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  1. #1
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Il solito fascista che da addosso al governo !

    Cancellatori alla ribalta
    di MICHELE SERRA

    NEL primo quarto d'ora di vita, dal primo vagito del giuramento alla prima telecamera di passaggio, il nuovo governo ha già abbattuto il Ponte sullo Stretto, ritirato le truppe dall'Iraq, abolito la legge Gasparri, riaperto il contenzioso sull'alta velocità e abrogato la Festa della Repubblica.

    È, questa, solo una prima spremitura delle notizie d'agenzia, nutrite dalle dichiarazioni di neoministri non espertissimi, e probabilmente eccitati dalla carica appena assunta, sia pure in ministeri di seconda fila. (I ministri di prima fila, più esperti, hanno sorriso molto e, in genere, parlato pochissimo).

    Quanto basta per chiudere un occhio sull'evidente goffaggine da esordienti. Ma anche per aprire l'altro occhio sul disordine, e sull'imprudenza, di dichiarazioni che parevano ispirate soprattutto al desiderio di ritagliarsi uno spicchio di ribalta. Molte delle quali, difatti, corrette e rintuzzate da altri neoministri, quasi per una sinistra conferma del peggiore dei sospetti che gravano su questo governo: l'impossibilità oggettiva di coordinare una maggioranza così vivacemente composita.

    Essendo già stato detto, milioni di volte, dai centri studi più pensosi ai bar sport più chiassosi, che l'elettorato di centrosinistra non gradisce i personalismi, fa un certo effetto scoprire che gli unici a non esserne informati sono alcuni tra i nuovi ministri. Che non vedevano l'ora di poter ribadire, da ministri, quanto appena detto, un mese e mezzo fa, nel comizio di chiusura della loro campagna elettorale, magari di fronte ai loro venticinque elettori.

    Solo che oggi, appena investiti di un incarico governativo, hanno l'onore e l'onere di rappresentare molto più della propria cerchia o della propria claque. Un ministro è per definizione l'espressione di una maggioranza. E questo dovrebbe suggerirgli, se non per sagacia politica almeno per buona educazione, di parlare a nome del governo. O meglio, nella fattispecie, di non parlare a nome di un governo che non ha ancora parlato, non si è ancora riunito, non ha ancora comunicato agli italiani alcuna intenzione concreta al di fuori di un laborioso programma elettorale e di una appassionata ma non appassionante distribuzione dei posti di ministro e sottosegretario. E dunque: perché non tacere, in attesa di capire meglio che cosa dire di comprensibile e di fattibile ai cittadini?

    Tra l'altro, la maggior parte delle fiere intenzioni raccolte dalla stampa non indicano strabilianti riforme, come ci si aspetterebbe da un governo progressista. No: formano, tutte insieme, una specie di trenino abrogazionista che si propone di cancellare quasi una per una le leggi del precedente governo. Molte della quali così nefaste e sospette (vedi la Gasparri, o la legge sulle droghe) da giustificare tanto zelo contrario: ma non sarebbe meglio, piuttosto che annunciare la cancellazione dei precedenti protocolli, aspettare di averne altri, e migliori, da proporre? Tanto per non ricadere, a piedi uniti, nella caricatura fatta dalla propaganda di destra, secondo la quale, a parte l'ostilità per Berlusconi e il suo governo, ben poche cose tengono unita la maggioranza?

    Allo stesso modo, e per esprimere una modesta ma sentita preoccupazione per il clima del primo giorno di scuola: perché il responsabile dell'informazione dei Ds, Morri, annuncia che il direttore del Tg1 dovrà essere sostituito? A quale titolo?

    Il fatto che, prima di lui e di questa maggioranza, siano stati i partiti di centrodestra a decidere chi doveva fare carriera in Rai e chi no, forse autorizza a ingerenze di segno opposto? Non si cambia un governo di prepotenti e per avere, in cambio, un governo diversamente prepotente: ed è così delicata, questa materia, e così avvertita dall'opinione pubblica arcistufa di lottizzazioni, da suggerire agli uomini di centrosinistra, di governo o di partito che siano, il rispetto più assoluto dell'autonomia della televisione pubblica.

