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    Predefinito visto che esistono i marxiani e vengono da noi invece che dagli ufologi

    posto questa cosina di un noto filosofo del diritto, comunista.

    una cosa che perlomeno in apparenza è meno antiquata di quello che postano altri filosofi.

    cerhiamo in questo brano quello che non va. a mo' di esercizio, meno noioso di quello che ci propongono i marxiani. naturalmente anche loro sono invitati a partecipare all'esercizio.


    La Dittatura del Mercato, Crepuscolo del Diritto di Guido Rossi

    Assistiamo a una sorta di ritorno alle origini. Che cosa intendiamo con «le origini»? nient’altro che il momento di passaggio in cui si sviluppa la ricerca di una possibilità di convivere in modo decente in comunità. Le origini sono infatti collegate a un fattore estremamente importante. Fattore che è il cambiamento dello strumento di controllo sociale. Se non c’è tale cambiamento sociale non si sviluppa alcuna società, o quanto meno non si sviluppa una società decente. Non a caso , infatti, quando si parla di «stato di natura», precedente alle origini, si parla in realtà dell’homo homini lupus di Hobbes e del Leviatano come suo rimedio. Si parla cioè di uno stato di natura selvaggio, in cui il controllo sociale è dato dalla violenza. Ma chi domina allora il controllo sociale? Chi detiene tale controllo? Risposta: il più forte, che spesso è il più violento. Ed è evidente che una società decente non può basarsi sulla violenza. È per questo che le origini hanno bisogno di qualcos’altro.
    Ecco allora che insieme a tanti altri fattori, che sono ad es. la religione e la morale, interviene il diritto, inteso in senso lato come la regola o le regole del gioco, che hanno il loro fondamento in una delle tante versioni del contratto sociale. Si può dire, in effetti, che le norme giuridiche siano le regole del gioco di una società decente, tenendo sempre presente che si tratta di regole raggiunte faticosamente per dominare quello stato di natura selvaggio iniziale.
    Non è un caso allora che l’inizio delle origini chiami in ncausa effettivamente la figura di Romolo. Il quale, come dice Virgilio nel VI canto dell’Eneide, primam qui legibus urbem fundavit, ossia «diede fondamento di legge alla città». Come e in che senso Romolo fondò la città? Attraverso la legge. Tutti concordano nell’affermare che fu Romolo a fondare Roma e a darle una prima legislazione, noi diremmo il primo ordinamento di una società che diventava così società civile. (...) uno dei maggiori filosofi del diritto moderno, Hans Kelsen, ha creato un sistema autopoietico del diritto. Un sistema, cioè, estremamente chiuso, in cui il diritto si giustifica da sé, quindi é sì uno strumento di controllo sociale, però la sua origine non può essere spiegata dal diritto stesso. La Grundnorm, cioè la norma di base sulla quale ogni ordinamento si fonda, non ha mai il suo inizio in un atto giuridico, bensì in un atto di violenza. Normalmente la Costituzione, che è la prima norma da cui derivano tutte le altre norme che giustificano l’ordinamento, nasce da rivoluzioni e sovvertimenti sociali. Ha cioè un’origine violenta, così come si è verificato per la fondazione di Roma, quando, anche attraverso l’uccisione di Remo, Romolo ha introdotto i primi principi di base di un ordinamento giuridico che doveva poi sostenere tutta la successiva civiltà occidentale. Non è un caso che il diritto romano, nell’elaborazione da Roma fino al sesto secolo, col codice di Giustiniano, abbia dominato in verità tutta l’Europa e continui a dominarla sino alla emanazione dei codici moderni. (...)
    In che senso, ora, possiamo parlare di un «nostro» ritorno alle origini? È diventata opinione diffusa il fatto che a un certo punto le regole dell’economia risultino superiori alle regole del diritto. Il diritto segue l’economia, e la segue in modo molto spesso scriteriato. Se pensiamo cosa sono state ad esempio le crisi finanziarie che hanno colpito anche i risparmiatori italiani e a che cos’è il risultato di una legge a tutela del risparmio mai approvata da parlamento italiano, ci rendiamo conto di come il diritto, indipendentemente da qualunque altra valutazione, arrivi veramente dopo – molto dopo – le salmerie, e sia praticamente incapace di risolvere i problemi che si sono creati.
    Ma da dove deriva questo singolare fenomeno? Da dove nasce questa singolare autonomia della vita economica rispetto al diritto? Se la vita economica va per conto suo e non rispetta più le regole del diritto, forse è perché le regole del diritto non ci sono più. Il che significa che il diritto non è più uno strumento di controllo sociale, perché è l’economia a dettarne le regole, naturalmente le sue regole. (...)
