User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 12

Discussione: L'Anticristo

  1. #1
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    L'Anticristo

    L'Anticristo - Capitolo I



    L'ANTICRISTO

    di AGOSTINO LÉMANN

    CAPITOLO I.


    Introduzione. - L'APOSTASIA.

    SOMMARIO.

    I. Lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi.

    II. Allocuzioni ed encicliche di Leone XIII.

    III. Prima Enciclica di Pio X.

    IV. I due Pontefici denunziano l'apostasia

    V. L'apostasia finirà nell'Anticristo.


    I. Lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi.

    Quasi duemila anni fa la Chiesa di Tessalonica trovavasi nel disordine: alcuni falsi dottori avevano sparso che il mondo stava per finire. L'apostolo S. Paolo, fondatore di quella chiesa, avendo saputo questo turbamento delle anime, prese la penna e, in una lettera rimasta celebre, la IIa ai Tessalonicesi, li rassicurò in questi termini: "Noi vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo, e per l'adunamento nostro con lui, che non vi lasciate sì presto smuovere dai vostri sentimenti, nè atterrire, o dallo spirito, o da ragionamento, o da lettera come scritta da noi, quasi imminente sia il dì del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo; imperocchè (ciò non sarà) se prima non sia seguita l'apostasia e non sia manifestato l'uomo del peccato, il figliuolo di perdizione" [1].
    La calma tornò nella chiesa di Tessalonica; ma due annunzi erano stati fatti dall'Apostolo per istruzione dei secoli futuri: cioè che la fine del mondo non sarebbe avvenuta so prima non fosso seguita l'apostasia e non fosse comparso l'Anticristo o l'uomo del peccato. Dunque prima l'apostasia e poi l'Anticristo.
    Or ecco che in mezzo al nostro secolo, profondamente turbato, sia dalle ribellioni della ragione umana contro la Fede, sia dagli assalti incessanti contro la Chiesa, sia finalmente dai provvedimenti molteplici e perfidi contro il cristianesimo degli individui, delle famiglie e delle nazioni, ecco che la parola apostasia, come l'ha pronunziata san Paolo, viene echeggiando dall'alto, cadendo a più riprese, come un avvertimento, dalle labbra o dalla penna de' Romani Pontefici.

    II. Allocuzioni ed encicliche di Leone XIII.

    Da prima è Leone XIII, che nel concistoro segreto del 30 dicembre 1889, si espresse, per la prima volta, cosi dinanzi ai cardinali: "Venerabili fratelli, facilmente apparisce che vi ha il comune disegno d'impugnare la religione avita e, sotto gli auspici e la guida delle sétte perverse, strappare, se fosse possibile, dal seno della Chiesa l'intera nazione italiana... Ciò che noi vogliamo, è che sia conservata intera, come conviensi, la fede cristiana; giacchè la conservazione appunto di questa è messa in pericolo, quando coloro che presiedono al governo del popolo assegnano allo Stato l'ufficio di vendicare all'umana ragione un primato senza misura e senza legge: il che, tolte le lustre, altro non è che rigettare totalmente ciò che da Dio è stato rivelato, ed apostatare assolutamente dalla Chiesa... Non par vero che a questo estremo siasi pur finalmente arrivati" [2].
    Una seconda volta, lo stesso Pontefice denunziò l'apostasia in una protesta indirizzata a S. E. il cardinal Rampolla del Tindaro, suo segretario di Stato: "Lo scopo ultimo della occupazione di Roma, non diciamo nella mente di quanti vi cooperarono, ma delle sétte che ne furono i primi motori, non è, o almeno non è tutto nel compimento dell'unità politica. No: quell'atto di violenza, che ha pochi esempi nella storia, doveva, nei secreti settari , servire come mezzo ed esser preludio di un assunto più tenebroso. Se si stese la mano a squarciare le mura della metropoli civile, fu fatto per meglio battere in breccia la città sacerdotale: e per sortire l'intento dì assalire da vicino la potestà spirituale dei Papi, incominciossi dall'abbatterne quel propugnacolo terreno... Son cinque lustri che, guardandosi attorno, Roma vede padroni del campo gli oppugnatori della istituzioni e delle credenze cristiane. Diffusa ogni più malvagia dottrina: vilipesi impunemente la persona e il ministero del Vicario di Dio: contrapposto al dogma cattolico il libero pensiero, e alla cattedra di Pietro il seggio massonico. E appunto a questo insieme nefasto d'idee e di fatti si è preteso novellamente di dar sembianza di dritto ed essere di stabilità, mediante il suggello di una nuova legge e le clamorose manifestazioni che secondarono, capitanate a viso aperto dalla setta nemica di Dio. È forse questo il trionfo della causa italiana, o non piuttosto l'avvenimento dell'apostasia? [3]"
    Una terza volta Leone XIII alzò la voce nella grave allocuzione da lui pronunziata nel Concistoro del 15 aprile 1901: " Venerabili Fratelli, ci turba profondamente il pensiero che le contrarietà e gli ostacoli, onde si circonda il cattolicismo, non solo non si attenuano, anzi d'una in altra parte d'Europa come per contagio si estendono... Domina in questo momento il disegno manifesto dei nemici della Chiesa di muovere la più fiera guerra alle cattoliche istituzioni; e a tal fine si direbbe che abbiano stretto fra loro una lega intestina. Ne son prova i fatti molteplici che si van ripetendo da più parti, la concitazione cioè delle plebi, le violente chiassate e le minacce che si lanciano pubblicamente, gli scritti eccitatori delle passioni popolari, e le ingiurie scagliate senza ritegno contro le cose e le persone più venerande. Tutti questi sono foschi indizi del futuro, nè è lungi dal vero il timore che alle presenti calamità altre anche più calamitose abbiano da seguire. Tuttavia quali si sieno gli affanni e la battaglie che il domani arrecherà, la Chiesa, fidata in Dio, non incontrerà nè subirà cosa alcuna per cui abbia a temere per sè. Hanno da temere i Governi, che non vedono dove s'incamminano, ha da tremare la società civile, che a tanto maggiori pericoli va incontro, quanto più si distacca da Cristo liberatore" [4].
    Nello stesso anno 1901 in una lettera in data del 29 giugno e indirizzata ai Superiori generali degli ordini e istituti religiosi, Leone XIII insisteva ancora sul pericolo dell'apostasia: "Non è a meravigliarsi, scriveva il chiaroveggente Pontefice, che contro gli ordini ed istituti religiosi, come in altri tempi, imperversi la Città del mondo, massime quella setta che, con sacrileghi patti, è più strettamente avvinta al principe stesso di questo mondo, e più servilmente gli ubbidisce. Pur troppo nei loro disegni lo sbandeggiamento e l'estinzione degli Ordini religiosi è un' abile mossa a condurre innanzi il meditato proposito dell'apostasia delle nazioni cattoliche da Gesù Cristo" [5].
    Un quinto ed ultimo avvertimento, Leone XIII lo dette piangendo in mezzo al sacro Collegio in risposta ad un indirizzo del cardinal Oreglia, relativo al sovvertimento legale delle Congregazioni: "Violate già in cento guise le ragioni della Chiesa e del nome cattolico, ecco andar oltre per la stessa via, sino al sovvertimento legale di sante istituzioni cristiane... Ah non è sincero amore di pubblica prosperità o d'incrementi civili, che muove gli artefici di tali sciagure: ciò che si vuole e si cerca, è il crollo degli ordini cristiani e la ricostituzione degli Stati sulle basi del naturalismo pagano. Se sta scritto in cielo che tra siffatte amarezze quest'ultima reliquia si estingua della Nostra giornata, chiuderemo in rassegnazione le stanche pupille benedicendo il Signore, ma colla persuasione in cuore fermissima che, venuta l'ora della misericordia, sorgerà egli stesso a salute delle genti, assegnate in retaggio all'Unigenito di Dio" [6].
    E Leone XIII, il vegliardo del Vaticano, s'addormì, nella pace del Signore, il 20 luglio 1903.


