Propongo quest'articolo preso dalla Rete.
Una sola piccola chiosa: si sa che la fedeltà è una virtù che dai cani non si trasmette all'uomo!
Raffaele
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"Camicie verdi", dal celodurismo alla devolution
Un film documentario, un viaggio all’interno dei meandri della Lega Nord, tra misteri e segreti, violenza verbale e xenofobia. Guida ufficiale: Mario Borghezio
MILANO, 11 mag - Dietro la telecamera («una di quelle da quattro soldi che – ci tiene a dire il regista – sicuramente tutti avete a casa») c'è Claudio Lazzaro, che ha lasciato la redazione del Corriere della Sera un anno fa, proprio per girare questo docu-film. Un viaggio nei meandri della Lega Nord, tra ronde notturne e manifestazioni di piazza, tricolore in fiamme e giuramenti dei ministri leghisti di fronte a Ciampi, con mano sulla bandiera. Un percorso tra le contraddizioni di un movimento che con gli anni è cambiato profondamente, che è diventato verbalmente violento, razzista, xenofobo, che ha fatto della lotta all'immigrato la sua bandiera. Guida ufficiale: Mario Borghezio, che si fa accompagnare ovunque dalle telecamere, al mercato di giorno, a fare volantinaggio, nei quartieri a rischio la sera, a fare le ronde per «ripulire le città padane».
Il film non uscirà nelle sale, ma sarà distribuito in dvd nelle librerie e – successivamente – nelle edicole (ormai il trend è questo, almeno per i film di questo genere, come già accaduto per "Quando c’era Silvio" di Enrico Deaglio e Ruben Oliva). In 78 minuti le immagini raccontano di Bossi che alza vittorioso l'ampolla piena di acqua del Po, di Calderoli che mostra la sua maglietta contro l'Islam, dei comizi di piazza di ieri (a suon di «Roma ladrona» e «basta mazzette, vogliamo giustizia») e dei comizi di piazza di oggi (a suon di «musulmani di merda, vi cacceremo a calci in culo» e di grandi abbracci con l'ex nemico Silvio Berlusconi). Poi c'è la devolution, c'è Borghezio in ospedale picchiato dai no-global, ci sono tante urla, tanti insulti, tanti slogan populisti, le feste in discoteca dei "giovani padani" (una ragazza ai microfoni del regista: «Ho paura di essere stuprata da un extracomunitario») e le sagre di paese a sfondo politico: «Sì alla polenta, no al cous cous».
Ma soprattutto c'è una lunga intervista a Corinto Marchini (presente anche in sala alla prima del film, insieme ad alcuni ex compagni di partito, che tra l'altro hanno innescato una lite con la comica Lella Costa), ex senatore della Lega Nord, fondatore delle Camicie Verdi che, secondo Guido Papalia, procuratore capo di Verona, erano un'organizzazione paramilitare. Marchini vuota letteralmente il sacco, sia in sala, dopo la proiezione, che durante il film. Racconta che Bossi, nel settembre del 1996, gli chiese di sparare a i carabinieri. Racconta che la Lega aveva bisogno di un martire che andasse in galera, per tornare alla ribalta, perché i giornali non parlavano più del movimento. Racconta che tra i piani del partito c'era persino un complotto per uccidere Borghezio, rivale politico di cui liberarsi e vittima da portare in piazza per impietosire e rinvigorire la base.
E poi alla fine del film non risparmia bordate per Bossi, che definisce «quella bestia mezza handicappata» e «persona spregevole» e critiche al regista, al quale suggerisce di fare un film sulla nuova Lega Nord, quella che ha abbandonato i valori della giustizia per allearsi con Forza Italia, quella «affarista, che fa sparire nel nulla 40 milioni di euro, quella dell'abbraccio mortale con Berlusconi». E conclude: «La Lega Nord di una volta voleva Craxi in galera, oggi l'idea che Previti sia a casa mi fa rabbia e il partito è alleato di questa gente qua. Io ora voto Di Pietro». Lazzaro risponde annuendo, per calmare le acque di una proiezione che si è trasformata in un accesissimo confronto, e conferma: «È vero, sono cose di cui si dovrebbe parlare, ma io con questo film volevo soltanto mostrare il volto di chi sta dietro la devolution, in vista del referendum». Insomma, oggi la politica si fa con i dvd in edicola.




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