Tutti concordiamo sul fatto che la libertà non è una cosa immaginata, ma anzi esiste con noi, anche a prescindere da che noi lo vogliamo oppure no.
Ma che cos'è la libertà? Qual'è il senso di una pratica che sembra sfuggire a ogni tentativo di definizione?
Siamo d'accordo con Jean-Luc Nancy il quale sostiene che la libertà non è un'idea, un concetto, un valore; non è un diritto, una qualità o una proprietà del soggetto individuale o collettivo. Essa è un'esperienza o una decisione d'esistenza.
La libertà è - anche - un'azione, che ahimè non riusciamo a rendere costante.
"la domanda: com'è possibile la libertà? è un controsenso ... la libertà c'è soltanto e può esserci soltanto nella liberazione"
(M. Heidegger, Kant e il problema della metafisica)
Il concetto che esprime la parola libertà, tanto usata e abusata, è ambiguo, indeterminato, inconsistente; e la libertà è stata frazionata, amputata, derisa, manipolata. Il libero arbitrio, e l'obbligo morale di preservarne i diritti, ad esempio, sono una presa in giro.
Come sostiene Nietsche la libertà come libero arbitrio é ciò che ci fa precipitare nella cecità e nella schiavitù.
"Dal 17° secolo la grande filosofia ha definito come il suo interesse più specifico la libertà, con il mandato implicito della classe borghese di fondarla in modo evidente. ma quell'interesse è in sè antagonistico: va contro la vecchia repressione e favorisce la nuova, insita nel principio razionale stesso. Si cerca una formula comune per libertà e repressione: la prima viene ceduta alla razionalità stessa, che la limita, e allontanata dalla empiria, in cui non la si vuole affatto vedere realizzata... (...) Non si deve accettare come una fatalità il fatto che la libertà invecchi senza essere realizzata. E' la resistenza opposta a tale fatalità che definisce la libertà."
(T. Adorno, Dialettica negativa)
Libertà come facoltà di cominciare da sè. Non ne abbiamo modo; niente è più a nostra misura, tutto è già costruito e non ne abbiamo il controllo; è difficile il rapporto tra noi e qualsiasi cosa che ci circonda. Tutto fa parte della nostra non-libertà, tutto la crea e la ricrea infinite volte e in infinite configurazioni, e tutto ci sfugge, nemmeno ce ne accorgiamo.
Tante volte non siamo neppure liberi di parlare della libertà, di esprimere i nostri pensieri se pensati in libertà, ma farla, è vero, è tutta un'altra cosa.
Comunque se non ci fosse qualcosa come "la libertà", quindi reale e tangibile, non ne potremmo neppure parlare; ma questa parola che può anche apparire vuota di significato, o con un senso troppo indefinito, conserva un carico di storia e tradizione, uno slancio, un richiamo.
Dov'è finita quella libertà originaria, insopprimibile, selvaggia? Dentro di noi? Bè forse sì, ma per provarla non basta sentire qualcosa che cresce dentro e che ti riempie, ti soffoca, sentire che ti manca sempre qualcosa; questo è il suo senso opposto.
Siamo convinti che la libertà sia reale, se noi la facciamo. Abbiamo così tante possibilità e non ce ne accorgiamo nemmeno, la nostra pratica deve essere quella di dischiudere porte, tutte quelle che incontriamo, materiali e immateriali, dobbiamo creare nuovamente la libertà, che ora ci manca, smantellando tutte le costrizioni che l'uomo si è costruito perdendo di vista ciò che di più prezioso aveva.
La libertà porta con sè il libero spazio del suo senso; essa libera tutte le possibilità, tutte le nozioni di libertà, come altrettante libertà di libertà.
(J-L. Nancy)
http://www.anarcotico.net/index.php?...&tid=24&pid=11
La Libertà contrapposta al Destino, oppure la Libertà come inveramento dello stesso...Chissà. Libertà come azione cosciente in seno a ciò che hanno decretato gli Dèi, attribuendoci la "parte" spettanteci nel gioco della Vita, la nostra Moira, oppure...(voi che ne pensate?)
Y.




Rispondi Citando
.Ergo?(
)
