L'incubo Spagna sull'euro

• da La Stampa del 15 maggio 2006, pag. 36

di Alexander Weber

L'attenzione dei mercati finanziari non è appuntata sull'instabilità politica italiana, o sull'arrivo dei cosacchi in piazza San Pietro, ma sui problemi dell'altra grande economia mediterranea: il sogno spagnolo è finito e rischia di diventare un incubo. La Banca centrale europea da Francoforte ha lanciato un allarme molto chiaro, il deficit delle partite correnti spagnolo è al di sopra di quello americano, quest'anno sara pari al 7,5% del Pil e l'anno prossimo arrivera addirittura al 9 per cento.



Il problema è che a fronte del deficit ci sono finanziamenti verso la Spagna che non sono stabili, si tratta cioè di investimenti di portafoglio che potrebbero essere ritirati in qualsiasi momento si verificasse un vuoto di fiducia nella capacità di stabilizzazione dell'economia iberica che ovviamente non può più far ricorso alla svalutazione.



Il lettore mi permetta i saltare subito alla conclusione: gli italiani non devono rallegrarsi di non essere nel mirino dei mercati finanziari, nè di vedere qualcun altro preso di mira dai soliti antipatici che sospettano sempre dell'Italia. Nulla di ciò e consentito. Perché il giorno che la Spagna finisse per essere attaccata dai mercati, si instaurerebbe un immediato effetto domino la cui casella successiva sarebbe l'Italia.



La prima ragione del deficit delle partite correnti spagnolo è la perdita di competitività che porta a uno squilibrio commerciale in via di espansione. La Spagna ha visto crescere i propri prezzi e salari al di sopra della media auropea da quando è stato introdotto l'euro. Anche l'Italia ha lo stesso problema e anche meno giustificabile visto che per la Spagna si tratta anche di una conseguenza della crescita economica più robusta che nella media europea, ma il deficit spagnolo si è ampliato molto più di quello italiano. La Spagna è in grado di sostituire meno dell'Italia l'import di beni esteri con le proprie produzioni.



Mentre per l'Italia il problema è probabilmente l'inefficienza dell'economia pubblica, in Spagna tutto il problema è privato e concentrato in singoli settori industriali. Alcuni di essi infatti accumulano debiti, mentre altri sostengono una redditività in media tripla rispetto al resto della zona euro. L'aggiustamento in questi casi è complesso e lungo e se nel frattempo la redditività dovesse calare, anche in considerazione dell'effetto leva, i capitali potrebbero fuggire abbastanza rapidamente.



Ci sono ragioni per essere pessimisti. La performance dell'economia spagnola si basa sull'assurdo incremento dei prezzi degli immobili. La bolla immobiliare ha creato enormi profitti che gonfiano la redditività media dell'economia. In caso di squilibrio commerciale è essenziale che i prestiti vengano utilizzati in settori con alta redditività in modo da ripagare i prestiti in un'economia che cresce. Ma se questi settori sono preda di un'inflazione irrazionale, allora non ci si può attendere questo rientro virtuoso del deficit commerciale e quello che resta è un rallentamento dell'economia e della domanda interna così drastico da riequilibrare i conti con l'estero.



Con l'aumento dei tassi d'interesse il boom immobiliare tenderà a sgonfiarsi e anche i consumi delle famiglie. Se tutto avverrà lentamente, l'economia spagnola potrà beneficiare della flessibilità del suo mercato del lavoro per spostare prima possibile capitale e lavoro dai settori meno produttivi a quelli competitivi. E' un percorso difficile ma non impossibile. Credo che tutta Europa, Italia e Bce incluse, tifino perche l'operazione abbia successo.