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    Thumbs up Vaticano: al terrorismo va negata ogni giustificazione morale

    Un nuovo smacco per i beceri Comunisti guerrafondai che cercano di distorcere le parole del papa sulla pace, ovvero i servetti Eurabici della schiera che va da Diliberto a D'alema & Company

    12 Maggio 2006
    VATICANO
    Vaticano: al terrorismo va negata ogni giustificazione morale


    Intervenendo all’Onu il rappresentante della Santa Sede sottolinea il ruolo che le religioni possono e debbono avere a favore del pluralismo, del dialogo e della comprensione delle differenze culturali. Il valore della reciprocità



    Città del Vaticano (AsiaNews) – Il Vaticano ribadisce che va “negata ogni tipo di giustificazione morale ai terroristi”, chiede alle Nazioni Unite di incoraggiare le religioni a dare il loro importante contributo a favore del pluralismo, del dialogo e della comprensione delle differenze culturali, afferma il valore della reciprocità. E’ quanto ha sostenuto l’ osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, mons. Celestino Migliore intervenuto ieri alla 60ma sessione dell’Assemblea generale dell’O.N.U. su: “Informalconsultations of the plenary on a counter-terrorism strategy”, l’intervento del quale è stato diffuso oggi in Vaticano.

    Nel suo intervento, mons. Migliore, ha rinnovato il sostegno della Santa Sede alla Risoluzione 1624 del Consiglio di Sicurezza in cui si condanna senza mezzi termini sia chi incoraggia il terrorismo ma anche chi giustifica o esalta gli atti terroristici, facendone “un'apologia”. In questa logica è stato ribadito quel principio di negare ogni valore morale o giustificazione agli atti terroristici che era stato oggetto nel gennaio del 2002 dell’incontro interreligioso voluto di Assisi, voluto da Giovanni Paolo II. Come allora, la Santa Sede ha ricordato che anche se spesso all’origine del terrorismo ci sono fenomeni di “esclusione sociale, politica ed economica”, ciò non può rendere lecito il fenomeno.

    Il diplomatico vaticano ha infatti evidenziato che le religioni, oltre a dover negare giustificazioni etiche al terrorismo, “secondo le loro caratteristiche proprie, sono chiamate a creare, incrementare e promuovere le precondizioni di ogni incontro, di ogni dialogo e di ogni comprensione del pluralismo e delle differenze culturali. La vera precondizione è la nostra comune dignità umana, perché precede ogni considerazione o principio metodologico, anche quelli del diritto internazionale. Noi vediamo in questo una delle ‘Regole d’oro’ della convivenza’. Un’altra descrizione di questo concetto è la reciprocità”.

    Mons. Migliore ha infine messo in luce come l’utilizzo di internet e di altri media ha reso il terrorismo “un fenomeno transnazionale, globalmente coordinato che chiede una soluzione forte e globalmente coordinata”.

    Asianews

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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Un nuovo smacco per i beceri Comunisti guerrafondai che cercano di distorcere le parole del papa sulla pace, ovvero i servetti Eurabici della schiera che va da Diliberto a D'alema & Company

    12 Maggio 2006
    VATICANO
    Vaticano: al terrorismo va negata ogni giustificazione morale


    Intervenendo all’Onu il rappresentante della Santa Sede sottolinea il ruolo che le religioni possono e debbono avere a favore del pluralismo, del dialogo e della comprensione delle differenze culturali. Il valore della reciprocità



    Città del Vaticano (AsiaNews) – Il Vaticano ribadisce che va “negata ogni tipo di giustificazione morale ai terroristi”, chiede alle Nazioni Unite di incoraggiare le religioni a dare il loro importante contributo a favore del pluralismo, del dialogo e della comprensione delle differenze culturali, afferma il valore della reciprocità. E’ quanto ha sostenuto l’ osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, mons. Celestino Migliore intervenuto ieri alla 60ma sessione dell’Assemblea generale dell’O.N.U. su: “Informalconsultations of the plenary on a counter-terrorism strategy”, l’intervento del quale è stato diffuso oggi in Vaticano.

    Nel suo intervento, mons. Migliore, ha rinnovato il sostegno della Santa Sede alla Risoluzione 1624 del Consiglio di Sicurezza in cui si condanna senza mezzi termini sia chi incoraggia il terrorismo ma anche chi giustifica o esalta gli atti terroristici, facendone “un'apologia”. In questa logica è stato ribadito quel principio di negare ogni valore morale o giustificazione agli atti terroristici che era stato oggetto nel gennaio del 2002 dell’incontro interreligioso voluto di Assisi, voluto da Giovanni Paolo II. Come allora, la Santa Sede ha ricordato che anche se spesso all’origine del terrorismo ci sono fenomeni di “esclusione sociale, politica ed economica”, ciò non può rendere lecito il fenomeno.