    Esiste una mano invisibile che mette tutto a posto. E questa mano è il mercato. Ecco l’ideologia del mercato che da Adam Smith viene poi ripresa ampiamente nel novecento, soprattutto nella seconda parte del secolo, nell’epoca cioè in cui si è davvero brutalmente imposta questa ideologia del mercato come panacea per tutti i mali che riguardano l’economia. E che cosa è venuto insieme al mercato? La svalutazione totale delle regole. Il mercato svaluta la regola giuridica. Perché mai? Perché il mercato vuole appunto, essendo la mano invisibile, che la base di tutto non sia la virtù delle regole, ma sia invece la capacità contrattuale del singolo che persegue il proprio interesse. Nasce così il contrattualismo, come ideologia opposta alla regolamentazione, dove i comportamenti sono esclusivamente affidati ai singoli, alla loro volontà e alla loro libertà, in altre parole alla loro capacità di regolare i rapporti. Non c’è nessun bisogno che vi sia un legislatore o che vi sia uno stato che decide quali siano o quali debbano essere le regole. Il contrattualismo vuole che le regole siano decise dalla libertà dei singoli, da coloro che entrano in rapporto tra di loro. Essi fisseranno da sé le loro regole. (...) Piaccia o non piaccia agli economisti, è tempo di denunciare che l’economia è la prima disciplina ad avere frantumato le regole del diritto. E – anche questo piaccia o non piaccia – il contrattualismo integralista, almeno nelle sue applicazioni più sconsiderate, assomiglia molto allo «stato di natura» delle origini.
    Voltando ora pagina, ci si deve rivolgere ad un altro incredibile «mondo» che caratterizza la modernità, cioè la Rete, il cyberspazio, internet. Il tema è ovviamente internet e la pirateria. Chiunque sia in grado di farlo può scaricare dalla Rete a costo zero – o tutt’al più al costo di un compact disc vergine – tutto quello che prima veniva invece pagato a faceva parte o dl copyright oppure dei diritti di proprietà intellettuale, ragione per la quale le società discografiche sono assolutamente in crisi. Qual’è il discorso che si impone, qui? È che in verità la Rete fa leva quasi esclusivamente sul principio di libertà e accesso per tutti. La libertà è uno dei due elementi, insieme alla proprietà, che sono alla base dei principi fondamentali dei diritti umani, della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, e dell’attuale costituzione europea. I due diritti, quello di proprietà e quello di libertà, vengono in certo modo a scontrarsi. La proprietà intellettuale non è più tutelata, perché confligge con la libertà di accesso alla Rete. La Rete esiste in quanto c’è libertà di accesso. La Rete esiste in quanto non c’è proprietà. (...) Si può in conclusione dire che la Rete, dopo l’economia, costituisca il secondo esempio tipico di frantumazione delle regole. Regole che valevano per il diritto di proprietà intellettuale non valgono più nella Rete: valgono altre regole, che però il diritto non è ancora riuscito a sistemare e ad imporre.(...)
    Certamente, è dovuto anche alla Rete – insieme a strutture tecnologiche avanzatissime rispetto a quelle non solo dei secoli, ma anche dei decenni passati – il processo di globalizzazione, il cui «cascame» più violento è il terrorismo. Esso ha fatto saltare ancora più in profondità il quadro dei diritti. Vi è cioè un’altra incredibile frantumazione delle regole. Si sente dire che c’è una guerra al terrorismo. In fondo gli Stati Uniti d’America hanno formulato questa nuova ipotesi, il cui tragico, terribile inizio, può essere naturalmente fissato all’11 settembre, con la distruzione delle Twin Towers, ma non si sa quando finirà. Si tratta infatti di una guerra che non è, contrariamente a tutte le guerre precedenti, una guerra contro uno stato. Non esiste uno stato che si chiama Terrore, nel quale risiedano i terroristi. Si tratta al contrario di una guerra in cui non sono applicabili le regole classiche, per questa ed altre ragioni (ad esempio perché i terroristi, o presunti tali, come quelli rinchiusi nella base di Guantanamo, sono enemy combant, cioè non diventano prigionieri di guerra in senso classico).
    Quelle che non sembrano più potersi applicare sono allora le regole dello ius belli, cioè le regole delle Convenzioni di Ginevra: non c’è nessun rispetto di quelle, ci sono al contrario l’uso della tortura e della violazione dei diritti umani. (...)
    In questo momento, stiamo vivendo al cospetto di regole frantumate. Oltre agli esempi che ho fatto, molti altri se ne possono individuare: dalle biotecnologie a tutti i settori più avanzati della ricerca scientifica. Le regole base di tutto il sistema dell’ordinamento giuridico, a partire dai diritti umani fino ai diritti più evidenti e più riconosciuti, come il diritto alla proprietà intellettuale o al copyright o come il diritto dei contratti nella sia simmetria, tutto il sistema, insomma, è frantumato. E la frantumazione del sistema è anche la condizione umana preesistente alle «origini». La frantumazione delle regole nei suoi aspetti più violenti non è forse analoga alle feste dei Lupercalia? E i porcari dei Colli Albani sono forse umanamente diversi rispetto ai terroristi o a chi li tortura a Guantanamo? Siamo dunque, pur nelle incredibili diversità dei contesti sociali, tornati alle origini e per combattere la violenza usiamo la violenza.
    Per si potrebbe oggi affermare che forse abbiamo bisogno di un nuovo Romolo? Forse di Romolo no, ma certamente abbiamo bisogno di un nuovo diritto.



