IL LIBRO

L'inchiesta di un giornalista sul più decisivo mistero della storia: l'origine del cristianesimo.
Quale enigma si cela dietro il nome di "Gesù "?
Al di là degli opposti clericalismi quale ipotesi attendibili è possibile fare, oggi, su di lui? È stato davvero " predetto " dalle millenaria Scritture degli ebrei?
Ma Gesù è esistito? O non è piuttosto un mito che la fede ha travestito da storia? Se esistito, perché l'oscuro, fallito predicatore si trasforma di colpo nel Cristo che violenta la storia e la spezza in due tronconi? Da dove viene quel suo insegnamento di inesauribile, inquietante fecondità?
Allora, fu davvero il "Figlio di Dio"? Ma se Dio c'è, perché è nascosto? Che dire, poi, delle altre religioni? Perché Gesù e non Maometto o Buddha?
A queste domande il libro propone risposte " laiche " chiare e oneste, che non pretendono di esaurire il mistero. Lo stile è vivace, giornalistico, le note erudite sono escluse. Ma ogni parola è rigorosamente documentata. Queste pagine nascono, infatti, da molti anni di ricerca nelle biblioteche di Europa, da sopralluoghi agli scavi archeologici in Medio Oriente, da incontri con specialisti internazionali.
Al termine dell'inchiesta, sembra all'autore che la più plausibile delle "ipotesi su Gesù" sia quella proposta dalla fede; che la ragione consigli di scommettere sulla storicità dei Vangeli. Il libro di un credente, dunque. Eppure, il pensatore marxista Lucio Lombardo Radice, del comitato centrale del PCI, pur riconoscendo la diversità di conclusioni definisce nella prefazione questo saggio "lucido e appassionato; davvero bello, intelligente e sincero".


RECENSIONI

Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori


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di Gianfranco Ravasi


“Queste pagine sono proposte da chi si è inoltrato da bracconiere nella riserva di caccia degli specialisti [...]. Gli eruditi infatti non leggeranno questo libro che pure deve tutto alle loro ricerche preziose. Molti lo sdegneranno come l'incursione d'un dilettante, un intruso che ha tentato di mettere in piazza una disputa troppo profonda per il volgo” (pp. 20 e 25). Pur appartenendo a questa «riserva» o sérail (per continuare l'immagine dell'autore), abbiamo letto con simpatia e interesse questo “scritto-pirata”, frutto degli studi di un ancor giovane giornalista di La Stampa, V. Messori, già noto per le sue attente recensioni di saggistica su Tuttobri.

Finora incursioni nel recinto delle ricerche su Gesù e sul Cristianesimo erano state tante, dilettantesche, estemporanee e, talora, persino pittoresche. In realtà erano tutte verniciate di continue dichiarazioni di scientificità, di adogmatismo, di volontà demitizzante, ma i vari pamphlets di Gentile, di Craveri, di Ricciardetto-Guerriero, di Cordero, di Augstein, di Donini e altri, inesorabilmente si rivelavano ai veri specialisti (liberi da preoccupazioni apologetiche) “libri di paglia” per usare un'immagine brutale di Lutero. D'altronde gli specialisti, spinti da gelosia professionale e abbandonati al loro lessico complicato ed esoterico, avevano reso ben solidi i confini del loro dominio così da chiudere ogni valico a piede profano. Con l'avvento di questo e di altri clandestini e, nonostante la dichiarazione minimalista di Messori stesso, anche loro -gli specialisti- devono imparare qualcosa: limpidità di stile, chiarezza di linguaggio, lucidità nel saper condurre il discorso, resa piana e lineare, volontà di dialogare, attualizzazioni secondo le contemporanee componenti culturali e sociali sono doti che queste pagine presentano e che insegnano ai pur «preziosi» abitanti della torre d'avorio dell'esegesi scientifica e tecnica.

Naturalmente, trattandosi di un'«ipotesi», non tutto è perfetto e il volume può essere reso più accurato, aggiornato e arricchito. Vorremmo solo citare qualche tema di indole generale, dati i limiti di questa presentazione, accogliendo l'invito dell'autore stesso (p. 25). La proposta “apologetica” del c. 2 potrebbe essere approfondita secondo le impostazioni recenti di questo settore teologico che è attualmente uno dei più carichi di fermento (da poco in Italia è in distribuzione una rivista, Teologia, interamente dedicata al problema metodologico ed epistemologico della teologia). Così, una maggior attenzione alle nuove istanze dell'ermeneutica avrebbe reso più aperto il capitolo sulle profezie che ci è parso piuttosto scolastico. Lo sviluppo più sistematico e d'applicazione dei criteri di storicità (è appena apparso in libreria il sussidio sintetico di F. Lambiasi, L'autenticità storica dei Vangeli, Bologna, 1976) nella costruzione dei cc. 5, 6, 7, avrebbe reso ancor più interessante e avvincente la verifica storiografica su Gesù di Nazaret. È anche da colmare una lacuna attraverso un uso più intenso della Redaktionsgeschichte che illuminerebbe più ampiamente la pluralità evangelica.

Si potrebbe avanzare anche qualche appunto marginale: la necessità di, più di una sfrondatura in alcuni paragrafi, il riferimento a una versione migliore della Concordata, un'esitazione maggiore nel dichiararsi «fideisti» (anche perché giustamente il procedimento globale dell'opera non è strettamente parlando di tale qualità), un rispettoso ridimensionamento del primato trionfale riconosciuto al pur grande Pascal citato almeno una cinquantina di volte (anche se il pensatore francese è alla base della genesi «esistenziale» del volume) e dal non sempre felice e pertinente Guitton. (Segnaliamo infine, perché venga rimosso, il fastidioso errore tipografico di p. 183).

