Roma, 18 mag. (Apcom) - O all'interno del governo Prodi si ripristina la figura del ministro per gli Italiani all'estero oppure tutto il gruppo dell'Italia dei valori al Senato potrebbe domani "ricorerre all'atto estremo del non voto" sulla fiducia. Lo ha detto, a nome di tutti i cinque senatori di Idv, Sergio De Gregorio prendendo la parola in aula durante la discussione generale. "Gli italiani eletti all'estero che le hanno regalato un vero trionfo - ha aggiunto il senatore rivolgendosi a Prodi - chiedono un atto di merito e di riconoscenza: non può cancellare il ministro degli italiani nel mondo".
" Non è una questione di nomi o di persone - ha aggiunto De Gregorio ch eparla di una persona condivisa da entrambi gli schieramenti - ma è un principio che va tutelato". Dal canto suo il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha lasciato Palazzo Madama alle 21,15 mentre era ancora in corso il dibattito sulla fiducia al governo. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se ci fossero dei problemi con l'Italia dei valori, il premier ha risposto: "Non preoccupatevi".
Ma i malumori sono emersi anche alla prima riunione del neo governo a Palazzo Chigi: lo scorporo dei ministeri e le deleghe da assegnare si è trasformata in una nuova occasione di tensione in un governo costruito col bilancino, per cercare di rispettare esigenze e visibilità di tutti.
A puntare i piedi sono stati gli esponenti della Rosa nel Pugno (troppo marginalizzati e poco considerati - spiegano loro stessi - nei ruoli di governo) e l'Italia dei Valori, che come ha dimostrato in aula, risulta particolarmente irritata per la 'sorpresa' dello spacchettamento delle Infrastrutture a favore del redivivo dicastero dei Trasporti affidato ad Alessandro Bianchi, ma anche, e soprattutto, per la mancata assegnazione a Leoluca Orlando della responsabilità degli italiani all'estero. Ma i nervi tesi sono di casa anche dalle parti della Rosa nel Pugno che aveva già pagato lo scotto della rinuncia al ministero della Difesa. Il primo Consiglio dei ministri, secondo le attese di Emma Bonino, avrebbe infatti dovuto consegnarle una delega pesante come il Commercio con l'Estero (e quindi un portafoglio) che però non è arrivata.
Da qui, molto probabilmente, nasce la convocazione del secondo consiglio dei ministri (quello che appunto dovrà mettere nero su bianco tutte le deleghe e le nomine dei viceministri), che non avverrà prima di venerdì 26, tre giorni dopo l'ultimo voto di fiducia al governo. Dalle parti di Prodi, ad appena 24 ore dal giuramento, nessuno vuole sentirsi già sotto ricatto dalla propria maggioranza, e allontanare la decisione - oltre alla volontà dichiarata di trovare una soluzione soddisfacente per tutti - significa anche e soprattutto allontanare dal governo da rischi di imboscate parlamentari.




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