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Discussione: Mi presento

  1. #51
    Saloth Sâr
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    Predefinito Da Avanguardia.tv

    Dal n° 180 - Gennaio 2001




    Vincenzo Vinciguerra

    Camerati, addio.

    Storia di un inganno in cinquant'anni di egemonia statunitense in Italia


    Edizioni di Avanguardia, Trapani, pag. 157, Lire 20.000







    Con la pubblicazione di "Camerati, addio", “Avanguardia” giunge, diciamo così, all’«epilogo» dell'opera di denuncia e di revisione del neofascismo italiota che, nel dopoguerra, tutto ha bruciato e tutto ha cancellato al fine di servire gli interessi degli USA e delle sue strutture militari e di spionaggio nel territorio coloniale. Si tratta di un'ulteriore, articolata e lucida, documentazione con la quale il camerata Vincenzo Vinciguerra inchioda e crocifigge, alle proprie responsabilità di ruffiani e di spioni, i vertici e le organizzazioni del così definito «neofascismo atlantico di servizio»; ossia quella componente che ha disonorato e tradito le potenzialità rivoluzionarie del Fascismo antiplutocratico e anticapitalistico, lasciandolo a solo vuoto contenitore di un nazionalismo e di un anticomunismo utili di fatto a rinsaldare l'egemonia colonialistica degli Stati Uniti d'America nell'Italia, alla fine del secondo conflitto mondiale.