    Siamo solo agli inizi, c'è tempo per guadagnare in prudenza e in stile, ma forse è utile ricordare da subito che esiste, nell'elettorato di centrosinistra, un'ipersensibilità accertata su almeno due questioni: la prima è l'idiosincrasia per la litigiosità, lo spirito di divisione, la vanità personale di singoli leader. La seconda è il desiderio, molto avvertito, che il Paese torni a forme più rispettose, se possibile perfino più educate, di relazione della politica con i cittadini, con i loro problemi, con le loro aspettative. Urgerebbe un cambiamento di metodo: dichiarare al primo giorno di governo che si abbatterà un Ponte per altro mai costruito, oppure licenziare il direttore del Tg1 con una dichiarazione d'agenzia, non sembra una gran novità. Sembra solo il calco, al negativo, della foto del vecchio governo.

    (18 maggio 2006)
    http://www.repubblica.it/2006/05/sez...ele-serra.html
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  2. #2
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito eccone un altro !

    La scelta dei nomi può sbilanciare l'esecutivo
    Più sinistra che centro

    di Piero Ostellino

    Nasce un governo sbilanciato a sinistra, persino rispetto alle aspettative di gran parte dei suoi stessi elettori e al naturale orientamento della coalizione, per non parlare delle previsioni dell'opposizione e delle preoccupazioni di chi non lo ha votato. Che il centrosinistra vincitore delle elezioni si muova lungo direttrici «di sinistra» e che il governo rifletta, nella personalità dei suoi ministri, tali direttrici è legittimo. In parole povere, che un governo di sinistra faccia una politica di sinistra è anche del tutto ovvio. Ma se la scelta degli uomini ne accentua lo spostamento, rischiando di sbilanciarne anche le politiche, allora, sorge il sospetto che ci sia qualche ragione in più che la spiega e che del tutto ovvia essa poi non sia. Gli osservatori delle cose dei Palazzi romani ne elencano tre.

    La prima ragione è che la sinistra radicale e tradizionalista è uscita meglio dalle urne di quella moderata e riformista e ora fa valere le sue ragioni.
    I numeri lo attestano, ma sono soprattutto le conseguenze politiche che sembrano farsi sentire. Ha vinto il centrosinistra ma, forse, al suo interno, ha perso la componente moderata e riformista. Se la diagnosi si rivelasse corretta, non sarebbe un buon viatico per il Paese. La seconda ragione è che, nella distribuzione degli incarichi ministeriali, è prevalsa l'esigenza di «ricompensare», con un numero forse eccessivo di ministeri, i Democratici di sinistra, usciti perdenti, come partito, dall'elezione dei due presidenti delle Camere. Fra i ministri ds, quelli tradizionalisti prevalgono, a quanto sembra di capire, su quelli modernizzatori. Se ciò si riflettesse nei loro comportamenti, non sarebbe anch'esso una buona cosa per il Paese. Infine, la terza ragione è che la necessità di accontentare tutti i partiti della coalizione ha finito col precludere la possibilità di scegliere personalità esterne di area moderata. Il solo ministero che registra una salutare continuità col 1996 — quando a presiederlo era andato Carlo Azeglio Ciampi — è quello dell'Economia, assegnato a Tommaso Padoa- Schioppa (al quale, peraltro, è affiancato, alle Finanze, un tradizionalista come Vincenzo Visco). E questo pare il solo buon viatico per il Paese.

    Accanto alle ragioni elencate dagli osservatori delle cose dei Palazzi romani, a me pare ce ne siano almeno altre due che sarebbe sbagliato trascurare, non fosse altro come monito per il futuro. L'una di natura strutturale; l'altra di natura congiunturale. La prima ragione, di natura strutturale, è la forte polarizzazione del sistema politico — prodotta dalla mancata reciproca legittimazione dei due poli — e la conseguente e congiunturale radicalizzazione del confronto elettorale. La seconda ragione, appunto di natura congiunturale e conseguente alla prima, è che il centrosinistra, malgrado le 281 pagine del suo «programmone», non ha detto quale fosse la sua «idea dell'Italia», ma ha fissato come unica priorità a-politica della propria campagna quella di «liberarsi di Berlusconi». A tutti i costi.

