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Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Tutto chiesa e Cisl

  1. #1
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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    Predefinito Tutto chiesa e Cisl

    L'inizio in Cgil. Poi l'arrivo alla corte di D'Antoni. Fino allo sbarco in via Po. La vera storia di Raffaele Bonanni




    di Stefano Livadiotti


    Basta con le risse. Non esiste alternativa all'unità sindacale..., ha scolpito lunedì primo maggio Raffaele Bonanni (Ansa, ore 21 e 23). Molti si sono chiesti se fosse la stessa persona che solo tre giorni prima, appena conquistata la poltrona di numero uno della Cisl, aveva mitragliato con il linguaggio involuto e l'inflessione abruzzese: "Il segretario della Cgil mentre si propone come il custode di Prodi rischia di essere la pietra al collo che lo fa affogare, se dovesse insistere nella bieca iniziativa di chiedere la cancellazione della legge Biagi" ('la Repubblica', 28 aprile).

    Bonanni è fatto così. Molti anni fa ha adottato come maître à penser l'ex leader della Cisl e oggi parlamentare della Marghertita Sergio D'Antoni. Ma del fatto che la coerenza fosse solo un inutile optional s'era convinto già prima, da solo. È stato nel 1970, quando, allora ventenne, aveva trovato lavoro come magazziniere in un cantiere edile della Val di Sangro. Figlio del popolarissimo segretario del Pci di Bomba, il paesello natio in provincia di Chieti, il giovane Bonanni si era iscritto alla Cgil. Nominato delegato sindacale, lesto aveva capito come arringare i muratori fosse meno faticoso che impilare mattoni. Così, s'era offerto come sindacalista a tempo pieno. Incassato un secco rifiuto dalla Cgil, aveva fatto spallucce ed era scomparso. Per riapparire d'incanto nei ranghi della Cisl a Palermo, dove D'Antoni faceva il bello e il cattivo tempo dalla poltrona di segretario della locale Camera del Lavoro.

    Il sodalizio con D'Antoni, e ancor più con il suo braccio destro Luigi Cocilovo, non si interromperà più. Sulle orme dei due Bonanni inizia la sua scalata. Segretario della Cisl a Palermo. Poi leader del sindacato isolano, quando dietro lo striscione 'Eccoci qua, siamo le vittime della trasparenza', guida in corteo un gruppo di lavoratori rimasti disoccupati per la chiusura di alcune aziende in odore di mafia. Fino al grande salto del 1991, con l'incarico di capo degli edili, un pacchetto da 250 mila iscritti. Bonanni si fa le ossa scontrandosi duramente con Carla Cantone, tostissima collega della Cgil che nel corso di una riunione con i costruttori dell'Ance lo mette ko davanti a tutti con un formidabile gancio sinistro. Bonanni si lagna con D'Antoni. Il numero uno della Cisl protesta con Sergio Cofferati, che se la ride sotto i baffi.

    Il leader di Bomba incassa e va dritto per la sua strada. Nel 1998, quando entra nella segreteria confederale della Cisl, confida agli amici. "È solo questione di tempo; alla fine il numero uno sarò io". Siccome ci crede davvero, sgomita. Si trasferisce a Roma. Riempie il guardaroba di gessati scuri. Comincia a coltivare con metodo lo zoccolo duro della Cisl dantoniana, fino a diventare un signore delle tessere tra i lavoratori del pubblico impiego, i commercianti e i braccianti. Intanto, stabilisce rapporti con il mondo politico romano. Lo fa in modo trasversale. Cattolicissimo (è legato al movimento dei neocatecumenali), autodidatta ma sedicente poliglotta, a tutti regala libri sul papa, sui quali verga pure una dedica.

    Negli anni della Confindustria di Antonio D'Amato, che lui mostra di apprezzare, e mentre D'Antoni coltiva le sue ambizioni di leader politico nel centro-destra, Bonanni trama d'intesa con il ministro leghista del Welfare Roberto Maroni. E più ancora con il suo sottosegretario Maurizio Sacconi, uno cui la sigla Cgil fa lo stesso effetto del drappo rosso agli occhi del toro. Teorico degli accordi separati (senza cioè la Cgil), scavalca il suo leader Savino Pezzotta. Apre alla cancellazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Lavora alla legge Biagi e alla stesura del Patto per l'Italia. Di fatto, diventa il vero interlocutore nella Cisl del governo Berlusconi.

