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    Predefinito REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    Roma, 3 gen. - (Adnkronos) - ''Gli attacchi di Casini sono davvero sorprendenti. La sua campagna, infatti, mi sembra proprio un festival dell'incoerenza visto che l'Udc e' stato in giunta con noi per dieci anni''. In una intervista a 'La Padania' Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole e candidato ufficiale del centrodestra in Veneto, spiega il suo programma e respinge le critiche del leader centristra secondo il quale il Pdl ha ''svenduto il Veneto alla Lega''. Tre sono le parole d'ordine per Zaia e ''un sogno'': autonomia, sicurezza, identita' e le Olimpiadi del 2020 a Venezia. In particolare, sottolinea:''La rivoluzione parte del Veneto. E assicura: ''Come leghista credo di avere l'obbligo politico e morale di dimostrare che il federalismo fiscale ha una ricaduta concreta sul territorio. Cominceremo da quello demaniale''.

    Sulla questione dell'immigrazione e delle moschee, avverte: ''Non credo che da noi quello delle moschee sia un tema cogente. Siamo poi del tutto coscienti che il 5% del Pil del Veneto e' prodotto da lavoratori immigrati. Gente perbene, che si e' integrata e rispettiamo, ma sappiamo altrettanto bene, che sono immigrati anche il 75% dei carcerati''.

    In un'intervista al 'Giornale' Zaia osserva: ''Abbiamo incassato tanto perche' la gente e' con noi. La legittimita' del Carroccio viene dal popolo. Anche di centro''.

    Libero News - REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  2. #2
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    Predefinito Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    Roma In Veneto, perché non poteva resistere al richiamo della sua terra. Ma anche perché Luca Zaia è convinto che da quella posizione potrà fare molto per le riforme. Se diventerà governatore, il ministro dell’Agricoltura promette di fare del Veneto una regione test per il federalismo. Con buona pace di chi non vuole le riforme e non vorrebbe la Lega al governo. Pier Ferdinando Casini in testa.

