Tra tutte le teorie dello Stato e dell'agire politico, che hanno costellato la storia della modernità, l'unica che non sia stata foriera di apparentamenti con forme di organizzazione della comunità di tipo totalitaristico è quella liberale.
Tanto la sinistra social-comunista, a causa del concetto fondante di dittatura del proletariato, quanto la destra nazi-fascista, per il tramite dell'ideologia dei regimi totalitari mussoliniano, hitleriano, franchista, ecc…, hanno infatti mostrato una tangenza difficilmente discutibile con la pratica dell'illibertà eretta a sistema. Per ciò che concerne l'altra grande teoria politica dell'Occidente moderno, quella cattolica, non può essere considerato neutrale il fatto che la sua massima espressione istituzionale, lo Stato del Vaticano, sia l'ultima monarchia assoluta del mondo civilizzato. La superiorità della dottrina liberale dello Stato appare in maniera assai marcata sul versante della pratica: benessere diffuso, scoperte scientifiche, accesso al sapere da parte di grandi masse, risoluzione di problemi sanitari che per millenni hanno afflitto l'umanità, garanzia del libero esercizio delle idee politiche, laddove le teorie antagoniste summenzionate hanno di contro prodotto disastri economici e umani talmente evidenti da non meritare alcuna discussione al riguardo.
Tuttavia tale indiscutibile superiorità pratica è direttamente dipendente da una superiorità di carattere teorico, di tipo squisitamente logico, che è alla base della dottrina liberale dello Stato. Tale superiorità risiede nel carattere realistico della teoria liberale, nel suo essersi formata nel corso della storia come contrapposta ai sogni della metafisica e a quelli dei visionari che vorrebbero, infondati, fondare cosmi di necessità teorico-pratica all'agire politico e alle forme genetiche della comunità. Se non fosse dimostrabile la superiorità teorica del liberalismo, allora qualsiasi pensiero politico antagonista avrebbe un diritto logico di esistenza al di là del fatto che le sue realizzazioni storicamente determinate si siano, finora, dimostrate perdenti e, apparentemente (è il caso del socialismo), contraddittorie rispetto a una parte del proprio statuto teorico.




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