Una perla del nostro presidente della camera
BERTINOTTI INCONTRA CHAVEZ
DAL CORRIERE DELLA SERA


Il Venezuela nel debutto istituzionale del presidente della Camera Bertinotti «bipartisan» per il compagno Hugo Ricordato il ruolo di Berlusconi nell’amicizia tra i due Paesi Giuliano Gallo

ROMA - Una mano sulla spalla, un gran sorriso. «Buenas tarde, muchacho». Fausto Bertinotti gongola. Il suo primo incontro istituzionale come presidente della Camera - quando si dice il destino - è proprio con uno dei suoi più vecchi amici, uno a cui lo legano una lunga frequentazione e molte scelte ideologiche, il presidente del Venezuela Hugo Chávez.
Un’ora di colloquio a porte chiuse, poi una veloce passerella per i giornalisti, che si conclude con un abbraccio intriso di calore sudamericano. Bertinotti introduce l’ospite con tutto l’aplomb della sua nuova carica, senza permettersi nemmeno una sbavatura.
Tanto bipartisan da ricordare che nel colloquio Chávez ha espresso «grandi speranze» per il governo Prodi, ma ha anche manifestato apprezzamento «per il ruolo svolto da Silvio Berlusconi» nei confronti del suo Paese. «La cooperazione tra i due nostri governi esula dal nostro rapporto - dice in conclusione Bertinotti - ma la sollecitiamo in questo nostro incontro. Vogliamo contribuire a costruire un rapporto intenso fra Europa e America Latina».
Chávez vola alto, parla del «Rinascimento» che sta vivendo tutta l’America Latina, ricorda Giuseppe Garibaldi («liberatore di due mondi») e Simon Bolivar, esalta la «rivoluzione democratica» che sta cercando di portare avanti nel suo Paese. Una rivoluzione democratica ma anche cristiana, precisa: «C’è un rinascimento di valori cristiani, e anche la nostra rivoluzione bolivariana è molto cristiana, e mi fa piacere dirlo qui a Roma. Cristo predicava l'amore tra tutti e da questo diciamo che un altro mondo diverso e migliore è possibile».
Poi, con una sorta di divertita acrobazia, tira fuori Fidel Castro, suo modello e amico fraterno: «Lui non è cristiano, però ultimamente ha detto che è cristiano nel sociale. A lui parlo molto di Cristo e così mi ha detto: tu Hugo sei cristiano e io sono cristiano nel sociale...». Come vuole il rituale della diplomazia, Chávez saluta poi i leader passati e futuri del Paese che lo ospita: il «caro amico» Romano Prodi, il «buon amico» Carlo Azeglio Ciampi, il «caro amico» Silvio Berlusconi. Vedrà anche Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica solo da poche ore. E oggi, per la terza volta, vedrà il Papa di Roma. Cosa gli dirà? Sorride, congiunge le mani. «Per prima cosa gli chiederò una benedizione... poi parlerò di povertà nel mondo». Fausto Bertinotti lascia la sala gialla stringendo la mano a tutti i giornalisti, uno per uno. E il suo amico Chávez, che lo segue dappresso, fa lo stesso

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