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  1. #1
    Fiamma dell'Occidente
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    Predefinito L'invidia, il fisco e la ricetta di Ronald Reagan - by Carlo Stagnaro

    L'invidia, il fisco e la ricetta di Ronald Reagan
    Perché togliere la ricchezza ai ricchi è un modo di condannare i poveri

    di Carlo Stagnaro

    L’Unione ha deciso di scaricare la sua faretra elettorale sui grandi patrimoni, o le grandi fortune (che è un modo di dire politicamente più appetibile: un patrimonio lo si costruisce mattone su mattone, per una fortuna non si hanno meriti). Dopo aver intonato il coro dei crucifige, però, qualcuno s’è chiesto chi sono, i ricchi. Fausto Bertinotti ha suggerito che i ricchi, quelli da passare al tosaerba dell’imposta di successione, sono coloro che hanno più 180 mila euro, che però per Francesco Rutelli equivalgono a “un pollaio”. Romano Prodi ha indicato (“d’istinto”, ha rivelato poi) come spartiacque la cifra di 250 mila euro, che nel dibattito con Silvio Berlusconi è lievitata fino a “parecchi milioni” di euro.

    Numeri a parte, un dato è certo: ai ricchi il centrosinistra ha dichiarato guerra. Del resto anche il tintinnar di manette per gli evasori proviene dal medesimo arsenale retorico. La stessa insistenza sulla necessità di armonizzare, cioè alzare, la tassazione sulle rendite finanziarie, argomentata in base alla presunta immoralità dei profitti dei furbetti del quartierino, suona come un comodo scaricabarile: gli italiani stanno male per colpa del Cav. e staranno meglio solo quando Stefano Ricucci avrà pagato il suo triplice conto. Col fisco, coi salotti buoni e con un centrosinistra frustrato nel suo tifo per i capitani coraggiosi.

    Ma che c’è di male nell’essere ricchi? In un dialogo con Leonardo Mondadori, consegnato alle stampe pochi mesi prima della sua scomparsa nel 2002, Vittorio Messori ricorda come “sempre il magistero ha dovuto combattere utopie di estremisti o propagande di ideologi dimentichi della complessità cristiana”, che, parafrasando il biblista Oscar Cullman, dimenticavano che “Gesù non chiama i poveri alla rivolta, bensì i ricchi alla solidarietà”. Sì, perché in una prospettiva di fede la ricchezza, se ottenuta lecitamente, non è solo il riconoscimento di quella che Sant’Escrivà definiva la santificazione sul lavoro: è anche una straordinaria opportunità di far del bene, e non solo in termini caritatevoli. Per accumulare ricchezze un individuo deve essere in grado di fornire al suo prossimo ciò di cui questi ha bisogno: altrimenti non avrebbe successo sul mercato. Il capitalismo è uno straordinario meccanismo che, come aveva intuito Adam Smith, costringe ciascuno a mettersi al servizio degli altri per assecondare il suo stesso egoismo. “Il peccato, cioè la miseria vera – scrive Messori – minaccia tutti, quali che siano le condizioni economiche. Il Dio cristiano non guarda al portafoglio”.

    Se Dio non controlla la dichiarazione dei redditi, la politica la vede benissimo. Eppure ci sono eccezioni. Sul flirt con la ricchezza Ronald Reagan vinse la sua scommessa politica. “Ciò di cui abbiamo bisogno – diceva – è una profonda riforma del fisco che possa almeno restaurare per i nostri bambini il sogno americano per cui la ricchezza non è preclusa a nessuno, in quanto ogni individuo ha diritto di volare tanto alto quanto la sua forza e abilità lo porteranno”. Naturalmente l’American dream è un’arma a doppio taglio: se tutti quelli che sono abbastanza bravi salgono, quelli che non lo sono scendono. L’ex attore parlava del “diritto di sbagliare”, a proprie spese, come del fondamento della società libera. “Il potere di tassare – insisteva – deve essere impiegato per le attività legittime del governo. Non per regolamentare l’economia o cambiare la società. Abbiamo provato, e dobbiamo riconoscere che non ha funzionato”.

