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    Predefinito Corteo CONTRO LA MAFIA organizzato dai giovani della Fiamma a Mascalucia (CT)

    Al Sig. Sindaco di Mascalucia
    Al Comandante Carabieri di Mascalucia
    Ai giornali
    Agli esponenti di tutti i partiti
    Alla società “civile”.
    Ai Mafiosi.
    Oggetto: MANIFESTAZIONE CONTRO LA MAFIA A MASCALUCIA.

    In seguito agli episodi di intimidazione avvenuti durante gli ultimi anni nei confronti della società civile e della classe politica.
    In seguito all’incendio dell’auto del Sindaco di Mascalucia Salvatore Maugeri, avvenuto alcuni giorni addietro sotto la sua abitazione.
    I componenti di GIOVENTU’ NAZIONALE, organo giovanile del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, condannano il vile gesto e condannano anche il velo di silenzio che avvolge attualmente il paese di Mascalucia.
    Pertanto organizziamo una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza con comizio finale che avverrà senza bandiere di partito in modo da escludere ogni strumentalizzazione vista la concomitanza con l’attuale campagna elettorale.
    Durante il corteo partiranno slogan senza censura contro la MAFIA.
    Per la prima volta nella storia recente del nostro paese si alzerà una voce che lo vedrà unito oltre le barriere di partito.
    Questo il programma:
    Domenica 14 maggio 2006 ore 17.00 concentramento avanti il Municipio di Mascalucia
    -ore 18.00 partenza corteo che percorrerà la via Etnea sino a Piazza Chiesa Madre
    -ore 20.00 comizio - dibattito a microfono aperto a tutti.

    In seno alla manifestazione sarà costituito un COMITATO PERMANENTE DI LOTTA ALLA MAFIA, I NOMI DEI COMPONENTI SARANNO AFFISSI ALL’INGRESSO DEL COMUNE ACCOMPAGNATI DALLA SLOGAN : “FUORI LA MAFIA DA MASCALUCIA”.
    Venerdì 12 e sabato 13 il paese sarà interamente ricoperto di manifestini contro la mafia.
    La prossima settimana sino a domenica 21 maggio sarà affisso uno striscione sulla cancellata del Municipio ed un altro presso la ringhiera di piazza Chiesa Madre.
    Tutti i cittadini sono invitati a partecipare, la presente lettera circolerà nelle classi delle scuole presenti a Mascalucia e nei Comuni limitrofi.
    MAFIOSI NON CI SPAVENTATE!

    Per informazioni contattare Antonio Condorelli 3403998603

  2. #2
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    ...è una questione di qualità o di formalità, non ricordo più bene, una formalità! CCCP docet!

  3. #3
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    Bravi camerati,contro la mafia nessuna resa!!

  4. #4
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    Predefinito In memoria di Cesare Mori

