E LA CHIAMANO UNIONE!
di RENATO BRUNETTA
Non bisogna lasciarsi ingannare. Il voto di fiducia ottenuto ieri al Senato dal governo di Romano Prodi è quantomeno effimero. Sin dalla proclamazione dei risultati elettorali, sapevamo che il presidente del Consiglio e il suo esecutivo non hanno (...)(...) una maggioranza numerica nel Paese e al Senato. Ora, dopo la sua dichiarazione programmatica (e il relativo dibattito), è emerso con totale chiarezza che il governo Prodi non ha nemmeno una maggioranza politica per governare l'Italia. La sua è una Grosse Koalition all'amatriciana non del centro-sinistra ma di un inedito sinistra-centro: nove partiti (dai comunisti anti-americani duri e puri ai radical-liberisti pro-atlantisti) e decine di correnti (movimentisti, trozkisti e maoisti nei comunisti, dipietristi e giustizialisti nell'Italia dei Valori, radicali e Sdi nella Rosa nel Pugno, correntoni, dalemiani, fassiniani e liberal nei Ds, democristiani laici e ruiniani della Margherita). Prodi è stato costretto a usare il bilancino del Cencelli per distribuire una pletora di ministeri e sottosegretariati e il suo discorso programmatico si è caratterizzato per la mancanza di coraggio e fantasia: l'afasia totale. Auguri, dunque, a Romano Prodi e al suo governo, che i più ottimisti - anche nella maggioranza - prevedono cadrà ben prima della fine legislatura. Ma, soprattutto, auguri a Massimo D'Alema eTommaso Padoa Schioppa. Il banco di prova non saranno il Ponte di Messina o la retrocessione di qualche squadra di calcio. Sono quisquilie italo-italiote che, per quanto importanti, non intaccano la credibilità e l'autorevolezza dell'Italia. Toccherà, invece, al politico con aspirazioni presidenziali e al tecnico al servizio del paese cercare di dipanare la matassa inestricabile delle divisioni della maggioranza che comprometteranno la politica estera e la politica economica italiane. LE CONTRADDIZIONI Le contraddizioni in politica estera sono evidenti. Perfino l'annuncio di un ritiro unilaterale dall'Iraq contraddice le promesse elettorali di autorevoli esponenti della maggioranza che avevano parlato di una decisione concordata con gli alleati e il nuovo governo iracheno. Dal governatore di Nassirya al primo ministro a Baghdad chiedono al contingente italiano di restare per continuare a garantire stabilità e pace. Prodi, invece, scappa a gambe levate come il suo amico spagnolo Josè Luis Zapatero. La grave conseguenza è che l'Italia farà la fine della Spagna nei consessi internazionali: ai margini delle foto di gruppo...




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