    Il diplomatico vaticano ha infatti evidenziato che le religioni, oltre a dover negare giustificazioni etiche al terrorismo, “secondo le loro caratteristiche proprie, sono chiamate a creare, incrementare e promuovere le precondizioni di ogni incontro, di ogni dialogo e di ogni comprensione del pluralismo e delle differenze culturali. La vera precondizione è la nostra comune dignità umana, perché precede ogni considerazione o principio metodologico, anche quelli del diritto internazionale. Noi vediamo in questo una delle ‘Regole d’oro’ della convivenza’. Un’altra descrizione di questo concetto è la reciprocità”.

    Mons. Migliore ha infine messo in luce come l’utilizzo di internet e di altri media ha reso il terrorismo “un fenomeno transnazionale, globalmente coordinato che chiede una soluzione forte e globalmente coordinata”.

    Asianews
    Il Papa si occupa delle Verità di Fede. I politici si occupano di politica.

    E tu?

    martedì, ottobre 12, 2004
    Cossiga, Bertinotti e il terrorismo internazionale.

    Valeva davvero la pena di guardare la puntata di "Porta a Porta" di ieri solo per vedere Cossiga e Bertinotti compiere un'analisi del fenomeno terroristico con molti punti in comune.
    Per entrambi, certamente il terrorismo non nasce con la guerra in Iraq, ma altrettanto certamente grazie alla guerra ed alla violenza trova nuovo alimento e nuovi proseliti.
    Per entrambi, vi è una differenza all'interno dell'Iraq tra "terroristi" in senso stretto (riconducibili alla galassia di al Qaeda) e "resistenti", coloro i quali cioè si oppongono ad una invasione nemica - vera o supposta tale - con le armi, e dunque hanno diversa legittimità o, comunque, dignità rispetto ai primi, ed il pericolo vero consiste, dunque, in una eventuale saldatura tra questi due "campi".
    Facendo un parallelo con la Palestina è stato proprio Cossiga a notare come i Palestinesi tradizionalmente fossero sempre stati un popolo laico e "occidentale", per la profonda influenza derivante dal mandato britannico, e come tali guardati con sospetto e diffidenza dalle altre popolazioni arabe, e che Hamas e la Jihad islamica si sono sviluppate in epoca più vicina ai giorni nostri.
    Il pericolo, anche qui, è che l'islamismo estremista prevalga sulle componenti "politiche" della resistenza palestinese, o che, ancora peggio, si creino delle saldature ideologiche ed operative con il terrorismo internazionale, fino ad oggi evitate.
    Ma chi e che cosa hanno portato Hamas e la Jihad islamica ad essere così forti e a godere di tanta popolarità?
    Senza tacere degli errori e del malgoverno dell'Autorità palestinese, non si può tuttavia dimenticare che le organizzazioni estremistiche palestinesi siano state favorite, al loro sorgere, proprio da Israele, nel tentativo di diminuire il potere ed il prestigio di Arafat.
    Non si può sorvolare sul fatto che Hamas e la Jihad islamica siano state agevolate dalla politica miope di Sharon e dell'alleato americano, che ha distrutto le infrastrutture dell'Anp ed ha ostinatamente cercato di isolare, fisicamente e politicamente, il vecchio raìs palestinese.
    Nè si dimentichi che il proselitismo di queste organizzazioni si basa in gran parte su servizi di istruzione e di assistenza alle famiglie più povere, sempre più necessari a fronte della miseria dilagante nei Territori occupati.