    Dal Corriere della Sera – Cultura di martedì 31 gennaio 2006

    COMMENTO di Dario Fertilio

    Economia, web e kamikaze: tre fattori di crisi
    All’inizio ci furono soltanto violenze, sopraffazioni, stupri. Ma subito dopo – appena si diradarono le nebbie dello Stato di Natura – venne il diritto. Il giurista Guido Rossi, anni fa, aveva evocato quella svolta fondamentale della civiltà, e la nascita dell’istituto giuridico matrimoniale, affidandosi ad un romanzo: «Il ratto delle Sabine». Ora ritorna sul tema in un saggio pubblicato da MicroMega – ne riportiamo sopra i passi salienti – e traccia un inquietante parallelo con la modernità. Il mondo ha preso una direzione pericolosa, sostiene Guido Rossi, dal momento che proprio il diritto viene sempre più corroso da nuove, incontrollabili forze: rischiamo di precipitare nello stato selvaggio originario, indossando di nuovo la pelle da lupi, e affrettandoci ad azzannare il prossimo per evitare di essere morsi. Le ragioni principali sono tre. La prima è legata al primato dell’economia, una specie di dittatura del mercato: la globalizzazione costruisce da sé le sue leggi ed obbedisce soltanto ad esse. Inutile sperare allora che i piccoli, i deboli, possano essere risparmiati per intervento di qualche giudice, dal momento che quella autorità non viene più riconosciuta, lo stesso si può dire per altri due fattori di crisi. Il primo è la rete telematica, il web, che si espande nella più anarchica libertà, finendo per negare proprio la tutela giuridica della proprietà su cui si era fondato il diritto. L’altro, legato ai primi due, è il conflitto violento al di sopra delle regole, in cui l’aberrazione del terrorismo finisce per riprodursi negli stessi schemi di coloro che lo combattono (cominciando dall’Iraq). Guido Rossi, da filosofo e storico del diritto, fornisce una sua ricetta per opporsi alla deriva in cui ci troviamo: la tutela dei diritti umani.


    Gli altri temi trattati da MicroMega sono la questione morale, la legge sull’aborto, il capitalismo senza regole, la libertà dalla religione: intervengono tra gli altri Gustavo Zagrebelsky, Eugenio Scalfari, Paolo Flores D’Arcais, Carlo Augusto Viano. Una tavola rotonda fra Guglielmo Epifani, Francesco Giavazzi, Antonio Bassolino e Luciano Gallino mostra come il reddito garantito possa essere un propulsore della crescita economica.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos

    Gli altri temi trattati da MicroMega sono la questione morale, la legge sull’aborto, il capitalismo senza regole, la libertà dalla religione: intervengono tra gli altri Gustavo Zagrebelsky, Eugenio Scalfari, Paolo Flores D’Arcais, Carlo Augusto Viano. Una tavola rotonda fra Guglielmo Epifani, Francesco Giavazzi, Antonio Bassolino e Luciano Gallino mostra come il reddito garantito possa essere un propulsore della crescita economica.
    ...e soprattutto del loro conto in banca e del numero di sedie che possono così occupare. Chissà se credono davvero a quello che dicono?