    Poi D'Antoni, che in attesa di passare la mano al fido Bonanni s'è inventato la segreteria Pezzotta, cambia idea come spesso gli accade e trova ospitalità nella Margherita. Eccellente ballerino (anni fa strappò l'applauso a un gruppo di colleghi spagnoli esibendosi in un impeccabile flamenco), Bonanni esegue lesto la medesima giravolta. Si ricolloca, piazzandosi sotto l'ala di Franco Marini. E all'improvviso il passato gli appare sotto una luce un po' diversa: "Chiediamo discontinuità rispetto al precedente esecutivo, così forte del proprio consenso elettorale da negare ogni legittimo confronto con le parti sociali", tuona il 27 aprile scorso. Prodi dovrà rimuovere questa stagione indegna di una democrazia evoluta. È quasi una vergogna che non gli abbiamo fatto un clamoroso sciopero contro".

    Messo alla porta l'infedele Pezzotta, che si era smarcato da D'Antoni & C., Bonanni ha traslocato nella stanza di segretario della Cisl portandosi appresso una delle cose cui tiene di più: una foto che lo ritrae mentre stringe la mano all'ex vice presidente Usa, Al Gore. Sulla poltrona di numero uno è arrivato con una maggioranza schiacciante. Ha raccolto 220 voti sui 243 del consiglio generale. Le tessere del filone più meridionale della Cisl, ispirato a un sindacalismo politico ancorato a una visione assistenzialista. "È inaccettabile che il ministro dell'Economia tiri fuori la storiella di una correlazione tra l'equilibrio della finanza pubblica e il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici", è il pensiero consegnato un anno fa all'Ansa dal neo leader. Che nei giorni scorsi ha messo sotto accusa le privatizzazioni, arrivando a prefigurare un ritorno di Autostrade nelle mani dello Stato. Una filosofia che dovrebbe trovare più di una difficoltà a sposarsi con quella del nuovo alleato di Bonanni, Pier Paolo Baretta, rappresentante dell'ala carnitiana. Già li chiamano 'il braccio e la mente', ha annotato perfidamente il 'Corriere della Sera".

    Appena eletto, forte di 4 milioni e 287 mila iscritti, ha sparato a palle incatenate sulla Cgil. Un po' per solleticare l'anticomunismo viscerale della sua base. Soprattutto, per mandare un messaggio preciso: ritrovato nella Margherita un punto di riferimento politico, la Cisl non intende farsi ricacciare nell'angolo, com'era avvenuto con i precedenti governi del centro-sinistra. Il primo banco di prova è la formazione della squadra di Romano Prodi e in particolare la casella del Welfare. Per anni, e con la sola parentesi del centro-sinistra, il ministro ha avuto la benedizione della Cisl, quando non è stato sua diretta emanazione. Intanto, però, Bonanni ha centrato il traguardo di tutta una vita. "Prepariamoci a vederlo a via Po", aveva profetizzato Miriam Mafai su 'la Repubblica'. Era il 7 dicembre. Di 18 anni fa. n


    L'Espresso 12-5-06

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  2. #2
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    un esempio che si può essere di sinistra e cattolici allo stesso tempo... senza i soliti stupidi discorsi sui cattocomunisti!

  3. #3
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    hai ragione, antonio, forse mi sono sbilanciato un pò troppo...
    mi è venuto d'impulso scrivere quella frase che adesso, col senno di poi, ritengo un pò banale...

  4. #4
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da InOnda
    un esempio che si può essere di sinistra e cattolici allo stesso tempo... senza i soliti stupidi discorsi sui cattocomunisti!
    Non sono stupidi...
    non tutti coloro che stanno a sinistra sono "cattocomunisti" pero' i se, i ma, i distinguo finanche sulla dottrina sempre da li' provengono... da una parte di essi.
    Esistono anche i cattofascisti ma sono in scisma... vedi i "sedevacantisti". I cattocomunisti invece no ed infestano anche le associazioni cattoliche oltre che le parrocchie.
    UT UNUM SINT!

