Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Uscito il numero 21 de 'La Cittadella'

    E' finalmente disponibile il nuovo numero de 'La Cittadella', il primo della nuova annata 2006, la sesta della nuova serie della nostra rivista.

    La rivista può essere ordinata inviando una mail a lacittadella@email.it.

    A seguire il sommario:




    LA CITTADELLA

    Anno VI, n° 21, MMDCCLVIII a.U.c., gennaio-marzo 2006 e.v.

    Sommario

    Editoriale / Per la verticalità, Sandro Consolato

    In lupa veritas. Con Andrea Carandini nella Roma di “Remo e Romolo”, Alessandro Giuli

    Auctores / Plotino, Il centro e i raggi (a cura di Sandro Consolato)

    Thomas Taylor, “the Platonist”, Jolao Platonico

    Amo Ergo Sum. Omaggio a Kathleen Raine, Gennaro D’Uva

    Alma Venus, Alfonso Piscitelli

    Il Re non è morto: dall’Inghilterra alla Sicilia sulle tracce di Artù e Morgana, Maria Saccà

    Una “rivelazione” celtica, Claudio Rutilio

    Pagine ritrovate / Paul K. Feyerabend, L’epistemologo e gli Dei (a cura di Ale.Min.)

    Recensioni / I. Ramelli, Cultura e religione etrusca nel mondo romano (Mario Enzo Migliori);
    Ida C. Reghini, Affinità degli eretici, delle società segrete e società culturali dell’Umanesimo (Gennaro D’Uva);
    S. Giovannini, L’armonioso fine (Sanco); G. Casalino, La prospettiva di Hegel (Sanco)


    http://www.lacittadella-mtr.com
    http://www.saturniatellus.com

  2. #2
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    ****** EDITORIALE ******

    PER LA VERTICALITÀ


    Con questo numero la nuova serie de “La Cittadella” entra nel suo sesto anno di vita. È bello festeggiare questo nuovo compleanno con quello di Roma. Ci ha consentito di farlo degnamente un nostro assiduo lettore, Alessandro Giuli, che come giornalista de “Il Foglio” ha potuto seguire Andrea Carandini direttamente sui luoghi - il Palatino, il Foro - della nascita dell’Urbe, in occasione dell’uscita di Remo e Romolo, il nuovo, straordinario saggio, tessuto di archeologia, storia delle religioni e antropologia culturale, dell’infaticabile archeologo, di cui già più volte ci siamo occupati e di cui ancora dovremo occuparci. “Riaffermiamo la priorità del sacro” ha spiegato Carandini nel suo libro. Non era forse quello che attendevamo, nel campo degli studi sull’antichità, e sull’antichità romana in particolare?
    L’evidenza data allo scritto sull’archeologia romana – è la prima volta che facciamo precedere un articolo alla rubrica Auctores – ci permette di essere questa volta “meno romani” nel resto della rivista (ma si presti buona attenzione a quanto si scrive nelle Recensioni su un libro di un’altra studiosa che onora il nostro Paese, Ilaria Ramelli, dedicato all’eredità etrusca in Roma), che in questo numero assume un volto più “aperto”, ma peraltro conforme agli indirizzi dati già con l’editoriale (Una cittadella per il nuovo secolo) del 1° numero.
    Si scrisse, allora, che “il nostro orizzonte metafisico resta […] quello della più alta tradizione occidentale, il cui filo rosso lega gli antichi Misteri, la filosofia pitagorica, la platonica, la neoplatonica e l’ermetica”, e che si sarebbe dato “ampio spazio […] a tutto quanto concerne, più in generale, l’antico paganesimo mediterraneo, e quindi anche al mondo ellenico, che sarà tenuto particolarmente presente per la facies misterica e sapienziale”. Forse questo impegno è stato un po’ trascurato, ed iniziamo quindi a rimediare. Per la rubrica Auctores si è scelto Plotino, il Filosofo del “ritorno all’Uno”, e alle sue alate parole si è immediatamente legato un qualificato articolo su Thomas Taylor, il grande, ma in Italia pressoché sconosciuto, riscopritore e rinnovatore del Platonismo pagano nell’Inghilterra del 7/800, ed uno su Kathleen Raine, la sapiente, e “tayloriana”, poetessa inglese che tanto operò per ridare all’Occidente i valori del sacro suoi propri. Con questi scritti “La Cittadella” inizia anche una sua esplorazione nel mondo anglosassone, spesso ingiustamente trascurato negli studi tradizionali italiani, ma che può riservare autentiche sorprese.
    I riferimenti neoplatonici (o platonici tout court, come sarebbe forse corretto dire) di questo numero (per cui si veda anche in tal caso la rubrica Recensioni) corrispondono pure ad un’esigenza che sentiamo profondamente, soprattutto nel momento (si veda il numero scorso) in cui andiamo ad interessarci e a confrontarci con i paganesimi del resto d’Europa e del mondo. Il paganesimo europeo, per essere una realtà autenticamente e pienamente tradizionale, non può chiudersi entro l’affermazione di essere “religione della Vita” e “della Natura”. Il più qualificato paganesimo italiano - che crediamo di contribuire a rappresentare degnamente - si è formato entro binari dati dagli insegnamenti tradizionali di Reghini, Evola e del miglior Guénon. In altre parole, entro binari che fissavano la meta verticale di una “Supervita”. L’Occidente ha a sua disposizione un solo, grande strumento di orientamento intellettuale per comprendere la giusta gerarchia della realtà immanifestata e manifestata e la via della realizzazione spirituale verticale. Questo strumento è la metafisica “classica”, quella che dagli Orfici arriva a Proclo e che dà un senso “assiale” alla spada e allo scettro di Giuliano. Tale metafisica è la metafisica dell’Occidente, e come tale non è solo, come si potrebbe erroneamente credere, dei Greci antichi. Questo, in fondo, l’insegnamento trasmessoci da un Taylor, al quale si deve pure una precisazione molto importante sull’essere politeisti: “Se con politeisti intendiamo uomini che credevano in una moltitudine di esseri esistenti di per se stessi, ciascuno indipendente dagli altri e da una prima causa, allora non c’erano uomini simili tra i Greci e i Romani, come è ovvio per chiunque abbia dimestichezza con gli scritti dei pagani […]; né conosco alcun popolo che sostenga una opinione così mostruosa ed orrenda. [..] con politeisti si intende indicare uomini che credono nell’esistenza di nature divine, progenie immediata di una prima causa con la quale sono profondamente unite”. Vi è bisogno di dire di più?
    Se qualcuno ora pensa che vogliamo confondere Giove con Jehova si sbaglia. Gli Dei (quelli che il filosofo della scienza Feyerabend – v. Pagine ritrovate – sorprendentemente dichiara suscettibili di conoscenza se si conoscono i mezzi adeguati) non cessano, sullo sfondo della necessaria Unità, di essere Dei, e di agire e di presenziare anche ai nostri più semplici sentimenti ed atti, come su queste pagine ci ricorda un affettuoso e simpatico tributo a Venere, che a noi piace non solo nella forma di Urania ma anche in quella di Vulgivaga.
    Autentica novità di questo numero, con il saggio su Artù nell’Etna e l’analisi di una moderna e problematica “rivelazione” celtica, un affaccio su temi nordici e celtici e sulle tradizioni medievali. Bisogna sfatare l’idea che il nostro “classicismo” sia ostile tanto a celtismo e germanesimo quanto a mondo medievale. Intanto noi guardiamo positivamente alle tradizioni popolari del nostro Paese, che sono anche innervate di elementi celtici e germanici, e nulla possiamo avere contro ciò che nel Medioevo è sopravvivenza delle più varie radici pagane europee, oltre che portato di un’etica ed un’estetica cavalleresca. Se tutto questo non è declinato in funzione antiromana, ben venga. Del resto ormai pare quasi certo che anche Artù era “uno dei nostri”.

