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    Predefinito Testo della lettera di Ahmadinejad a Bush

    Lettera del Presidente dell’Iran al Presidente degli Stati Uniti

    Nel Nome di Dio Clemente e Misericordioso

    Signor George Bush,
    Presidente degli Stati Uniti d’America,
    E’ da tempo che mi chiedo, come si possono giustificare le innegabili contraddizioni che esistono sulla scena internazionale – le quali sono costantemente dibattute, specialmente nei forum politici e tra gli studenti universitari. Molte domande rimangono senza risposta. Queste mi hanno spinto a discutere alcune di queste contraddizioni e domande, nella speranza che ci possa essere la possibilità di rimediare.

    Si può essere seguaci di Gesù Cristo (la pace su di lui), il grande messaggero di Dio,
    sentirsi obbligati a rispettare i diritti umani,
    presentare il liberalismo come un modello di civiltà,
    annunciare la propria opposizione alla proliferazione delle armi nucleari e delle armi di distruzione di massa,
    fare della “Guerra contro il Terrore” il proprio slogan,
    e infine, lavorare nella direzione di costruire una comunità internazionale unita – una comunità in cui Cristo e i virtuosi della Terra possano un giorno governare,
    ma allo stesso tempo,
    i paesi vengono aggrediti, la vita, l'intimità e l'esistenza degli individui perde ogni valore e per esempio, solamente per la presenza di qualche criminale in un villaggio, una città o in mezzo ad un gruppo, tutto quel villaggio, quella città e quel gruppo viene bruciato."
    O a causa della possibile esistenza di armi di distruzione di massa in un certo Stato, questo viene occupato, circa 100.000 persone uccise, le sue risorse idriche, la sua agricoltura e la sua industria distrutte, 180.000 soldati stranieri spiegati a terra, la sacralità delle case private dei cittadini profanata e il Paese catapultato indietro di 50 anni. A che prezzo? Centinaia di miliardi di dollari spesi dalle casse di un paese e di alcuni altri paesi e decine di migliaia di giovani uomini e donne – le truppe di occupazione – messi in pericolo, strappati dalle loro famiglie e dai loro cari, le loro mani sporche del sangue altrui, soggetti a così tante pressioni psicologiche che ogni giorno qualcuno si suicida e quelli che tornano a casa soffrono di depressione, si ammalano e devono far fronte a ogni tipo di malattia, mentre altri sono uccisi e i loro corpi vengono recapitati alle famiglie.
    Con la scusa dell’esistenza delle armi di distruzione di massa, questa grande tragedia ha travolto i popoli sia dei paesi occupati che degli occupanti. Poi fu rivelato che non c’erano le armi di distruzione di massa per cui tutto era iniziato.
    Naturalmente Saddam era un dittatore assassino. Ma la guerra non venne mossa per rovesciare lui, l’obiettivo annunciato della guerra era trovare e distruggere le armi di distruzione di massa. Lui è caduto incidentalmente, ciò nondimeno la gente della regione è contenta di questo. Puntualizzo che durante gli anni della guerra all’Iran, Saddam fu appoggiato dall’Occidente.
    Sig. Presidente,
    Voi saprete che io sono un insegnante. I miei studenti mi chiedono come queste azioni possano conciliarsi con i valori delineati all’inizio di questa lettera e con il rispetto della tradizione di Gesù Cristo (la pace su di lui), il Messaggero di pace e di perdono.
    Ci sono prigionieri a Guantanamo che non hanno avuto un processo, che non hanno assistenza legale, le loro famiglie non li possono vedere e sono tenuti in una terra straniera lontana dalla loro patria. Non c’è controllo internazionale sulle loro condizioni e sul loro destino. Nessuno sa se si tratta di prigionieri, prigionieri di guerra, imputati o criminali.