    "Voscenza, signor capitano, è con mia….è sotto la mia protezione. Che bisogno aveva di tanti sbirri?" A formulare questa domanda è Don Francesco Cuccia, sindaco di Piana dei Greci. E con questo tono ironico e di rimprovero che si rivolge a Benito Mussolini, sceso giù in Sicilia per la prima volta in veste di Presidente del Consiglio. E' il maggio del 1924. Il viaggio originariamente doveva durate 15 giorni, ma al quinto giorno Mussolini preferì ritornare a Roma. Furono cinque giorni intensi per il futuro dittatore d'Italia. Iniziò a decifrare la mafia, di cui aveva sicuramente già sentito parlare, ma certamente l'esperienza siciliana gli fu cara per future scelte. Episodi come quelli di Piana dei Greci Mussolini ne visse parecchi , in quei giorni in Sicilia, tanto che ad Agrigento (l'allora Girgenti) disse: "….mi si è parlato di strade, di acque, di bonifiche, si è detto che bisogna garantire la proprietà e l'incolumità dei cittadini che lavorano. Ebbene, vi dichiaro che prenderò tutte le misure necessarie per tutelare i galantuomini dai delitti dei criminali. Non deve essere più tollerato che poche centinaia di malviventi soverchiano, immiseriscono, danneggino una popolazione magnifica come la vostra." Il riferimento alla mafia era senz'altro esplicito. Appena tornato a Roma, Mussolini licenzia il prefetto di Trapani Merizzi che sarà sostituito da Cesare Mori. Nato nel 1872 a Pavia. Cresciuto in un orfanotrofio, è riconosciuto dai suoi genitori naturali nell'ottobre del 1879. Di carattere autoritario e fortemente conservatore, con un rigoroso senso del dovere e dello stato. Non è un fascista. Le sue credenziali sono ottime. E Mussolini lo sa. Mori ritornava a Trapani, dove era già stato dal 1904 al 1917, dopo le esperienze in diverse città d'Italia: Bari, Roma, Bologna e Ravenna. Nel capoluogo emiliano aveva avuto a che fare con una squadriglia fascista capeggiata da Michele Bianchi. C'e'chi afferma che proprio l'intransigenza dimostrata dal Mori in quell'occasione gli meritò rispetto e fiducia da Mussolini. Dalla sua prima esperienza in Sicilia, dove diede prova delle sue qualità e del suo impegno zelante contro la mafia, abituata prima del suo arrivo "a fare il bello e il cattivo tempo", Mori inizia a capire che cosa è la mafia, le sue sfaccettature, le sue peculiarità rispetto alle altre forme di delinquenza. E bene soffermarci sull'interpretazione che Mori aveva sulla mafia attraverso il suo libro più famoso Con la mafia ai ferri corti. Nella sua interpretazioni vi erano due punti essenziali. Il primo era la visione della natura umana: gli uomini sono creature immorali, e hanno bisogno di essere mantenuti sulla retta via con la minaccia della punizione, e, se necessario, con la costrizione. Se le autorità dello stato sono negligenti nel compiere il proprio dovere, "quel tanto di vandalo che è in ogni uomo"assumerà il controllo della situazione e determinerà il caos. Il secondo punto era connesso con il primo: la mafia è una degenerazione morale originata dall'irresponsabilità dello stato. I siciliani non sono pero più immorali di chiunque altro. Semplicemente lo stato italiano si era sottratto al proprio dovere. E chi erano i mafiosi per Mori? Per la maggior parte non erano abitanti della città, appartenevano al ceto medio rurale, ai gabellotti e loro dipendenti, campieri, guardiani e soprastanti. Questa gente è descritta come "espressione tipica della imperante mafia rurale", visti come parassiti che sfruttavano allo stesso modo contadini e proprietari terrieri. I contadini erano loro vittima diretta, mentre "il grande proprietario è vittima in quanto ne viene sfruttato ed è capro espiatorio in quanto paga per essa". Sarebbe stato possibile ristabilire l'armonia solo con la distruzione di questi parassiti rurali. "….ed è per questo che il giorno in cui tolta di mezzo la mafia parassitaria, grande proprietà e massa lavoratrice, potranno trovarsi a diretto contatto, la intesa verrà e tale che per la virtù, la energia, il purissimo amor di patria, onde entrambe le parti sono ricche, la Sicilia, di un balzo, si porrà all'avanguardia sulla via della produzione e della ricchezza nazionale" Nelle sue memorie del 1932 la mafia veniva vista come "un'associazione a delinquere". "…ove la mafia, ivi l'aggregato", "la mafia ha vere e proprie oligarchie locali, con zone di particolare influenza e di esclusiva giurisdizione propria" con dei legami tra queste oligarchie locali, che egli paragona a "una rete ad un unico filo conduttore." All'inizio di giugno ricevette a Firenze, dove si era ritirato con la moglie nel 1922 perché in pensione, il telegramma di Federzoni