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willy
Berlusconi: botta pesante, sono tentato di mollare «Auguri al presidente, spero sia imparziale. L'Unione ridurrà il Paese ai baccanali»
ROMA — Alle sei del pomeriggio è in via dei Coronari, dentro il negozio di un antiquario. Ha davanti a sé un dipinto gigantesco, inizio '900, è l'affresco di classici baccanali dell'antica Roma, scene di decadenza, spinte, pose dissolute: «Guardate, ridurranno così l'Italia, vedete la voluttà del potere, faranno del Paese un'unica grande festa, tutti a non far nulla». Poi guarda meglio, allunga la mano, «e ci sono anch'io, guardate, eccomi lì»: e indica col dito una pelle di leopardo sopra la quale è adagiato un triclinio. Se anche le metafore hanno un senso l'umore di ieri del Cavaliere era quello di chi si sente politicamente al capolinea. Ha perso l'ultima battaglia, dovuto incassare controvoglia l'elezione di Napolitano, faticato a tenere insieme (formalmente) l'alleanza, vede davanti a sé solo un lungo periodo di opposizione. Non ci sono motivi per sorridere, le battute sembrano fatte apposta per esorcizzare il momento.
Pochi istanti prima, con un cronista dell'Agi, l'ex premier si è raffigurato come «vecchio», con «la tentazione di mollare tutto, andare via», consapevole che in Senato la battaglia parlamentare sarà durissima, che «loro potrebbero anche durare cinque anni», perché «saranno come un carro armato», perché «anche fra i nostri c'è già chi ha il pugnale fra i denti, è disposto a pugnalarmi», perché «dall'altra parte stanno già facendo campagna acquisti e vedrete che più di qualcuno cederà». Lo dice lui stesso, spiegando la malinconia: «La botta del voto è stata pesante». Rafforza il sentimento di sfiducia spiegando che se mollasse non ci sarebbe nessuno che potrebbe sostituirlo, almeno in Forza Italia: «A chi affido il partito?», chiede l'ex premier senza darsi una risposta. Poi trova la forza di scherzare: «Sono stato licenziato, non è una bella giornata». Sono parole dettate dallo sconforto, probabilmente, anche perché più tardi riprende a ragionare in modo costruttivo: «Ora ci vuole il partito dei moderati, la costruzione unitaria di un soggetto che i nostri elettori vogliono in modo molto chiaro». E l'opposizione sarà «leale, ma durissima».
Ma anche nella ricerca dei luoghi affiora lo stato d'animo. Ha il tempo di entrare in chiesa, a santa Maria dell'Anima, Berlusconi, dopo un gelato in piazza Navona. Dopo l'altare cerca ancora il bagno di folla. E anche l'idea di una vacanza risente dell'umore: «Se avessi vinto vi porterei tutti in Brasile, ora andremo sulle Alpi». Poi il Cavaliere riprende a parlare di politica. Cita il proverbiale «resistere, resistere, resistere» di Saverio Borrelli. Rivendica il suo ruolo, solitario: «A fare opposizione in questo Paese siamo rimasti solo io e il mio conflitto di interessi». Ripete che «c'è una finta maggioranza che con 24 mila voti ha occupato tutto, il governo, la Camera, il Senato e la presidenza della Repubblica. Se l'avessimo fatto noi, avrebbero gridato al colpo di Stato». Ribadisce infine gli auguri fatti di mattina al nuovo inquilino del Colle: «L'augurio più sincero è che possa con i suoi comportamenti di imparzialità conquistare la fiducia dell'altra metà del Paese, che questa maggioranza non rappresenta».
Marco Galluzzo
11 maggio 2006
corriere.it