    Investigatori europei hanno confermato l’esistenza di prigioni segrete anche in Europa. Io non conosco alcun sistema giuridico che permetta il sequestro di persona o la prigionia in carceri segrete. E non capisco nemmeno come queste azioni possano corrispondere ai valori delineati all’inizio di questa lettera, per esempio gli insegnamenti di Gesù Cristo (la pace su di lui), i diritti umani e i valori liberali.
    I giovani, gli studenti universitari, le persone comuni hanno alcune domande circa il fenomeno Israele. Sono sicuro che voi ne siate a conoscenza di qualcuna.
    Storicamente molti paesi sono stati occupati, ma penso che lo stabilirsi di un nuovo paese con un nuovo popolo, sia un fenomeno esclusivo dei nostri tempi.
    I miei studenti dicono che 60 anni fa questo stato non esisteva. Fanno vedere vecchi documenti e mappamondi e per quanto ci si sforzi, noi non siamo stati in grado di trovare un paese chiamato Israele.
    Ho detto loro di studiare la storia della seconda guerra mondiale. Uno dei miei studenti ha detto che durante la seconda guerra mondiale, in cui morirono decine di milioni di persone, le notizie riguardanti la guerra, erano rapidamente diffuse dalle parti in guerra. Ognuno si vantava delle proprie vittorie e delle più recenti sconfitte della parte avversa.
    Dopo la guerra, sostennero che 6 milioni di ebrei erano stati uccisi. 6 milioni di persone che sicuramente appartenevano almeno a 2 milioni di famiglie.
    Supponiamo che questi eventi siano veri. Questo deve logicamente tradursi nella fondazione dello stato di Israele nel Medio Oriente o nel sostegno a questo stato? Come può questo fenomeno essere razionalizzato o spiegato?
    Sig. Presidente,
    Sono sicuro voi conosciate come – e con quali costi – Israele è stato fondato.
    - diverse migliaia di persone sono state uccise nel processo di fondazione.
    - milioni di abitanti originari sono diventati rifugiati.
    - Centinaia di migliaia di ettari di fattorie, di oliveti, di paesi e villaggi sono stati distrutti.
    Questa tragedia non è esclusiva del tempo della fondazione, purtroppo sta andando avanti da 60 anni.
    E’ stato fondato un regime che non prova pietà nemmeno per i bambini, distrugge case con dentro gli inquilini, annuncia in anticipo la lista e i piani per assassinare personaggi palestinesi e tiene migliaia di palestinesi in prigione. Questo fenomeno è unico – o quantomeno estremamente raro – nella recente memoria.
    Un’altra grande domanda che viene dalla gente è perché questo regime viene sostenuto?
    Il supporto a questo regime è in linea con gli insegnamenti di Gesù Cristo (la pace su di lui) o Mosè (la pace su di lui) o dei valori liberali?
    O siamo noi che dobbiamo capire che consentire agli abitanti originari di queste terre - dentro e fuori la Palestina – che siano cristiani, musulmani o ebrei, di determinare il proprio destino, sarebbe contrario ai principi della democrazia, dei diritti umani e degli insegnamenti dei Profeti? E se non è così, perché c’è così tanta opposizione all’idea di un referendum?
    Il governo palestinese recentemente eletto ha ricevuto da poco l’incarico. Tutti gli osservatori indipendenti hanno confermato che questo governo rappresenta gli elettori. Incredibilmente, hanno messo sotto pressione il governo eletto e gli hanno imposto di riconoscere Israele, abbandonare la lotta e seguire i programmi del precedente governo.
    Se l’attuale governo palestinese avesse presentato questo programma, il popolo palestinese l’avrebbe votato? Ancora, si può conciliare tale posizione presa in opposizione al governo palestinese con i valori precedentemente abbozzati? La gente si chiede anche “perché su tutte le risoluzioni di condanna di Israele del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato posto il veto”?