che lo richiamò in servizio. Il 6 dello stesso mese arrivò a Trapani e vi rimase fino al 20 ottobre, data in cui, grazie ad un decreto del ministro dell'interno Federzoni, venne trasferito a Palermo. Il decreto Federzoni, suo amico, recitava: "il prefetto Cesare Mori, ha facoltà di emettere ordinanze di polizia eseguibili senza ulteriori formalità in tutte le province della Sicilia…. le persone designate dalla pubblica voce come capeggiatori, complici, favoreggiatori di associazioni aventi carattere criminoso o comunque pericolose alla sicurezza pubblica, possono essere, con rapporto scritto, denunziate dal capo dell'ufficio di pubblica sicurezza del circondario e poste in stato di arresto per essere assegnato al confino di polizia." In poche parole il decreto fece di lui un prefettissimo, dotato di ampi poteri e di carta bianca. Quando si congedò da Mussolini, il duce gli disse di colpire"senza rispetto per nessuno, in alto e in basso". Appena arrivato nel capoluogo siciliano, Mori dava nuove direttive per l'organizzazione della Pubblica Sicurezza e per il pattugliamento della città: organizzando servizi di vigilanza, intensificando le perlustrazioni, improntando la sua azione al potenziamento dell'organico ed alla rapidità degli spostamenti e delle informazioni. Infine procedette all'esame delle pratiche dei più pericolosi pregiudicati di Palermo. Il desiderio di Mori era quello di esordire con un'azione eclatante ma soprattutto risoluta. Ne aveva bisogno per ridare fiducia ad una popolazione che era, secondo lui, stata trascurata per troppo tempo dallo Stato. Solo facendo capire che era finita l'era dell'abbandono, si "sarebbe spezzato il muro dell'omertà". Bisognava creare una nuova coscienza, "quella nuova coscienza che costituirà l'ostacolo più formidabile a pericolosi ritorno al passato". Privata dall'omertà la mafia sarebbe crollata "per auto-espulsione ambientale, da immancabile reazione di tutte le energie , sane, pure, forti, onde la Sicilia è particolarmente forte" Il teatro di questa azione furono le Madonie. L'operazione passò alla storia come "L'assedio di Gangi", in cui furono arrestati circa 400 delinquenti, tra cui molti latitanti. L'assedio iniziò il primo giorno del 1926, con ultimatum di Mori diretto ai criminali. L'ultimatum intimava loro di costituirsi entro le 24 ore. Decorso il termine"sarà proceduto nei confronti delle loro famiglie, possedimenti e ogni specie di favoreggiamenti, fino alle estreme conseguenze" Altri stratagemmi vengono utilizzati per riuscire nell'impresa intervenendo sul loro onore e sulla loro psicologia, dimostrando cosi di conoscere bene la mentalità mafiosa. Ad esempio facendo spargere la voce nel paese che "gli sbirri si fottono le mogli dei banditi"oppure sequestrando i beni appartenenti ai banditi. Le armi principali della campagne repressiva contro i mafiosi furono lo spregiudicato uso del confino e dell'accusa di associazione a delinquere. Mori sapeva benissimo che, per creare "quella nuova coscienza" le azioni di polizia non sarebbero bastate se non ci fosse stato un lavoro profondo nella società siciliana. Mirò, quindi, anche ad un coinvolgimento della popolazione.Cosi nel 26, emanò, una ordinanza che voleva disciplinare tutte le attività sulle quali la mafia si era maggiormente affermata. Questa stabiliva che la qualità di guardiano, curatolo, vetturale, campiere e soprastante era riconosciuta solo a coloro che avevano ricevuto l'assenso ad esercitare dal proprietario o dal conduttore e previa l'autorità dell'autorità circondariale di P.S. tale qualifica era vietata a chiunque risultasse "imposto interposto"e a chi risultasse "legato o soggetto alla malavita" Mori voleva che la popolazione siciliana partecipasse alla lotta contro la mafia con coscienza e volontà,a questo miravano i suoi ripetuti incontri con guardiani e campieri nei vari raduni di città e campagna. Lo stesso Mussolini era convinto, come Mori, che per liberare la Sicilia dalla mafia al di là di una battaglia attuale e momentanea si doveva operare una graduale bonifica, sapevano che ad un'azione nel breve tempo, per poter giungere a risultati definitivi, ne andava abbinata un'altra nel lungo periodo. Il fascismo promise ma realizzò poco. Il prefetto invece si diede da fare. Per garantire che il cambiamento fosse duraturo era necessario inculcare una nuova etica nei giovani. Da qui l'importanza dell'istruzione. Indisse un concorso per un testo scolastico, i cui contenuti avrebbero dovuto tenere presente "principalmente i fenomeni della mafia e della omertà". Pochi parteciparono al dibattito. Mori, che attribuiva grande importanza all'educazione, non