    «Attraverso la sua personale esperienza militante», riportavamo in un articolo di Maurizio Lattanzio, in “Avanguardia” nel 1993, recensendo “Ergastolo per la libertà”, «Vinciguerra ricostruisce, con indubbia attendibilità ed apprezzabile accuratezza, il significato politico che identifica la cosiddetta "strategia della tensione". Quest'ultima, infatti, porrà in evidenza, al di là della buona fede dei pochi o tanti “camerati”, il preesistente rapporto organico di “collaborazione” intercorrente fra taluni individui funzionalmente “piazzati” nelle diverse formazioni dell'estrema destra e i servizi segreti italioti e, più ampiamente, occidentali».
    Questo nuovo libro di Vinciguerra (il terzo dopo “Ergastolo per la libertà” e “La strategia del depistaggio”), infatti, traccia la storia della nascita del MSI quale struttura di irretimento e di ingabbiamento voluta dal Ministero degli Interni per tutti quei (neo)fascisti che, dopo la sconfitta militare in guerra, avrebbero potuto continuare la battaglia politico‑rivoluzionaria del Fascismo contro gli americani ed i loro fidi servi che, con lo scudo crociato, avevano appena impiantato un regime su basi criminali e mafiose.
    Come afferma lo stesso autore, «Il MSI viene creato ad arte con la collaborazione dello Stato Maggiore badogliano e dei servizi di sicurezza; nella sua creazione fu attivamente partecipe il SIM (Servizio informazioni militare) con la supervisione dell'OSS, il servizio statunitense antesignano della CIA».
    L’esperienza maturata in dieci anni col mensile “Avanguardia” ‑dopo la nostra fuoriuscita dal MSI, nel luglio del 1991‑ e in oltre 15 anni col MSI-DN, non fa altro che convalidare totalmente la tesi di Vincenzo Vinciguerra, pur se, la nostra, è stata un'esperienza vissuta qualche decennio più tardi.
    Sia all'interno delle strutture del MSI, che fuori di esso, abbiamo potuto constatare come l'esperienza dottrinaria sociale e rivoluzionaria, antiplutocratica ed antigiudaica, che è alla base del Fascismo sia stata, e continua ad essere, lontana anni luce dalle campagne di pura azione propagandistica del neofascismo contiguo al Sistema.
    «Ancora nel 1973 ‑afferma Vincenzo Vinciguerra [1]‑, Giorgio Almirante, nella sua autobiografia, ribadiva la validità della scelta facendo discendere la sua adesione di aderire alla Repubblica di Salò, nell'ottobre del 1943, non dal discorso di Benito Mussolini, dopo la liberazione dal Gran Sasso, e, tantomeno, dall'appello di Alessandro Pavolini, ma dal discorso tenuto da Rodolfo Graziani, a Roma, al Teatro Adriano, nei primi di quel mese di ottobre ...».
    Negli anni, le pulsioni vitalistiche e ribellistiche, esistenti nello sgangherato arcipelago del neofascismo, sono state sempre indirizzate verso una logica reazionaria di puro sostegno all'Occidente plutocratico‑borghese, dal momento che non è mai esistita alcuna strategia politico‑rivoluzionaria che abbia colto l'essenza rivoluzionaria del Fascismo e portato i militanti ad uniformarsi per una battaglia politica nella prospettiva «dinamica» della lotta al Sistema per l'annientamento del Sistema, identificato nella società moderna giudaico-massonica, con tutte le proprie peculiarità mercantilistiche ed economicistiche, laiche e di sfruttamento, divergenti col mondo della Tradizione e con i postulati dottrinari dei Fascismo.
    L'abbiamo constatato quando, con “Avanguardia”, abbiamo delineato il progetto politico‑culturale di alternativa rivoluzionaria al Sistema, denominato Eurasia‑Islám: caduto il «fronte» bolscevico, caratterizzato dalla Russia sovietica e dai suoi satelliti, si prospettava in tutta la sua interezza la possibilità, per l'estrema destra, di scagliarsi contro il nemico principale, rappresentato dall'ideologia mercantilista dei capitalismo sfruttatore.
    Niente di tutto ciò! Ne abbiamo avuto prova a Pacentro, nel giugno del 1992, quando più realtà militanti (c'era Tilgher e c'erano gli skin di Milano, c'era il «sacrestano» Marzio Gozzoli e c'era Costa di Cento, oltre a un centinaio di camerati di tutta Italia) si sono ritrovate a discutere il nostro progetto, scegliendo di fatto di posizionarsi ancora una volta a guardia dell'Occidente capitalistico, caratterizzato dalla matrice giudaico‑statunitense contro l'Islám Rivoluzionario e Tradizionale, antigiudaico e antistatunitense, contro la Repubblica Islamica dell'Iran e contro le masse degli sfruttati e dei diseredati dei pianeta, col pretesto della salvaguardia dell'Occidente eurocentrico, bianco e giudeizzato, per sostenere un fronte anti-immigratorio ed anti-islamico già tracciato dalle centrali dei potere colonialistico delle multinazionali e della grande banca. Il progetto Eurasia-Islàm non solo non è stato accettato, ma è stato «sabotato» ed ostacolato dai collaborazionisti sistemici operanti nelle parodistiche strutture dei neofascismo di servizio.
    In questa maniera l'estrema destra italiana, come dei resto era già avvenuto abbondantemente negli anni dei dopoguerra, tenuta a guinzaglio da individui già segnati da una consapevole e supina collaborazione con le strutture poliziesche dello stato antifascista e con le strutture di spionaggio dei nemico invasore, ha mostrato tutta la propria attitudine a svolgere un'azione di propaganda, che non è politica d'avanguardia rivoluzionaria, sociale e popolare, ma mera opera di polizia ausiliaria dell'Occidente plutocratico‑borghese (vedi le guardie «verdi» di Bossi al servizio dei piccolo‑borghesi della Padania ...), per offrire sicurezza (sic!) alle città, della porcilaia consumistica occidentale, attraverso le ronde anti-immigrati ed anti‑droga, anti‑scippatori ed anti-prostitute, che nulla hanno a che fare con le esperienze rivoluzionarie, di portata epocale, del Fascismo, della Repubblica Sociale Italiana e del Nazionalsocialismo.
    Di queste esperienze rivoluzionarie il «neofascismo atlantico di servizio» non ha «colto» nulla, se non la inflazionata corsa all'anticomunismo e la sudditanza alle conventicole giudaico-cristiane, un vago sentimento cavalleresco e un richiamo verso il tricolore che, per la verità, ha forte coloritura di impronta massonica e di quell'antifascismo sabotatore e vile, che trova origine nella dinastia dei Savoia.
    Quello che in queste pagine da anni abbiamo contrassegnato come «neofascismo atlantico di servizio», è la «... risultante funzionale del processo di diversione strategica che ha prostituito il neofascismo italiano alle esigenze “equilibratrici” ‑prima anti-sovietiche e oggi anti-islamiche‑ dell'ordine atlantico giudaico‑occidentale. Il neofascismo italiano, fin dagli inizi del secondo dopoguerra, è stato “convertito” in struttura operativa collaborazionista del Sistema giudaico-mondialista, incaricata di controllare, contenere, neutralizzare e “divergere” le potenziali “pulsioni” antisistemiche “emergenti” dal luogo geometrico coincidente con l'estrema destra italiana». [2]
    Riproponiamo queste nostre considerazioni ai camerati del «neonato» Coordinamento Antimondialista, affinchè, una volta per tutte, questo paradossale ed infame equivoco venga dissipato.
    Lo riproponiamo perchè, ancor oggi, nello scenario multidegradato della «politica» italiana emergono dei fatti che, a fotocopia, conducono ad un periodo ‑quello della "strategia della tensione" e degli "opposti estremismi"‑ che ha disintegrato le opposizioni politiche rivoluzionarie antistatunitensi ed anticapitalistiche ed ha rinsaldato al potere il partito unico della borghesia, filo‑atlantico e filo‑giudaico, al servizio della usurocrazia cosmopolita internazionale.
    Quanto ci ha riportato il camerata Vinciguerra, ulteriormente col libro "Camerati, addio", noi lo sottoponiamo quale base di confronto d'una riflessione politica comunitaria che deve coinvolgere l'intera comunità militante, dato che ogni ipotizzabile opera di ricostruzione, o di costruzione ex‑novo, ‑a breve, medio o lungo termine‑ deve essere fondata su basi chiare, solide ed univoche.
    «Dovevamo batterci contro le putride democrazie occidentali» [3], algidamente, afferma Vinciguerra all'epilogo di "Camerati, addio", «e, invece, avete scelto di sottomettervi ad esse, e avete coinvolto nel vostro voltafaccia storico e politico migliaia di giovani che avete ingannato nella maniera più ignobile».
    Ma chiedetevi, camerati e Lettori del mensile “Avanguardia”, quale è stata la storia personale degli Almirante e dei Rauti, come degli altri «portieri» dei condomini inflazionati dell'estrema destra, legati a doppio filo col Viminale e col Comando generale dell'Arma dei carabinieri.
    I due segretari dell'ex-destra nazionale ‑che non hanno aderito alla RSI per pura convinzione politica ai princìpi del Fascismo, ma per un vago senso dell'«onore»‑ hanno vissuto in parlamento a braccetto con la democrazia cristiana, elargendo suffragi per operazioni politiche funzionali alla burocrazia statale antifascista. Rauti, buon estimatore del massone Cossiga, dopo avere predicato per anni un antiamericanismo di facciata, nel 1991 ha mostrato tutta la sua reale attitudine di «teorico nazionalsocialista» non accennando a nessuna protesta, nel momento in cui reparti delle forze armate dello stato coloniale appoggiavano le armate mercenarie statunitensi, impegnate in quella che è stata l'aggressione criminale contro l'inerme popolo iracheno, nella guerra mondialista del petrolio.
    Un po' più a destra, trenta anni di oscuri misteri e di inquietanti interrogativi che, in ogni caso, hanno pesantemente condizionato la vita politica di una nazione. Sostanzialmente, la contiguità di gruppi e di personaggi del neofascismo italiota ha radicato la presenza statunitense in Italia, disintegrando ogni velleità rivoluzionaria dello stesso, che legittimamente porta in sè tutte le potenzialità sociali e rivoluzionarie, dottrinarie e politiche, per costruire e condurre una battaglia di liberazione dal dominio e dallo sfruttamento giudaico-capitalistico.
    Quanto «evocato» in “Camerati, addio”, suscita, afferma Vinciguerra ‑noi, concordiamo pienamente‑ «... più che ira e odio, tristezza e disprezzo (...) Avete creduto, camerati, che chi aveva scatenato una guerra mondiale, costata cinquanta milioni di morti, per imporre il suo dominio nel mondo e cancellare l'Europa, le sue ideologie, la sua cultura e la sua storia potesse veramente affidare a voi la reggenza di questo Paese? (...) vi hanno arrestati, processati, condannati e posti, come organizzazione, fuori legge. E avete taciuto. (...) Dovevate tacere, camerati, perchè l'unica differenza fra tutti voi ‑missini, ordinovisti, avanguardisti, “spontaneisti”‑ risiedeva, eventualmente, nell'apparato dello Stato che vi utilizzava e vi manovrava, che vi usa e vi userà fino a quando non vi getterà via, fra i detriti del regime». [4]
    Riteniamo che niente di più vi sia da aggiungere a quest'infamante equivoco...



    Leonardo Fonte

    Note:

    1] Vincenzo Vinciguerra, "Camerati, addio", p. 31;

    2] cfr. «Avanguardia», n. 133, gennaio 1997, p. 15;

    3] op. cit. p. 143;

    4] ibidem, pp. 141‑147‑148‑149.