    Signor Presidente,
    Come Lei sa bene, io vivo tra la gente e sono in costante contatto con essa, inoltre molte persone da tutto il Medio Oriente riescono a contattarmi. Nemmeno loro hanno fiducia in queste equivoche politiche. E’ chiaro che i popoli della regione si stanno irritando sempre più per queste politiche.
    Non è mia intenzione porre troppe domande, ma ho bisogno di riferirmi anche ad altre questioni.
    Perché ogni progresso tecnologico o scientifico raggiunto in Medio Oriente è tradotto e dipinto come una minaccia allo stato sionista? La ricerca e lo sviluppo scientifico non è uno dei basilari diritti delle nazioni?
    Lei conosce bene la storia. Medioevo a parte, in quale altro momento storico il progresso tecnico-scientifico è stato considerato un crimine? Può la possibilità che i progressi scientifici vengano utilizzati per scopi militari essere una ragione sufficiente per opporsi completamente alla scienza e alla tecnologia? Se questo fosse vero, allora tutte le discipline scientifiche, comprese fisica, chimica, matematica, medicina, ingegneria ecc. dovrebbero essere vietate.
    Sono state dette delle menzogne a proposito dell’Iraq. Qual è stato il risultato? Non ho alcun dubbio che mentire sia biasimevole in ogni cultura, e nemmeno a voi piace essere ingannato.
    Signor Presidente,
    Non hanno i latinoamericani il diritto di chiedere perché i governi da loro eletti sono contrastati mentre vengono sostenuti leader golpisti? Non hanno il diritto di chiedere perché mai debbano essere minacciati e vivere nella paura?
    I popoli dell’Africa sono laboriosi, creativi e di talento. Possono giocare un importante e prezioso ruolo nel provvedere ai bisogni dell’umanità e contribuire al suo progresso materiale e spirituale. La povertà e gli stenti in gran parte dell’Africa stanno impedendo che questo accada. Non hanno gli africani il diritto di chiedere perché le loro enormi ricchezze – inclusi i minerali – sono saccheggiate, nonostante il fatto che loro ne necessitino più di altri?
    Ancora, queste azioni corrispondono agli insegnamenti di Cristo e alla dottrina dei diritti umani?
    Anche il coraggioso e leale popolo dell’Iran ha molte domande e motivi di lagnanza, inclusi il colpo di stato del 1953 e la successiva caduta del legittimo governo di quel periodo, l’opposizione alla Rivoluzione islamica, la trasformazione di un’ambasciata in un quartier generale di supporto alle attività degli oppositori della Repubblica islamica (esistono diverse migliaia di pagine di documenti a conferma di ciò), il sostegno a Saddam nella guerra mossa contro l’Iran, l’abbattimento di un aereo civile iraniano, il congelamento dei beni della nazione iraniana, l’escalation di minacce, stizza e malcontento di fronte ai progressi scientifici e nucleari della nazione iraniana (proprio mentre tutti gli iraniani esultano e collaborano al progresso del loro paese), e molte altre ingiustizie che non riporterò in questa lettera.
    Signor Presidente,
    L’11 settembre è stato un avvenimento spaventoso. L’uccisione di innocenti è deplorabile e terribile in ogni parte del mondo. Il nostro governo ha immediatamente reso noto la sua avversione per gli autori di tale gesto, ha offerto le sue condoglianze ai famigliari dei defunti e ha espresso la sua partecipazione al loro dolore.