    Ora, tutti si rendono ben conto che uno dei passi principali da compiere in medio oriente è quello di giungere ad una composizione pacifica del conflitto israelo-palestinese.
    Lo ha ricordato il Presidente pakistano Musharraf dvanti all'Assemblea dell'Onu, ma ancora ieri lo sosteneva con forza il nostro Presidente Ciampi, incontrando Mubarak.
    Ieri i Ministri degi esteri dell'Unione europea si sono riuniti in Lussemburgo ed hanno ribadito che il disengagement plan di Sharon - cioè il ritiro unilaterale israeliano da Gaza e da quattro colonie del West Bank - non potrà in alcun modo sostituire un processo di pace basato sulle previsioni della road map.
    L'Europa, hanno aggiunto, non potrà mai accettare un confine tra Israele ed il futuro Stato palestinese che sia diverso da quello esistente prima della guerra dei sei giorni, ossia la cd. green line.
    Il problema è che questa posizione, ragionevole ed equa, dovrebbe essere spiegata anche agli Stati Uniti, che purtroppo, da tempo, hanno invece abbandonato il loro ruolo di "honest broker" nel conflitto, appiattendosi completamente sulle posizioni del governo Sharon.
    E dire che, ancor prima dello scoppio della guerra in Iraq, in una conferenza stampa congiunta sia Bush sia Tony Blair avevano solennemente sostenuto che la "democratizzazione" di quel Paese avrebbe creato un benefico "effetto domino", con l'obiettivo primario di risolvere, per l'appunto, la questione palestinese.
    Oggi l'Iraq - con molta benevolenza - si può definire ancora in mezzo al guado, e i Territori palestinesi sono ogni giorno oggetto di sanguinosi raid dell'esercito israeliano, con numerose, ingiustificate ed illegittime uccisioni di civili inermi, soprattutto bambini.
    Sharon ha esplicitamente dichiarato di considerare morta e sepolta la road map, e ancora in questi giorni il suo Consigliere Dov Weisglass ha ribadito che il disengagement plan altro non è che un espediente per "congelare" il processo di pace e mantenere il controllo israeliano sul West Bank.
    Gli Usa assecondano ormai in toto il disegno israeliano e dispiace vedere il buon Colin Powell andare in giro a dichiarare che il disengagement plan di Sharon è perfettamente compatibile con la road map, perchè tali dichiarazioni lo fanno sembrare un vecchietto un po' rimbambito che non si accorge di quello che gli capita sotto il naso: così non è, però, perchè si tratta di una vera e propria commedia degli equivoci che è utilissima ad entrambi gli attori.
    In Consiglio di Sicurezza dell'Onu una risoluzione che mirava soltanto a fermare il massacro di civili palestinesi in corso nella Striscia di Gaza è stata bloccata dal solito veto americano, e le parole del rappresentante Usa all'Onu sembravano quelle di un esponente della destra religiosa israeliana.
    Eppure se con la via del diritto e del ripristino della legalità internazionale non si riesce a dare giustizia alle legittime esigenze ed aspettative del popolo palestinese, e non si riesce nemmeno a difenderne i figli dalla furia omicida dell'esercito israeliano, allora la battaglia contro il terrorismo è persa in partenza.
    Nell'un campo e nell'altro, infatti, la violenza, la barbarie ed il sangue sembrerà l'unica strada per affermare le proprie ragioni e la propria supremazia.