  3. #3
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    Questo personaggio incolpa il mercato per la crudeltà del novecento.
    Credo basti questo per screditarne ogni tesi.
    Preoccupante anche la sviolinata del "liberale" Fertilio.
    Quanto a Micromega, direi che è imperdibile la tavola rotonda: non riesco a immaginare le cazzate che son venute fuori (peccato per Giavazzi, ogni tanto qualcosina di sensato esce dalla sua penna).

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da ARI6
    Questo personaggio incolpa il mercato per la crudeltà del novecento.
    Credo basti questo per screditarne ogni tesi.
    Preoccupante anche la sviolinata del "liberale" Fertilio.
    Quanto a Micromega, direi che è imperdibile la tavola rotonda: non riesco a immaginare le cazzate che son venute fuori (peccato per Giavazzi, ogni tanto qualcosina di sensato esce dalla sua penna).
    straquoto
    sottolinando l'assenza di argomentazioni a sostegno delle tesi di fondo. il diritto creato dagli uomini sul mercato è un attentato al diritto prodotto dalle illuminate menti di quattro (quando va bene) legislatori presunti onniscenti.

    c'è anche un fondo di conservatorismo nelle tesi di Guido Rossi. il diritto rappresosi nella consuetudine sotto i sovrano assoluti (che storicamente lo hanno più che altro sancito, infarcendolo in parte con i loro capricci - periodo mercantilismo) riconosciuto subisce l'attacco delle regole di diritto prodotte dopo la rivoluzione induistriale e adesso con la globalizzazione: e questo secondo l'illuminato Guido Rossi, è male di per sè.

    DAvvero su DArio Fertilio posso pensare che abbia scritto quello che ha scritto solo perchè anche lui ha da guadagnarsi la pagnotta.

    e Giavazzi, beh meglio che continui a scrivere dei cambiamenti nella stratificazione delle classi sociali. come se da quel campo potessero venire novità clamorose.


    Cmq Ari6 non mi conosci Guido Rossi: ho ragione io! leggi solo autori libertari!!!! ti devi aprire un po' al confronto, sennò (se non leggi ogni tanto qualche marxianata o sbrodolata liberal) mi resti sempre gracilino. ti devi vaccinare!!
    fa male all'inizio,ma poi fa bene. credi!!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos

    ...

    se non leggi ogni tanto qualche marxianata o sbrodolata liberal

    ...
    Nessuno può leggere marxianate se scritte al giorno d'oggi. Al massimo si può leggere qualche articolo marxista. Scrivere marxianate significa avere almeno letto (e capito) Marx (e con lui tutta l'economia classica of course).

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Lizard
    Nessuno può leggere marxianate se scritte al giorno d'oggi. Al massimo si può leggere qualche articolo marxista. Scrivere marxianate significa avere almeno letto (e capito) Marx (e con lui tutta l'economia classica of course).

    Mario Talamona

    prof di pol ec a milano e accademico dei lincei


    lui MArx lo ha letto

    certo non viene a scrivere qui, ma non si può mica pretendere. non dico teorie marxiste ma spiegazioni della teoria marxiste (quello che fai tu!!).

    e qualche Keynesiano e storico dell'economia.

    qualcosa di Robbins, che in italiano è tradotto

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos
    Mario Talamona

    prof di pol ec a milano e accademico dei lincei


    lui MArx lo ha letto

    certo non viene a scrivere qui, ma non si può mica pretendere. non dico teorie marxiste ma spiegazioni della teoria marxiste (quello che fai tu!!).

    e qualche Keynesiano e storico dell'economia.

    qualcosa di Robbins, che in italiano è tradotto
    Appunto, lo dici tu stesso: scrive sulle teorie marxiste, perchè di quello si può parlare.

    Poi qualcuno, ad esempio, deve ancora venirmi a spiegare come cavolo alcune possano funzionare, ma questo è un altro discorso

    P.S.: a me Talamona piace leggerlo.