    III. Prima Enciclica di Pio X.


    La prima Enciclica del nuovo Papa, indirizzata al mondo cattolico, riveste un carattere di solennità eccezionale. Il cardinal Sarto, patriarca di Venezia, successe a Leone XIII. Ascese e si assise nella cattedra di S. Pietro sotto il nome venerato ed amato di Pio X. Egli dunque si rivolse a tutti i Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi ed altri Ordinari in pace e comunione colla Sede Apostolica. Ecco ciò che loro disse:
    "Nel rivolgervi la prima volta la parola dalla cattedra del supremo apostolato, alla quale, per inscrutabile disposizione di Dio, fummo elevati, non fa d'uopo che ricordiamo con quali lacrime e calde istanze ci adoperammo di allontanar da Noi questo formidabile peso del pontificato... Per passarci di ogni altro motivo, ci atterrivano sopra ogni cosa le funestissime condizioni , in cui ora versa l'umano consorzio. Giacchè chi non iscorge che la società umana, più che nelle passate età, trovasi ora in preda ad un malessere gravissimo e profondo, che, crescendo ogni di più e corrodendola insino all'intimo, la trae a rovina? Voi comprendete, o Venerabili Fratelli, quale sia questo morbo: l'apostasia da Dio... Ai nostri giorni veramente contro il proprio Creatore fremettero le genti e i popoli meditarono cose vane [7]; talchè è comune il grido dei nemici di Dio: Allontanati da noi [8]. E conforme a ciò, vediamo nei più degli uomini estinguersi ogni rispetto verso Iddio eterno, senza più riguardo al suo supremo volere nelle manifestazioni della vita privata e pubblica; che, anzi, con ogni sforzo, con ogni artifizio si cerca che fin la memoria di Dio e la stia conoscenza sia dei tutto distrutta.
    Chi tutto questo considera, bene ha ragione di temere che siffatta perversità di mente sia quasi un saggio e forse il cominciamento dei mali, che agli estremi tempi son riserbati, e che già sia nel mondo il figlio di perdizione di cui parla l'Apostolo. Tanta infatti è l'audacia e l'ira, con cui si perseguita da per tutto la religione, si combattono i dogmi della fede, e si adopera sfrontatamente a sterpare, ad annientare ogni rapporto dell'uomo colla Divinità! In quella vece, ciò che appunto, secondo il dire del medesimo Apostolo [9], è il carattere proprio dell'Anticristo, l'uomo stesso con infinita temerità, si è posto in luogo di Dio, sollevandosi sopra tutto ciò che chiamasi Iddio; per modo che, quantunque non possa spegnere interamente in sè stesso ogni notizia di Dio, pure, manomessa la maestà di lui, ha fatto dell'universo quasi un tempio a sè medesimo per esservi adorato. Si asside nel tempio di Dio, mostrandosi quasi fosse Dio" [10].


    IV. I due Pontefici denunziano l'apostasia


    Bisogna convenirne. Il linguaggio energico di Pio X fa seguito ai gravi avvertimenti di Leone XIII. È l'apostasia in marcia che i due Pontefici denunziano con perspicacia e fermezza affatto apostolica L'apostasia! profetata da S. Paolo. Non si tratta, infatti, sia nel linguaggio dell'Apostolo, sia in quello dei Romani Pontefici, d'un'apostasia, cioè di una defezione parziale, limitata, ma, secondo l'espressione energica del greco, l'apostasia!, coll'articolo definitivo, cioè l'apostasia per eccellenza, consistente nella defezione delle nazioni e di un gran numero di cristiani, che si separeranno apertamente dalla Chiesa e da Gesù Cristo.
    E quest'apostasia, i due Papi ce la mostrano in marcia. Leone XIII cominciò col denunziarne gli autori, additarne lo scopo, i mezzi impiegati, le tappo percorso.
    Gli autori sono il Principe del mondo, Satana, e, sotto il suo governo, la setta perversa del Framassoni, nemica di Dio.
    Il fine è la distruzione delle istituzioni cristiane, la religione degli avi rigettata, la ricostituzione degli Stati sulle basi del naturalismo pagano.
    I mezzi impiegati sono la ragione umana eretta in sovrana e senza legge, la soppressione d'ogni insegnamento cristiano, l'estinzione degli Ordini e Istituti religiosi, l'assoggettamento dei sacerdoti fedeli, la separazione della società civile dalla Chiesa.
    Le tappe già percorse sono la presa di Roma, baluardo terrestre della potenza spirituale, il seggio massonico opposto alla cattedra di Pietro, il contagio che si è propagato da un punto all'altro dell'Europa, e l'apostasia ufficiale, nazionale della Francia, per la separazione della Chiesa dallo Stato. Il lamento di Leone XIII emesso, sul declinar della sua vita, nel concistoro del 24 dicembre 1902, si sarebbe avverato: uno Stato, la Francia, si sarebbe ricostituita sulle basi dei naturalismo pagano!
    Tutto ciò, Pio X l'ha riassunto nella sua prima Enciclica. Ritornando egli sulla parola apostasia, caduta tante volte dalle labbra e dalla penna di Leone XIII, non ha esitato, come il suo augusto predecessore, di pronunziarla nuovamente, l'11 giugno dell'anno 1905, nella sua Lettera Enciclica ai vescovi d'Italia sull'Azione cattolica: "Continui strappi si vanno facendo alle pacifiche conquiste della Chiesa, tanto più dolorosi e funesti, quanto più la società umana tende a reggersi con principi avversi al concetto cristiano, anzi ad apostatare interamente da Dio" [11].
    Ma Pio X è andato ancora più oltre. Denunziata l'apostasia, egli ha avuto la fermezza d'indicare ciò che accadrebbe, se andasse ogni dì più crescendo. Citiamo di nuovo le gravissime parole della sua prima Enciclica: "Chi tutto questo considera, bene ha ragione di temere che siffatta perversità di menti sia quasi un saggio e forse il cominciamento dei mali, che agli estremi tempi son riserbati: e che gia sia nel mondo il figlio di perdizione, di cui parla l'Apostolo".