  5. #5
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    ma chi ti dice che sia di sinistra..
    e' vero che molti tendono a identificare l'essere sindacalisti con l'essere di sinistra...
    vedete che ormai rientriamo in degli schemi?
    chi e' sindacalista e' di sinistra
    chi e' cattolico convinto e' di destra

    poi quando accade che si e' sindacalisti e cattolici pro Magistero.... gli schemi saltano!
    E' la nostra antica abitudine di misurare e catalogare le persone... cosi' diceva Mons. Giussani.
    UT UNUM SINT!

  6. #6
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    Predefinito guardiamo gli inizi.

    Bella la biografia del nostro. Prima di etichettarlo, vi pregherei di osservare gli inizi della sua attività sindacale.

    O meglio, vi pregherei di osservare il fatto, per me importantissimo, per voi insignificante, che fosse figlio del segretario comunista del suo paese.

    Quando sparisce dall'Abruzzo ricompare in Sicilia... ma non lo sapete che i comunisti, al loro paese, avevano la più grande organizzazione spionistica mondiale ? Ovvero, il gruppo sindacale siciliano, evidentemente, andava, per il PCI, monitorato, tenuto sotto controllo...

    Quando Berlusconi ha cercato di abolire l'art. 18 dello statuto dei lavoratori, credeva in buona fede di adempiere ad una pressante ed urgente richiesta della Confidustria di D'Amato... e non si rendeva conto che accondiscendendo acriticamente ad una tale richiesta, avrebbe, con ogni probabilità , affossato prematuramente la propria attività governativa...

    Ora il fatto che il signore di cui stiamo parlando regali a destra e a manca libri sul papa, vuol dir poco... anche il presidente russo ha seguito la Liturgia pasquale nella Cattedrale del Santissimo Salvatore a Mosca... per me questo vuol dire ben poco... sono atti fatti per essere visti, o meglio per mascherare la propria reale essenza...

    Mi pare che tutta l'attività del nostro sia solo di appoggio alla CGIL, niente più.

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    ma chi ti dice che sia di sinistra..
    e' vero che molti tendono a identificare l'essere sindacalisti con l'essere di sinistra...
    ed'e' anche vero che certa destra alimenta questa credenza..tantopiu' poi se guidata da un miliardario devoto del dio quattrino e distante anni luce dalle problematiche del mondo del lavoro.
    ma il sindacalismo cattolico e' sempre esistito e ha una sua storia peculiare, per quanto a suo tempo e ancora oggi malvisto da parte di alcuni settori del mondo cattolico.

    questa volta concordo su queste riflessioni....

    quando è giusto dirlo, bisogna dirlo

    Amici....dal momento che si sta parlando in vari Congressi della Dottrina Sociale della Chiesa, proviamo a capire che cosa è e da dove parte.....

    Il sindicalismo cattolico nasce nell'Ottocento.....e si sviluppa con la Dottrina Sociale della Chiesa la quale subisce una spaccatura DOPO IL CONCILIO Vaticano II......con quella INFLUENZA PROGRESSISTA derivante dal Marxismo......

    Da quando esiste, la Chiesa ha sempre avuto ed ha LA DOTTRINA SOCIALE.

    Questa Verità le deriva dal Vangelo il quale ha sempre impegnato la Chiesa non solo all'opera della salvezza ultraterrena dell'uomo, ma anche alla missione di ILLUMINARE GLI UOMINI perchè la giustizia regni sulla terra....o quanto meno, per chi crede in Dio, RESISTERE IN ATTESA DEL RITORNO GLORIOSO DI CRISTO.

    Il periodo più forte nel quale questa esigenza si fece dirrompente.... fu con l'avvento della "Rivoluzione Industriale"... qui la Chiesa avvertì IMMEDIATAMENTE la necessità di non isolare dal Vangelo e dall'evangelizzazione stessa la cosiddetta QUESTIONE SOCIALE, la quale nasce dalle due nuove classi sociali: quella dei DATORI DI LAVORO (i padroni) e quella dei PRESTATORI D'OPERA (gli operai) ......

