Appena quattro mesi di detenzione per il giovane stupratore a Napoli: scarcerato
Stupro al Corso, scarcerato il diciassettenne
Ha lasciato la cella del carcere di Airola e si prepara a cambiare vita. Un lavoro prima di tutto, poi formazione e assistenti sociali. Lontano dai vicoli di Montecalvario, con lo sguardo rivolto al futuro, provando a rimuovere i sensi di colpa, a dominare i sogni ricorrenti - quelli che ti tirano giù dal letto prima dell’alba - come ha raccontato ieri ai giudici del Tribunale minorile. M.D.B. diciotto anni a novembre è stato scarcerato ed è stato trasferito in una comunità di recupero e di inserimento, una realtà che dovrebbe lasciare il prossimi giorni (il 12 luglio), quando sarà articolato il programma di recupero: è il responsabile dello stupro consumato a danno di una donna di trent’anni, a gennaio scorso, in piazzetta San Sepolcro, a pochi metri dal corso Vittorio Emanuele. Erano le cinque di domenica mattina, la donna accompagnava un’amica a casa, quando venne aggredita da quattro minorenni. Non aveva molti soldi, si limitò a consegnare il cellulare. Troppo poco, scattò la vendetta. Fu violentata dal più grande del gruppo - il capobranco - che le diede una lezione, brandendo una pistola giocattolo. Un mese e mezzo dopo, lo scorso 18 febbraio, M.D.B venne arrestato e confessò tutto. La prospettiva della prova del Dna (che oggi può essere imposta anche ad un minorenne) lo mise sulla buona strada, inducendolo ad un’accorata e lucida confessione. Un caso chiuso, che torna alla ribalta della cronaca alla luce del dispositivo del Tribunale dei Minori, che ha scarcerato il gruppetto del corso Vittorio Emanuele, capobranco compreso. È stato il gip Esposito a firmare un dispositivo che rischia di rilanciare polemiche e reazioni a caldo. Il giudice del Tribunale dei Colli Aminei ha accolto la richiesta del diciassettenne, sostenuta dai suoi difensori Leopoldo Perone e Alberto Varano, mandando in comunità il reo confesso, formalmente accusato di stupro e rapina pluriaggravata; stesso provvedimento per A.F., difeso dal penalista Riccardo Ferone, quindicenne che era stato inizialmente arrestato con l’accusa di essere lo stupratore, per essere poi scagionato dalla prova del Dna, e che ora risponde di rapina aggravata; e per gli altri due malviventi in erba V.E. e M.V., difesi dal penalista Antonello Grassi. Un provvedimento adottato nonostante la formale opposizione del pm Patrizia Imperato, che non ha ravvisato il cambiamento di rotta in questi mesi da parte dell’indagato, anche se la Procura minorile attende comunque la formulazione di un programma di recupero. Il prossimo dodici luglio, il gip napoletano dovrà esprimersi sulla cosiddetta «messa alla prova», uno statuto offerto dal codice nei confronti dei minorenni, che assegna tre anni ad un indagato per estinguere il reato attraverso una condotta irreprensibile. Un provvedimento garantista, adottato anche dopo la confessione di M.D.B.: «Sono realmente pentito, in questi mesi trascorsi in cella». Dolorosa invece la reazione da parte della vittima, di fronte all’impossibilità di dimenticare una violenza indelebile, di fronte all’esigenza di rimanere tricerata dietro il comprensibile silenzio.
Fonte Il Mattino 17-06-06
VEDIAMO COSA CI DICONO ORA CERTA GENTE CHE ERA PER LA DIMINUZIONE DELLE PENE NEL 3AD "UNA DI NOI"
VOGLIO PROPRIO SENTIRLI




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