    L'esito delle elezioni — Berlusconi, pur sconfitto, è ancora al centro del confronto politico, la campagna elettorale continua sotto altra forma e minaccia di durare cinque anni — ha fatto lievitare i costi per la componente moderata e riformista della coalizione. A incassare è, così, solo quella radicale (tranne i radicali veri che sono usciti puniti) e tradizionalista. Speriamo che, a pagarli, non sia anche il Paese.


    17 maggio 2006
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...stellino.shtml
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  3. #3
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    Predefinito

    Non ho affinità con la sinistra, ma se uno pensa che Berlusconi è unfit per guidare la cdl alla vittoria, deve dirlo con tutta serenità. Non ho letto nessun 3d che analizzi questo dato politico: nella cdl, FI ha perso voti, UDC e AN, no. La questione del reequilibrio delle forze all interno della destra si pone piu' che mai.

  4. #4
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
    Non ho affinità con la sinistra, ma se uno pensa che Berlusconi è unfit per guidare la cdl alla vittoria, deve dirlo con tutta serenità. Non ho letto nessun 3d che analizzi questo dato politico: nella cdl, FI ha perso voti, UDC e AN, no. La questione del reequilibrio delle forze all interno della destra si pone piu' che mai.

    informati meglio.
    i tuoi dati sono inesatti
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo
    informati meglio.
    i tuoi dati sono inesatti
    2001

    FORZA ITALIA : 10.923.431 29,43%

    ALLEANZA NAZIONALE : 4.463.205 12,02 %

    LEGA NORD : 1.464.301 3,94 %

    CCD-CDU : 1.194.040 3,22 %

    2006

    FORZA ITALIA : 9.045.384 23,709 %

    ALLEANZA NAZIONALE : 4.706.654 12,336 %

    UDC : 2.579.951 6,762 %

    LEGA NORD : 1.748.066 4,581 %

    http://politiche.interno.it/

  6. #6
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    Predefinito azzzz... neanche più La Stampa si può leggere !

    azzzz... neanche più La Stampa si può leggere !
    credo che passerò a Liberazione... o a Libero, via dalla pazza folla dei poteri forti. azzz... non sono mai contenti.
    hanno giocato con la "bestia" e la bestia rischia adesso di morderli di brutto. eheheh..

    L’eredità del Polo

    di Luca Ricolfi

    Possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno: finalmente il governo Prodi è nato, la qualità dei ministri è accettabile, la fittissima presenza di leader di partito dovrebbe assicurare una certa stabilità, il numero di donne ministro è triplicato rispetto a quello del governo Berlusconi, rispetto a cinque anni fa l’età media dei ministri è scesa di un anno (con questo ritmo, nel 2091 avremo finalmente un governo di quarantenni). Oppure possiamo vedere il bicchiere mezzo vuoto: per un mese intero, giorno e notte, hanno parlato solo di poltrone; i ministeri affidati a donne sono meno di uno su quattro (Prodi ne aveva promessi uno su tre); tutte le donne ministro, eccetto Livia Turco, hanno dovuto accontentarsi di un ministero «senza portafoglio»; il numero dei ministeri è cresciuto ancora, superando lo «scandaloso» aumento già prodotto dal governo Berlusconi; il famigerato e a suo tempo dileggiatissimo «ministero per l’Attuazione del programma», inventato da Berlusconi per sistemare Pisanu, è sopravvissuto per dare una poltrona a un fedelissimo di Prodi.

    Personalmente non mi annovero fra i delusi, se non altro perché non mi ero mai illuso. E anche perché un governo va giudicato soprattutto per quel che fa. La squadra messa in campo può piacerci oppure no, ma almeno su una cosa possiamo convenire tutti: finalmente non si parlerà più di formazioni, e potremo assistere alla partita.

    Che tipo di partita ci aspetta nella XV legislatura?