    Come si sta preparando a traslocare dal ministero alla Regione?«Intanto bisogna avere rispetto per i cittadini e per la scelta che faranno».
    Pensa di non vincere?
    «No, ma sono tutti talmente convinti che ce la facciamo che c’è il rischio che molti dei nostri non vadano a votare».
    Allora diciamo, se vincerà le elezioni e diventerà governatore, pensa di dare un contributo per le riforme?«Il Veneto deve assolutamente candidarsi come prima regione per testare i decreti del federalismo. C’è un governo nazionale amico, in totale sintonia con la coalizione che si candida a governare il Veneto, quindi la situazione è ideale».
    Però adesso ricopre un incarico importante.
    «Lascio il ministero con non poco dolore, ma l’amore per la mia terra lo compensa. Non avrei potuto scegliere diversamente. L’esperienza a Roma è stata eccezionale, utile anche per un governatore, penso alle competenze e alle relazioni».
    Quale è la cosa più importante che ha fatto al ministero dell’Agricoltura?«In generale, quello che siamo riusciti a ottenere dall’Europa. Penso ai quattro miliardi e 300 milioni di fondi per l’agricoltura. Poi tutta la battaglia per la denominazione di origine obbligatoria dei nostri prodotti. Io sono il ministro dello sciopero dell’ananas, dell’etichettatura, delle quote latte».
    Ha ottenuto consensi spesso bipartisan come ministro eppure sul suo nome e su quello degli altri leghisti l’Udc ha messo il veto.
    «Molti elettori di quella parte ci voteranno. Prendiamo atto che l’Udc in due anni di governo Berlusconi non ha perso occasione di attaccarci. Lo hanno fatto su tutto, dalle quote latte al federalismo. Coerenza vuole che non ci sia nessuna vicinanza tra noi e loro in queste elezioni».
    Anche nelle regioni dove invece è possibile un’alleanza con l’Udc?
    «Io non entro nel dibattito su cose che riguardano casa di altri. Prendo atto di certi atteggiamenti, ma in altre regioni saranno i candidati presidenti a valutare. Non è affar nostro».
    È vero quello che dice Casini e cioè che il Pdl ha svenduto il Nord alla Lega?
    «Non si sputa sul piatto dove si è mangiato. Per dieci anni l’Udc è stata in giunta insieme alla Lega e a Roma è stata al governo con Berlusconi. È normale che le strade si dividano, ma non può mancare il rispetto per i cittadini».
    Resta il fatto che il Carroccio ha ottenuto molto.
    «Anche molto consenso. E la ragione è semplice».
    Quale è?
    «È il partito che rispetta il contratto sociale tra chi governa e il popolo. La legittimità viene dal popolo e l’atteggiamento di Casini si può spiegare anche con una contrarietà di principio a questo modo di vedere la politica».
    A livello nazionale è possibile un riavvicinamento tra centristi e Pdl?
    «Le alleanze con la sinistra in alcune regioni non potranno che pesare. Sarà una sorta di peccato originale dell’Udc e saranno soprattutto i loro elettori a considerarlo tale. Comunque è affare loro. Questo governo gode di un consenso senza precedenti e in questo momento bisogna dare risposte ai cittadini».
    Con le riforme?
    «Questo è un momento storico negativo per la crisi, ma proprio per questo è strategico. E poi per noi della Lega vale quello che dice Bossi: il senso del nostro stare al governo è fare le riforme».
    Per questo vi accusano di avere una strategia di lungo periodo che punta a dividere il Paese.
    «Mi piacerebbe che gli scettici capissero che il movimento del federalismo è centripeto, se non si fanno le riforme prevarranno i movimenti centrifughi, i cittadini si allontaneranno dalle istituzioni».
    Lei è candidato a guidare la patria dei distretti e delle piccole imprese, si aspetta riforme anche per le aziende?
    «L’ottanta per cento delle nostre imprese ha meno di 15 dipendenti. E con il modello dei distretti siamo diventati leader di interi settori, penso agli scarponi da sci. Le imprese chiedono meno burocrazia, pressione fiscale più leggera e anche pene più severe per chi evade. Poi il federalismo fiscale, che ci renderà padroni a casa nostra. Le tasse che si pagano, fatta salva una quota di solidarietà e di sussidiarietà nazionale, devono tutte tornare».
    Un ministro del Pd disse che la cultura dei veneti è «consustanziale» all’antistatalismo e all’evasione. Gli vuole rispondere a distanza di due anni?«Hanno già avuto la risposta dal Veneto, dalla Lombardia e da tutta l’Italia. Vadano a farsi un giro a vedere come lavorano le imprese. Tra mille difficoltà riescono a produrre il gettito fiscale e il Pil che fa crescere il Paese e che permette di pagare i servizi a tutti, anche a chi non produce».

    Zaia: "Abbiamo incassato tanto perché la gente è con noi" - Interni - ilGiornale.it del 03-01-2010
    Ultima modifica di Juv; 04-01-10 alle 12:12
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  3. #3
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    Predefinito Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    «In Veneto competizione dura ma il Pdl resterà primo partito»

    Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia e coordinatore veneto del Pdl, non si nasconde dietro le parole: «Con la Lega sarà competizione vera e dura». Il rischio del sorpasso è reale: il buon governo locale del Carroccio, gli strappi di Fini su sicurezza e immigrazione, l’accantonamento di Galan vissuto come un «tradimento» potrebbero costare cari al Pdl, che oggi supera i padani dell’1 per cento scarso.

    Pdl e Lega sono alleati, hanno lo stesso candidato, ma faranno una campagna elettorale fratricida per la leadership.
    «Preferisco chiamarla competizione, non voglio pensare a una battaglia “contro”. Comunque incontreremo nei prossimi giorni Zaia e Gobbo per definire innanzitutto il programma, che ci unisce negli obiettivi strategici, e poi le regole con cui fare campagna elettorale».

    Teme colpi bassi?
    «Sarà competizione vera, dura, ma dev’essere leale e corretta tra due partiti sinergici ma che su certi argomenti hanno sensibilità diverse. Ognuno enfatizzerà le proprie caratteristiche».

    Esempio?
    «Il Pdl ha un respiro nazionale diverso dalla prospettiva localistica della Lega».

    È il terzo anno di fila che la Lega punta al sorpasso al Nord. Sembrano più motivati di voi.
    «Lo capisco, è comprensibile. Ma noi siamo fiduciosi. In giro l’umore è buono. La trattativa ha garantito al Pdl le deleghe più importanti. Il Veneto avrà un ministro in più, cioè Galan. Resteremo noi il primo partito».