    Per Reagan, infatti, “la crescita, la prosperità e il compiersi della natura umana sorgono dal basso, non possono essere imposte dal governo. Solo quando lo spirito umano può inventare e creare, solo quando gli individui hanno una responsabilità nel decidere le politiche economiche e trarre beneficio dal loro successo, solo allora le società possono rimanere economicamente vive, dinamiche, proiettate nel futuro, e libere”. Il funzionamento della società libera rischia d’incepparsi nella tentazione esercitata dalla politica, che fa leva da un lato sull’invidia per chi ha avuto più successo, dall’altro sulla paura preventiva di non esserne capaci. Questa strada conduce dove portano di solito le vie lastricate di buone intenzioni: togliere la ricchezza ai ricchi significa anche rubare ai poveri la speranza di uscire dall’indigenza. Cancellare l’incentivo ad andare avanti. Bruciare lo spartito di quella “grande dolce melodia” che è la vita, di fronte alla quale il presidente americano diceva: “cominciamo a suonare”. Reagan era rock, le tasse sono lentissime.

    da Il Foglio, 5 aprile 2006
    Pubblicato il 05/04/2006
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  2. #2
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    Il centrosinistra a mio avviso è abilissimo a far passare il suo populismo farcito di retorica statilista e marxista per un sacrosanto concetto di giustizia.
    Peccato che abbocchino in molti.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da -Duca-
    Il centrosinistra a mio avviso è abilissimo a far passare il suo populismo farcito di retorica statilista e marxista per un sacrosanto concetto di giustizia.
    Peccato che abbocchino in molti.
    Dobbiamo segare la canna da pesca della sinistra e strozzarla col filo da pesca. -L'amo servirà poi a cavargli gli occhi-
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    Dobbiamo segare la canna da pesca della sinistra e strozzarla col filo da pesca. -L'amo servirà poi a cavargli gli occhi-
    un po' macabro..

  5. #5
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    molti votano a sinistra, a causa di berlusconi, non scordatelo. morton il porco, molti passeranno/passeremo a destra

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    Dobbiamo segare la canna da pesca della sinistra e strozzarla col filo da pesca. -L'amo servirà poi a cavargli gli occhi-
    Signor Giudice della Corte Suprema, il suo ruolo istituzionale non le consente tali parole

  7. #7
    sono felice e tanto mi basta
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    L'invidia, il fisco e la ricetta di Ronald Reagan
    Perché togliere la ricchezza ai ricchi è un modo di condannare i poveri

    di Carlo Stagnaro

    L’Unione ha deciso di scaricare la sua faretra elettorale sui grandi patrimoni, o le grandi fortune (che è un modo di dire politicamente più appetibile: un patrimonio lo si costruisce mattone su mattone, per una fortuna non si hanno meriti). Dopo aver intonato il coro dei crucifige, però, qualcuno s’è chiesto chi sono, i ricchi. Fausto Bertinotti ha suggerito che i ricchi, quelli da passare al tosaerba dell’imposta di successione, sono coloro che hanno più 180 mila euro, che però per Francesco Rutelli equivalgono a “un pollaio”. Romano Prodi ha indicato (“d’istinto”, ha rivelato poi) come spartiacque la cifra di 250 mila euro, che nel dibattito con Silvio Berlusconi è lievitata fino a “parecchi milioni” di euro.

    Numeri a parte, un dato è certo: ai ricchi il centrosinistra ha dichiarato guerra. Del resto anche il tintinnar di manette per gli evasori proviene dal medesimo arsenale retorico. La stessa insistenza sulla necessità di armonizzare, cioè alzare, la tassazione sulle rendite finanziarie, argomentata in base alla presunta immoralità dei profitti dei furbetti del quartierino, suona come un comodo scaricabarile: gli italiani stanno male per colpa del Cav. e staranno meglio solo quando Stefano Ricucci avrà pagato il suo triplice conto. Col fisco, coi salotti buoni e con un centrosinistra frustrato nel suo tifo per i capitani coraggiosi.

    Ma che c’è di male nell’essere ricchi? In un dialogo con Leonardo Mondadori, consegnato alle stampe pochi mesi prima della sua scomparsa nel 2002, Vittorio Messori ricorda come “sempre il magistero ha dovuto combattere utopie di estremisti o propagande di ideologi dimentichi della complessità cristiana”, che, parafrasando il biblista Oscar Cullman, dimenticavano che “Gesù non chiama i poveri alla rivolta, bensì i ricchi alla solidarietà”. Sì, perché in una prospettiva di fede la ricchezza, se ottenuta lecitamente, non è solo il riconoscimento di quella che Sant’Escrivà definiva la santificazione sul lavoro: è anche una straordinaria opportunità di far del bene, e non solo in termini caritatevoli. Per accumulare ricchezze un individuo deve essere in grado di fornire al suo prossimo ciò di cui questi ha bisogno: altrimenti non avrebbe successo sul mercato. Il capitalismo è uno straordinario meccanismo che, come aveva intuito Adam Smith, costringe ciascuno a mettersi al servizio degli altri per assecondare il suo stesso egoismo. “Il peccato, cioè la miseria vera – scrive Messori – minaccia tutti, quali che siano le condizioni economiche. Il Dio cristiano non guarda al portafoglio”.