    V. L'apostasia finirà nell'Anticristo.


    L'Anticristo! ecco dove finirà l'apostasia, allorchè avrà raggiunto in estensione e perversità il grado assegnatole dalla pazienza divina.
    Ma le parole di Pio X lascerebbero forse intendere che F Anticristo sarebbe già nel mondo? Non si potrebbe affermarlo con certezza. Esso devonsi veramente interpretare secondo i testi seguenti di san Giovanni : "Siccome udiste che l'Anticristo viene, anche adesso molti sono diventati anticristi" [12]. - "Qualunque spirito che divida Gesù, non è da Dio: e questi è un Anticristo, il quale avete udito che viene, e già fin d'adesso è nel mondo" [13]. - "Molti impostori sono usciti pel mondo, i quali non confessano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: questi tali sono impostori ed Anticristi" [14].
    Come nel passato il vero Cristo, Signor nostro, ha avuto dei precursori, che erano suoi tipi e figure profetiche: Abele, Isacco, Giuseppe, Davide, Giona ecc.; cosi per una permissione divina, l'Anticristo ha pure i suoi: Antioco Epifane, Nerone, Diocleziano, Galerio, Giuliano Apostata, Maometto, ecc. Ai nomi di questi precursori nel passato, altri se ne potrebbero aggiungere nel presente. Ma ciò che v'ha di doloroso e di grave si è che la società umana, incredula ed ostile, si trasforma essa medesima, secondo l'osservazione di Pio X, in vero Anticristo.
    "Tanta è l'audacia e l'ira con cui si perseguita da per tutto la religione, si combattono i dogmi della fede, e si adopera sfrontatamente a sterpare , ad annientare ogni rapporto dell'uomo colla Divinità! In quella vece, ciò che appunto, secondo il dire del medesimo Apostolo, è il carattere proprio dell'Anticristo, l'uomo stesso, con infinita temerità, si è posto in luogo di Dio, sollevandosi sopra tutto ciò che chiamasi Iddio; per modo che, quantunque non possa spegnere, interamente in sè stesso ogni notizia di Dio, pure manomessa la maestà di Lui, ha fatto dell'universo quasi un tempio a sè medesimo per esservi adorato. Si asside nel tempio di Dio mostrandosi quasi fosse Dio". Così si è espresso Pio X.
    Nei secoli passati, soltanto alcuni uomini perversi o sétte nefaste avevano rappresentato l'Anticristo: ai giorni nostri, è l'uomo in generale, è l'umanità ribelle che prende posto accanto agli antichi Anticristi, preparando l'Anticristo straordinario, l'Anticristo propriamente detto.
    È, infatti, manifestamente annunziato questo Anticristo propriamente detto. Se, ne' testi citati più sopra, S. Giovanni non si occupa che degli uomini perversi, i quali, animati dallo spirito dell'Anticristo, possono essere considerati come suoi precursori e meritano di portarne il nome, egli lascia intendere, come pure Pio X, che verso la fine del mondo, qualcuno sorgerà ad esser l'avversario accanito di nostro Signore, suo rivale, secondo la parola Anticristo, che vuol dire contro il Cristo, avversario di Cristo.
    Chi sarà dunque quest'empio misterioso di cui certi uomini perversi non sarebbero stati che pallide figure?

    NOTE

    1 II Thess. II, 1-3.
    2 Allocuzione pronunziata da S. Santità Leone XIII nel Concistoro segreto del 30 settembre 1889.
    3 Al signor cardinal Rampolla dei Tindaro, nostro segretario di Stato, - dal Vaticano, l'8 ottobre 1895.
    4 Allocuzione concistoriale su i pericoli che minacciano la Chiesa e la società civile, 15 agosto 1904.
    5 Lettera di S. Santità Leone XIII ai superiori generali; degli Ordini ed Istituti religiosi.
    6 Allocuzione di Leone XIII al Sacro Collegio tenuta il 28 dicembre 1902.
    7 Ps. II, 1.
    8 Ibid. XXI, 14.
    9 II Thess. II, 3.
    10 II Thess. II, 2. - Enciclica di S. Santità Pio X: E supremi apostolatus cathedra.
    11 Lettera Enciclica di Pio X ai Vescovi d'Italia sull'azione cattolica.
    12 I Joan. II, 18.
    13 Ibid. IV, 8.
    14 II Joan. 7.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'ANTICRISTO



    di AGOSTINO LÉMANN


    CAPITOLO II.

    TRE RITRATTI DELL'ANTICRISTO
    TRACCIATI PROFETICAMENTE NELLA BIBBIA.

    Sommario.

    Ritratto nel libro di Daniele: Il piccolo corno crescente.

    Ritratto nell'Apocalisse di S. Giovanni: La Bestia.


    Ritratto nella IIa epistola di S. Paolo ai Tessalonicesi: L'uomo del peccato.


    I.


    Nella Bibbia si trovano tre ritratti dell'Anticristo.