    Tutti i governi hanno il dovere di proteggere le vite, i beni e il benessere dei propri cittadini. E’ noto che il vostro governo impiega vasti sistemi di sicurezza, protezione e intelligence – addirittura rapisce i suoi oppositori all’estero. L’11 settembre non è stata un’operazione semplice. Possibile che sia stata preparata ed eseguita senza alcun coordinamento con l’intelligence ed i servizi segreti – o le loro ampie infiltrazioni? Naturalmente, questa è solo un’ipotesi ragionata. Perché i vari aspetti degli attacchi sono stati tenuti segreti? Perché non ci è stato detto chi è venuto meno alle proprie responsabilità? E perché questi responsabili ed i gruppi colpevoli non sono stati identificati e processati?
    Tutti i governi hanno il dovere di provvedere alla sicurezza e alla pace dello spirito dei loro cittadini. Da qualche anno ormai, la gente del vostro paese e i popoli vicini ai “punti caldi” del mondo non conoscono la pace dello spirito. Dopo l’11 settembre, invece che guarire ed avere cura delle ferite emotive dei sopravvissuti e del popolo americano – immensamente traumatizzato dagli attacchi – alcuni media occidentali hanno solo intensificato il clima di paura e insicurezza – alcuni hanno parlato costantemente della possibilità di nuovi attacchi terroristici e tenuto la gente nel terrore. Questo è forse un servizio al popolo americano? E’ possibile calcolare i danni causati dalla paura e dal panico?
    I cittadini americani hanno vissuto nel costante timore di nuovi attacchi che sarebbero potuti avvenire in ogni momento e in ogni luogo. Si sono sentiti insicuri nelle strade, nei posti di lavoro e a casa. Chi sarebbe felice di questa situazione? Perché i media, invece di trasmettere una sensazione di sicurezza e di procurare la pace dello spirito, hanno dato spazio ad una sensazione di insicurezza?
    Alcuni credono che l’esagerazione mediatica abbia aperto la strada – e fornito la giustificazione – per l’attacco all’Afghanistan. Ho di nuovo bisogno di riferirmi al ruolo dei media.
    Nel codice deontologico dei media, la corretta divulgazione delle informazioni e l’onesta presentazione di una evento sono i presupposti costitutivi. Esprimo il mio profondo rammarico per il disprezzo mostrato da certi media occidentali per questi principi. Il principale pretesto per l’attacco all’Iraq è stato quello dell’esistenza di armi di distruzioni di massa. Questo è stato incessantemente ripetuto – perché il pubblico, alla fine, ci credesse – ed ha preparato il terreno per l’attacco all’Iraq.
    La verità non verrà persa, in questo clima di invenzioni e menzognero?
    Ancora, se ci si permette di perdere la verità, come ci si può riconciliare con i valori precedentemente menzionati?
    Anche la verità conosciuta all’Onnipotente è perduta?
    Signor Presidente,
    Nei paesi di tutto il mondo, i cittadini pagano le spese dei propri governi, in modo che i governi possano a loro volta servirli.
    La domanda, allora, è, “che cosa hanno prodotto per i cittadini le centinaia di miliardi di dollari spese ogni anno per pagare la campagna irachena?”
    Come sa Vostra Eccellenza, in alcuni stati del vostro paese, la gente vive in povertà. Molte migliaia sono senza casa, e la disoccupazione è un immenso problema. Chiaramente simili problemi esistono, in maggiore o minore misura, anche in altri paesi. Tenendo presente queste condizioni, si può giustificare la gigantesca spesa per la campagna, pagata dal tesoro pubblico, e in maniera coerente con i principi citati sopra?
    Abbiamo esposto qui alcune delle cose di cui si lamentano le persone in tutto il mondo, nella nostra regione e nel vostro paese. Ma quello che mi preme dire soprattutto è un’altra cosa, e spero che sarete almeno in parte d’accordo con me:
    Chi si trova al potere ha un mandato con una scadenza, e non governa per sempre. Però i loro nomi saranno registrati nella storia, e verranno giudicati costantemente, nel futuro prossimo e lontano.