  8. #8
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    Francamente non capisco tutto questo "accanimento" contro Marx.
    In fin dei conti è solo uno dei tanti che propongono strutture sociali ed economiche sostanzialmente diverse dal libertarismo, ma mica il solo.
    Pero tutto questo livore si spiega soltanto con l'evidente fatto che i teorici di linea ed ispirazione marxista (piu' che marxiana) sono quelli che piu' facilmente mettono a nudo le gigantesche contraddizioni delle varie teorie "libertarie".
    Io Marx mi limito a leggerlo, a capirlo, ed a mettere da parte quello che che ovviamente non risulta proponibile al giorno d'oggi, si tratta di un autore ottocentesco. E identicamente faccio con gli altri.

    Se poi volete fare gli "integralisti" libertari e antimarxisti liberissimi di farlo, io mi tengo lontano da qualsiasi integralismo.
    Credo che piu' che da Marx e teorie economiche correlate avreste da imparare sulle metodologie della critica marxista, tuttora validissime.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema
    Francamente non capisco tutto questo "accanimento" contro Marx.
    In fin dei conti è solo uno dei tanti che propongono strutture sociali ed economiche sostanzialmente diverse dal libertarismo, ma mica il solo.
    Pero tutto questo livore si spiega soltanto con l'evidente fatto che i teorici di linea ed ispirazione marxista (piu' che marxiana) sono quelli che piu' facilmente mettono a nudo le gigantesche contraddizioni delle varie teorie "libertarie".
    Io Marx mi limito a leggerlo, a capirlo, ed a mettere da parte quello che che ovviamente non risulta proponibile al giorno d'oggi, si tratta di un autore ottocentesco. E identicamente faccio con gli altri.

    Se poi volete fare gli "integralisti" libertari e antimarxisti liberissimi di farlo, io mi tengo lontano da qualsiasi integralismo.
    Credo che piu' che da Marx e teorie economiche correlate avreste da imparare sulle metodologie della critica marxista, tuttora validissime.
    Caro Fuori_schema,

    il problema non è l'accanimento verso Marx. Io, non sono nuovo in questo senso nel dirlo, apprezzo Marx e lo leggo alla luce dell'economia classica, nonchè di tutto ci che ne è seguito.

    Il problema sta nell'analisi. Se tu leggi il Capitale (non con le fette di salame sugli occhi, cosa che credo, visto che dici di capirlo) noti che ad esempio l'analisi sul plusvalore non funziona.

    E non funziona, entrando in una questione più tecnica, perchè il sistema proposto da Marx funziona se e solo se la composizione organica del capitale in tutti i settori è la stessa. E' una questione matematica, non filosofica (bastano conoscenze di seconda superiore). Ed inficia il fatto che il sistema si ripeta periodo dopo periodo.

    Ora: di contraddizioni di questo tipo tutte le teorie scientifiche sono piene (e Marx amava questa definizione). Solo si tratta di una falsificazione, nulla di più -per usare un'impostazione corrente- e non una critica in sè.
    Semplicemente Marx si sbagliava, nulla di male.

    Nessuno, ad esempio, direbbe che Galileo fu un pessimo fisico perchè propose una teoria delle maree completamente errata. Allo stesso modo io non mi sento di dire che Marx sia un totale pessimo economista perchè sbagliò alcune analisi. Non fu un grande, ecco tutto. Predico (opinione personale) che quando arriverà una 'rivoluzione copernicana' in economia, Marx sarà messo molto da parte.

    Tra le cose che io ho messo sempre come aspetti positivi dell'analisi marxiana c'è il problema della disoccupazione (frizionale e non) in un sistema di mercato: tale concezione anticipa -sempre secondo me- pesantemente la modellistica basata sulle imperfezioni ed il razionamento.

    Quello che io critico è l'utilizzo di alcune metodologie stantie e completamente superate specie da parte di chi amerebbe che le cose stessero così. Ma questo è un atto fideistico, non è certo scienza, mi spiace. Lo stesso Marx avrebbe recepito lo stesso concetto.

    Come dici tu, infatti, adesso si deve parlare in prevalenza di analisi marxiste e non marxiane. Questo perchè solo i marxisti ortodossi possono travalicare l'analisi marxiana (errata in alcuni punti) e farne baluardo ideologico (prima che scientifico). Ecco perchè -e questo lo dico da sempre- la rovina di Marx sono i marxisti.

    Marx si studia nelle università serie, se ne mettono in evidenza i limiti e le potenzialità, ma non si può accettare tale impostazione come epistemologicamente corretta alla luce di ciò che è seguito.