    Il primo ritratto è nel libro di Daniele: Il piccolo corno crescente. - "Io stava osservando nella notturna visione, ed ecco una quarta bestia, terribile e prodigiosa e forte straordinariamente; ella avea grandi denti di ferro; mangiava e sbranava..., e aveva dieci corna [1]. Io considerava le corna, quand'ecco un altro piccolo corno spunta in mezzo a queste ; e tre delle prime corna le furono svelte all'apparire di questo; ed ecco che in questo corno erano occhi, quasi occhi di uomo, e una bocca che spacciava cose grandi... L'orrore mi prese: io, Daniele, rimasi atterrito per tali cose; e le mie visioni mi conturbarono. Mi appressai ad uno degli assistenti [2], ed a lui domandava la verità di tutte queste cose... Io bramava ardentemente di essere informato intorno alle dieci corna... e all'altro corno che era spuntato, all'apparir del quale erano cadute tre coma e come quel corno avesse occhi e bocca spacciante cose grandi, e fosse maggiore di tutti gli altri. Io stava osservando, ed ecco che quel corno faceva guerra contro dei santi e li superava... E l'angelo mi parlò così: ... I dieci corni saran dieci re; e un altro si alzerà dopo di essi, e sarà più possente dei primi; e umilierà tre regi. Ed ei parlerà male contro l'Altissimo e calpesterà i santi dell'Altissimo e si crederà di poter cangiare i tempi e le leggi; e saranno poste in mano a lui tutte le cose per un tempo, due tempi, e per la metà di un tempo. E il giudizio sarà assiso, affinchè si tolga a lui la potenza, ed ei sia distrutto e per sempre perisca" [3].
    In questo piccolo corno crescente i Padri, e specialmente S. Ireneo, Teodoreto, Lattanzio, S. Girolamo, i commentatori moderni, Maldonato, Cornelio a Lapide, Calmet, ecc., e parecchi esegeti contemporanei, cattolici e protestanti, han veduto con buona ragione la figura dell' Anticristo. Il corno è il simbolo della forza e della potenza. Presso alcuni animali è esso la grand'arma offensiva e difensiva.
    Prima delle scoperte assiriologiche era assai difficile spiegare perchè Daniele avesse, a preferenza, usato questo simbolo per descrivere l'Anticristo. Oggi niente v'è di più naturale. In mezzo ai Caldei, tra cui viveva questo profeta, le statue degli dèi e dei re babilonesi portavano dei corni alle tiare. Disposti con grazia alla base di queste tiare e, sopraposti gli uni agli altri, formavano dei veri ornamenti [4]. E dunque cosa naturalissima che l'ispirazione divina, volendo caratterizzare lo sviluppo e la potenza del dominio dell'Anticristo, abbia indotto Daniele, dimorante e scrivente in Babilonia, a rappresentarlo sotto il simbolo di un piccolo corno crescente.

    II.
    Il Secondo ritratto è nell'Apocalisse: La Bestia. - "Vidi Una bestia Che Saliva dal Mare, che aveva sette teste e dieci corna, e sopra le sue corna dieci diademi, e sopra le sue teste nomi di bestemmia. E la bestia ch'io vidi era simile al pardo, e i suoi piedi come piedi d'orso e la sua bocca come bocca di leone, ed il dragone diede ad essa la sua forza e il suo potere grande. E vidi una delle sue teste come piagata a morte: ma la sua piaga mortale fu guarita, e tutta quanta la terra con ammirazione seguì la bestia. E adorarono il dragone che dette potestà alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: Chi è da paragonarsi colla bestia? e chi potrà combattere con essa? E fulle data una bocca per dir cose grandi e bestemmie; e fulle dato potere di agire per mesi quarantadue. Aprì adunque la sua bocca in bestemmie contro Dio, a bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e gli abitatori del cielo. E fu conceduto a lei di far guerra co' santi e di vincerli. E fulle dato potere sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione. E lei adorarono tutti quelli che abitano la terra, i nomi dei quali non sono scritti nel libro di vita dell'Agnello, il quale fu ucciso dal cominciamento del mondo" [5].
    In questo secondo ritratto l'Anticristo è rassomigliato ad una Bestia mostruosa. Non si può dubitare, infatti, che questa bestia, munita di tutta la potenza di Satana e adorata con lui, non sia la figura dell'Anticristo. Tale è stato il sentimento comune dei commentatori cristiani, dai tempi antichi sino a noi. L'uso di questa espressione la bestia, mostra che, nell'essere in questione, il carattere bestiale dominerà, invece dei sentimenti umani. La pelle del pardo, i piedi dell'orso e la gola del leone indicano ancora che esso riunirà in sè la scaltrezza, la ferocia e la forza.
    Ben a ragione, dunque, gli esegeti riconoscono egualmente nella Bestia dell'Apocalisse il simbolo della Città del male coi grandi imperi pagani in essa succeduti. Ma tutti questi imperi pagani della Città del male finiscono e si riassumono nella persona dell'Anticristo. I profeti presentano e comprendono spesso, sotto una sola figura parecchie cose, che succederanno in tempi diversi, quando esse hanno qualche rapporto tra loro. Rilevasi dalla spiegazione che fu data a S. Giovanni in un'altra visione della Bestia, simbolo, questa volta, della Città del male [6]: "L'angelo mi disse: Le sette teste sono i sette monti, sopra dei quali siede la donna, e sette sono i re (o imperi). Cinque caddero, uno è, e l'altro non è ancora: e, venuto che sia, dee durar poco" [7]. Tutta la malizia e tutta la potenza di questi differenti imperi, che si sono succeduti nella Città del male, figurata dalla Bestia e suoi accessori, si vedranno personificarsi e riepilogarsi in un solo individuo: nell'Anticristo. Ben a ragione, dunque, gli è stato attribuito il nome di Bestia.

    III.
    Il terzo ritratto è nella seconda lettera ai Tessalonicesi: L'uomo del peccato. - "Bisogna che prima sia seguita l'apostasia e sia manifestato l'uomo del peccato, il figliuolo di perdizione, il quale si oppone e si innalza sopra tutto quello che dicesi Dio, o si adora, talmente che sederà egli nel tempio di Dio, spacciandosi per Dio... E allora sarà manifestato quell'iniquo, cui il Signore Gesù ucciderà, col fiato della sua bocca, e lo annichilerà con lo splendore di sua venuta. L'arrivo del quale per operazione di Satana sarà con tutta potenza e con segni e prodigi bugiardi, e con tutte le seduzioni dell'iniquità per coloro i quali si perdono, per non aver abbracciato l'amor della verità per esser salvi. E perciò manderà Dio ad essi l'operazione dell'errore, talmente che credano alla menzogna, onde siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell'iniquità [8]".
    Questa volta, è l'uomo che appariva, con tratti precisamente designati, ma l'uomo avversario di Cristo e della Chiesa, l'uomo del peccato, il figliuolo di perdizione. "Nessun dubbio, dice S. Agostino, che l'Apostolo non parli qui dell'Anticristo" [9].
    Da questi tre ritratti profetici, confrontati tra loro, si posson trarre spiegazioni riguardo alla persona, al regno, alla persecuzione e alla fine dell'Anticristo. Queste spiegazioni noi le classificheremo nei seguenti paragrafi: Cose certe, - cose probabili, - cose indecise, - cose fantastiche.