    A proposito di Galan: ha detto che non si svenerà per Zaia.
    «Galan ha vissuto la vicenda con grande imbarazzo. Ora abbiamo trovato una soluzione assieme a Berlusconi e nei prossimi giorni sarà compito nostro (ma credo anche della Lega) riuscire a motivarlo per una piena campagna elettorale a sostegno della coalizione. Galan dev’essere l’immagine forte del Pdl veneto. Contiamo su di lui e contiamo che cambi atteggiamento».

    Lei proviene da An: non teme che le posizioni di Fini sull’immigrazione possano spostare voti dal Pdl alla Lega?
    «Il Pdl ha chiarito la posizione del partito e sarà importante comunicarlo bene. E sull’integrazione degli stranieri, abbiamo esempi straordinari da Treviso a Verona ad altre città: su questo il Pdl veneto non teme rivali».

    Ma gli argomenti di Fini non sono popolari da queste parti.
    «Fini ha lanciato alcuni messaggi su argomenti sensibili all’interno del dibattito politico, punto. La tenuta vera nelle prossime regionali, come sempre è successo in Veneto, riguarderà l’azione del governo e i nostri 15 anni di buona amministrazione. Abbiamo avuto ottimi amministratori, li abbiamo tuttora, qui si costruisce il consenso».

    Un anno fa, alla vigilia delle europee, Berlusconi disse che in Veneto avrebbe governato chi prendeva un voto più degli altri.
    «È vero. Purtroppo non sarà così, anche se abbiamo preso molti voti più della Lega. Ma i veneti ci premieranno ancora».

    Non crede invece che i vostri elettori prenderanno la candidatura di Zaia come un cedimento?
    «Il rischio c’è. Ovvio che la candidatura di un leghista porta una rendita di posizione più forte in capo alla Lega».

    Che contromisure prenderete?
    «Berlusconi ha dato prova di credere nel Pdl veneto dandogli una prospettiva nazionale con Galan ministro. Non si tratta di un abbandono ma di un equilibrio necessario anche per la tenuta del governo nazionale. I nostri leader hanno garantito una grande campagna elettorale in Veneto. E poi spiegheremo che l’equilibrio raggiunto nell’alleanza sposta totalmente l’asse del governo regionale al Pdl. Avremo le deleghe più significative come numero e come peso».

    Quindi riprenderete la sanità, da anni feudo leghista, pari all’80 per cento del bilancio?
    «E anche l’agricoltura e le infrastrutture».

    E se il sorpasso dovesse avvenire davvero?
    «Non sarà un dramma, resteremo sereni. Ma non avverrà».

    «In Veneto competizione dura ma il Pdl resterà primo partito» - Interni - ilGiornale.it del 04-01-2010
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  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    L'intervista il candidato del centrodestra indica la rotta del futuro governo della regione a trazione leghista

    Zaia annuncia la rivoluzione federalista: «Prima ai veneti»

    Il governatore in pectore su diritti, immigrati, dialetto: «Né buono né cattivo: pragmatico»



    Zaia annuncia la rivoluzione federalista «Prima ai veneti, agli altri quel che resta» - Corriere del Veneto

    VENEZIA — Sarà pure «il volto buono della Lega», come molti (più guardinghi che convinti) vanno dicendo, il moderato, l’uomo giusto per ammaliare gli elettori del centro e perché no, magari pure un po’ più in là. E però Luca Zaia, già ministro, ora candidato governatore del centrodestra, sembra deciso a non arretrare di un passo la trincea scavata in questi anni dai padani in laguna e a domanda non solo conferma, ma addirittura rilancia le parole d’ordine che tanto spaventano chi grida alla calata del barbaro: autonomia, dialetto, «prima i veneti». Zaia sceglie la Padania, il quotidiano di famiglia sparso tra sezioni e militanti, per annunciare che la «rivoluzione partirà dal Veneto»: dura, pura, padana. E, intervistato, ribadisce: «Macché pasdaran, sono solo realista e pragmatico».

    Dunque nessun ravvedimento sul fronte dei requisiti minimi di residenza per l’accesso agli aiuti della Regione?


    «Se la coperta fosse lunga abbastanza per tenere tutti al caldo, certo potremmo permetterci di non lasciare fuori nessuno. Purtroppo, però, non è così e come amministratore sono costretto a stilare una lista di priorità. La politica è l’arte del possibile».

    In questa lista stanno in cima i veneti e gli stranieri restano indietro?

