
Originariamente Scritto da
calvin
il fondo della voce di oggi
Scrive Piero Ostellino, sul "Corriere della Sera", che nasce oggi “un governo sbilanciato a sinistra”, che non ha detto quale sia la sua “idea dell’Italia”, se si esclude quella di voler battere Berlusconi a tutti i costi. In base ai rapporti di forza interni alla coalizione e a certe posizioni programmatiche che conosciamo, è possibile che Ostellino abbia perfettamente ragione, ma in base alla lista dei ministri, quello che colpisce è il basso profilo dell’esecutivo. Escluso Tommaso Padoa Schioppa e Giuliano Amato, non vediamo personalità di particolare spicco. E’ vero che Massimo D’Alema è ministro degli Esteri e vice premier; così come è vice premier Rutelli, oltre che ministro della Cultura, ma queste cariche sembrano più dettate dalle esigenze di equilibrio dei maggiori partiti della coalizione che da altro. Emma Bonino, che è persona comunemente apprezzata, ha un ruolo di rilievo, ma non corrispondente a quello richiesto dal suo partito. Il resto si commenta da sé e appare come un organigramma dettato dalle esigenze dei partiti della nuova maggioranza e financo dalle loro correnti. Evidentemente i condizionamenti, le minacce che si sono succedute nei lunghi vertici preparatori alla lista dei ministri, hanno prodotto questo risultato, piuttosto scarso a dire la verità, per lo meno in termini di personalità e competenza. Pensiamo alle critiche che la nuova maggioranza aveva rivolto alla persona dell’ex ministro Castelli, ma non ci sembra, ad esempio, che l’onorevole Mastella abbia particolari titoli di giurista per svolgere il ruolo di Ministro Guardasigilli; quanto al Lavoro, conosciamo quel tanto che basta il ministro Damiano per temere che sarà presto dispersa l’eredità lasciata dal professor Biagi all’ex ministro Maroni.
Cosa saprà dare in termini di durata e di efficienza questa compagine, sinceramente è difficile dirlo ed azzardarlo. Vi sono troppe incognite ad attendere l’esecutivo sul suo cammino, dettate e dalle incertezze programmatiche e dai rapporti dimostratisi già tesi all’interno della maggioranza. Tralasciamo poi il pugno di voti che assicurano a Prodi il sostegno al Senato.
E’ certo invece che metà del Paese è delusa, e non è detto che l’altra metà sia soddisfatta. Certo per Romano Prodi è un successo il solo tornare alla ribalta dell’attività di governo dieci anni dopo il 1996. Allora aveva un mandato chiaro, quale l’ingresso nell’euro; il rischio ora è di non riuscire a rimanerci.