    NOTE

    [1] Questo animale straordinario, cosi terribile che Daniele potè appena trovar parole per descriverlo, rappresenta, nella visione, l'Impero romano, Esso succede al leone (Impero caldaico), all'orso (Impero medo-persiano) al leopardo (Impero d'Alessandro). (Daniele VII, 1-7). - I dieci corni, cifra rotonda, rappresentano re o regni potenti formatisi dallo sgretolamento dell'Impero romano cagionato dai Barbari. Da questi diversi stati un giorno sorgerà il piccolo corno crescente, ossia l'Anticristo.
    [2] Uno degli spiriti celesti.
    [3] Daniele VII, 7, 8, 15, 16, 19, 20, 21, 23, 24, 25, 26.
    [4] Il Longpérior, descrivendo un idolo siriaco, dice: "I corni di toro che circondano la tiara di questa figura sono un segno di potenza e di gloria... Il modo con cui i corni son disposti alla base della tiara ci spiega come il profeta Daniele concepiva la disposizione de' dieci corni del quarto animale simbolico ch'egli vide in sogno". (Notices des antiquités assyriennes, p. 30).
    [5] Apoc. XII, 1-8.
    [6] Apoc. XVII, 1-18.
    [7] Apoc. XVII, 9, 10.
    [8] II Ep. ai Tess. n, 3, 4, 8, 9, 10, 11.
    [9] S. Agostino, Della Città di Dio, lib. XX, 19.


    testo tratto da: AGOSTINO LÉMANN, L'anticristo, Torino: Marietti, 1919/2, pp. 23-29.

  3. #3
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Allocuzione di S.S. Leone XIII

    Allocuzione concistoriale su i pericoli
    che minacciano la Chiesa e la società civile, 15 agosto 1904



    "Venerabili Fratelli, ci turba profondamente il pensiero che
    le contrarietà e gli ostacoli, onde si circonda il
    cattolicismo, non solo non si attenuano, anzi d'una in altra
    parte d'Europa come per contagio si estendono... Domina in
    questo momento il disegno manifesto dei nemici della Chiesa
    di muovere la più fiera guerra alle cattoliche istituzioni;
    e a tal fine si direbbe che abbiano stretto fra loro una
    lega intestina. Ne son prova i fatti molteplici che si van
    ripetendo da più parti, la concitazione cioè delle plebi, le
    violente chiassate e le minacce che si lanciano
    pubblicamente, gli scritti eccitatori delle passioni
    popolari, e le ingiurie scagliate senza ritegno contro le
    cose e le persone più venerande. Tutti questi sono foschi
    indizi del futuro, nè è lungi dal vero il timore che alle
    presenti calamità altre anche più calamitose abbia! no da
    seguire. Tuttavia quali si sieno gli affanni e la battaglie
    che il domani arrecherà, la Chiesa, fidata in Dio, non
    incontrerà nè subirà cosa alcuna per cui abbia a temere per
    sè. Hanno da temere i Governi, che non vedono dove
    s'incamminano, ha da tremare la società civile, che a tanto
    maggiori pericoli va incontro, quanto più si distacca da
    Cristo liberatore"

    S. S. Leone XIII

  4. #4
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Pericolo Anticristo. Il card. suona l'allarme

    Pericolo Anticristo!

    Il cardinale Biffi dà la sveglia alla Chiesa


    L’arcivescovo emerito di Bologna rilegge il celebre racconto del filosofo russo Vladimir Solovev e lo applica al cristianesimo d’oggi. Bersaglio collaterale: il cardinale Martini

    Sandro Magister


    ROMA, 3 giugno 2005 – Il cardinale Giacomo Biffi, 77 anni, arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003, teologo e grande studioso di sant’Ambrogio, ha raccolto in un volume pubblicato in questi giorni da Cantagalli alcuni suoi scritti non strettamente teologici.

    Titolo del volume: “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo e altre divagazioni”.

    L’Anticristo di cui dice il titolo è quello tratteggiato dal filosofo e teologo russo Vladimir Sergeevic Solovev nel suo ultimo libro scritto poco prima della morte nel 1900: “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”.

    Perché il cardinale Biffi vuole riproporlo oggi all’attenzione di tutti? Perché – scrive – “Soloviev preannunziò con antiveggente lucidità la grande crisi che ha colpito il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento”.

    Nella figura dell’Anticristo descritto da Solovev, infatti, Biffi ravvisa “l’emblema della religiosità confusa ed ambigua del tempo che oggi stiamo vivendo”. Vede delineati e criticati il “cristianesimo dei valori”, l’enfatizzazione delle “aperture”, l’ossessione del “dialogo” a qualunque prezzo, “dove pare che resti poco della persona unica e inconfrontabile del Figlio di Dio crocifisso per noi, risorto, oggi vivo. È la situazione che don Divo Barsotti ha denunciato con una frase tremenda e tremendamente vera, quando ha detto che ai nostri giorni nel mondo cattolico Gesù Cristo troppo spesso è solo una scusa per parlare d’altro”.

    Nel racconto di Solovev, l’Anticristo viene prima eletto presidente degli Stati Uniti d’Europa, poi è acclamato imperatore a Roma, si impadronisce del mondo intero, e alla fine si impone anche alla vita e all’organizzazione delle Chiese. Ma non è tanto su questa vicenda che il cardinale Biffi richiama l’attenzione, quanto sulle caratteristiche del personaggio. Ecco qui di seguito – in alcuni passi del suo saggio che comunque esige di essere letto per intero – come il cardinale le riassume e come trae da esse una lezione per la Chiesa d’oggi:


    Verranno giorni, e anzi sono già venuti...

    di Giacomo card.Biffi

    L’Anticristo era – dice Solovev – “un convinto spiritualista”. Credeva nel bene e perfino in Dio. Era un asceta, uno studioso, un filantropo. Dava “altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza”.

    Nella sua prima giovinezza si era segnalato come dotto e acuto esegeta: una sua voluminosa opera di critica biblica gli aveva propiziato una laurea ad honorem da parte dell’università di Tubinga.

    Ma il libro che gli aveva procurato fama e consenso universali porta il titolo: “La via aperta verso la pace e la prosperità universale”, dove “si uniscono il nobile rispetto per le tradizioni e i simboli antichi con un vasto e audace radicalismo di esigenze e direttive sociali e politiche, una sconfinata libertà di pensiero con la più profonda comprensione di tutto ciò che è mistico, l’assoluto individualismo con un’ardente dedizione al bene comune, il più elevato idealismo in fatto di principi direttivi con la precisione completa e la vitalità delle soluzioni pratiche”.

    È vero che alcuni uomini di fede si domandavano perché non vi fosse nominato nemmeno una volta il nome di Cristo; ma altri ribattevano: “Dal momento che il contenuto del libro è permeato dal vero spirito cristiano, dall’amore attivo e dalla benevolenza universale, che volete di più?”. D’altronde egli “non aveva per Cristo un’ostilità di principio”. Anzi ne apprezzava la retta intenzione e l’altissimo insegnamento.