Ma queste annotazioni non incrinano la simpatia con cui accogliamo questa Ipotesi su Gesù. Il suo valore non è necessariamente da collocare nei risultati positivi raggiunti sul Gesù storico e sulla proposta cristiana che potrebbero essere accolti forse con “parziale” facilità da un credente, ma è piuttosto da ravvisare nella serietà del metodo e dell’inquisizione. Perciò questo libro non sfigurerà in mano ai credenti che s’interrogano con sincerità sulla loro scelta, in mano alle persone desiderose di penetrare il mondo sempre affascinante dello spirito in cui Gesù è indiscutibilmente un punto d’incontro e di scontro. Ma non sfigurerà anche in mano agli atei che, come il predatore L. Lombardo radice, pur “scommettendo sul no”, studiano e ascoltano con passione e onestà intellettuale l’uomo e le sue ansie.


COMMENTO


"Di Gesù non si parla tra persone educate".

E' l'inizio folgorante e provocatorio di quello che, esclusi i documenti del Concilio Vaticano II, viene considerato dai lettori interpellati dalla San Paolo edizioni per il sondaggio di fine millennio, il "libro religioso più importante e significativo dell’ultimo secolo".

Basterebbe questo o ricordare le decine di traduzioni estere e l'oltre un milione e mezzo di copie vendute in Italia (ancora oggi vendute: il mensile Jesus di agosto 2001, citando i dati di una libreria di Napoli, piazza le Ipotesi al decimo posto fra i libri più richiesti del mese...) per capire cosa rappresenta questo libro nel panorama culturale cattolico (e non solo...).

Il fatto è che questo scritto, nato come il tentativo di dare risposte semplici alle ansie ed agli interrogativi del suo Autore, ha finito col demolire il muro di silenzio imbarazzato (da persone educate a parlare sì dei Vangeli, ma bisbigliando e senza prenderli troppo sul serio) che era calato sulla figura storica di Gesù.

Rischiava di divenire cultura di massa (con esiti ancora più disastrosi per quella Chiesa post-conciliare che "si era già fatta tanto male", registrando la più paurosa fuga di massa che si ricordi) l'approccio scettico verso le Scritture: "il Gesù della Fede va bene, ma da qui a parlare di un Gesù della storia ce ne corre..."; "I Vangeli? un'accozzaglia di miti e leggende costruite in ambiente comunitario.." e così via.

Quando già era di dominio pubblico il silenzio sulla figura storica di quel Nazareno ecco arrivare questo libro "maleducato" che si è intromesso nelle discussioni dotte dei biblisti post-bultmanniani; che ripropone la cara vecchia apologetica proprio mentre si stavano elaborando progetti di "nuova pastorale creativa"; che ha riproposto in modo "impertinente" il problema religioso, proprio mentre molti cattolici "che contano", dopo averlo relegato in soffitta, si entusiasmavano di politica...

Ma, si sa, il "volgo" è, pure lui, "maleducato"....

La fede cristiana in questa nostra età contemporanea, ha notato qualcuno, è "affare" di chi non ha studi ovvero coinvolge chi ha troppi studi. In mezzo restano coloro che hanno avuto modo di acquisire la cosiddetta "cultura generale media", da diploma superiore. Un cultura che -quasi sempre- rimane tale dal momento che, con l'istruzione universitaria, ci si preoccupa di acquisire specializzazioni necessarie per poter lavorare.

Questo libro (pure rispettoso di tutti gli studi più importanti dell'esegesi biblica) ha raggiunto proprio questo "limbo" di persone, offrendo loro uno strumento agile e completo per iniziare (o ricominciare) a "credere con la ragione".

Rimaneva infatti nel cuore di tanti (sia pure nascosta o sepolta da mille affanni o preoccupazioni) l'ansia di credere che i Vangeli come racconto di una storia veramente accaduta. E c'era, nel Popolo di Dio (quello vero, non quello descritto a tavolino da molti "sapienti"...) un angoscioso dilemma: da una parte -infatti - molti church opinion leaders ci dicevano che Gesù, forse non era mai esistito e che, se era esistito, non era mai risorto; dall'altra quegli stessi "maestri" c'invitavano a crederci lo stesso, contando "il messaggio", "l'etica del Vangelo" ecc..

Ma si può seriamente credere nel Vangelo se Gesù non è mai esistito?

Quella "domanda" e quel bisogno di tanti hanno trovato, in queste Ipotesi del 1976, la risposta che chiedevano: semplice e al tempo stesso documentata; razionale e, al tempo stesso, vibrante di un rinnovato stupore; precisa nei dati e nelle verità raccolte ma, nel contempo, capace di proporsi e di affermarsi nella mentalità dei suoi lettori; aperta verso tutto, salvo che verso i "dogmi", fossero pure imposti da teologi "progressisti" e "amici del popolo".

Ipotesi su Gesù è un libro che vale i dieci anni che ci sono voluti per scriverlo, tanto è densa di piccoli e grandi spunti per riflettere ciascuna delle sue pagine.

Ma è anche un libro che vale per intero gli anni di successo che fin qui ha avuto e, ne siamo certi, continuerà ad avere: perché è sempre nuovo, "impertinente" e "rompiscatole" come quel Cristo al quale è dedicato.