    Dal n° 182 - Marzo 2001


    Pubblichiamo in queste pagine la recensione, apparsa sul bollettino della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana (dicembre 2000) al libro di Vincenzo Vinciguerra che le Edizioni di Avanguardia hanno pubblicato nello scorso novembre. Tra i tanti sabotaggi e gli innumerevoli silenzi, per viltà o per pressappochismo, soprattutto all'interno del «neofascismo atlantico di servizio»; ad oggi, solo il bollettino della FNCRSI, con “Avanguardia”, ha rotto la congiura del silenzio che circonda l'Autore insieme all'autorevole, dettagliata analisi e documentazione che egli ci ha trasmesso, inchiodando a gravi responsabilità personaggi che vanno dai Freda ai Rauti, dai Delle Chiaie ai Merlino ecc. Gli stessi che ancora oggi tengono stagnante il neofascismo italiano a posizioni di subalternità alle strategie dell'atlantismo giudaico-statunitense.


    Parlare del nuovo libro di Vincenzo Vinciguerra è, allo stesso tempo, semplice ed arduo. Semplice, perchè i fatti esposti dall'autore sono incontrovertibili e ci raccontano infamie, tradimenti ed inganni perpetrati per decenni ai danni dei tanti che credevano negli ideali del Fascismo ed intendevano riaffermarli. Arduo, perchè in qualche modo ciò coinvolge emotivamente noi combattenti della Repubblica Sociale e ci fa ricordare immediatamente tutto il nostro passato, i nostri ideali, il costante impegno di un'intera vita, le tante iniziative, le speranze nostre e di tantissimi autentici camerati, la maggior parte dei quali ormai, o non è più di questo mondo o, per propria dignità, si è messa in disparte, giustamente schifata dall'ignobile letamaio che divenne ed è il cosiddetto «nostro ambiente».



    Un impegno ed un sacrificio di generazioni di militanti, stroncato e reso vano anche ‑in non piccola parte‑ dall'opera scellerata di vari traditori e di non poche prezzolate canaglie al servizio delle «istituzioni» di questo democratico sistema.

    Dunque, per coloro che non ne hanno mai sentito parlare o avessero letto sui giornali del «sistema», qualche fugace accenno alla sua vicenda, inteso a distorcene la figura ed il significato del suo gesto, vogliamo ricordare chi è e che cosa ha compiuto e compie Vincenzo Vinciguerra. Dopo un'intensa e coraggiosa militanza negli anni '60 e '70 in gruppi politici che riteneva schiettamente fascisti, resosi pienamente conto che, al contrario di quanto da essi predicato, la loro attività, in effetti, era indirizzata al sostegno di chi, al servizio dei «padroni del mondo», opprime il nostro popolo, egli, conformemente alla sua vocazione genuinamente rivoluzionaria, decise di effettuare un'azione che, colpendo i «tutori del caos», sconvolgesse gli equivoci rapporti instauratisi sotterraneamente tra «destra extraparlamentare» ed organismi del sistema, all'insegna dell'anticomunismo più becero ed ottuso e della «difesa dell'Occidente» ‑cioè del sistema coloniale americano‑giudaico‑ e marcasse in tal modo I'irriconciliabile diversità tra veri e falsi «combattenti per l'Ordine Nuovo».

    Egli, quindi, il 31 maggio 1972 portò a termine l'attentato di Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia. Furono uccisi tre carabinieri ma, inopinatamente, gli alti ufficiali dell'«Arma benemerita», che avevano subito individuato, anche mercè gli spioni del neofascismo, l'ambiente di provenienza degli attentatori e perciò ben compreso le loro finalità) a giusto titolo ritenute pericolose per la stabilità dello stato antifascista al servizio degli USA), si adoperarono zelantemente per occultare la verità, depistando le indagini verso falsi obiettivi e arrestando e facendo incriminare con l'avallo di procuratori e giudici «amici», alcuni poveracci, «balordi» di paese, che soltanto dopo alcuni anni di detenzione ebbero riconosciuta la loro innocenza.
    Vincenzo Vinciguerra riuscì ad espatriare in Spagna dove visse alcuni anni in clandestinità e, mentre in Italia le indagini della magistratura alla fine si concentrarono sul suo gruppo, egli, vivendo in esilio ebbe sia in Europa che in Sud America, altre deludenti esperienze con pseudo camerati e giunse a conclusioni definitivamente negative sui personaggi e sugli ambienti politici che aveva frequentato e quindi sulla vera funzione «di servizio» del piccolo mondo «neofascista» italiano. Risolse coscientemente, perciò, di portate a termine il sacrificio della sua vita per smascherare il tradimento e così salvare storicamente dagli impostori i princìpi del Fascismo. Nel settembre del 1979, quindi, tornò in Italia per costituirsi all'autorità giudiziaria e ‑pur senza commettere alcuna delazione‑ assumere la responsabilità dell'attentato rivendicando fieramente le ragioni, politiche ed etiche che lo avevano determinato e affrontare i processi e la prevedibile condanna all'ergastolo che, infatti, gli venne comminata.
    Egli è ormai detenuto da più di 21 anni senza usufruire nè degli sconti di pena nè delle indulgenze carcerarie di cui beneficiano i vari «camerati» e stragisti al servizio ‑consapevole o meno‑ degli organismi di tutela del sistema e dei loro occulti ispiratori. Vincenzo Vinciguerra, invece, sballottolato da una prigione all'altra, maltrattato e sovente vilipeso dai suoi carcerieri, angariato in molti modi ed anche illegittimamente privato della regolare consegna della corrispondenza, continua tenacemente nella sua opera di denuncia del sistema, indicando pure nei magistrati al servizio del potere gli indispensabili complici per l'occultamento delle nefande trame della democrazia. Ricordiamo i titoli dei suoi libri finora pubblicati (per altri non è finora stato possibile): “Ergastolo per la libertà. Verso la verità sulla strategia della tensione”, Arnaud, Firenze 1989; “La strategia del depistaggio”, Ed. Il Fenicottero, Bologna 1993; e, recentemente, “Camerati, addio”, Edizioni di Avanguardia, Trapani 2000, che reca il sottotitolo “Storia di un inganno, in cinquant'anni di egemonia statunitense in Italia”. È la storia di una sequela di tradimenti, in verità un unico, continuo tradimento, iniziato alle origini del «neofascismo» ‑vale a dire negli stessi giorni della tragica fine della RSI nel sanguinoso aprile del 1945‑ e durato fino ai nostri giorni; che ha visto come esecrandi protagonisti i Michelini, gli Almirante, i Romualdi, nella prima, lunghissima fase del MSI, e poi gli ancor più squallidi Fini, Servello, Rauti, Signorelli, Delle Chiaie, che tuttora imperversano, con i loro degni seguaci ed epigoni: i vari Tilgher, Merlino, ecc. ecc., tanto per citarne alcuni.
    Ci rendiamo conto, a questo punto, che il solo menzionare questi personaggi e le loro nefandezze possa dare il voltastomaco: pur tuttavia è necessario conoscerle (ed è questo uno dei meriti dell'opera di Vinciguerra; per smascherare gli agenti ed i meccanismi segreti adoperati senza scrupoli per proteggere il regime democratico, antifascista ed «atlantico» che ci è stato imposto con la vittoria degli «alleati», un regime criminale, corrotto e corruttore, un autentico stato di polizia (l'Italia, tra l'altro, ha il triste primato mondiale del rapporto percentuale ‑oltre 370.000 uomini, c. 1:170‑ tra popolazione e consistenza numerica dei numerosi corpi di polizia: PS, CC, GdF, PP, CFdS che certamente non stanno lì soltanto per difendere i cittadini dai malfattori, il che completamente avviene pure, sebbene in maniera scarsamente efficace) che nel difendere se stesso, però, attua con subdola abilità ed efficienza.
    Va peraltro sottolineato che il compito assegnato al regime coloniale italiano, fu purtroppo facilitato dall'attitudine reducistica e borghese dell'«ambiente neofascista» che, lungi dal dare testimonianza di fedeltà agli ideali della RSI, come quella espressa con il loro estremo sacrificio da diecine di migliaia di caduti, i quali davvero seppero combattere e morire indossando la camicia nera (come cantava una loro celebre canzone) scelsero di slancio il reinserimento nella vita «civile» ed i vantaggi della vita comoda che callidamente erano loro prospettati dai mezzani della destra nazionale e massonica, in cambio di riporre, e del far riporre, nei cassetti dell'oblio il sogno della palingenesi rivoluzionaria tramandato dai «lor maggiori» e consacrato alla Storia dagli atti della RSI e dal sangue dei nostri caduti.
    Raccomandiamo vivamente, perciò, la lettura dei libri‑documenti di denuncia politica e morale di Vincenzo Vinciguerra, del quale, in conclusione, vogliamo onorare l'ammirevole comportamento che non esitiamo a definire assolutamente eroico, oltrechè unico nel cialtronesco ambito del «neo» e pseudo fascismo del post RSI. Lo facciamo con le rispettose espressioni di stima manifestatagli nella sentenza di condanna emessa il 25 luglio 1987 dalla Corte di Assise di Venezia: «Una posizione indubbiamente singolare quella di Vincenzo Vinciguerra (…) la sua figura di soldato politico non è mai venuta meno e mantiene intatta la sua posizione offensiva nei confronti dello stato democratico». (p. XIV)