    Da qui la storia dell'ultimo secolo è stata tramandata, diciamolo onestamente.......presentando la Chiesa come una sorta di "matrigna" che tutto vietava....in verità Essa fu la prima ad emanare Documenti di grande spessore e di grande livello sociale, tanto da non essere, ancora oggi, superati da nessun altro testo legislativo...

    Ma vediamo un pò di fatti......abbiate la pazienza di leggere fino in fondo

    Sul finire del XVIII secolo, l'invenzione della macchina a vapore portò al declino del sistema di produzione ARTIGIANALE ed all'avvento stesso di quello industriale...
    Questo avvenne soprattutto in Inghilterra e toccò in modo speciale il settore tessile.
    Gli artigiani inglesi, che da secoli filavano e tessevano in casa su telai di legno mossi dalla forza delle propria braccia...si trovarono all'improvviso a non poter più competere con la nascente industria che filava e tesseva con veloci macchine metalliche, mosse dalla forza a vapore...e che dunque produceva il doppio della merce con un prezzo minore...
    Gli artigiani dovettero abbandonare i loro telai e trasferirsi, cercando lavoro, nelle fabbriche, come salariati....
    Nasce così la Classe imprenditoriale e la Classe operaia!

    A causa della debolezza umana, spinta sempre a cercare uno sfruttamento con un maggior guadagno, iniziarono anche i problemi relativi ai rapporti fra le due classi, aumentando uno squilibrio sociale riguardante appunto l'ingiustizia di una Classe contro la Classe più debole, in questo caso, contro la Classe Operaia.....

    Per farla breve nascono due fronti:

    1) da una parte i "socialisti scientifici" o meglio conosciuto come "comunisti" che, col Manifesto del Partito del 1848, dichiararono lotta aperta tra operai e imprenditori;

    2) dall'altra parte la vasta schiera di coloro che - senza necessariamente contrapporsi contro un altra Classe - si schierarono al fianco degli operai si, ma senza dichiarare nessuna lotta, quanto piuttosto formando organizzazioni sindacali, alimentando Leggi per aiutare a realizzare i propri diritti. Questi sono più conosciuti come "Cattolici" e "Socialisti moderati" i quali riconobbero l'utilità sia della Classe imprenditoriale, sia l'utilità della Classe operaia.

    Essi si batterono su tutti i fronti per conquistare alla Classe operaia quei diritti elementari, pur non umiliando o schiacciando la Classe imprenditoriale dalla quale, in fin dei conti, dipendeva il salario degli operai.

    Vediamo ora alcuni personaggi storici che hanno contraddistinto l'opera della Chiesa in questi anni, spesse volte....raccontati malamente....

    In Inghilterra ricordiamo il " CARTISMO" del 1835 e le "TRADE UNIONS" (che sono gli attuali sindacati inglesi), con la figura del Cardinale MANNING, chiamato affettuosamente dagli operai del suo tempo: "Il cardinale dei poveri".....

    In Germania spicca la grande e paterna figura dell'Arcivescovo di Magonza Mons. Kettler (1811-1877). Egli fu il primo a reclamare (ed ottenne) l'approvazione di leggi che ancora oggi recano il suo nome: "leggi Kettler" le quali sono impostate sul "giusto salario, sulla riduzione delle ore della giornata lavorativa, sulla esclusione delle Donne e dei bambini dai lavori pesanti...."
    Dopo di lui, nascono le COOPERATIVE POPOLARI di mons. KOLPING....che neppure Hitler riuscirà a demolire.......

    Abbiamo anche Laici di grande spessore come FEDERICO OZANAM E LEONE HARMEL in Francia.....il quale già nel 1840, il padre, aveva istituito nella sua industria la "paga collettiva a favore della famiglia", cioè una paga extra che veniva incontro agli effettivi bisogni DELLA FAMIGLIA più diasgiata.....
    Ozanam e Harmel gettarono le basi, il seme, delle moderne Organizzazioni Cristiane Operaie in Francia....., fondate sul motto celebre: " Il bene dell'operaio ad opera dell'operaio: sempre con lui, mai senza di lui..."

    Arriviamo anche in Belgio, e poi in Italia per ricordare ALESSANDRO ROSSI, Fondatore del Lanificio Rossi di Schio....emulo di Harmel nel favorire moviemnti ed organizzazioni in difesa dei diritti dei suoi stessi operai....

