
Originariamente Scritto da
ZENA
Lancio una provocazione.
Noto che quando si parla di immigrazione si tende, il perchè dovremo capirlo, a esternare rabbia e indignazione per i mali ad essa connessi, seguiti da appelli a leggi, decreti, strategie, riaffermazioni di un ordine incrinato. E' la politica leghista, non nascondiamocelo. Si punta il dito contro i "poteri forti", talvolta catto-comunisti talvolta capitalisti, talvolta stretti in allenza, limitandosi alla lunghezza e alla larghezza della "quaestio" ma esimendosi dalla "profondità".
Possiamo accettare, credo, il fatto che la società multi-etnica sia figlia di quel processo tecno-scientifico e neo-liberista , certamente non omogeneo, che si chiama globalizzazione.
Possiamo però anche interrogarci sul ruolo che lo Stato assolve in questo contesto. Mentre la sua sovranità è messa seriamente in discussione da ingerenze di vario genere, esso non cessa di essere "sovrano" nei nostri riguardi. Nasce per proteggerci dall'esterno, si legittima a partire da quel presupposto (altrimenti, a che serve la delimitazione territoriale, a che servono i confini?)...ma ci riesce ancora?
Tutta l'Europa è ormai attraversata da orde di illegalità clandestina, che vanno dalla micro-criminalità alla pianificazione terroristica, in un crescendo di paura e insicurezza che attanaglia, soprattutto, il cittadino medio. Di fronte a ciò, c'è chi continua a invocare l'intervento dello Stato, al grido di "fate arrivare i nostri". Ma i nostri chi sono? Dove sono? A chi rispondono? Che poteri hanno? Ecco, partiamo da questa domanda dando persino per scontato la buonafede dei governi: che poteri hanno per tutelare il normale cittadino da un nemico che, appartenendo all'esterno dello Stato, è di loro stretta competenza appena gunge alla linea di confine?
Se l'immigrazione clandestina non è un fenomeno arginabile, e così le pianificazioni verosimili di attentati terroristici, allora lo Stato (così come lo conosciamo) non ha più alcun senso. E' finito e va superato. Da cosa? Questa è la grande sfida che tocca a chi sa fare filosofia politica (sempre meno intellettuali), cioè immaginare la cornice di un domani in cui l'antica aspirazione alla giustizia e alla legittimità risorga dalle proprie ceneri.