Prologo: per aspera ad astra
Le cime dei monti non sarebbe possibile scalarle senza pericolo e senza fatiche: così pure dalle bassure del corpo non si emerge per quelle vie che trascinano giù per il corpo stesso, il piacere e l’indolenza. La via passa per la sofferenza e la memoria della caduta. E se spiacevoli sono gli ostacoli accidentali, la vera difficoltà è propria alla risalita. Perché vivere una vita facile appartiene agli Dei, ma per chi è caduto nel divenire è tutto il contrario, perché questo stato porta all’oblìo e contribuisce a volgerci verso l’esterno e ad addormentarci se, sedotti dai sogni che ci illudono, ci abbandoniamo al sonno.
Porfirio




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