    Se Dio non controlla la dichiarazione dei redditi, la politica la vede benissimo. Eppure ci sono eccezioni. Sul flirt con la ricchezza Ronald Reagan vinse la sua scommessa politica. “Ciò di cui abbiamo bisogno – diceva – è una profonda riforma del fisco che possa almeno restaurare per i nostri bambini il sogno americano per cui la ricchezza non è preclusa a nessuno, in quanto ogni individuo ha diritto di volare tanto alto quanto la sua forza e abilità lo porteranno”. Naturalmente l’American dream è un’arma a doppio taglio: se tutti quelli che sono abbastanza bravi salgono, quelli che non lo sono scendono. L’ex attore parlava del “diritto di sbagliare”, a proprie spese, come del fondamento della società libera. “Il potere di tassare – insisteva – deve essere impiegato per le attività legittime del governo. Non per regolamentare l’economia o cambiare la società. Abbiamo provato, e dobbiamo riconoscere che non ha funzionato”.

    Per Reagan, infatti, “la crescita, la prosperità e il compiersi della natura umana sorgono dal basso, non possono essere imposte dal governo. Solo quando lo spirito umano può inventare e creare, solo quando gli individui hanno una responsabilità nel decidere le politiche economiche e trarre beneficio dal loro successo, solo allora le società possono rimanere economicamente vive, dinamiche, proiettate nel futuro, e libere”. Il funzionamento della società libera rischia d’incepparsi nella tentazione esercitata dalla politica, che fa leva da un lato sull’invidia per chi ha avuto più successo, dall’altro sulla paura preventiva di non esserne capaci. Questa strada conduce dove portano di solito le vie lastricate di buone intenzioni: togliere la ricchezza ai ricchi significa anche rubare ai poveri la speranza di uscire dall’indigenza. Cancellare l’incentivo ad andare avanti. Bruciare lo spartito di quella “grande dolce melodia” che è la vita, di fronte alla quale il presidente americano diceva: “cominciamo a suonare”. Reagan era rock, le tasse sono lentissime.

    da Il Foglio, 5 aprile 2006
    Pubblicato il 05/04/2006
    A parte l'aver tirato in ballo Cristo, che è chiaramente un goffo e maldestro tentativo da parte di questo signore di piegare, distorcendolo, il messaggio cristiano ad una finalità di propaganda politica (il cristiano non può ambire alla ricchezza, la predicazione di Cristo in questo senso è inequivocabile), il resto è un pò il mostrar la biada al cavallo per fargli tirare il calesse, mostrare preventivamente la ricompensa. Ma il discorso è vecchio e risaputo, e in molti passi questo signore da come lo espone sembra quasi proporre il tutto come una sua originale interpretazione mai esposta prima ...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Pericle
    A parte l'aver tirato in ballo Cristo, che è chiaramente un goffo e maldestro tentativo da parte di questo signore di piegare, distorcendolo, il messaggio cristiano ad una finalità di propaganda politica (il cristiano non può ambire alla ricchezza, la predicazione di Cristo in questo senso è inequivocabile), il resto è un pò il mostrar la biada al cavallo per fargli tirare il calesse, mostrare preventivamente la ricompensa. Ma il discorso è vecchio e risaputo, e in molti passi questo signore da come lo espone sembra quasi proporre il tutto come una sua originale interpretazione mai esposta prima ...
    O argomenti nel merito sostenendo una qualche sensatezza del tuo ragionamento (e spiegandocelo economicamente) o ci limitiamo alla tua sentenza apodittica:

    un cristiano non può ambire alla ricchezza, la predicazione di Cristo in questo senso è inequivocabile
    Dalla quale dovremmo derivare la totale idiozia di Cristo nonchè del cristianesimo e del messaggio evangelico.

    Eh già perchè l'effetto è proprio questo, in quanto per legge dell'economia, dimostrata da secoli di evoluzione, o si mira al profitto o si rimane tutti poveri. Evidentemente O il buon Cristo non aveva messo in conto che qualche idiota leggesse male il suo messaggio oppure aveva toppato alla grande. Siccome credo in Cristo devo concludere che tu non abbia capito una mazza e sia fortemente rincitrullito da un sinistrismo incipiente che conduce inevitabilmente all'incapacità di pensare.