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    Salotto non scappare come un coniglio... Eta'?

  3. #53
    Saloth Sâr
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    Dal n° 213 - Ottobre 2003


    Vincenzo Vinciguerra


    Camerati, addio! Storia di un inganno, in cinquant'anni di egemonia statunitense in Italia



    Edizioni di Avanguardia, Trapani, 2000, pp. 157, euro 11,00



    «Il nostro Fascismo è anche quello della Scuola di Mistica Fascista di Gino Pallotta e di Berto Ricci i quali nulla chiesero durante il Ventennio, donando incondizionatamente la loro vita per il loro sogno»


    Pagati per mentire, venduti per tradire!
    (Una rilettura di "Camerati, addio!" di V. Vinciguerra)



    La storia (così come gli umani eventi) il più delle volte si ripete. Per la maggior parte delle volte, come in questo caso, a fosche tinte. Chi però sa trarre un doveroso insegnamento quasi mai ne rimane vittima o, peggio ancora, unto e passivo spettatore. Colui che è saggio e desto sa come incanalare e disciplinare gli umani eventi, nonché lo scorrere temporale al fine di dominarlo e indirizzarlo verso un ben preciso fine.
    Invece nell'ambiente della destra radicale il motto che la storia sia o dovrebbe essere maestra di vita non vale alcunché, anzi... A tal dimostrazione è doveroso sottolineare come sia recente la notizia, la realtà, di uno scritto (oggi si direbbe un pamphlet) pubblicato dalle edizioni di Ar dal titolo "Fogli consanguinei" (mai titolo fu più veritiero...).
    Autore di tale scritto Angelo Buttafuoco, collaboratore del quotidiano di Giuliano Ferrara e vicino ad ambienti del centrodestra. Il testo ci appare come una insignificante melassa, un insieme di storielle ove si tenta, penosamente, di arzigogolare un senso spirituale e alternativo nel mezzo di dialoghi di bassa lega e niente altro. Ma non è assolutamente questo ciò che ci interessa. La nostra attenzione s'è indirizzata sull'autore dell'introduzione al testo. Indovinate un po', cari camerati, chi all'interno di un libro delle edizioni di Ar e cioè della editrice appartenente al soldato politico neonazista, nonché «guerriero di Hitler» (come lui si definì più volte) Franco G. Freda ha apposto la sua introduzione?
    Beh, voi penserete certamente che esso sia un sodale delle edizioni di Ar o altro «guerriero di Hitler», perlomeno un personaggio appartenente a quel lignaggio spirituale facente riferimento ad un centro metafisico, ove a detta dello stesso Freda «non si fa politica ma si allevano anime». Invece no, cari camerati: scopriamo e decantiamo il nome di questo Platone del XXI secolo, esso è: Giuliano Ferrara!
    Sì, proprio lui: il pachiderma giudeo che in passato, come da lui stesso dichiarato mesi fa, è stato un agente al servizio della CIA, già all'interno del vecchio PSI ed ora a pieno servizio come giornalista nella rete televisiva appartenente alla lobby giudaico-sionista di Mediaset.
    Fu sempre Giuliano Ferrara, adesso ospite delle edizioni di Ar, a ribadire un concetto non proprio nazionalsocialista, quando spudoratamente affermò che la Fedeltà è un sentimento da poveri stupidi e, al contrario, il tradimento e l'inganno in politica rappresentano una virtù!
    A tal punto mi sorge, spontanea, una riflessione.
    Tutto coincide. Era vero, quindi, quando il camerata e soldato politico (lui sì per davvero) Vincenzo Vinciguerra affermava che Franco Freda altro non era che «l'agente T», e cioè un appartenente ai servizi segreti in contatto con le forze NATO di stanza a Verona. Così come lo furono i Giannettini, i Soffiati, i Siciliano e i Digilio, tutti appartenenti all'ex-Ordine Nuovo del Triveneto. Tali personaggi prendevano ordini da un ufficiale yankee della NATO: David Carret. Guardate la coincidenza: un «guerriero di Hitler» che inneggia al sacrificio delle Termopili, che esalta la difesa del Bunker di Berlino assediato dalle orde giudaico-bolsceviche, che pone per inciso sulle proprie tessere il motto delle SS «II nostro onore si chiama fedeltà» (Mein Ehere iesst Treue), finisce per far porre l'introduzione a un libro edito dalla sua editrice ad un giudeo, spia reo-confessa della CIA, un ex-Lotta Continua al servizio d'un liberismo esasperato. Traete voi le conclusioni...
    Nel momento in cui Vincenzo Vinciguerra parlava di questo «allevatore di anime» (forse di polli, vista la realtà umana ...), definendolo per quel che adesso dimostra di essere, tutti si laceravano le vesti (sì, proprio come i giudei nel tempio ...); le urla, gli strali, raggiunsero la volta celeste. Le maledizioni toccarono invece il più profondo degli inferi.
    Ma agli ipocriti ed ai servi di tanti padroni, a voi più che le urla e gli strali si addice più la musica, la canzone di Caterina Caselli, quando cantava «La verità ti fa male, lo so».
    Lo abbiamo scritto in passato e lo ripeteremo per il futuro: quest'ambiente nasce nei suoi vertici già manovrato e corrotto in partenza, da quegli stessi personaggi che ieri tiravano le fila e che oggi, dietro le quinte, continuano ad essere i leader ed i padroni di una realtà umana e politica che loro hanno saputo soggiogare prima e devitalizzare (di ogni contenuto politico-rivoluzionario) e depistare dopo.
    Si comincia già con la nascita del MSI, voluta dal ministero degli Interni per controllare un ambiente politico ed umano che sin dal primo dopoguerra poteva risultare ostile agli interessi egemonici e continentali atlantici. Il MsSI doveva essere, come finì per essere, il cane da guardia della classe media e del padronato in genere.
    Per quello che riguardava i gruppi della destra extraparlamentare, essi avevano ai loro vertici personaggi in stretto contatto con i servizi segreti, il ministero degli Interni, il Viminale e le caserme dei carabinieri.
    Negli anni '70 il ruolo della destra istituzionale ed extraparlamentare fu quello di depistare una realtà umana e politica verso i binari morti dell'anticomunismo, per il semplice motivo che i dettami degli Stati Uniti d'America e della NATO comprendevano in Italia delle strutture ed uomini pronti a fronteggiare una eventuale scalata elettorale al potere da parte del Partito Comunista.
    A testimonianza di quanto affermo vi sono gli elenchi dei nominativi appartenenti all'organizzazione "Gladio" ove figurano i nomi di: Enzo Dontini, sigla 0415; Marco Morin, sigla 0433; Gianni Nardi, sigla 0565; Manlio Portolan, sigla 0433; Luigi Zorzi, sigla SA/336; Marco Zorzi, sigla 0493; Gianni Colombo, sigla 0669. Questi sono soltanto alcuni dei nomi di personaggi che tradivano sapendo di tradire, che collaboravano con quel nemico che anni prima aveva invaso l'Europa, bombardato le città e distrutto il nostro mondo.
    Non sono stati camerati che hanno sbagliato; erano invece individui che in piena coscienza fingevano di essere quello che non sono mai stati, e cioè: fascisti! Individui che hanno determinato la fine di un mondo e che armi e bagagli hanno accettato di porsi al servizio di chi invece era il loro reale padrone. Se ieri era il comunismo il nemico della destra atlantica di servizio, oggi il nemico è l'Islàm.
    Ponete attenzione di quale parabola discendente è stato autore il «guerriero di Hitler». Nel 1969 pubblicò il testo "La disintegrazione del Sistema" nel quale si propugnava un modello di Stato comunistico e spartano rifacentesi alla "Repubblica" di Platone. Tempo dopo, invece, l'«allevatore di anime» propugnò il più bieco ed ottuso movimento anti-immigrazione. Un tempo affermava che l'Europa non possedeva più i suoi princìpi tradizionali in quanto «una puttana che ha concepito ogni forma di sovversione» e il difenderla era un atto inutile; mentre l'altro ieri propugnava di salvarla dalla «invasione allogena» che, a proprio dire, era in assoluto la necessità prioritaria. Lo affermavo prima e lo ripeto adesso: la storia deve essere maestra di vita, altrimenti...
