Tratto dal Giornale di Sardegna di oggi, possiamo vedere come la scienza ufficiale conferma le tesi propugnate da me, che inzialmente fui catalogato come pazzo visionario. Come vediamo c'è chi segue le orme, forse gli studi degli accademici, solo perchè sono tali, saranno considerati più attendibili? L'importante è che si sia iniziato a parlare dell'argomento anche in ambito accademico.
Dunque La Flotta shardana ed i Porti nuragici e shardana sono più reali di quanto pensavamo.
L'articolo è il seguente:
Culture
Ed i t o r i a
Piccole creazioni dell'Isola scoperte nel Mediterraneo: il libro di una rice rca t r i ce
indaga tra i segreti delle navicelle nuragiche. di Francesca Mulas
Tra sacri misteri di bronzo
EPOLIS
Un mistero avvolge le navicelle nuragiche, preziose creazioni in bronzo
ritrovate in tutto il Mediterraneo. Un mistero lungo tremila anni. Nato quando
in Sardegna gli uomini si radunavano attorno a santuari di pietra e veneravano l’acqua e le stelle. Allora sapienti mani artigiane forgiavano modellini di
navi in cera e argilla, e li trasformavano in splendidi manufatti metallici che viaggiavano fino alle coste della penisola.
PER CHIerano create queste navi in miniatura con a bordo uomini,
animali, esseri fantastici? Che significato avevano? Giocattoli
per bambini, ex-voto, oggetti d’arte raffinata per i clan
del potere? O semplicemente lampade per rischiarare le silenziose
notti del popolo dei nuraghi? Ha provato a dare delle
risposte Anna Depalmas, giovane ricercatrice di Ghilarza che
ha dedicato parecchi anni di studio all’argomento. La sua pubblicazione Le navicelle dibronzo della Sardegna Nuragica, edita da Gasperini, è stata
presentata sabato nella Cittadella deiMusei di Cagliari. Il libro,
diciamolo subito, non ha la pretesa di chiudere definitivamente
questioni storiche, e non svela esaltanti teorie sardocentriche. Troppo esiguo il numero di ritrovamenti, appena 146 navicelle (non sono considerati i
numerosissimi bronzetti custoditi illegalmente); scarsi i dati di scavo, gran parte degli oggetti vengono da circostanze casuali o sconosciute. Il merito dell’autrice sta nella creazione di un catalogo, ordinato e puntuale, corredato da una precisa
tipologia dei manufatti finora conosciuti. Ve sono i tipi prodotti dagli artigiani nuragici, diffusi in tutta l’isola in contesti funerari e sacri ma soprattutto in strutture civili, tra XII e VIII secolo a.C. Lo straordinario ritrovamento
di otto navicelle nelle coste tra Etruria e Lazio, e
di una nel tempio di Hera a Crotone, in Puglia, suggerisce che
questi oggetti venivano esportati come dono prezioso da offrire
alle divinità o da custodire tra i corredi dei defunti. Se non
possiamo cogliere fino in fondo il significato di questa produzione,
abbiamo la certezza che i modellini riproducevano navi vere: «Emerge - spiega la Depalmas - una familiarità con il mezzo di trasporto marino che
pare difficile confinare a una conoscenza superficiale di navi e imbarcazioni ammirate in lontananza nel mare». E soprattutto che gli artigiani nuragici
erano in possesso di un’ar te raffinata e preziosa.■
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