    Tre cose di Gesù, però, gli riuscivano inaccettabili.

    Prima di tutto le sue preoccupazioni morali. “Il Cristo – affermava – col suo moralismo ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi”.

    Poi non gli andava “la sua assoluta unicità”. Egli è uno dei tanti; o meglio – diceva – è stato il mio precursore, perché il salvatore perfetto e definitivo sono io, che ho purificato il suo messaggio da ciò che è inaccettabile all’uomo d’oggi.

    Infine, e soprattutto, non poteva sopportare il fatto che Cristo sia vivo, tanto che istericamente ripeteva: “Lui non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto. È marcito, è marcito nel sepolcro...”.

    Ma dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente – e merita la più approfondita riflessione – è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista. [...]

    In questa descrizione dell’Anticristo Solovev ha avuto presente qualche bersaglio concreto? È innegabile che alluda soprattutto al “nuovo cristianesimo” di cui in quegli anni si faceva efficace banditore Lev Tolstoj. [...]

    Nel suo “Vangelo” Tolstoj riduce tutto il cristianesimo alle cinque regole di comportamento che egli desume dal Discorso della Montagna:

    1. Non solo non devi uccidere, ma non devi neanche adirarti contro il tuo fratello.

    2. Non devi cedere alla sensualità, al punto che non devi desiderare neanche la tua propria moglie.

    3. Non devi mai vincolarti con giuramento.

    4. Non devi resistere al male, ma devi applicare fino in fondo e in ogni caso il principio della non-violenza.

    5. Ama, aiuta, servi il tuo nemico
    .

    Questi precetti, secondo Tolstoj, vengono bensì da Cristo, ma per essere validi non hanno affatto bisogno dell’esistenza attuale del Figlio del Dio vivente. [...]

    Certo Solovev non identifica materialmente il grande romanziere con la figura dell’Anticristo. Ma ha intuito con straordinaria chiaroveggenza che proprio il tolstojsmo sarebbe diventato lungo il secolo XX il veicolo dello svuotamento sostanziale del messaggio evangelico, sotto la formale esaltazione di un’etica e di un amore per l’umanità che si presentano come “valori” cristiani. [...]

    Verranno giorni, ci dice Solovev – e anzi sono già venuti, diciamo noi – quando nella Cristianità si tenderà a dissolvere il fatto salvifico, che non può essere accolto se non nell’atto difficile, coraggioso, concreto e razionale della fede, in una serie di “valori” facilmente smerciabili sui mercati mondani.

    Da questo pericolo – ci avvisa il più grande dei filosofi russi – noi dobbiamo guardarci. Anche se un cristianesimo tolstojano ci rendesse infinitamente più accettabili nei salotti, nelle aggregazioni sociali e politiche, nelle trasmissioni televisive, non possiamo e non dobbiamo rinunciare al cristianesimo di Gesù Cristo, il cristianesimo che ha al suo centro lo scandalo della croce e la realtà sconvolgente della risurrezione del Signore.
    Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, unico salvatore dell’uomo, non è traducibile in una serie di buoni .progetti e di buone ispirazioni, omologabili con la mentalità mondana dominante Gesù Cristo è una “pietra”, come egli ha detto di sé. Su questa “pietra” o si costruisce (affidandosi) o ci si va a inzuccare (contrapponendosi): “Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà” (Mt 21, 44). [...]
    È stato dunque, quello di Solovev, un magistero profetico e al tempo stesso un magistero largamente inascoltato. Noi però vogliamo riproporlo, nella speranza che la cristianità finalmente si senta interpellata e vi presti un po’ di attenzione.

    Christus vincit!!!!!!!

  5. #5
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow Giovanni Paolo II parla del Mysterium Iniquitatis

    VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

    BEATIFICAZIONE DI 4 SERVI DI DIO:
    Zygmunt Szczęsny Feliński
    Jan Balicki
    Jan Beyzym
    Sancja Szymkowiak

    OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

    Parco di Błonie, Kraków
    Domenica, 18 agosto 2002

    "
    Questo è il mio comandamento:
    che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15, 12).


    Carissimi Fratelli e Sorelle!

    1. Le parole del Signore Gesù, che abbiamo appena ascoltato, si iscrivono in modo particolare nel tema dell'odierna assemblea liturgica nei Blonia di Cracovia: "Dio ricco di misericordia". Questo motto riassume in un certo modo tutta la verità sull'amore di Dio, che ha redento l'umanità. "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo" (Ef 2, 4-5). La pienezza di questo amore si è rivelata nel sacrificio della Croce. Infatti: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13). Ecco la misura dell'amore di Dio! Ecco la misura della misericordia di Dio!
    Quando siamo coscienti di questa verità, ci rendiamo conto che l'invito di Cristo ad amare gli altri, come Egli ha amato noi, propone a tutti noi questa stessa misura. Ci sentiamo in un certo modo spinti ad offrire di giorno in giorno la nostra vita, usando misericordia verso i fratelli, avvalendoci del dono dell'amore misericordioso di Dio. Ci rendiamo conto che Dio, concedendoci misericordia, si attende che noi siamo testimoni della misericordia nel mondo di oggi.

    2. L'invito a testimoniare la misericordia risuona con singolare eloquenza qui, nell'amata Cracovia, sovrastata dal Santuario della Divina Misericordia di Lagiewniki e dal nuovo tempio, che ieri ho avuto la gioia di consacrare. Qui, quest'invito risuona familiare, perché si richiama alla secolare tradizione della Città, di cui nota particolare è stata sempre la disponibilità ad aiutare i bisognosi. Non si può dimenticare che di questa tradizione fanno parte numerosi Santi e Beati - sacerdoti, persone consacrate e laici - che dedicarono la vita alle opere di misericordia. A partire dal Vescovo Stanislao, dalla Regina Edvige, da Giovanni da Kęty e da Piotr Skarga, fino a Fra' Alberto, Angela Salawa e al Cardinale Sapieha, le generazioni dei fedeli di questa Città lungo i secoli si sono tramandate il retaggio della misericordia. Oggi questo retaggio è stato consegnato nelle nostre mani e non deve cadere nell'oblio.
    Ringrazio il Cardinale Franciszek Macharski che, con le sue parole di saluto, ha voluto ricordarci questa tradizione. Sono riconoscente per l'invito a visitare la mia Cracovia e per l'ospitalità offertami. Saluto tutti i presenti, ad iniziare dai Cardinali e Vescovi, nonché coloro che partecipano a questa Eucarestia attraverso la radio e la televisione.
    Saluto tutta la Polonia. Percorro idealmente il luminoso itinerario, con cui Santa Faustina Kowalska si è preparata ad accogliere il messaggio della misericordia – da Łódź, attraverso Warsavia, Płock, Vilnius, fino a Cracovia - ricordando anche quanti in questo itinerario hanno cooperato con l'Apostola della Misericordia. Desidero salutare i nostri ospiti. Rivolgo parole di saluto al Signor Presidente della Repubblica Polacca, al Signor Primo Ministro, nonché ai rappresentanti delle Autorità statali e territoriali. Abbraccio con il cuore i miei Connazionali, e particolarmente quelli colpiti dalla sofferenza e dall'infermità; quanti sono provati da molteplici difficoltà, i disoccupati, i senza tetto, le persone di età avanzata e in solitudine, le famiglie con più figli. Assicuro loro che sono spiritualmente vicino e li accompagno costantemente con la preghiera. Il mio saluto s'estende ai Connazionali sparsi nel mondo. Saluto di cuore anche i pellegrini qui convenuti da diversi Paesi d'Europa e del mondo. Un saluto particolare rivolgo ai Presidenti della Lituania e della Slovacchia qui presenti.