    "La disintegrazione del Sistema", siamo portati a credere, fu concepita come una abile finzione rivoluzionaria, dato che servì per l'operazione di infiltrazione a sinistra partorita nelle menti dell'intelligence statunitense a Berna nel 1964 con l'operazione «manifesti cinesi». In quegli anni nascono gruppi nazi-maoisti, manifesti che inneggiano ed esaltano, in funzione antisovietica, la figura di Mao vengono affissi nei muri di alcune città non da militanti comunisti, ma da miliziani neonazisti sotto la copertura dell'allora capo della polizia Umberto Federico d'Amato e la supervisione del senatore del MSI Mario Tedeschi.
    "La disintegrazione del Sistema" venne dato alle stampe nel 1969 ed a distanza di 34 anni il «guerriero di Hitler» nei suoi libri permette di scrivere a chi ha ammesso di avere lavorato per la CIA. Il mosaico quadra.
    Destra istituzionale ed extraparlamentare, legami coi servizi segreti, manovalanza nelle stragi (soprattutto in quella di Piazza Fontana, della quale parleremo in seguito), destabilizzazione dell'ordine sociale per stabilizzare quello politico. Ed a proposito delle stragi avvenute in Italia desidero riportare cosa si scriveva su di un bollettino interno del Centro Ordine Nuovo, o, meglio il Quaderno n°1. Il saggio è significativamente titolato "La guerra rivoluzionaria" (1). In esso è scritto:
    «Per la conquista totale delle masse la dottrina della guerra rivoluzionaria prevede, oltre che il ricorso alla azione psicologica, il ricorso a forme di terrorismo spietato ed indiscriminato. Si tratta cioè di condizionare le folle non solo attraverso la propaganda ma anche agendo sul principale riflesso innato presente tanto negli animali quanto nella psiche di una grande massa: la paura, il terrore, l'istinto di conservazione. Occorre determinare tra le masse un senso di impotenza, un senso di acquiescenza assoluto un rapporto all'ineluttabile destino di vittoria delle fazione rivoluzionaria. Inoltre, il terrorismo su larga scala attuato tra le fila delle forze incaricate della repressione del movimento rivoluzionario genera sempre disagio, stanchezza, insicurezza, determinando così condizioni favorevoli alla propaganda disfattista. Una attività terroristica di questo genere tende anche ad esasperare l'avversario per costringerlo ad azioni di rappresaglia sempre odiose ed antipopolari, anche se giuste e che pertanto, alienano il favore e la simpatia di larghi strati della popolazione. Abbiamo accennato al terrorismo indiscriminato e questo concetto implica, ovviamente, la possibilità di uccidere, o far uccidere, vecchi, donne e bambini. Queste forme di intimidazione terroristica sono, oggi, non solo ritenute valide, ma, a volte, assolutamente necessarie per il conseguimento di un determinato obiettivo».
    Non credo che ci sia bisogno di alcun commento a quanto abbiamo appena riportato.
    Il soldato politico Vincenzo Vinciguerra affermava che lui il fascismo mai lo aveva trovato nella palude putrescente della destra radicale. Il suo fascismo lo aveva trovato sui libri e lo aveva successivamente visto concretizzarsi come testimonianza nelle croci dei cimiteri, dove la Fedeltà ad una determinata concezione del mondo aveva trovato compimento.
    Il fascismo espresso da Vinciguerra (come quello per quanto riguarda noi della Comunità Politica di Avanguardia) è quello delle Brigate Nere dell'immenso Alessandro Pavolini, come quello dei soldati della RSI che bloccarono l'avanzata degli statunitensi ad Anzio e Nettuno ed in Garfagnana e non certo quello del principe Junio V. Borghese e della Xª Mas, con tutto il rispetto per il valore militare del Corpo. Il nostro Fascismo è quello della Divisione SS Hitlerjugend che inchiodò sul terreno della Normandia, fino all'ultimo soldato, le armate mercenarie anglo-giudaico-statunitensi che avevano appena invaso l'Europa, il nostro Fascismo è quello della SS Charlemagne che fino ai primi giorni del maggio 1945 resistette a difesa del bunker di Berlino. Il nostro Fascismo è quello di Corneliu Zelea Codreanu e della Legione dell'Arcangelo Michele; il nostro Fascismo è quello di Josè Antonio Primo de Rivera e della sua Falange e per nulla, per niente, quello del borghese-reazionario, servo degli USA, Francisco Franco.
    Il nostro Fascismo è anche quello della Scuola di Mistica Fascista di Gino Pallotta e di Berto Ricci i quali nulla chiesero durante il Ventennio, donando incondizionatamente la loro vita per il loro sogno. Il Fascismo dei Drieu la Rochelle, dei Brasillach, il Fascismo «immenso e rosso», rivoluzionario e spirituale.
    Quello stesso Fascismo che ci fece commuovere quando vedemmo la trasmissione televisiva "Combat Film" (spezzoni cinematografici girati dalle truppe giudaico-statunitensi nella Seconda guerra mondiale) ove vedemmo un ragazzo dei "Battaglioni M", appena 18enne, posto dinanzi al plotone di esecuzione. Egli, negli istanti precedenti la morte, rideva e guardava con scherno chi gli stava di fronte. Per noi il conflitto che si è esteso tra il 1939 ed il 1945 non è finito; noi siamo ancora sulle barricate, contro i nemici di sempre: i giudei ed i loro servi USA, per vincere! Fu quella la guerra del sangue contro l'oro, e per quel che ci riguardo lo è ancora.
    Quella guerra che, invece, per molti presunti neofascisti non solo è già terminata, ma neanche mai iniziata... Quegli stessi neofascisti che si sentono fieri e tronfi dei propri raggiri e tradimenti e soprattutto (come afferma Giuliano Ferrara, l'amico dell'«allevatore di anime») al di sopra di «stupidi sentimenti», quali la Fedeltà e l'Onore. Per quella Fedeltà e quell'Onore, che voi avete tradito, centinaia di migliaia di ragazzi sono morti, ma la loro morte non è stata vana. Essi ci hanno lasciato una testimonianza che ci impone che anche dinnanzi alla fine di tutto ci può, anzi ci deve essere, orgoglio e fierezza da parte di chi ha la consapevolezza di appartenere a quella barricata, dove la verità è l'unica componente.
    Traditori! Abbiate almeno il coraggio, come testimonianza della vostra infamia e dell'altrui grandezza, di guardare almeno una volta la fotografia del volto del federale di Torino Giuseppe Solaro, nel momento in cui le bande partigiane piemontesi -su ordine dell'ex-presidente della repubblica Scalfaro- stanno per compiere l'esecuzione.
    Guardate il viso e gli occhi di Solaro, il suo sorriso, la sua espressione di scherno e di disprezzo verso i propri carnefici. Voi che in vita siete stati tanto legati alla vostra miserabile esistenza, guardate il volto di colui che in nome del giuramento, che voi avete tradito, ha saputo combattere e morire. Certo voi siete vivi e ...liberi. Proprio sul concetto di libertà pongo fine al mio articolo.
    Per voi la libertà è un atto vegetativo, ove poter espletare nel miglior dei modi possibile le «facoltà» della bestia umana e null'altro. Per noi la libertà è cosa ben diversa. E mai persona, o meglio camerata, ha spiegato e rappresentato il significato di libertà come Vincenzo Vinciguerra. Un camerata, un vero soldato politico. Certo, per voi, solo un ergastolano, un "41 bis".
    Ed allora ascoltate voi tutti cos'è ora e cosa sarà sempre per noi la libertà: «Mi alzo, mi avvicino alle sbarre di cemento armato della mia cella di Sollicciano e guardo il mondo di "fuori", la strada lontana con i suoi camion, le sue macchine, i suoi viaggiatori frettolosi: li immagino che guardano di sfuggita il carcere con le sue mura, le sue torrette, le sue guardie e le sue sbarre, con il brivido di piacere di chi è libero, corre nella sua macchina, legge il suo giornale, beve il suo caffè nel bar preferito, torna da una moglie ed è contento della sua libertà. E sorrido pensando a quello che avevo e ho perduto e a quello che perdendo ho ritrovato: la mia libertà».