    Per quanto riguarda il resto, poche balle. Io sono libertario e mi trovo a concordare con i risultati di alcune analisi libertarie pur partendo da presupposti completamente diversi.
    Apprezzo la scuola austriaca ma non condivido l'analisi basata sulla prasseologia.

    Per me l'economia può essere associata alla scienze naturali (a differenza di tutta la tradizione libertaria), può essere analizzata con metologie quantitative avanzate e soprattutto non condivido l'impostazione assiomatica delle analisi correnti.

    E questo perchè (a differenza del 90% degli economisti classici e moderni) ritengo che solo lo strumento (matematica o la prasseologia stessa) possa essere assiomatico, non l'oggetto dell'indagine.

    Io sono libertario (sempre che a questo punto qualcuno non si arrabbi) perchè credo nel principio etico di non aggressione. E credo nell'autodeterminazione dell'individuo.

    Poi, ogni singolo individuo ha il diritto di scegliere a cosa aderire senza rompere le scatole agli altri, anche scegliendo sistemi economici non di libero mercato.

    Siccome io ritengo che:
    - l'economia sia ancora, come metodo e come risultati, una scienza giovane;
    - non conosciamo ancora bene tutta quell'entità che si chiama 'mercato'...

    sia sostanzialmente stupido cercare di 'ingegnerizzare' leggi che non conosciamo a fondo, ed anzi molta evidenza teorica ed empirica ci mostra come la sostanziale inefficiacia delle politiche economiche (non solo di LP) vada a confermare questa tesi.

    Nel momento in cui chiunque si svegli e proponga un modello che lavori meglio del mercato (inteso il mercato come base) allora, e solo allora, ogni singolo individuo avrà il diritto di scegliere se aderire a questa nuova tecnologia o meno.

    O meglio, l'individuo può farlo anche adesso. Mi limito a dire che io per il momento mi affido al mercato.

    Nessuno (piano morale) dovrà imporre un sistema (piano economico) a nessun altro.

    E questo lo stato, qualunque esso sia, lo fa sempre.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Lizard
    Caro Fuori_schema,

    il problema non è l'accanimento verso Marx. Io, non sono nuovo in questo senso nel dirlo, apprezzo Marx e lo leggo alla luce dell'economia classica, nonchè di tutto ci che ne è seguito.

    Il problema sta nell'analisi. Se tu leggi il Capitale (non con le fette di salame sugli occhi, cosa che credo, visto che dici di capirlo) noti che ad esempio l'analisi sul plusvalore non funziona.

    E non funziona, entrando in una questione più tecnica, perchè il sistema proposto da Marx funziona se e solo se la composizione organica del capitale in tutti i settori è la stessa. E' una questione matematica, non filosofica (bastano conoscenze di seconda superiore). Ed inficia il fatto che il sistema si ripeta periodo dopo periodo.

    Ora: di contraddizioni di questo tipo tutte le teorie scientifiche sono piene (e Marx amava questa definizione). Solo si tratta di una falsificazione, nulla di più -per usare un'impostazione corrente- e non una critica in sè.
    Semplicemente Marx si sbagliava, nulla di male.

    Nessuno, ad esempio, direbbe che Galileo fu un pessimo fisico perchè propose una teoria delle maree completamente errata. Allo stesso modo io non mi sento di dire che Marx sia un totale pessimo economista perchè sbagliò alcune analisi. Non fu un grande, ecco tutto. Predico (opinione personale) che quando arriverà una 'rivoluzione copernicana' in economia, Marx sarà messo molto da parte.

    Tra le cose che io ho messo sempre come aspetti positivi dell'analisi marxiana c'è il problema della disoccupazione (frizionale e non) in un sistema di mercato: tale concezione anticipa -sempre secondo me- pesantemente la modellistica basata sulle imperfezioni ed il razionamento.

    Quello che io critico è l'utilizzo di alcune metodologie stantie e completamente superate specie da parte di chi amerebbe che le cose stessero così. Ma questo è un atto fideistico, non è certo scienza, mi spiace. Lo stesso Marx avrebbe recepito lo stesso concetto.

    Come dici tu, infatti, adesso si deve parlare in prevalenza di analisi marxiste e non marxiane. Questo perchè solo i marxisti ortodossi possono travalicare l'analisi marxiana (errata in alcuni punti) e farne baluardo ideologico (prima che scientifico). Ecco perchè -e questo lo dico da sempre- la rovina di Marx sono i marxisti.