    A occhio e croce tre mi sembrano i grandi punti interrogativi che incombono sui prossimi anni. Il primo punto interrogativo è quello dei conti pubblici. Non ce l’hanno ancora voluto dire ufficialmente, ma tutto fa pensare che il centro-destra lasci un buco di bilancio ancora maggiore di quello a suo tempo lasciato dal centro-sinistra. Quando i conti pubblici saranno stati aggiornati, con ogni probabilità dovremo constatare che mancano circa 30 miliardi per scendere sotto il 3% di indebitamento netto, e ne mancano altrettanti per non fermare le grandi opere già approvate e aggiudicate. In parole povere, Padoa-Schioppa (ministro dell’Economia) dovrà effettuare entro l’anno prossimo una correzione strutturale dei conti pubblici dell’ordine di 30 miliardi, mentre Di Pietro (ministro delle Infrastrutture) dovrà reperirne almeno altrettanti, fortunatamente su un arco di 2-3 anni. Come faranno?

    Il secondo punto interrogativo riguarda le riforme e gli interventi che non costano nulla in termini economici, ma costano tantissimo in termini di consenso: ridurre i costi della politica, staccare la Rai dalla morsa dei partiti, sottrarre la sanità ai burocrati e ai faccendieri, contenere gli sprechi nella pubblica amministrazione, riprendere il cammino delle liberalizzazioni. Fare queste cose è importante perché da esse dipende non solo la qualità della nostra convivenza civile, ma anche la tenuta dei conti pubblici e la ripresa della competitività. Per fare queste cose ci vuole determinazione, compattezza, e tanto coraggio politico: ne avrà a sufficienza la squadra di Prodi?

    Ma l’interrogativo più importante è forse l’ultimo, e ha che fare con l’eredità del centro-destra. Che cosa farà il centro-sinistra delle tantissime riforme del centro-destra?
    Queste ultime rientrano in due grandi gruppi. Da un lato le riforme che più o meno rapidamente e convintamente saranno cancellate, perché su di esse il giudizio del centro-sinistra è unanimemente negativo: leggi ad personam, legge sulla tv, riforma della giustizia, riforma costituzionale, legge elettorale. Dall’altro le riforme che, più o meno segretamente, una parte del centro-sinistra approva (pensioni), o vorrebbe solo completare (legge Biagi), o critica perché troppo timide (università). Su queste riforme il centro-sinistra non potrà riproporre lo schema manicheo che ha dominato la campagna elettorale, e che ha portato a demonizzare l’azione di governo e a disprezzarne ogni risultato. Sulla riforma del sistema previdenziale, sul mercato del lavoro, sui problemi dell’educazione e dell’istruzione, un centro-sinistra maturo non potrà che misurarsi con le realizzazioni e le idee della destra. Perché le realizzazioni, comunque le si giudichi, non sono certo mancate, e sulle idee non è detto che - in questo momento, e per come è messa l’Italia - alcune idee della destra non siano migliori di quelle della sinistra.
    Un dialogo di questo tipo, saldamente ancorato alle cose che sono state fatte e a quelle che dobbiamo ancora fare, non può che fare bene alla nostra democrazia, e forse è destinato a far bene anche alla nostra economia. Per avviarlo, tuttavia, occorre una destra non incattivita dalla sconfitta, come occorre una sinistra meno inebriata dalla vittoria, e per nulla tentata dalla vendetta. Occorre che da entrambe le parti si depongano le ideologie, si plachino gli animi, e si cominci a ragionare sui problemi. Soprattutto, occorre che i riformisti e i liberali di entrambi gli schieramenti battano un colpo. Gli spiriti liberi non mancano né a destra né a sinistra. Come mai hanno tanta paura di venire allo scoperto?

    http://www.lastampa.it/cmstp/rubrich...colo=1033&tp=C
    .

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  7. #7
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
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    http://politiche.interno.it/

    mi riferivo alle più recenti elezioni, europee e regionali
    .

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  8. #8
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    Le elezioni intermediarie sono solo un test.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
    Le elezioni intermediarie sono solo un test.
    hai letto gli articoli che ho postato?
    .

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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo
    hai letto gli articoli che ho postato?
    Si. Aspetto i tuoi commenti.

 

 
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