    «Non credo che una persona che ha messo piede in Veneto questa mattina possa rivendicare per sé la stessa attenzione di uno straniero che è qui da dieci anni. E lo stesso dicasi di quest’ultimo se confrontato con un veneto, figlio di veneti, con nonni veneti».

    Parole che fanno gridare allo scandalo, anche tra le fila del Pdl…

    «L’ipocrisia la lascio ad altri, l’integrazione si realizza solo se è sostenibile ed ha all’origine una casa ed un lavoro. I primi a chiederci fermezza e rigore sono gli immigrati, come il mio vicino di casa albanese, che ha tre bimbi e non vuole aver nulla a che spartire con certi suoi connazionali: il far west è finito ed in questo senso i fattori tempo e legalità diventano imprescindibili».

    Resta intatta anche l’idea d’insegnare il dialetto tra i banchi di scuola?

    «Mi pare che questo argomento diventi troppo spesso il pretesto per fuorviare il dibattito sulla difesa della nostra identità. Se ne fa un’ipotesi macchiettistica, folcloristica, e ci si ferma lì, alla rissa. La questione, invece, è un po’ più complessa…».

    Del dialetto a scuola, però, ne ha parlato lei, e più volte. Ha cambiato idea?

    «Nient’affatto. L’autonomia scolastica già oggi dà ai dirigenti scolastici la possibilità di dedicare una parte dei programmi all’insegnamento di materie facoltative. Dove sarebbe lo scandalo se i ragazzi potessero studiare la lingua e la cultura della nostra terra, anziché alcune materie che ricordano la disputa sul sesso degli angeli?».

    C’è chi dice sarebbe meglio che i ragazzi parlassero l’inglese.

    «E’ un cretino, guarda il dito mentre indico la luna. Io parlo l’inglese e lo spagnolo ma col mio notaio parlo in veneto. Certi salotti eruditi ed illuminati pontificano di una realtà lontana anni luce da quella che vivo io ogni giorno».

    Lei ha già annunciato che, se sarà eletto, il suo Veneto sarà l’avanguardia del federalismo. Da dove si comincia?


    «Dal federalismo demaniale, un’opportunità che ci è concessa dal primo decreto attuativo firmato dal governo. Alcuni beni dello Stato saranno trasferiti agli enti locali, che potranno gestirli in proprio, valorizzandoli, oppure venderli».

    Di quali beni stiamo parlando?

    «Caserme, palazzi e terreni, ma anche spiagge, fiumi, laghi e miniere, e ancora porti ed aeroporti di interesse regionale. Restano ovviamente esclusi i beni artistici e quelli di interesse nazionale».

    A fare da apripista, però, si rischia d’inciampare.

    «Il federalismo è a geometria variabile, se altre Regioni, magari al Sud, vorranno continuare a dipendere dai trasferimenti della Stato, è affar loro. Noi non perderemo altro tempo, pur con tutta l’attenzione del caso».

    Come risponde a chi vi accusa di spaccare l’Italia?

    «La storia ci insegna che le spinte secessioniste prendono forza dalle mancate risposte dello Stato centrale. Se un cittadino ha le risposte che chiede, perché se ne dovrebbe voler andare?».

    Marco Bonet

    05 gennaio 2010
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #5
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    Predefinito Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Luca Zaia, già ministro, ora candidato governatore del centrodestra, sembra deciso a non arretrare di un passo la trincea scavata in questi anni dai padani in laguna...

    Tutto molto bello.
    Speriamo non si faccia intimidire dai nemici o condizionare dagli "amici"...

  6. #6
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    Thumbs up Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    Luca Zaia e' un grande e sara' quasi sicuramente presidente della regione Veneto. Siamo orgoglioso di lui.

  7. #7
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    Predefinito Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    Sondaggio Politico-Elettorale

    Le opinioni dei Veneti su Zaia

    Pubblicato il 15/1/2010.
    Autore:
    SWG

    Committente/ Acquirente:
    Lega Nord Veneto. (Pubblicato su Il Resto del Carlino - Rovigo - 13/01/2010








    Ultima modifica di Juv; 16-01-10 alle 14:26
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  8. #8
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    Predefinito Rif: REGIONALI: ZAIA, IL MIO PROGRAMMA IN TRE PUNTI E UN SOGNO

    L'importante é il non fare come hanno fatto i leghisti in merito a richiesta autonomista del
    veneto.

 

 

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