    Marx si studia nelle università serie, se ne mettono in evidenza i limiti e le potenzialità, ma non si può accettare tale impostazione come epistemologicamente corretta alla luce di ciò che è seguito.

    Per quanto riguarda il resto, poche balle. Io sono libertario e mi trovo a concordare con i risultati di alcune analisi libertarie pur partendo da presupposti completamente diversi.
    Apprezzo la scuola austriaca ma non condivido l'analisi basata sulla prasseologia.

    Per me l'economia può essere associata alla scienze naturali (a differenza di tutta la tradizione libertaria), può essere analizzata con metologie quantitative avanzate e soprattutto non condivido l'impostazione assiomatica delle analisi correnti.

    E questo perchè (a differenza del 90% degli economisti classici e moderni) ritengo che solo lo strumento (matematica o la prasseologia stessa) possa essere assiomatico, non l'oggetto dell'indagine.

    Io sono libertario (sempre che a questo punto qualcuno non si arrabbi) perchè credo nel principio etico di non aggressione. E credo nell'autodeterminazione dell'individuo.

    Poi, ogni singolo individuo ha il diritto di scegliere a cosa aderire senza rompere le scatole agli altri, anche scegliendo sistemi economici non di libero mercato.

    Siccome io ritengo che:
    - l'economia sia ancora, come metodo e come risultati, una scienza giovane;
    - non conosciamo ancora bene tutta quell'entità che si chiama 'mercato'...

    sia sostanzialmente stupido cercare di 'ingegnerizzare' leggi che non conosciamo a fondo, ed anzi molta evidenza teorica ed empirica ci mostra come la sostanziale inefficiacia delle politiche economiche (non solo di LP) vada a confermare questa tesi.

    Nel momento in cui chiunque si svegli e proponga un modello che lavori meglio del mercato (inteso il mercato come base) allora, e solo allora, ogni singolo individuo avrà il diritto di scegliere se aderire a questa nuova tecnologia o meno.

    O meglio, l'individuo può farlo anche adesso. Mi limito a dire che io per il momento mi affido al mercato.

    Nessuno (piano morale) dovrà imporre un sistema (piano economico) a nessun altro.

    E questo lo stato, qualunque esso sia, lo fa sempre.
    Posso dirti che sono curiosamente sono assolutamente d'accordo sul considerare l'economia come associabile alle Scienze Naturali, in quanto credo che gli equilibri di riferimento siano strutturalmente similari a quelli di un ambiente di tipo biologico.
    Per quanto concerne Marx, credo che prendere semplicemente un riferimento di tipo meccanicistico sulle sue teorie sia molto sbagliato.
    Mi pare assolutamente ovvio che le "equazioni economiche" che fa Marx non sono proponibili "cosi' come esposte" nella società odierna ben piu' complessa e complicata della società ottocentesca, credo però che tu sottovaluti di molto la portata del messaggio di Marx nel suo insieme.
    Perche' Marx non ha mica solo parlato di equazioni economiche X=Y+Z.
    Quando si parla di educazione e della necessità che tutti vengano alfabetizzati e che siano coscienti e protagonisti della propria storia e società, dice un qualcosa di attualissimo.
    Tu mi dici di essere libertario e per me va benissimo, ma bada bene, l'individualismo è la radice della debolezza. Tutte le modifiche e i miglioramenti della nostra società nascono da spinte "sociali" che nascono dalla consapevolezza che la socialità e non l'individuo "solo" possono esssere spinte propulsive possenti per un reale cambiamento.
    E tutto questo "proviene" da Marx. Da un Marx forse sociologo e non economista, ma non ti puoi dimenticare certo di quello.
    Cosi' come l'importanza non solo "filosofica" ma proprio di di "prassi e senso politico" del materialismo storico, che oltre ad aver laicizzato completamente il senso della politica attiva ha messo come punto di riferimento lo studio della storia come chiave di comprensione dinamica delle fenomenologie attuali.
    Ed è un approccio quanto mai pragmatico e non fideistico, come pensi che sia.
    Credo che anche se studi Economia, dovresti leggere Gramsci che pur non essendo certo un economista ha una visione perfettamente delineata degli obiettivi di una socialità comune e delle sue necessità.
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