    La gente sottoporrà le nostre presidenze al proprio giudizio.
    Siamo riusciti a portare la pace, la sicurezza e la prosperità per il popolo, oppure insicurezza e disoccupazione?
    Abbiamo avuto come scopo quello di stabilire la giustizia, oppure abbiamo semplicemente sostenuto gruppi particolari d’interesse, e mentre costringevamo molti a vivere nella povertà e nella miseria, abbiamo arricchito e rese potenti poche persone, rinunciando all’approvazione del popolo e dell’Altissimo per ottenere la loro?
    Abbiamo difeso i diritti di chi non ha privilegi, oppure li abbiamo trascurati?
    Abbiamo difeso i diritti di tutti i popoli del mondo, oppure abbiamo imposto loro guerre, abbiamo interferito illegalmente nei loro affari, abbiamo costruito carceri infernali in cui abbiamo rinchiuso le persone?
    Abbiamo portato la pace e la sicurezza al mondo, oppure abbiamo sollevato lo spettro dell’intimidazione e delle minacce?
    Abbiamo detto la verità alla nostra nazione e ad altre in tutto il mondo, o ne abbiamo presentato una versione rovesciata?
    Siamo stati dalla parte del popolo o da quella degli occupanti e degli oppressori?
    La nostra amministrazione ha cercato di promuovere un comportamento razionale, logico, etico, la pace, ha mantenuto gli impegni, ha promosso la giustizia, il servizio al popolo, la prosperità, il progresso e il rispetto per la dignità umana, oppure la forza delle armi?
    L’intimidazione, l’insicurezza, il disprezzo per il popolo, il rinvio alle calende greche del progresso e dell’eccellenza delle altre nazioni, la violazione dei diritti delle persone?
    Infine, ci giudicheranno in base alla domanda, siamo stati fedeli o no al nostro giuramento di ufficio – di servire il popolo, che è il nostro compito principale, e le tradizioni dei profeti?
    Signor Presidente,
    Per quanto tempo il mondo potrà ancora tollerare questa situazione?
    Questa deriva dove porterà il mondo?
    Per quanto tempo ancora i popoli del mondo dovranno pagare le errate decisioni di alcuni governanti?
    Per quanto tempo ancora lo spettro dell’insicurezza – che si alza dalle pile di armi di distruzione di massa – visiterà ancora i popoli del mondo?
    Per quanto tempo ancora il sangue di uomini, donne e bambini innocenti sarà versato sulle strade, e le case delle persone saranno distrutte sulle loro teste?
    Siete soddisfatto dell’attuale condizione del mondo?
    Credete che sia possibile continuare con le attuali politiche?
    Se i miliardi di dollari spesi per la sicurezza e le campagne militari e per muovere i soldati venissero invece spesi per investimenti e assistenza ai paesi poveri, la promozione della salute, la lotta contro diverse malattie, l’istruzione e il miglioramento della salute mentale e fisica, il soccorso alle vittime di disastri naturali, la creazione di opportunità di lavoro e di produzione, lo sviluppo di progetti e la riduzione della povertà, l’instaurazione della pace, la mediazione nelle dispute tra stati, e per spegnere le fiamme dei conflitti razziali, etnici e altro, dove si troverebbe il mondo oggi? Il vostro governo e il vostro popolo non sarebbero giustamente orgogliosi? La posizione politica ed economica della vostra amministrazione non sarebbe più forte? E, mi dispiace molto dirlo, ci sarebbe questo crescente odio globale verso i governi americani?
    Signor Presidente, non è mia intenzione mettere in imbarazzo nessuno.
    Se i profeti Abramo, Isacco, Giacobbe, Ismaele, Giuseppe o Gesù Cristo (la pace su di lui) fossero con noi oggi, come avrebbero giudicato un simile comportamento? Ci verrà dato un ruolo nel mondo che ci è stato promesso, quando la giustizia diventerà universale e Gesù Cristo (la pace su di lui) sarà presente?