sapeva forse che su questo campo andava incontro ad una cultura che ancora non dava importanza alla formazione. Molti genitori preferivano che i figli più che andare a scuola li aiutassero nei campi. È da ammirare la sua protervia. Anche se alcune disposizioni mascherano un carattere megalomane. Nelle scuole siciliane fu imposto per qualche tempo di appendere al muro un quadro col suo ritratto accanto a quello del Re e del Duce, simbolo di "giustezza" I processi contro le persone arrestate da Mori si svolsero a partire dall' ottobre del 1927. Tra i mafiosi di maggior spicco arrestati da Mori ricordiamo: Calogero Vizzini, mandato al confino; Gambino che scappò in America e qui divenne un criminale di primo piano; Cascio Ferro, che fu condannato a otto anni in carcere, dove morì;Genco Russo condannato ne l 1930 a sette anni di reclusine ma ne scontò poco meno di tre per via di un condono. Diversi arrestati erano anche sindaci, tra cui il Don Francesco Cuccia di inizio articolo accusato di pluri-omicidio. Il grosso delle vittime di Mori non appartenevano allo stato più basso della società rurale ma a gruppi immediatamente superiori..Spesso ripeteva:"la miseria può determinare malvivenza; produrre mafia no" Mori, dimostrando di conoscere molto bene il fenomeno mafioso, distingueva tra brigantaggio e "persone a prima vista insospettabili"e se fino ad ora, tutta la sua azione si era concentrata sui primi ora voleva pensare ai secondi,e quando diceva ciò pensava soprattutto ad Alfredo Cucco. Cucco è un fascista della prima ora, non un vecchio notabile liberale salito sul carro dei vincitori dopo l'avvento del fascismo, come tanti giolittiani nel sud. Nel 21 si iscrive al fascismo, e due anni più tardi viene chiamato a far parte del direttorio nazionale del PNF. Si fa chiamare il ducino. Verso la fine del 26 Mori inizia ad indagare su di lui,.raccogliendo diverse accuse anonime ed inviandole tutte a Roma. Parallelamente anche Cucco inizia a raccogliere un dossier su Mori, inviandolo egli stesso a Roma,che faceva riferimento oltre ai suoi eccessi, anche ai suoi modi un po' bizzarri: ad esempio il suo ingresso a Piana dei Greci su un cavallo bianco e a un arco di trionfo eretto in suo onore dai cittadini, tutte "frivolezze che oscuravano il Duce".Cucco non ha mai digerito Mori. Alcuni dicono perché il prefetto lo oscurasse, altri perché non era accondiscendente come il vecchi prefetto, ma la verità e che in quei mesi si scatena una vera e propria guerra tra i due. Alla fine a spuntarla fu il prefetto. Agì d'anticipo. Quando seppe che Cucco stava pressando affinché il prefetto venisse cambiato perché non fascista, in conformità a quanto stava avvenendo nel resto d'Italia, Mori inviò una ricca documentazione a Roma che conteneva una serie di accuse che oggi potrebbero essere riepilogate come "appoggio a delinquere di stampo mafioso" Inoltre nel gennaio del 27 emise una circolare ai prefetti. Essa decretava che il prefetto era il custode non solo dell'ordine pubblico, ma anche dell'ordine morale: ed era suo dovere indicare al partito tutti gli elementi nocivi e assicurare che fossero allontanati tutti gli affaristi e gli approfittatori. A Palermo fu costituita una commissione d'inchiesta voluta da Turati. Il dovere della commissione era quello di ricevere ed esaminare le accuse contro Cucco. Nel febbraio del 27 Cucco fu espulso dal partito. Non si sa quante accuse furono raccolte dalla commissione. Si sa che tenne un atteggiamento un po' parziale. Non fu convocato nessuno degli ottanta segretari politici della provincia e né alcun membro della Federazione di Palermo. Ma non furono neanche prese in considerazione tutti gli articoli scritti da Cucco nel suo giornale "La Fiamma" contro la mafia. Alla fine Cucco ed i suoi uomini caddero in disgrazia. Per onor di cronaca il ducino fu prosciolto da tutte le accuse nei processi seguenti, fu riammesso nel partito solo nel 37 divenendo sottosegretario alla cultura popolare durante la repubblica sociale di Salò. Perché Mussolini si schierò pienamente dalla parte del Mori? Cucco rappresentava pur sempre il suo uomo più fedele in Sicilia, colui che era stato l'artefice, seppur con metodi e alleanze discutibili, delle vittoria elettorale del 1924e del 1925. Salvatore Lupo ha una sua interpretazione: "Questa vicenda(quella tra Cucco e Mori) si giocò molto più sul versante politico che su quello poliziesco dell'operazione Mori." Cucco, come ho già detto, era un fascista della prima ora: intransigente, di taglio radical-borghese, avverso quindi agli interessi degli agrari. "Casualmente"proprio nel corso del 26 era in atto all'interno del