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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria
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    martedì, ottobre 12, 2004
    Cossiga, Bertinotti e il terrorismo internazionale.

    Valeva davvero la pena di guardare la puntata di "Porta a Porta" di ieri solo per vedere Cossiga e Bertinotti compiere un'analisi del fenomeno terroristico con molti punti in comune.
    Per entrambi, certamente il terrorismo non nasce con la guerra in Iraq, ma altrettanto certamente grazie alla guerra ed alla violenza trova nuovo alimento e nuovi proseliti.
    Per entrambi, vi è una differenza all'interno dell'Iraq tra "terroristi" in senso stretto (riconducibili alla galassia di al Qaeda) e "resistenti", coloro i quali cioè si oppongono ad una invasione nemica - vera o supposta tale - con le armi, e dunque hanno diversa legittimità o, comunque, dignità rispetto ai primi, ed il pericolo vero consiste, dunque, in una eventuale saldatura tra questi due "campi".
    Facendo un parallelo con la Palestina è stato proprio Cossiga a notare come i Palestinesi tradizionalmente fossero sempre stati un popolo laico e "occidentale", per la profonda influenza derivante dal mandato britannico, e come tali guardati con sospetto e diffidenza dalle altre popolazioni arabe, e che Hamas e la Jihad islamica si sono sviluppate in epoca più vicina ai giorni nostri.
    Il pericolo, anche qui, è che l'islamismo estremista prevalga sulle componenti "politiche" della resistenza palestinese, o che, ancora peggio, si creino delle saldature ideologiche ed operative con il terrorismo internazionale, fino ad oggi evitate.
    Ma chi e che cosa hanno portato Hamas e la Jihad islamica ad essere così forti e a godere di tanta popolarità?
    Senza tacere degli errori e del malgoverno dell'Autorità palestinese, non si può tuttavia dimenticare che le organizzazioni estremistiche palestinesi siano state favorite, al loro sorgere, proprio da Israele, nel tentativo di diminuire il potere ed il prestigio di Arafat.
    Non si può sorvolare sul fatto che Hamas e la Jihad islamica siano state agevolate dalla politica miope di Sharon e dell'alleato americano, che ha distrutto le infrastrutture dell'Anp ed ha ostinatamente cercato di isolare, fisicamente e politicamente, il vecchio raìs palestinese.
    Nè si dimentichi che il proselitismo di queste organizzazioni si basa in gran parte su servizi di istruzione e di assistenza alle famiglie più povere, sempre più necessari a fronte della miseria dilagante nei Territori occupati.
    Ora, tutti si rendono ben conto che uno dei passi principali da compiere in medio oriente è quello di giungere ad una composizione pacifica del conflitto israelo-palestinese.
    Lo ha ricordato il Presidente pakistano Musharraf dvanti all'Assemblea dell'Onu, ma ancora ieri lo sosteneva con forza il nostro Presidente Ciampi, incontrando Mubarak.
    Ieri i Ministri degi esteri dell'Unione europea si sono riuniti in Lussemburgo ed hanno ribadito che il disengagement plan di Sharon - cioè il ritiro unilaterale israeliano da Gaza e da quattro colonie del West Bank - non potrà in alcun modo sostituire un processo di pace basato sulle previsioni della road map.
    L'Europa, hanno aggiunto, non potrà mai accettare un confine tra Israele ed il futuro Stato palestinese che sia diverso da quello esistente prima della guerra dei sei giorni, ossia la cd. green line.
    Il problema è che questa posizione, ragionevole ed equa, dovrebbe essere spiegata anche agli Stati Uniti, che purtroppo, da tempo, hanno invece abbandonato il loro ruolo di "honest broker" nel conflitto, appiattendosi completamente sulle posizioni del governo Sharon.
    E dire che, ancor prima dello scoppio della guerra in Iraq, in una conferenza stampa congiunta sia Bush sia Tony Blair avevano solennemente sostenuto che la "democratizzazione" di quel Paese avrebbe creato un benefico "effetto domino", con l'obiettivo primario di risolvere, per l'appunto, la questione palestinese.
    Oggi l'Iraq - con molta benevolenza - si può definire ancora in mezzo al guado, e i Territori palestinesi sono ogni giorno oggetto di sanguinosi raid dell'esercito israeliano, con numerose, ingiustificate ed illegittime uccisioni di civili inermi, soprattutto bambini.
    Sharon ha esplicitamente dichiarato di considerare morta e sepolta la road map, e ancora in questi giorni il suo Consigliere Dov Weisglass ha ribadito che il disengagement plan altro non è che un espediente per "congelare" il processo di pace e mantenere il controllo israeliano sul West Bank.
    Gli Usa assecondano ormai in toto il disegno israeliano e dispiace vedere il buon Colin Powell andare in giro a dichiarare che il disengagement plan di Sharon è perfettamente compatibile con la road map, perchè tali dichiarazioni lo fanno sembrare un vecchietto un po' rimbambito che non si accorge di quello che gli capita sotto il naso: così non è, però, perchè si tratta di una vera e propria commedia degli equivoci che è utilissima ad entrambi gli attori.
    In Consiglio di Sicurezza dell'Onu una risoluzione che mirava soltanto a fermare il massacro di civili palestinesi in corso nella Striscia di Gaza è stata bloccata dal solito veto americano, e le parole del rappresentante Usa all'Onu sembravano quelle di un esponente della destra religiosa israeliana.
    Eppure se con la via del diritto e del ripristino della legalità internazionale non si riesce a dare giustizia alle legittime esigenze ed aspettative del popolo palestinese, e non si riesce nemmeno a difenderne i figli dalla furia omicida dell'esercito israeliano, allora la battaglia contro il terrorismo è persa in partenza.
    Nell'un campo e nell'altro, infatti, la violenza, la barbarie ed il sangue sembrerà l'unica strada per affermare le proprie ragioni e la propria supremazia.
    Tutte cazzate il pelataccio dimentica che quella dei ballestinesi militarmente è solo terrorismo, resistenza dal punto di vista di chi cerca la pace con la politica, si scorda che quelle terre israele l'ha occupata tramite una guerra di autodifesa scatenata dagli Arabi con l'appoggio dell0'Unione Sovietica, guerra scatenata senza l'avallo di alcuna risoluzione ONU con l'appoggio certamente anche della sinistra Europea di cui è degno rappresentrante il Comunista Bertinotti, le sue menzogne non attaccano con noi anticomunisti