    3. Dall'inizio della sua esistenza la Chiesa, richiamandosi al mistero della Croce e della Risurrezione, predica la misericordia di Dio, pegno di speranza e fonte di salvezza per l'uomo. Sembra, tuttavia, che oggi è particolarmente chiamata ad annunciare al mondo questo messaggio. Non può trascurare questa missione, se ad essa la chiama Dio stesso con la testimonianza di Santa Faustina.
    Dio ha scelto per questo i nostri tempi. Forse perché il ventesimo secolo, nonostante indiscutibili successi in molti campi, è stato segnato, in modo particolare, dal "mistero dell'iniquità". Con questa eredità di bene ma anche di male, siamo entrati nel nuovo millennio. Davanti all'umanità si aprono nuove prospettive di sviluppo e, nel contempo, pericoli finora inediti. Sovente l'uomo vive come se Dio non esistesse, e perfino mette se stesso al posto di Dio. Si arroga il diritto del Creatore di interferire nel mistero della vita umana. Vuole decidere, mediante manipolazioni genetiche, la vita dell'uomo e determinare il limite della morte. Respingendo le leggi divine e i principi morali, attenta apertamente alla famiglia. In vari modi tenta di far tacere la voce di Dio nel cuore degli uomini; vuol fare di Dio il "grande assente" nella cultura e nella coscienza dei popoli. Il "mistero dell'iniquità" continua a segnare la realtà del mondo.
    Sperimentando questo mistero, l'uomo vive la paura del futuro, del vuoto, della sofferenza, dell'annientamento. Forse proprio per questo è come se Cristo, mediante la testimonianza di un'umile suora, fosse entrato nei nostri tempi per indicare chiaramente la fonte di sollievo e di speranza che si trova nell'eterna misericordia di Dio.
    Bisogna far risuonare il messaggio dell'amore misericordioso con nuovo vigore. Il mondo ha bisogno di quest'amore. È giunta l'ora di far giungere il messaggio di Cristo a tutti: specialmente a coloro la cui umanità e dignità sembrano perdersi nel mysterium iniquitatis. È giunta l'ora in cui il messaggio della Divina Misericordia riversi nei cuori la speranza e diventi scintilla di una nuova civiltà: della civiltà dell'amore.

    [...]

    9. Durante il mio primo pellegrinaggio in Patria nel 1979, qui ai Blonia ho detto che "quando siamo forti dello Spirito di Dio, siamo anche forti della fede nell'uomo - forti della fede, della speranza e della carità - che sono indissolubili - e siamo pronti a rendere testimonianza alla causa dell'uomo di fronte a colui, al quale sta veramente a cuore questa causa". Perciò vi ho chiesto: "Non disdegnate mai la Carità che è la cosa "più grande", che si è manifestata attraverso la Croce, e senza la quale la vita umana non ha né radici né senso" (10.06.1979; Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, p. 1521-1522).
    Fratelli e Sorelle, oggi ripeto questo invito: apritevi al dono più grande di Dio, al suo amore che, mediante la Croce di Cristo, si è manifestato al mondo quale amore misericordioso. Oggi, che viviamo in altri tempi, all'alba del nuovo secolo e millennio, continuate ad essere "pronti a rendere testimonianza alla causa dell'uomo". Oggi, con tutta la forza, prego i figli e le figlie della Chiesa e gli uomini di buona volontà di non separare mai e poi mai la "causa dell'uomo" dall'amore di Dio. Aiutate l'uomo moderno a sperimentare l'amore misericordioso di Dio! Che nel suo splendore e calore salvi la sua umanità!

    Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!!!!


  6. #6
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up Vittorio Messori parla dell'Anticristo

    L’Anticristo

    Di Vittorio Messori

    Tratto da: Antologia di “Vivaio”


    L’Anticristo, come sarà? Si sa che in Paolo, nelle lettere di Giovanni, nell’Apocalisse, sono sparsi vari preannunci di una realtà che la Tradizione cristiana ha identificato come (cito da un libro di teologia) «il Principe del male che verrà a regnare sul mondo alla fine dei tempi, prima che il ritorno definitivo del Figlio dell’Uomo instauri i Cieli nuovi e la Terra nuova».
    In molte epoche i credenti hanno pensato di identificare quel misterioso personaggio in qualche sanguinario protagonista della storia: Nerone, poi Attila, su su fino a Napoleone, Lenin, Stalin, Hitler.
    Ma c’è anche una Tradizione cristiana, seppur di minoranza, che pone la pericolosità dell’Anticristo («l’uomo del peccato», il «Figlio della Perdizione» di San Paolo) non nella violenza e nel sangue, ma nel mimetismo subdolo di una realtà suadente ed invitante. Solo di recente è stato tradotto in italiano il libro, del 1907, di R. H. Benson; The Lord of the Word, Il Principe del mondo, dove il Grande Oppositore di Gesù si presenta sotto le vesti di un “umanista”, di un maestro di tolleranza, pluralismi, irenismi ecumenici. Un sorridente inquinatore, dunque, più che un fragoroso antagonista dell’Evangelo. Uno svuotatore dall’interno, più che un assalitore dall’esterno.
    Forse sinora pochi hanno notato che qualche anno dopo, nel 1916, la stessa tesi è stata riproposta da Carl Schmitt. Morto nel 1985 a quasi cento anni, Schmitt è tra coloro di cui probabilmente sentiremo parlare di più negli anni futuri: ce n’è già un preannuncio nell’impetuosa bibliografia, ogni giorno crescente, sulla sua opera. La quale, in questi decenni, era stata rimossa ed esorcizzata perché sospettata addirittura di nazionalsocialismo. In realtà, questo geniale giurista e politologo tedesco fu presto messo da parte dal Terzo Reich (in cui, inizialmente, vide la realizzazione di alcuni punti della sua teoria politica) in quanto accusato di «insufficiente e superficiale antisemitismo» e, soprattutto, di «inquinamenti cattolici».
    In effetti – come gli studi recenti hanno confermato – il cattolicesimo di Schmitt non fu una semplice eredità culturale determinata dagli studi giovanili presso collegi di religiosi, ma fu una fede professata e vissuta sino alla fine. Ciò che fa il fascino inquietante di questo pensatore (riscoperto ora anche dalla ex-sinistra, in cerca confusa di maestri dopo la caduta di tutti i suoi punti di riferimento) è l’avere innestato in un realismo alla Machiavelli e alla Hobbes temi religiosi come colpa, redenzione, salvezza; come Cristo e Anticristo stessi. Si è detto che la sua sarebbe una “teologia politica”. Mentre, per chi legga con attenzione, è forse una “politica teologica”: un discorrere, cioè, di ordinamenti umani mettendo nel conto anche la trascendenza; un misurarsi con la storia, nella consapevolezza che questa non è tutto, che è destinata a sfociare in un Mistero che la supera.