    Saranno proprio persone come queste citate ad aprire la porta agli INTERVENTI DOTTRINALI DELLA CHIESA, oggi comunemente conosciute come ENCICLICHE proprio sulla Dottrina Sociale della Chiesa, le quali segnarono un' epoca e che ancora offi sono un FARO che illumina e -se veramente applicato- può risolvere veramente i tanti problemi sociali che affliggono l'umanità del nostro tempo......

    Riepilogo:

    1800: RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

    - Card. Manning
    - Mons. Ketteler
    - Federico Ozanam

    1850:

    - Mons. Kolping
    - Leon Harmel
    - Alessandro Rossi

    1891: L'Enciclica simbolo: RERUM NOVARUM

    Nascono in questo modo le cosiddette ENCICLICHE SOCIALI

    delle quali ricordiamo:

    Rerum novarum - 1891 di Papa Leone XIII; in essa il Papa indica I RIMEDI a questi mali MA NON ALL'ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA come veniva imposta dal "socialismo scientifico", ma NELLA COLLABORAZIONE TRA CHIESA E STATO, ASSOCIAZIONI OPERAIE E ASSOCIAZIONI PADRONALI. Scrive infatti Leone XIII "la proprietà privata E' DI DIRITTO NATURALE" ....
    http://digilander.iol.it/magistero/l13rerum.htm


    Quadragesimo anno - 15 maggio 1931 di papa Pio XI; per richiamare i limiti della proprietà privata (la quale è subordinata alla destinazione UNIVERSALE dei beni e al bene comune) e i possibili nuovi rapporti tra datore di lavoro e lavoratore, che conferissero a quest'ultimi maggiore CORRESPONSABILITA' nell'azienda. Questo aspetto è molto importante per la Chiesa stessa impegnata anche a dover insegnare all'uomo che il lavoro è UNA FORMA ESPRESSIVA DELLA PROPRIA VOCAZIONE UMANA E DUNQUE E' UN RUOLO CHE NE SEGNA LA PERSONALE DIGNITA' UMANA, MESSA A SERVIZIO DEL PROGETTO DI DIO IN UN DETERMINATO SETTORE PRODUTTIVO....
    http://digilander.iol.it/magistero/p11quadr.htm

    Il Radio messaggio di Papa Pio XII Radiomessaggio di Pentecoste - 1941- ed un altro dello stesso spessore nel 1951 nel quale il Pontefice inquadrò la questione operaia nella più vasta problematica del DIRITTO NATURALE, così malamente inquadrato in quegli anni difficili di immediato dopo-guerra........
    http://digilander.iol.it/magistero/p12rad41.htm

    Mater et Magistra - 20 maggio 1961, il capolavoro di Papa Giovanni XXIII nei suoi ottantanni; in questa Enciclica viene ricordato come la questione sociale avesse avuto PIENEZZA DI ESPRESSIONE E DI VERITA' NELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA che è appunto "Madre e Maestra", e spiega in più parti come la Chiesa abbia in sè tutti "quegli elementi necessari atti a risolvere i problemi a vantaggio di TUTTI gli uomini senza escludere nessuno..."
    http://digilander.iol.it/magistero/g23mater.htm


    Da qui si apre una fase nuova per la Chiesa stessa: IL CONCILIO VATICANO II....dove nella COSTITUZIONE PASTORALE della:
    Gaudium et Spes http://www.vatican.va/archive/hist_c...t-spes_it.html

    ......troviamo il cuore stesso dell'ideale sociale espresso da tutti i Vescovi della Chiesa.....

    Populorum progressio - 26 marzo 1967 di Papa Paolo VI; e nella Octogesima adveniens - 14 marzo 1971 Paolo VI riassume e aggiorna le tematiche fondamentali di questa Dottrina Sociale della Chiesa, occupandosi anche dei RAPPORTI TRA I PAESI SVILUPPATI E QUELLI IN VIA DI SVILUPPO........
    http://digilander.iol.it/magistero/pa6popul.htm
    http://digilander.iol.it/magistero/pa6octog.htm

    Arriviamo così a Giovanni Paolo II.......