    Sandro Consolato

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Ottimo

  4. #4
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite

    Il Re non è morto: dall’Inghilterra alla Sicilia sulle tracce di Artù e Morgana, Maria Saccà
    Ohilà...

    Domandina: l'MTR ha qualche idea sull'identità dell'Arthur storico? Ovviamente mi riferisco alla lettura "romana".

  5. #5
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur I
    Domandina: l'MTR ha qualche idea sull'identità dell'Arthur storico? Ovviamente mi riferisco alla lettura "romana".
    L'MTR in quanto tale si occupa di tutt'altro, ergo non ha e non potrebbe comunque avere una verità 'ufficiale' sulla questione. Cosa che non gli compete.
    Però sul nuovo numero appena uscito, come hai potuto vedere, si tratterà anche questa tematica.
    Riguardo infine all'accenno presente nell'editoriale dove di dice che anche Artù era “uno dei nostri”, non sapendo bene cosa Sandro Consolato volesse intendere, non posso dirti altro che magari rigirare la domanda all'interno del forum di Saturnia Tellus.

    Saluti.

  6. #6
    ennerre
    Ospite

    Predefinito

    Su

  7. #7
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite
    ****** EDITORIALE ******

    PER LA VERTICALITÀ



    I riferimenti neoplatonici (o platonici tout court, come sarebbe forse corretto dire) di questo numero (per cui si veda anche in tal caso la rubrica Recensioni) corrispondono pure ad un’esigenza che sentiamo profondamente, soprattutto nel momento (si veda il numero scorso) in cui andiamo ad interessarci e a confrontarci con i paganesimi del resto d’Europa e del mondo. Il paganesimo europeo, per essere una realtà autenticamente e pienamente tradizionale, non può chiudersi entro l’affermazione di essere “religione della Vita” e “della Natura”. Il più qualificato paganesimo italiano - che crediamo di contribuire a rappresentare degnamente - si è formato entro binari dati dagli insegnamenti tradizionali di Reghini, Evola e del miglior Guénon. In altre parole, entro binari che fissavano la meta verticale di una “Supervita”. L’Occidente ha a sua disposizione un solo, grande strumento di orientamento intellettuale per comprendere la giusta gerarchia della realtà immanifestata e manifestata e la via della realizzazione spirituale verticale. Questo strumento è la metafisica “classica”, quella che dagli Orfici arriva a Proclo e che dà un senso “assiale” alla spada e allo scettro di Giuliano. Tale metafisica è la metafisica dell’Occidente, e come tale non è solo, come si potrebbe erroneamente credere, dei Greci antichi.


    Autentica novità di questo numero, con il saggio su Artù nell’Etna e l’analisi di una moderna e problematica “rivelazione” celtica, un affaccio su temi nordici e celtici e sulle tradizioni medievali. Bisogna sfatare l’idea che il nostro “classicismo” sia ostile tanto a celtismo e germanesimo quanto a mondo medievale. Intanto noi guardiamo positivamente alle tradizioni popolari del nostro Paese, che sono anche innervate di elementi celtici e germanici, e nulla possiamo avere contro ciò che nel Medioevo è sopravvivenza delle più varie radici pagane europee, oltre che portato di un’etica ed un’estetica cavalleresca. Se tutto questo non è declinato in funzione antiromana, ben venga. Del resto ormai pare quasi certo che anche Artù era “uno dei nostri”.

    Sandro Consolato
    Questi due punti sono, a mio parere, assolutamente fondamentali.

  8. #8
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Orazio, grazie della risposta.

 

 

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