Israele vieta le coppie miste
La Corte Suprema approva la legge che nega il soggiorno ai coniugi palestinesi di cittadini israeliani.
• da La Stampa del 15 maggio 2006, pag. 14
di Aldo Baquis
Una sentenza della Corte suprema di Gerusalemme, con una maggioranza esigua, ha respinto due appelli contro la «Legge sulla cittadinanza» che nega il permesso di soggiorno in Israele ai coniugi palestinesi di cittadini israeliani. Sentenza che rischia di lacerare migliaia di coppie. La legge ha intanto lacerato la Corte Suprema, che doveva decidere se privilegiare le considerazioni di sicurezza nazionale o i diritti umani della minoranza araba in Israele che rappresenta circa il 20 per cento della popolazione. In definitiva, sei giudici hanno respinto gli appelli, altri cinque li hanno accolti. Con argomentazioni varie, tutti i giudici hanno mandato a dire alla Knesset che quella legge andrebbe riformulata.
All'origine di questa legge, approvata nel 2002, definita provvisoria, e prolungata ogni due anni, vi è lo stato di caos e di terrore che vigeva in Israele nelle prime fasi dell'Intifada, quando gli attentati suicidi si susseguivano anche al ritmo di tre la settimana. In quei mesi i servizi di sicurezza notarono che diversi palestinesi, entrati in possesso di documenti israeliani in virtù del loro matrimonio con cittadini israeliani, avevano partecipato alle stragi. Occorreva chiudere la falla, cosa che i deputati fecero con celerità.
«Lo Stato di Israele si trova in guerra o in quasi-guerra con l'Autorità nazionale palestinese e le organizzazioni terroristiche che agiscono al. suo interno» ha scritto ieri il giudice Mishael Heshin spiegando perché respingeva gli appelli. «Dobbiamo impedire che cittadini di una entità nemica si stabiliscano fra di noi». Ma le argomentazioni di sicurezza sembrano fasulle agli occhi di «Adala», un'organizzazione di diritti civili, e di altre organizzazioni umanitarie. Su migliaia di richieste di naturalizzazione avanzate alle autorità israeliane, i casi coinvolti in attivita sediziose sono risultati solo una ventina. Anche ieri deputati israeliani di sinistra e di destra erano persuasi che le argomentazioni di sicurezza fossero solo una patina utilizzata per giustificare invece considerazioni demografiche, nel contesto della politica di disimpegno di Ariel Sharon ed Ehud Olmert volta a «restingere» i confini di Israele per farne uno Stato con una spiccata maggioranza ebraica.
Da parte araba la reazione alla decisione della Corte Suprema è stata adirata. Il deputato Jemal Zahalka (del partito Balad) ha rilevato che «gli arabi sono la popolazione originale di queste terre. Nemmeno i regimi più oscurantisti - ha aggiunto - hanno mai emesso leggi che vietano l'amore fra un uomo e una donna per considerazioni geografiche». «Si tratta - ha concluso - di una legalizzazione dell'apartheid». «Adala», da parte sua, ha preannunciato che sottoporrà la questione alla Corte internazionale dell'Aja.
Ma la giornata di ieri assume rilievo anche per essere stata una delle più cruente delle ultime settimane. Reparti dell'esercito israeliano hanno ucciso in due raid simultanei, nella Cisgiordania settentrionale, a Jenin e a Kabatya, sette palestinesi. Fra le vittime, uno d»i comandanti militari della Jihad islamica, Elias el-Ashkar, a cui attribuivano la responsabilità di una serie di attentati terroristici costati la vita a decine di civili israeliani. E poi miliziani della Jihad islamica, di al Fatah, dei Comitati di resistenza popolare, un ufficiale della sicurezza preventiva e un civile, colpito a morte mentre lanciava sassi contro i soldati.




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