venti che D’Alema e’ il migliore candidato alla Presidenza della Repubblica. Parliamo del signore che nel marzo 1999, senza nemmeno il consenso del Parlamento, porto l’Italia in guerra contro la Jugoslavia di Milosevic. Quella decisione fu la violazione piu’ brutale della Costituzione in decenni di storia della Repubblica. Poche ore prima lo stesso Bertinotti, incardinava il suo discoso di insediamento con vibranti parole a difesa della pace e dell’Art. 11 della Costituzione. All’ipocrisia non c’e’ limite.

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    3. HAMAS: VIETATO L’INGRESSO NELLA «DEMOCRATICA» EUROPA
    (dal Bollettino dei COMITATI IRAQ LIBERO del 1. Maggio)

    LI VOGLIONO AFFAMATI E RIDOTTI AL SILENZIO

    Il governo francese, negando i visti, impedisce il tour europeo di Hamas;

    l’EuroAmerica allineata con i sionisti nell’oppressione del popolo palestinese

    Dunque, come per gli esponenti iracheni che dovevano intervenire alla Conferenza di Chianciano, come per Haj Ali, come per altri rappresentanti palestinesi, l’Europa (questa volta per mano del governo francese) ha deciso di negare il visto a Salah El Bardawil, portavoce di Hamas al Parlamento palestinese. Per completare l’opera, il visto è stato negato anche al fratello di Rantisi, il leader di Hamas assassinato dagli israeliani nella primavera del 2004.

    Dopo il taglio dei fondi è dunque arrivato l’embargo della parola, con il boicottaggio sistematico dei rappresentanti palestinesi usciti dalle elezioni democratiche del gennaio scorso.

    Questa Europa, sempre più servile a Washington ed allineata a sostegno del colonialismo sionista, non si accontenta di affamare un popolo, lo vuole anche zittire ed emarginare.

    Insieme ad altre realtà di diversi paesi europei avevamo promosso il tour di Bardawil, che avrebbe dovuto toccare 6 paesi (Francia, Italia, Germania, Svezia, Norvegia, Austria), proprio con lo scopo di porre fine all’isolamento imposto dall’EuroAmerica contro le nuove autorità palestinesi.

    La negazione dei visti ci costringe ad annullare il tour, ma deve spingerci ad intensificare le iniziative a sostegno della lotta del popolo palestinese.

    Condividiamo quanto hanno scritto i compagni francesi (vedi sotto), ed in particolare che:

    “Questo sostegno deve essere chiaramente e pubblicamente affermato: né il silenzio complice, né gli incontri discreti possono rompere l’embargo a cui è sottoposto il popolo palestinese.

    Chiamiamo tutti quelli che sono solidali con la lotta dei palestinesi a protestare contro questa censura.


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    4. ATENE: UN PASSO AVANTI, NON DUE INDIETRO

    Dal 4 al 7 maggio si è tenuto ad Atene il meeting internazionale anticapitalista ed antimperialista.
    All'incontro, che si è svolto in parallelo al Social Forum europeo, hanno partecipato decine di organizzazioni di ogni parte del mondo.

    Dall'Italia erano presenti delegazioni del Campo Antimperialista, di Iraq Libero, di Progetto Comunista e dello Slai Cobas.

    Ad Atene, in continuità con la positiva esperienza di Mumbai Resistence del 2004, è stato rimesso al centro dell'analisi l'elemento oggi decisivo: la resistenza che i popoli oppressi oppongono al progetto di dominio planetario dell'imperialismo.

    E' su questo dato oggettivo, confortato dalla tenuta della Resistenza irachena, dall'esito delle elezioni in Palestina, dal rafforzarsi dello schieramento antimperialista in America Latina, che si fonda una prospettiva di iniziativa e di lotta alternativa agli impastoiamenti moderati del Social Forum. Ed è proprio l'autonomia politica degli antimperialisti che può spingere su posizioni più avanzate i settori più coscienti dell'intero movimento contro la guerra e la globalizzazione.
    Il meeting di Atene ha dunque avuto successo, grazie ad una partecipazione numericamente consistente e politicamente qualificata.

    In decine di incontri sono stati toccati i temi del razzismo, dell’immigrazione, dell’attacco ai diritti democratici ed a quelli dei lavoratori, delle lotte in Francia, delle prospettive del movimento operaio e della sinistra nel ventunesimo secolo, della situazione in Iraq, in America Latina, in Russia e nei Balcani, tanto per limitarsi alle questioni principali

    Ognuna di queste occasioni di dibattito ha visto la presenza attenta di una forte componente giovanile.
    Da Atene escono alcune indicazioni di lavoro, come il rilancio della mobilitazione a fianco della Resistenza irachena (realizzazione della Conferenza Internazionale, eccetera) e quella per la fine dell'embargo imposto dall'Europa nei confronti del governo palestinese democraticamente eletto nel gennaio scorso.

    La situazione in Medio Oriente, le minacce di aggressione contro l'Iran, lo svilupparsi della resistenza anti-USA in America Latina sono i dati che caratterizzano questa fase della lotta anticapitalista ed antimperialista.

    Ad Atene tutti questi elementi sono stati messi in rapporto con la situazione europea, che se da un lato vede accrescersi l'egemonia americana, dall'altra comincia a produrre significativi momenti di resistenza (il no di Francia ed Olanda alla costituzione europea, la rivolta delle banlieus, il movimento contro la precarizzazione del lavoro in Francia).

    Il percorso per trovare una sintesi adeguata sarà certamente lungo, ma anche dal dibattito svoltosi ad Atene traiamo la convinzione della necessità della costruzione del Fronte internazionale antimperialista, come proposto da presidente venezuelano Hugo Chavez.

    Per gli antimperialisti sarà questa la vera sfida dei prossimi anni.
    .

 

 

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