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Tutte cazzate il pelataccio dimentica che quella dei ballestinesi è solo terrorismo, resistenza dal punto di vista di chi cerca la paxce con la politica, dsi scorda che qule terre israele lì'ha occu8pata tramite una guerra di autodifesa scatenata dagli Arabi con l'appoggio dell0'Unione Sovietica, guerra scatenata senza l'avallo di alcuna risoluzione ONU co l'appoggio certamente anche della sinistra Europeera di cui è degno rappresentrante il Comunista Bertinotti, le sue menzogne non attaccano con noi anticomunisti


    Il perikoloso komunista Kossiga (come molti altri) dice le stesse identiche cose di Bertinotti.

    Nell'un campo e nell'altro, infatti, la violenza, la barbarie ed il sangue sembrerà l'unica strada per affermare le proprie ragioni e la propria supremazia.

    E falla finita con il komunismo! Se no fai ridere....

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria


    Il perikoloso komunista Kossiga (come molti altri) dice le stesse identiche cose di Bertinotti.

    Nell'un campo e nell'altro, infatti, la violenza, la barbarie ed il sangue sembrerà l'unica strada per affermare le proprie ragioni e la propria supremazia.

    E falla finita con il komunismo! Se no fai ridere....
    Cossiga è un espoente della prima repubblica, solo le sue aperture al PCI lo portano a fare queste considerazioni, che poi in prima battuta le sue considerazioni possano essere giuste questo può essere ma certo è difficile prenderle per buone senza tener conto dei fatti nella sua interezza, il Comunismo bah senti finchè D'alema & C appoggiano velatamente il terrorismo ballestinese ho qualche dubbio nel non tenerlo presente quando si affrontano certi dibattiti

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Cossiga è un espoente della prima repubblica, solo le sue aperture al PCI lo portano a fare queste considerazioni, che poi in prima battuta le sue considerazioni possano essere giuste questo può essere ma certo è difficile prenderle per buone senza tener conto dei fatti nella sua interezza, il Comunismo bah senti finchè D'alema & C appoggiano velatamente il terrorismo ballestinese ho qualche dubbio nel non tenerlo presente quando si affrontano certi dibattiti
    Ma falla finita!

    Te l'ho già detto: il Papa si occupa di Verità di Fede e non di politica. Se anche tu vuoi fare altrettanto non pretendere poi di discutere di politica seguendo quei principi.

    Tutti i maggiori commentatori internazionali riconoscono che il terrorismo (pur se deprecabile per tutte le persone civili) è la risposta dei deboli alla violenza dei forti. Nel senso che ognuno combatte con i mezzi che ha: gli americani con i bombardamenti e i terroristi con le bombe. Entrambi fanno strage di civili.

    Così è anche se non ti pare.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria
    Ma falla finita!

    Te l'ho già detto: il Papa si occupa di Verità di Fede e non di politica. Se anche tu vuoi fare altrettanto non pretendere poi di discutere di politica seguendo quei principi.

    Tutti i maggiori commentatori internazionali riconoscono che il terrorismo (pur se deprecabile per tutte le persone civili) è la risposta dei deboli alla violenza dei forti. Nel senso che ognuno combatte con i mezzi che ha: gli americani con i bombardamenti e i terroristi con le bombe. Entrambi fanno strage di civili.

    Così è anche se non ti pare.
    Coloro che fanno terrorismo non sono deboli. I deboli sono solo queli che si fanno esplodere ma io non li considero come parti in causa, sono solo marionette nelle mani dei veri terroristi, ovvero le elite intellettuali estremiste che traggono linfa dal radicalismo e dai soldi di alcuni sceicchi, che certo non sono "i deboli". Non c'è nessuna protesta sociale nelle parole farneticanti di Al Zarkawi o Bin Laden nei messaggi che diffondono. Anzi, sono profondamente razzisti. Al massimo si trova della protesta nazionalista, ma solo nei loro colonnelli palestinesi o irakeni. Gli ideologi del terrorismo, coloro che l'hanno creato, diffuso, che lo alimentano prendendo i soldi dagli sceicchi, danno tutt'altre motivazioni, tutte quasi teologiche.
    Against all odds