    Massimiliano De Simone



    Note:

    (1) Cfr. Giuseppe De Lutiis, "II lato oscuro del potere. Associazioni politiche e strutture paramilitari segrete dal 1946 a oggi". Editori Riuniti, Roma 1996

  4. #54
    Saloth Sâr
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    Citazione Originariamente Scritto da Bandiera Nera
    Salotto non scappare come un coniglio... Eta'?
    Non è rilevante e non mi va di dirla, -visto che è inutile-, comuque sono abbastanza giovane

  5. #55
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    salotto stai cagando fuori dal vaso, liquidando tanta gente che ha lottato e sofferto ed è morta per quello in cui credeva con un "atlantisti di servizio". un vile giudizio postumo legittimato dalla tua banale interpretazione storica comodamente a posteriori non ha alcun significato. allora anche te e la tua pseudo-militanza tra 5 anni saranno utilizzabili da qualche "velavevodettoio" per giistificare l ennesimo contorcimento e rattrappimento ideologico.

    io te lo dico, e non troppo velatamente, occhio che il mondo non è un forum e certa gente potrebbe incazzarsi a sentirsi chiamata in causa da una nullità.

  6. #56
    Saloth Sâr
    Ospite

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    Dal n° 167 - Dicembre 1999


    Stesse facce, medesima operatività...


    L'analisi di revisione del «neofascismo», realizzata attraverso gli scritti di Vincenzo Vinciguerra, uno dei caposaldi del progetto politico‑rivoluzionario di Avanguardia, necessita di un approfondimento e di un continuo aggiornamento, cui possiamo contribuire grazie alla nostra esperienza vissuta attraverso non molti, ma intensi anni di militanza politica.
    Una ricognizione tra i nebulosi «movimenti nazionalpopolari» ci consente di poter convalidare quanto già sostenuto dallo stesso Vinciguerra: «da destra non si poteva né si doveva attaccare lo Stato».
    Oggi, come allora, esistono movimenti ed organizzazioni apparentemente indipendenti, ma accomunati dalla medesima caratteristica; ovvero risultano essere guidati dai medesimi personaggi, dagli stessi volti protagonisti della strategia della tensione, immuni a qualsivoglia sorta di ricambio generazionale. «Se c'è stato un mondo politico che non ha conosciuto, ai vertici, ricambio generazionale questo è stato proprio quello neofascista. I nomi di coloro che, nei primi anni cinquanta, avevano già conquistato un posto di preminenza all'interno del MSI, li ritroviamo oggi, a distanza di oltre trenta anni, fra gli esponenti di punta di un mondo che non esiste più (...) Una longevità politica che non si spiega con le capacità carismatiche dei capi, bensì con la loro totale integrazione nel sistema al cui rafforzamento hanno concorso in maniera determinante». [1]
    Come allora veniva propagato l'anticomunismo viscerale quale cavallo di battaglia principale, in funzione di stabilizzazione dell'ordine atlantico occidentale, oggi, a distanza di anni, la parola d'ordine è cambiata, ma la funzione rimane la medesima. Lo slogan all'ordine del giorno è quello della lotta all'immigrazione, in particolar modo la denuncia del pericolo islamico, sempre al fine di difendere l'Occidente bianco giudeo‑plutocratico.
    Il MS‑FT di Pino Rauti, il FN di Tilgher e compagni e Forza Nuova di Fiore e Morsello palesano la totale assenza di un progetto politico rivoluzionario realmente e organicamente antagonista al Sistema, presentando tre programmi‑fotocopia, identici nei loro intenti e funzionali solamente a coadiuvare l'apparato di controllo dei presidi oligarchici di una repubblica antifascista, subordinata agli interessi neocolonialistici degli USA e degli apparati mondialisti. I leit‑motiv rimangono il razzismo xenofobo anti immigratorio, la lotta all'aborto, alla prostituzione, alla droga e via dicendo...
    Ma andiamo per gradi. Per quanto riguarda il problema dell'immigrazione, una analisi fredda e lucida non può che vedere «... il fenomeno immigratorio come la conseguenza terminale provocata dalla prassi di sfruttamento planetario “intensivo” attuata dal colonialismo plutocratico occidentale (per limitarci al secondo dopoguerra) in Asia, Africa e America Latina, nel corso di quasi 50 anni. Le oligarchie mondialiste (plutocratiche, politiche, intellettuali) hanno “attirato” in Europa i destabilizzanti effetti dei massicci flussi immigratori extraeuropei (e non solo extraeuropei). La responsabilità politica della genesi e dell'operatività del fenomeno immigratorio non è dei senegalesi o dei tunisini, ma di chi ha depredato le materie prime delle loro terre costringendoli ad emigrare (non crediamo che essi “prediligano” vendere gli accendini per le strade o diventare manovalanza d'accatto per la malavita organizzata) dopo aver impedito loro qualsiasi opportunità di sviluppo autonomo fondata sulle rispettive identità culturale e razziali: la plutocrazia giudaico‑massonica occidentale e mondialista è dunque politicamente responsabile della tragedia collettiva correlata al fenomeno immigratorio (...) E benchè sia nostro compito “attrarre” magneticamente la minoranza qualificata (o "sana" ...) dell'Europa non è sicuramente “conforme” proporci unilateralmente ‑tra l'altro non chiamati né, tantomeno, graditi‑ quali difensori della maggioranza razzialmente putrescente dell'Occidente “bianco”. Sono loro che dovrebbero seguirci ‑se vogliono “salvarsi”‑ e non noi che dobbiamo “tirare” per i lembi della giacca gli individui degradati e scomposti (ammesso che ci interessi la loro sorte ...) dell'Occidente plutocratico». [2]
    Per quanto riguarda la lotta alla prostituzione ed alla droga, sono problemi che non ci riguardano, ma rimangono di interesse della Jervolino o di chi di dovere, coadiuvati dagli sbirri di complemento difensori dell'ordine pubblico di questa Repubblica, esulando l'interesse e lo sforzo di un movimento rivoluzionario che lotta contro il Sistema per l'annientamento del Sistema.