    Laborem exercens - 14 settembre 1981; dove pone esplicitamente al centro di ogni progetto sociale L'UOMO LAVORATORE IN QUANTO ESSERE AMATO DA DIO E CHE CON IL SUO LAVORO E' CHIAMATO A REALIZZARE IN SE' E A VANTAGGIO DEGLI ALTRI, IL PROGETTO DI DIO.
    http://digilander.iol.it/magistero/gp2labor.htm

    Ma a Giovanni Paolo II non basta, scrive ancora due Encicliche: Sollicitudo rei socialis - 30 dicembre 1987; e Centesimus annus - 1 maggio 1991 in ricordo del Centenario della Rerum Novarum di Leono XIII; qui "aggiorna" un riordinamento delle strutture dell'economia mondiale sia in vista del bene dell'uomo lavoratore ma con una ricchezza in più: LA PARTECIPAZIONE dell'uomo lavoratore non più come essere "passivo" che vive solo per lavorare e guadagnare, ma al contrario lavora per vivere e per REALIZZARE "qualcosa" che è nel Progetto di Dio.....
    http://digilander.iol.it/magistero/gp2solli.htm
    http://digilander.iol.it/magistero/gp2cente.htm

    Oggi, Papa Benedetto XVI, rilasciando una intervista alla Radio Vaticana in occasione del 16 Ottobre 2005, giorno in cui veniva eletto al servizio petrino Giovanni paolo II, a riguardo delle Encicliche dice:

    " Io considero proprio una mia missione essenziale e personale di non emanare tanti nuovi documenti, ma di fare in modo che questi documenti siano assimilati, perché sono un tesoro ricchissimo, sono l’autentica interpretazione del Vaticano II. Sappiamo che il Papa era l’uomo del Concilio, che aveva assimilato interiormente lo spirito e la lettera del Concilio e con questi testi ci fa capire veramente cosa voleva e cosa non voleva il Concilio. Ci aiuta ad essere veramente Chiesa del nostro tempo e del tempo futuro".

    ......occorre trovare il giusto equilibrio come in tutte le questioni...perchè senza il "padrone", che è l'impreditore di turno.... l'operaio non avrebbe alcun stipendio da ricevere.....
    il problema è che non si vuole riconoscere che esistono LE DIVERSITA' DEI RUOLI......dire che esiste l'imprenditore ed esiste l'operaio, non fa dell'imprenditore automaticamente un ladro.....e dell'operaio automaticamente un santo perseguitato.....nè si può pretendere che l'imprenditore abbia lo stipendio di un operaio....

    Non è la prima volta che Papa Giovanni Paolo II denuncia la carente conoscenza della dottrina sociale: per esempio, già nel 1984 ricordava all’assemblea plenaria della Pontificia Commissione Iustitia et Pax che "vi è già tutto un insegnamento sociale della Chiesa, che si tratta di raccogliere, di mettere in luce, di spiegare, di approfondire, di proseguire e di far conoscere. Risale a molto lontano. La conoscenza dei testi dei Padri della Chiesa, dei grandi teologi e dei principali interventi in materia sociale nella storia della Chiesa sarebbe a questo proposito molto utile. I documenti del Magistero costituiscono evidentemente le fonti principali, soprattutto quelli che, da un secolo, hanno analizzato le situazioni contemporanee e orientato gli sforzi sociali dei cristiani"; quindi si chiedeva: "Questi testi sono stati sufficientemente letti, studiati, compresi in profondità, con tutte le loro implicazioni?", e rispondeva "Non è certo", precisando che "soltanto questo approfondimento dottrinale permette di situare adeguatamente la responsabilità dei cristiani nell’immenso campo sociale, la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio, ciascuno secondo la sua missione specifica"

    ( Discorso all’assemblea plenaria della Pontificia Commissione Iustitia et Pax, del 30-11-1984, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, 2, p. 1335.)

    Per ulteriori approfondimenti suggerisco:

    http://www.alleanzacattolica.org/ind...antonig189.htm

    Ecco...spero di avervi dato una base importante per comprendere la Dottrina Sociale della Chiesa......

    Fraternamente Caterina
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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