    Sin dal 1916, militare nell’esercito bavarese, il ventottenne Carl Schmitt inizia a riflettere sull’Anticristo in un libro dedicato a Nord-licht (“Luce del Nord”, ossia “Aurora boreale”) di Theodor Däubler. Il giovane Schmitt cita, in quelle pagine, un testo da lui scovato nell’Efrem latino, nel Sermo de fine mundi. Varrà la pena di citare nell’originale quel passo davvero singolare, secondo il quale il Grande Ingannatore che provocherà l’apostasia di molti prima della vittoria definitiva di Cristo «erit omnibus subdole placidus, munera non suscipiens, personam non praeponens, amabili omnibus, quietus universis, xenia non appetens, affabilis in proximos, ita ut beatificient, eum omnes homines dicentes: Justus homo hic est!»Cioè: «Sudbolamente, piacerà a tutti, non accetterà cariche, non farà preferenze di persone, sarà amabile con tutti, calmo in ogni cosa, ricuserà i doni, apparirà affabile con il prossimo, così che tutti lo loderanno esclamando: ‘Ecco un uomo giusto!’».
    Una prospettiva inquietante, questa dell’Efrem latino: L’Anticristo nelle vesti menzognere di “un uomo del dialogo”, di un pacifico, riservato, onesto “umanista”? E’ proprio a questo identikit dell’Avversario che Schmitt aderisce: per lui, sorgerà da una società come quella moderna occidentale dove «gli uomini sono poveri diavoli che sanno tutto e non credono in nulla »; una società dove «le cose più importanti e ultime sono secolarizzate: la bellezza è diventata buon gusto, la Chiesa un’organizzazione pacifista, al posto della distinzione tra buono e cattivo, quella tra utile e dannoso».

    In una simile cultura, quel subdolo Anticristo “dialogante” farà credere che la salvezza passa attraverso la sicurezza sociale e la pianificazione. Soprattutto (ed una delle intuizioni più inquietanti del giovane Schmitt), l’Anticristo non sarà affatto un materialista, un nemico della religione: anzi «provvederà a tutti i bisogni, compresi quelli spirituali». Soddisferà l’anelito alla trascendenza dell’uomo parlando di spiritualità, proponendo una “religione dell’umanità” dove tutti siano d’accordo su tutto e dove sia bandita ogni divergenza e, soprattutto, ogni dogma, visto come il male radicale [Si noti, in proposito, il ruolo centrale della cosiddetta teoria dell’evoluzione dei dogmi nell’eresia modernista N.d.R.].
    In quel inizio del Novecento in cui scriveva, la prospettiva di Schmitt passò quasi inosservata, sembrando del tutto inverosimile. Ma non è forse il caso di rifletterci oggi, quando ciò che ci minaccia, in campo religioso, non è cero più l’intolleranza ma, semmai, il suo contrario: quella “tolleranza” che si trasforma in indifferentismo, nel rifiuto di considerare le varie fedi come qualcosa di più di un modo unico – differenziato soltanto da ragioni storiche e geografiche – di venerare lo stesso, identico Dio ? Dove il “nemico” non è più il vecchio, onesto materialismo ma, forse, l’insidioso spiritualismo “umanitario”?

    Ottimo Messori, come sempre...

  7. #7
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito

    Non saprei dire chi racconta più bufale, tra te e Dan Brown

  8. #8
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Non saprei dire chi racconta più bufale, tra te e Dan Brown
    Guarda che prima o poi la festa o la cagnara finisce ...... Non è tutto rose, bacetti, abbraccetti e fiori.

  9. #9
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito

    Ah, a proposito! Attento a domani, è il Sei Giugno 2006! 06-06-06! Brr, il numero della Bestia!
    Nascerà L'Anticristo! Cave, cave! Dicono che l'Anticristo sarà il figlio di un Cardinale e di una Monaca...sarà vero?

    Non ditemi che credete ancora a queste favole!

    L'Apocalisse fa riferimento alle prime persecuzioni contro i cristiani da parte di Nerone, il cui nome è cifrato in 666. L'Anticristo è stato visto molte volte in varie istituzioni, tra cui anche la Chiesa Cattolica Romana.
    In ogni caso è una favola degna di quelle di Dan Brown.

  10. #10
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Ah, a proposito! Attento a domani, è il Sei Giugno 2006! 06-06-06! Brr, il numero della Bestia!
    Nascerà L'Anticristo! Cave, cave! Dicono che l'Anticristo sarà il figlio di un Cardinale e di una Monaca...sarà vero?

    Non ditemi che credete ancora a queste favole!

    L'Apocalisse fa riferimento alle prime persecuzioni contro i cristiani da parte di Nerone, il cui nome è cifrato in 666. L'Anticristo è stato visto molte volte in varie istituzioni, tra cui anche la Chiesa Cattolica Romana.
    In ogni caso è una favola degna di quelle di Dan Brown.
    Guarda che essere cattolici non significa essere superstiziosi. Ma che pensi?
    Comunque, l'Anticristo è una verità affermata dalla Scrittura. Il resto che riferisci sono leggende. Metropolitane.

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. L'Anticristo
    Di Aganto nel forum Cattolici
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 02-12-12, 13:34
  2. L’Anticristo: un promemoria
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-04-08, 15:20
  3. L'Anticristo è su POL!!!!
    Di marcejap nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 26-02-05, 17:26
  4. L'anticristo Rivelato!
    Di skorpion (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 13-03-03, 09:02

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226