    Ci accoglieranno?
    La mia domanda fondamentale è questa. Non esiste forse un modo migliore per interagire con il resto del mondo? Oggi ci sono centinaia di milioni di cristiani, centinaia di milioni di musulmani e milioni di altre persone che seguono gli insegnamenti di Mosè (la pace su di lui). Tutte le religioni divine condividono e rispettano una parola, che è “monoteismo” o fede in un unico Dio e in nessun altro al mondo.
    Il Santo Corano mette in rilievo questa parola comune e fa appello ai seguaci delle religioni divine, dicendo: [3.64] Di': "O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e cioè ] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all'infuori di Allah". Se poi volgono le spalle allora dite: "Testimoniate che noi siamo musulmani" (la Famiglia di Imran).
    Signor Presidente,
    Secondo i divini versetti, siamo stati chiamati ad adorare un unico Dio e a seguire gli insegnamenti dei divini profeti.
    “Per adorare un Dio che è al di sopra di tutti i poteri del mondo e che può fare tutto ciò che vuole”. “Il Signore che conosce ciò che è nascosto e ciò che è visibile, il passato e il futuro, e sa ciò che avviene nei cuori dei Suoi servitori e registra le loro azioni”.
    “Il Signore dei cieli e della terra, di cui tutto l’universo è il cortile” “i piani dell’universo vengono stesi dalle sue mani, e Lui dà ai propri servitori la lieta novella della misericordia e del perdono dei peccati”. “Lui è il compagno degli oppressi e nemico degli oppressori”. “Lui è il Compassionevole, il Misericordioso”. “Lui è il ricorso dei fedeli, e li guida dalle tenebre verso la luce”. “Lui è il testimone delle azioni dei Suoi servitori”, “Lui chiama i servitori affinché siano fedeli e compiano buone azioni, e chiede loro di restare sul sentiero della rettitudine e di restare fermi”. “Chiama i propri servitori a prestare ascolto ai Suoi profeti, e Lui è testimone dei loro atti.” “Una fine dolorosa attende solo coloro che hanno scelto la vita di questo basso mondo e Gli disobbediscono e opprimono i Suoi servitori”. E “un paradiso buono ed eterno spetta a quei servitori che temono la Sua maestà e non seguono il proprio sé avido di desideri.”
    Noi crediamo che un ritorno agli insegnamenti dei profeti divini sia l’unica via che conduca alla salvezza. Mi è stato detto che Sua Eccellenza segue gli insegnamenti di Gesù (la pace su di Lui) e crede alla promessa divina del regno dei giusti in Terra.
    Anche noi crediamo che Gesù (la pace su di lui) sia stato uno dei massimi profeti dell’Onnipotente. E’ stato lodato più volte nel Corano. Gesù (la pace su di lui) è stato menzionato anche nel Corano [19,36]. “E certamente Allah è il mio Signore e il vostro Signore, perciò lo servirai sul giusto sentiero, Maryam”.
    Il servizio e l’obbedienza all’Altissimo è il credo di tutti i messaggeri divini.
    Il Dio di tutti i popoli d’Europa, dell’Asia, dell’Africa, dell’America, del Pacifico e del resto del mondo è uno solo. È lui il Supremo che vuole guidare e dare dignità a tutti coloro che Lo servono. Lui ha dato alla grandezza agli esseri umani.
    Ancora, leggiamo nel Libro Sacro: “Dio l’Altissimo ha inviato i Suoi profeti con miracoli e chiari segni per guidare la gente e indicare loro i segni divini e la purificazione dai peccati e dall’impurità. E ha inviato il Libro e la Bilancia, affinché la gente mostri giustizia e rifugga dai ribelli.”
    Tutti i versetti di cui sopra si possono ritrovare, in un modo o nell’altro, anche nel Vangelo. I profeti divini hanno promesso:
