
Originariamente Scritto da
Laurence
Ayaan Hirsi Ali è finita nel mirino degli integralisti islamici
Per lei un incarico di prestigio all'American Enterprise Institute
La sceneggiatrice di Van Gogh
sotto protezione a Washington
La deputata di origini somale: "Via dall'Olanda, fuggo negli Usa"
di ANAIS GINORI
NELLA sua ultima intervista aveva paragonato l'Olanda ad una matrigna. Era due settimane fa. Oggi Ayaan Hirsi Ali annuncerà il suo addio. Se ne va, la deputata di origine somala, da un Paese nel quale ormai si sentiva "incompresa e sopportata". Da settembre si trasferisce a Washington, ad attenderla c'è un incarico di prestigio all'American Enterprise Institute, un think tank fondato nel 1943 al quale fanno riferimento parecchi membri dell'attuale amministrazione Bush.
La sua vita rimarrà comunque blindata, come è stato dal 2 novembre 2004, quando Mohammed Bouyeri, olandese di origini marocchine, uccise a coltellate il regista Theo Van Gogh, "reo" di aver diretto "Submission", un documentario di undici minuti nel quale si raccontava la vicenda di alcune donne islamiche che denunciavano le violenze subite in famiglia. Per Bouyeri, affiliato delle rete estremista "Hofstadt", era un'offesa da lavare con il sangue. Uccise Van Gogh, tentando di decapitarlo per imitare il suo idolo Al Zarkawi. Sul coltello, lasciò una specie di "fatwa" contro la sceneggiatrice di quel film, l'allora sconosciuta deputata Ayaan Hirsi Ali. Da quel giorno, una vita sotto scorta, cambiando abitazione ogni settimana, cancellata dalla vita pubblica per motivi di sicurezza.
Secondo il quotidiano Volkskrant, che ha anticipato i contenuti della conferenza stampa indetta oggi da Hirsi Ali, la donna avrebbe preso accordi con l'amministrazione americana, che la inserirebbe in un programma di protezione simile a quello riservato ai collaboratori di giustizia.
Olanda addio, dunque. Ed è una separazione tutt'altro che amichevole e consensuale. Sempre secondo Volkskrant, a spingere all'esilio Ayaan Hirsi Ali è anche l'amarezza per la vicenda che la vede coinvolta in questi giorni. Era arrivata ad Amsterdam nel 1992, chiedendo asilo perché in fuga da un matrimonio combinato dalla sua famiglia, da un uomo che lei non aveva scelto. La scorsa settimana è stato trasmesso un documentario nel quale il fratello e la zia smentiscono questa versione dei fatti, sostenendo che le nozze avvennero con il suo consenso.
Hirsi Ali ha risposto ricordando di avere già ammesso, al momento della sue elezione a parlamentare, nel 2003, che nella richiesta d'asilo aveva mentito sul nome, sull'età, e sui motivi che l'avevano portata in Olanda. Non è bastato. La richiesta di dimissioni è arrivata anche da militanti del suo stesso partito, la formazione liberale Vvd, lo scandalo le ha tolto anche il sostegno delle associazioni femministe che l'avevano eletta a loro paladina in virtù delle battaglie sulla condizione delle donne islamiche.
I media olandesi non l'hanno mai amata. Le rimproverano di aver ulteriormente radicalizzato le sue opinioni dopo la morte di Van Gogh. Lei ha sempre replicato accusando il governo di sottovalutare l'estremismo islamico, andando controcorrente in un Paese che sembra soddisfatto della stretta sulle politiche migratorie seguita alla morte del regista. Ayaan Hirsi Ali era un simbolo in tutto il mondo, ma non a casa sua. "Ormai rompo più di quanto costruisco", aveva detto allo stesso Volkskrant lamentando che "i suoi messaggi ormai arrivavano ai cittadini in modo del tutto distorto". Era il segno della resa, il primo passo verso le dimissioni, da deputata e da olandese.
(16 maggio 2006)
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