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    Coloro che fanno terrorismo non sono deboli. I deboli sono solo queli che si fanno esplodere ma io non li considero come parti in causa, sono solo marionette nelle mani dei veri terroristi, ovvero le elite intellettuali estremiste che traggono linfa dal radicalismo e dai soldi di alcuni sceicchi, che certo non sono "i deboli". Non c'è nessuna protesta sociale nelle parole farneticanti di Al Zarkawi o Bin Laden nei messaggi che diffondono. Anzi, sono profondamente razzisti. Al massimo si trova della protesta nazionalista, ma solo nei loro colonnelli palestinesi o irakeni. Gli ideologi del terrorismo, coloro che l'hanno creato, diffuso, che lo alimentano prendendo i soldi dagli sceicchi, danno tutt'altre motivazioni, tutte quasi teologiche.
    LO so che non sei obbligato a parlar di politica...
    ma essendo questo un tema politico sarebbe opportuno.

    Con le condanne morali si può fare una discussione morale tralasciando il lato politico della questione. E tu lo fai.

    Ai tempi deill'indipendentismo kenyota i Mao Mao per molto tempo furono considerati teroristi e basta. Poi, molto poi furono "riabilitati".

    Ai tempi dell'indipendentismo algerino i "terroristi" erano considerati "patrioti".

    Dipende solo da un'etichetta. E gli americani sono bravi ad appiccicare etichette a chi gli pare a loro: ai terroristi che danno noia a loro.... massimo discredito. E invece ai terroristi che danno noia agli altri (Ceceni) l'etichetta cambia.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria
    LO so che non sei obbligato a parlar di politica...
    ma essendo questo un tema politico sarebbe opportuno.

    Con le condanne morali si può fare una discussione morale tralasciando il lato politico della questione. E tu lo fai.

    Ai tempi deill'indipendentismo kenyota i Mao Mao per molto tempo furono considerati teroristi e basta. Poi, molto poi furono "riabilitati".

    Ai tempi dell'indipendentismo algerino i "terroristi" erano considerati "patrioti".

    Dipende solo da un'etichetta. E gli americani sono bravi ad appiccicare etichette a chi gli pare a loro: ai terroristi che danno noia a loro.... massimo discredito. E invece ai terroristi che danno noia agli altri (Ceceni) l'etichetta cambia.
    Guarda che qui non stiamo di fronte a misteriosi personaggi che fanno scoppiare le bombe e non sappiamo bene il perchè. Qui vediamo bene quali sono le motivazioni. I loro proclami li sentiamo, li possiamo giudicare tutti, come con le BR. Si tratta solo di essere onesti e vedere se nei proclami di Al-Zarkawi c'è qualche ombra di lotta sociale e di difesa dei più deboli, e non c'è nulla, si tratta di deliri teologico-nazisti.
    Anche perchè alla fine, se proprio i mezzi usati per la lotta non sono un discrimine sufficiente per il giudizio, possiamo immaginare come sarebbe uno Stato governato da loro dopo un'eventuale vittoria in qualche parte del Medio Oriente, e non ci si può vedere nulla di buono, soprattutto per quelle forze sociali che stanno a cuore alla sinistra. Gay e sindacati sarebbero schiacciati, fisicamente, come solo Hitler fece.
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    Guarda che qui non stiamo di fronte a misteriosi personaggi che fanno scoppiare le bombe e non sappiamo bene il perchè. Qui vediamo bene quali sono le motivazioni. I loro proclami li sentiamo, li possiamo giudicare tutti, come con le BR. Si tratta solo di essere onesti e vedere se nei proclami di Al-Zarkawi c'è qualche ombra di lotta sociale e di difesa dei più deboli, e non c'è nulla, si tratta di deliri teologico-nazisti.
    Anche perchè alla fine, se proprio i mezzi usati per la lotta non sono un discrimine sufficiente per il giudizio, possiamo immaginare come sarebbe uno Stato governato da loro dopo un'eventuale vittoria in qualche parte del Medio Oriente, e non ci si può vedere nulla di buono, soprattutto per quelle forze sociali che stanno a cuore alla sinistra. Gay e sindacati sarebbero schiacciati, fisicamente, come solo Hitler fece.
    Ho capito. Grazie per il pistolotto morale. Quando ne ho bisogno ti chiamo.

    Quando voglio parlare di politica è meglio parlare con qualcun altro.

 

 
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