    Anche tanti preti han pensato la tua stessa stronzata, evidentemente deve essere un ragionamento comune. Peccato che se la montagna non va da maometto gioco forza maometto debba andarci, altrimenti la montagna se la sogna. Dunque ammettiamo che il buon Cristo dove ha detto le cose sulle quali tu basi il tuo giudizio, non condiviso da altri chiesa compresa, stesse intendendo altro da quel che hai capito tu e lasciamo che il fornaio continui a darci il pane PER IL SUO SACROSANTO INTERESSE DI ARRICCHIRSI.
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    O argomenti nel merito sostenendo una qualche sensatezza del tuo ragionamento (e spiegandocelo economicamente) o ci limitiamo alla tua sentenza apodittica:



    Dalla quale dovremmo derivare la totale idiozia di Cristo nonchè del cristianesimo e del messaggio evangelico.

    Eh già perchè l'effetto è proprio questo, in quanto per legge dell'economia, dimostrata da secoli di evoluzione, o si mira al profitto o si rimane tutti poveri. Evidentemente O il buon Cristo non aveva messo in conto che qualche idiota leggesse male il suo messaggio oppure aveva toppato alla grande. Siccome credo in Cristo devo concludere che tu non abbia capito una mazza e sia fortemente rincitrullito da un sinistrismo incipiente che conduce inevitabilmente all'incapacità di pensare.

    Anche tanti preti han pensato la tua stessa stronzata, evidentemente deve essere un ragionamento comune. Peccato che se la montagna non va da maometto gioco forza maometto debba andarci, altrimenti la montagna se la sogna. Dunque ammettiamo che il buon Cristo dove ha detto le cose sulle quali tu basi il tuo giudizio, non condiviso da altri chiesa compresa, stesse intendendo altro da quel che hai capito tu e lasciamo che il fornaio continui a darci il pane PER IL SUO SACROSANTO INTERESSE DI ARRICCHIRSI.
    Ovviamente chi non la pensa come te scrive stronzate, è rincitrullito dal sinistrismo, ed altre amenità varie e assortite, e bla bla bla ...

    Bastano frasi del tipo: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli" ? E frasi come: "Date da mangiare agli affamati, date un tetto ai diseredeati ... etc", oppure come: "Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha nessuna" ?

    La seconda e la terza ci dicono che finchè al mondo c'è povertà un cristiano non può ambire ad arricchirsi ma deve donare a chi non ha, mentre la prima è molto più radicale, perché ricchezza e povertà sono concetti relativi, non assoluti, in quanto i ricchi sono ricchi fintantochè ci sono anche i poveri, non esistono soglie di ricchezza o di povertà, o almeno Cristo non le espone.

    Il messaggio cristiano per capirlo bisogna innanzitutto conoscerlo ... anche prima di commentarlo ...

    Quanto alla spiegazione economica di tutto ciò, boh, inventa la macchina del tempo, torna a duemila anni fa e chiedila a Cristo stesso, perché io non la vedo. Posso solo supporre che Cristo ipotizzasse che ognuno si dovesse dare da fare per il bene degli altri e di tutti, e non per avidità. Del resto, San Paolo, parlando dei cristiani, diceva: "Siamo uomini in questo mondo e non uomini di questo mondo".

  10. #10
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    beh, il messaggio cristiano, in realtà, più che altro condanna lavidità e chi invece di dedicare i suoi pensieri al raggiungimento di Dio, li usa per cercare di accumulare ricchezze non per aiutare gli altri MA AL FINE DI VIVERE MEGLIO disinteressandosi del paradiso, magari ritendendo che la ricchezza avrebbe fatto si che potesse ugualmente raggiungere Dio.
    L bhagavad gità, libro sacro per centinaia di milioni di indù-vaishnava (alcuni di essi sono noti in occidente col nome di hare krishna), parla chiaramente di 4 caste (spirituali, meritocratiche, nulla di rigido ed ereditario eh!), fra le quali c'è quella dei asya (mercanti) che è sopra a quella dei sudra(servi, lavoratori dipensdenti). Benche sia sotrto la classe dei guerrieri (ksatrya) e quella dei preti(brhamani), il fatto che sia sopra ai dipendenti, dimostra che la ricchezza di per se non ostacola ne favorisce il raggiungimento di Dio.
    L'importante non è liberarsi dalla ricchezz<a, ma dall'avidità, cioè la BRAMA DI POSSEDERE, cosa ben diversa, brama che non è intesa come volontà, ma come desiderio 'carnale' di arricchirsi (dannosa inqualunque campo).
    Per esempio, arjuna, il protagonista della gità, è un re(quindi uno ksatrya) ricchissimo, eppure krishna dice che lui è il suo più fedele devoto, perchè qualunque cosa fa, PENSA SEMPRE A LUI E LA FA SENZA ATTACCAMENTO AL RISULTATO, CIOE' NON HA ALTRO FINE CHE RAGGIUNGERE DIO E TUTTO IL RESTO (POLITICA, RICCHEZZA ETC) E' SOLO UN MEZZO.

 

 
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