    Il giorno verrà in cui tutti gli esseri umani si raduneranno davanti al tribunale dell’Altissimo, perché vengano esaminate le loro opere. I buoni saranno indirizzati verso il paradiso e i malvagi incontreranno la retribuzione divina. Io sono sicuro che entrambi crediamo in un tale giorno, ma non sarà facile calcolare le azioni dei governanti, perché noi dobbiamo essere responsabili verso le nostre nazioni e verso tutti gli altri le cui vite hanno subito, direttamente o indirettamente, gli effetti delle nostre azioni.
    Tutti i profeti parlano della pace e della tranquillità per l’uomo – basata sul monoteismo, la giustizia e il rispetto per la dignità umana.
    Non pensate forse che se tutti riuscissimo a credere e a seguire questi principi – il monoteismo, l’adorazione di Dio, la giustizia, il rispetto per la dignità dell’uomo, la fede nell’Ultimo Giorno – potremmo risolvere i problemi attuali del mondo, che sono l’esito della disobbedienza all’Altissimo e agli insegnamenti dei profeti, e a migliorare ciò che facciamo?
    Non pensate che la fede in questi principi promuova e garantisca la pace, l’amicizia e la giustizia?
    Non pensate che questi principi, scritti o non, vadano rispettati universalmente?
    Non accetterete questo invito? Cioè un ritorno autentico agli insegnamenti dei profeti, al monoteismo e alla giustizia, per preservare la dignità umana e l’obbedienza all’Altissimo e ai Suoi profeti?
    Signor Presidente,
    La storia ci insegna che i regimi oppressivi e crudeli non sopravvivono. Dio ha affidato loro le sorti dell’uomo. L’Altissimo non ha lasciato a sé l’universo e l’umanità. Molte cose avvengono contrariamente alle intenzioni e ai piani dei governi. Questo ci dice che c’è una potenza più alta all’opera, e che tutti gli eventi sono determinati da Lui.
    È possibile negare i segni di cambiamento nel mondo oggi?
    La situazione del mondo oggi è forse comparabile a quella di dieci anni fa? I cambiamenti avvengono velocemente, e in rapida successione.
    I popoli del mondo non sono contenti dello stato delle cose, e prestano poca attenzione alle promesse e ai commenti fatti da molti influenti dirigenti mondiali. Molte persone nel mondo si sentono insicure, e si oppongono alla diffusione dell’insicurezza e della guerra, e non approvano e non accettano politiche discutibili.
    I popoli protestano contro il crescente divario tra coloro che hanno e coloro che non hanno, tra i paesi ricchi e poveri.
    I popoli sono disgustati dalla crescente corruzione.
    I popoli di molti paesi sono adirati per gli attacchi alle proprie fondamenta culturali e per la disintegrazione delle famiglie. Sono anche preoccupati per la scomparsa della cura per il prossimo e della compassione. I popoli del mondo non hanno alcuna fede nelle organizzazioni internazionali, perché i loro diritti non vengono sostenuti da tali organizzazioni.
    Il liberalismo e la democrazia di tipo occidentale non sono stati in grado di realizzare gli ideali dell’umanità. Oggi, questi due concetti sono falliti. Coloro che possiedono intuito possono già sentire i rumori del crollo e della caduta dell’ideologia e dei pensieri dei sistemi liberaldemocratici.
    Sempre di più, vediamo che i popoli di tutto il mondo si stanno rivolgendo verso un punto focale – Dio l’Altissimo. Sicuramente attraverso la fede in Dio negli insegnamenti dei profeti, i popoli supereranno i loro problemi. La domanda che io vi rivolgo è questa: “Non volete unirvi a loro?”
    Signor Presidente,
    Che lo vogliamo o no, il mondo si sta rivolgendo verso la fede nell’Altissimo e la giustizia e la volontà di Dio prevarranno su ogni cosa.
    Vasalam Ala Man Ataba’al hoda
    Mahmud Ahmadi-Najad
    Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran

    http://iran.splinder.com/post/8038148#more-8038148

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    Massimo INTROVIGNE
    Iraq: una guerra necessaria
    Terrorismo e bugie, tratto da il Giornale, 12.05.04

    Una bugia cento volte ripetuta non diventa una verità, ma può darsi che qualcuno ci creda. Sentiamo ripetere che la guerra al terrorismo dichiarata da Bush non ha fatto diminuire, ma aumentare gli attentati. Non si considera, anzitutto, che dopo l'11 settembre 2001 è salita l'attenzione mediatica nei confronti del terrorismo: oggi qualunque attentato in Turchia, in Marocco, in Tailandia – tanto più se c'entra Al Qaida – va a finire sulle prime pagine dei giornali italiani, mentre prima dell'11 settembre non sempre era così. Se però dal mondo virtuale dei media passiamo alla realtà, le cifre si rifiutano di collaborare: no, gli attentati non sono aumentati.

    Dall'11 settembre 2001 in poi i morti per attentati terroristici dell'ultra-fondamentalismo islamico sul territorio degli Stati Uniti si sono ridotti a zero: vi è certo una situazione di continua vigilanza, ma nessun attentato è neppure andato vicino ad essere realizzato. Stessa situazione in Gran Bretagna. La terra martire per eccellenza del terrorismo ultra-fondamentalista è l'Algeria: centomila morti, ammazzati in dieci anni. I morti algerini di terrorismo, circa diecimila all'anno prima dell'11 settembre, sono diventati un migliaio nel 2002 e qualche centinaio nel 2003.

    Si dirà che la vera questione è se il terrorismo sia aumentato dopo l'inizio della guerra in Irak. La risposta è no. Il numero di morti per terrorismo è ulteriormente diminuito negli ultimi dodici mesi in Algeria (dove non è più aiutato da Al Qaida, che usava una rete che passava anche dall'Irak), così come in Kashmir. Stati Uniti e Gran Bretagna continuano a non essere colpiti. C'è di più: dopo l'11 settembre, e anche dall'inizio della guerra in Irak, pochi attentati terroristici importanti sono partiti da basi terroristiche situate in paesi arabi. Le basi afghane di Al Qaida e quelle della sua filiale irakena Ansar al-Islam, protette e finanziate da Saddam Hussein, sono state smantellate. Ansar al-Islam e diversi gruppi marocchini hanno ancora colpito, in particolare a Madrid l'11 marzo. Ma le basi dove gli attentati sono stati concepiti e organizzati non sono più in Irak né nel Medio Oriente, e in ampia misura neppure in Marocco: sono in Europa – in Germania, in Francia, in Gran Bretagna e in parte in Italia.

    Distruggere le basi del terrorismo – in Afghanistan come in Irak – e terrorizzare i terroristi spingendoli alla fuga (s'intende, nei limiti del diritto e delle convenzioni internazionali) è una strategia che funziona. Chi è impegnato a scappare e nascondersi non può che rallentare la preparazione di attentati. Per inciso, si può pensare quello che si vuole dell'applicazione della stessa strategia da parte di Sharon: quello che è certo è che anche il numero di morti ammazzati da Hamas negli ultimi mesi è diminuito. Mostrare ai terroristi che si obbedisce ai loro ricatti e si scappa, alimentare il terrorismo con il buonismo e il lassismo nei confronti delle sue basi presenti in Europa: questo sì fa aumentare gli attentati, non la guerra al terrore di Bush. Le strade sono piene di manifesti che proclamano quella dell'Irak «una guerra sbagliata» e l'Europa «una forza di pace». Se si tratta di quell'Europa soft nei confronti del terrorismo, cui però non sono iscritti per fortuna né il nostro governo né quello inglese, lo slogan dovrebbe essere piuttosto: «Contro il terrorismo una guerra giusta, il lassismo europeo un aiuto ai terroristi».

  3. #3
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    Sull'autore dell'articolo....si possono apprendere molte cose da questo sito:
    http://www.kelebekler.com/cesnur/ita.htm

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Basiji
    Sull'autore dell'articolo....si possono apprendere molte cose da questo sito:
    http://www.kelebekler.com/cesnur/ita.htm
    Kelebeker il nazicomunista Martinez, lui si che è una fonte attendibillissima

 

 

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