    Anche la questione dell'aborto rimane pur sempre legata alle diatribe “etiche” dei bigotti sacrestani e delle gerarchie ecclesiastiche (pur che di “etica” conoscano ancora il significato). Se questi movimenti, soprattutto Forza Nuova, sentono fortemente la loro identità cristiano-cattolica, perché mai non iniziano a far circolare le opere ed attualizzare le analisi di un ex-sacerdote come Giovanni Preziosi, il cui nome è stato cancellato dalla storia del neofascismo italiano? Come mai questi persistono, in linea con don Abbondio Nitoglia, a stigmatizzare Julius Evola quando questo è risultato la maggior preoccupazione rilevata dalla comunità ebraica romana nel risolvere i problemi di “legittimazione” di Alleanza Nazionale, invitando il partito di Fini ad impegnarsi ad impedire la diffusione dei testi di Evola tra le organizzazioni giovanili di destra? [3]
    Ci chiediamo ancora: come Fiore e Morsello abbiano potuto operare indisturbati per anni, intrattenere rapporti politici a livello internazionale, dal cuore della City londinese, presidio dell'Internazionale ebraica, senza incontrare alcuna difficoltà?
    Un quotidiano inglese, più precisamente “the Guardian” ha riportato la notizia che Fiore e Morsello sarebbero stati agenti britannici.
    «Fiore e Morsello ‑riporta il quotidiano britannico‑ arrivarono in Gran Bretagna dal Libano, dove erano stati reclutati nei primi anni ‘80 dal MI6 (servizio segreto britannico equivalente alla CIA - N.d.R.). I britannici in quei momenti di guerra civile (in Libano - N.d.R.) avevano disperato bisogno di informatori nelle file dei gruppi terroristici mediorientali dove agivano estremisti di varie tendenze» (notizia tratta da Internet). Riprendendo gli atti giudiziari relativi alla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, riemerge, dalle dichiarazioni di Abu Ayad, esponente dell'OLP, la presenza di neo-fascisti italiani ed europei, soprattutto legati ai tedeschi del gruppo Hoffman, nei campi d'addestramento falangisti a Aqura a nord‑est di Beirut.
    Adesso, noi non disponiamo di elementi tali per poter confermare o smentire tutto ciò, ma continuano ad emergere i presunti legami intercorsi, da sempre, fra “neofascisti” e gli apparati di sicurezza di Stati democratici ed antifascisti.
    «Il ritorno di tanti giovani neofascisti alla vita politica attiva passa, quindi, attraverso l'esperienza compiuta in organizzazioni paramilitari dello Stato, dirette da ufficiali delle Forze Armate provenienti, in gran parte, dai Servizi di Sicurezza. Nessuno di costoro darà, nel tempo, segni di reminiscenza, dimostrerà di aver compreso l'errore politico compiuto, di essersi reso conto di esser stato strumentalizzato dallo Stato antifascista. AI contrario, tutti resteranno fedeli a questo loro passato di “ausiliari” delle forze di polizia confortati dal fatto che nei gruppi politici nei quali confluiranno, quando la situazione si sarà definitivamente stabilizzata, ai primi degli anni '50, troveremo gli stessi schemi organizzativi al servizio delle stesse scelte politiche». [4]
    Nulla è cambiato e il MS‑FT di Pino Rauti, Forza Nuova, il FN, fungono da presidio all'estrema destra del Sistema oligarchico, nonché da «sacca di contenimento» destinata all'intercettazione dell'emorragico flusso proveniente dalle basi di AN; ciò al fine di evitare “pericolose” (per il Sistema ...) aggregazioni interne a “poli” politico‑organizzativi autenticamente antisistema. Questo è il ruolo di queste organizzazioni che nonostante tutto mantengono stretti rapporti coi vertici di AN, come il «MSI non ha mai perso il controllo delle organizzazioni extraparlamentari, nemmeno quando, in apparenza, la loro attività ha assunto coloritura anti‑partito ed è parsa danneggiare gli interessi elettorali». [5]
    Questi rapporti li mantiene soprattutto Rauti che, contro il volere della maggior parte del partito, intende stringere alleanze elettorali con il Polo di Fini e di Berlusconi; ma li mantengono anche Forza Nuova e i ragazzi di Boccaccì che, soprattutto a Roma, sono stati spesso presenti ad espletare i servizi d'ordine ai comizi degli uomini di AN, così come accadde qualche anno fa con Gramazio nella periferia della capitale. Dall'interno del MS‑FT si sono levate accuse contro il segretario, reo, secondo molti esponenti, di amministrare il partito come una proprietà personale, gestendo enormi quantitativi di denaro (150 milioni al mese per “Linea”, per 300 copie vendute). Lo stesso Rauti viene accusato di rappresentare in Italia il «tappo di un ambiente che vuole esplodere»; sì perché Pino Rauti è da 50 anni che opera al servizio del Sistema, bruciando e manipolando centinaia di militanti in buona fede, soprattutto tra i più giovani, e soprattutto eliminando i più coerenti poiché il compito del neofascismo italiano è stato quello di epurare dal proprio interno tutti coloro che non intendevano rassegnarsi alla sconfitta militare e che non hanno mai accettato di dover scendere a patti con il sistema democratico imposto dagli Stati Uniti d'America. Questo atteggiamento vile è perdurato per mezzo secolo e permane tuttora adempiendo il massimo ostracismo e la più totale indifferenza nei confronti di chi rimane ancora in piedi a difendere l'identità autentica del Fascismo e del Nazionalsocialismo; quell'identità antiplutocratica ed antitetica al Sistema giudaico-massonico, negata da quelle forze che da mezzo secolo hanno solo ed esclusivamente rappresentato sul piano parlamentare, con I'MSI poi diventato AN, il supporto logistico ai partiti di potere e, sul piano extraparlamentare hanno intrapreso azioni funzionali alla logica degli opposti estremismi alimentata dalla strategia della tensione, in funzione di stabilizzazione dell'ordine plutocratico‑occidentale.
    Tutto questo, senza elaborare sul piano dottrinario un progetto politico‑culturale indipendente e rivoluzionario!
    Ma questo non possono e non devono farlo. Gli ordini impartiti sono ben altri ...