partito, il cui segretario era Turati, una depurazione di tutti gli elementi intransigenti ed ex-squadristi. Per questo Cucco si trovava parecchio vulnerabile. Continua Lupo" in tutta l'Italia, l'eliminazione di personaggi storici sol perché autonomi fu motivata da questioni di presunta immoralità o affarismo, a Palermo l'accusa fu quella di mafia" Cosi facendo il fascismo poté liberamente patteggiare con gli agrari Lo stesso Mori sembra confermare tutto questo, nel suo libro Con la mafia ai ferri corti."La qualifica di mafioso venne spesso utilizzata in perfetta malafede ed in ogni campo, compreso quello politico, come mezzo per poter compiere vendette, per poter sfogare rancori, per abbattere avversari" CONCLUSIONI. Come valutare la operazione Mori? Statisticamente i reati diminuirono di molto. Tanti furono gli arrestati, senza troppe preoccupazioni se nel mucchio finivano innocenti. Si procedeva all'arresto, ed alla condanna per associazione a delinquere, sulla base di un semplice sospetto, o della cosiddetta "notorietà mafiosa". Coloro che non volevano subire l'umiliazione dell'arresto e del carcere scappavano in America. Nelle confessione dei pentiti, il periodo fascista è rimasto scalpito come quella dell'umiliazione da parte dello Stato.. Tutto fu ottenuto grazie a ricorsi di strumenti illegali, come l'incarcerazione arbitraria, le condanne senza prove, in un clima, insomma liberticida, come era quello italiano, ossia in uno stato di diritto che non esisteva. Dunque con un uso della violenza e di metodi che erano accettabili solo in uno stato non democratico.Per questo oggi un'operazione simile a quella di Mori non potrebbe mai attuarsi. Con il nuovo regime, divenne evidente che la funzione della mafia di concorrenza con i poteri dello Stato non poteva essere tollerato da un regime che monopolizzava la forza, e aveva un controllo "totalitario" sull'Italia.. Fu per questo che mafia e fascismo entrarono in collisione. Perpetuare una sistema, come quello mafioso, doveva essere "imbarazzante", per un'ideologia che considerava lo Stato come un'identità assoluta. "Tutto nello Stato, nulla al di fuori di esso" amava ripetere Mussolini. Come ho già accennato precedentemente il fascismo non accompagnò alla lotta militare alcun intervento di tipo sociale anzi, secondo Denis Mack Smith fece passi indietro, riaffidando quasi interamente il potere ai latifondisti. Lo storico inglese scrive "Mori era amico dei latifondisti…..dal 1927 gli agrari erano di nuovo al potere, e la Sicilia ne pagò a caro prezzo la riabilitazione; e gli anni Trenta furono caratterizzati da abbandono e declino" Da ciò si deduce che la cacciata degli intransigenti e l'alleanza con i latifondisti condannarono il fascismo alla reazione. In seguito Mussolini dovette ammetterlo in un colloquio privato:"in fondo la mafia faceva molto più comodo ai baroni siciliani di quanto loro non possa fare la restituita dignità della legge" Nel 1929 Mori fu richiamato e messo in riposo. Il duce si illuse di aver annientato la mafia; la stessa parola si cercò di non utilizzarla o casomai di utilizzarla al passato,come ad esempio nell'Enciclopedia Italiana del 1935. Ma la mafia non scomparì e appena due anni dopo il pensionamento di Mori ripresero, se pur in toni minori, fenomeni simili a quello del periodo pre mori. Intanto l'ex-prefetto quotidianamente veniva aggiornato su ciò che accadeva in Sicilia, da lettere a lui inviate nella sua a casa a Venezia, da amici o ammiratori. Morì nel 1941 dimenticato da tutti in un'Italia che in quel periodo aveva altro a cui pensare.

  5. #5
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    Bel documento. Lo faremo presente sul nostro giornalino www.CreativismoIsterico.tk

  6. #6
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    Pensavo che ci serve la fonte del documento. Potresti dircelo? Grazie ancora camerata!

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    Proviene da controinformazione.it
    In alto i cuori!

    ps: tagliate via alcune idiozie contro il fascismo...

  8. #8
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    Domenica verrò a Mascalucia...
    Trenta secoli di storia ci consentono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltralpe,sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propia vita nel tempo in cui Roma aveva Cesare,Virgilio e Augusto

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ryo Saeba
    Domenica verrò a Mascalucia...
    AVANTI AUTOCARRI!!!

  10. #10
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    vi fa solamente onore.

 

 
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