    Manuel Negri


    Note:



    1) Vincenzo Vinciguerra, "Camerati addio", inedito (si consideri che l'articolo è del 1999, N.d.R.);


    2) Maurizio Lattanzio, "Epistolario militante", su "Avanguardia" n° 76 del febbraio 1992;
    3) "la Stampa" del 6 marzo 1998;
    4) "Camerati addio", cit.;

    5) ibidem


  7. #57
    Saloth Sâr
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    Citazione Originariamente Scritto da Galaad
    bla bla bla
    Io rispetto i giovani camerati morti in buona fede in quegli anni quindi taci

  8. #58
    Saloth Sâr
    Ospite

    Predefinito Neo-fascismo atlantico di servizio


  9. #59
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr
    Non è rilevante e non mi va di dirla, -visto che è inutile-, comuque sono abbastanza giovane
    Bando alle ciance... Eta'?

  10. #60
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    Citazione Originariamente Scritto da Galaad
    salotto stai cagando fuori dal vaso, liquidando tanta gente che ha lottato e sofferto ed è morta per quello in cui credeva con un "atlantisti di servizio". un vile giudizio postumo legittimato dalla tua banale interpretazione storica comodamente a posteriori non ha alcun significato. allora anche te e la tua pseudo-militanza tra 5 anni saranno utilizzabili da qualche "velavevodettoio" per giistificare l ennesimo contorcimento e rattrappimento ideologico.

    io te lo dico, e non troppo velatamente, occhio che il mondo non è un forum e certa gente potrebbe incazzarsi a sentirsi chiamata in causa da una nullità.
    tu sei solo uno che si arrampica sugli specchi, si fa le seghe sui siti e spara giudizi pesanti come macigni senza sapere di cosa parla.
    vorrei vederti di fronte a Cavallini a dirgli qualcosa.

 

 
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