Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    brebus? no ndi sciu fai...
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    Predefinito Montenegro: festa per l'indipendenza

    15 anni dopo l'inizio della disgregazione della ex Jugoslavia, anche la piccola repubblica del Montenegro ha deciso mediante referendum per la propria indipendenza.
    Lasciatosi ormai alle spalle il processo cruento e bellico della separazione delle repubbliche jugoslave, il 21 maggio 2006, i cittadini del montenegro hanno dimostrato tutta la loro maturità politica e civile, fugando il timore che potessero verificarsi incidenti o scontri di piazza. Era questo infatti il timore che tutti avevano, dai giornalisti stranieri agli osservatori internazionali: la possibilità che potessero scoppiare dei disordini durante una decisione così delicata, che vedeva coinvolti in non rari casi membri di una stessa famiglia su posizioni diametralmente opposte, chi per l'unione chi per l'indipendenza.

    Qualche minuto dopo le 21.00, ora prevista per la chiusura dei seggi, inizia la diretta con le prime proiezioni sull'affluenza alle urne. Un mega schermo montato su un palco in piazza della Repubblica, la piazza principale di Podgorica, la capitale, trasmette a tutto volume la diretta televisiva dallo studio della Tv montenegrina.

    I due istituti indipendenti incaricati di svolgere le proiezioni sono il Centro per la transizione democratica (CDT) e il CEMI (Centro per il monitoraggio) in collaborazione con il belgradese CESiD (Centro per le libere elezioni e la democrazia). L'affluenza è inequivocabilmente alta, oltre il dato dell'85% inizialmente previsto dai sondaggi pre referendum. E mentre la Commissione repubblicana per il referendum presieduta da Frantisek Lipka lentamente inizierà lo spoglio di tutte le schede, alle 21.50 il CDT darà la prima proiezione sul voto: 56.3% a favore dell'indipendenza. Benché il dato non sia ancora ufficiale la gente esulta.
    Dietro il palazzo del municipio si accendono ritmicamente i fuochi d'artificio. In piazza poche decine di persone sventolano le bandiere rosse con lo stemma del Montenegro e inneggiano al nuovo stato indipendente. La vera esplosione di gioia dei filoindipendentisti si manifesta duecento metri più in là rispetto a piazza della Repubblica. Lungo il corso che passa davanti alla sede del parlamento un enorme fiume di automobili inizia a strombazzare. Il chiasso è assordante. Macchine stracolme di persone sventolano le lunghe bandiere rosse. Dai bambini agli anziani, tutti sono in preda all'euforia dei festeggiamenti. Poco dopo le 22.00 la prima conferenza stampa del gruppo unionista. Predrag Bulatovic, leader dell'opposizione e del blocco per il mantenimento dell'unione con la Serbia, polemizzando sull'anticipo dei dati degli istituti indipendenti e sullo spettacolo pirotecnico, evidentemente preparato anzitempo dai filo indipendentisti, invita tutti i cittadini a rimanere calmi e tranquilli nelle proprie case ad attendere i risultati ufficiali. Un invito che dalla piazza verrà ampiamente fischiato e che nessuno dei festeggianti è deciso a seguire.

    Per le strade la fiumana di persone grida a viva voce "evviva Montenegro". Sul tetto di alcune automobili svetta una gigantografia del premier in carica, Milo Djukanovic, leader del blocco filo indipendenza. La gente per le strade invita fotoreporter e cameramen a riprenderli mentre esultano e baciano la bandiera del Montenegro.
    Lungo il corso ci si muove a fatica tra la folla, ma il vero delirio è davanti alla sede del governo. Una massa di persone con le braccia alzate canta e balla sulle note della canzone "Moja ljubavi" (amore mio). Canzone presentata dal gruppo montenegrino "No name" alle selezioni nazionali per il festival della canzone europea "Eurosong", in contrapposizione a quella del gruppo serbo dei "Flamingosi". Una contesa che era sfociata in una polemica tra la Serbia e il Montenegro sul vincitore del festival nazionale, valevole per la qualificazione a quello europeo, e che è costata alla Serbia e Montenegro una squalifica per tre anni per non essere stati in grado di selezionare un partecipante all'"Eurosong". Ora che i due stati sono indipendenti la cosa potrebbe cadere, dal momento che la squalifica era rivolta alla sola Unione SM.

    Poco prima della mezzanotte il CDT comunica un altro dato, ridimensionando la distanza tra i due blocchi: 55.3% a favore dell'indipendenza. La folla non sembra accorgersene e imperterrita prosegue le celebrazioni, ma ancora nessuna dichiarazione dei politici indipendentisti.

    E' solo dopo le 2.00 di notte che arriva la comunicazione ufficiale di Milo Djukanovic. Dopo la comunicazione dell'ultimo dato sulla base del 99.7% dei voti, Djukanovic dichiara subito che la manciata di voti che ancora mancano allo scrutinio non saranno in grado di influenzare il risultato definitivo. Il quorum del 55% imposto dall'Unione europea è stato oltreppasato, il premier si congratula con i cittadini che gli hanno dato fiducia e saluta il nuovo corso del Montenegro indipendente, senza mancare di fare gli auguri alla Serbia indipendente.

    I dati ufficiali della Commissione referendaria verranno comunicati nella giornata del 22 maggio, mentre gli irriducibili dei festeggiamenti continuano imperterriti per tutta la notte a suonare il clacson delle auto.

    www.osservatoriobalcani.org

  2. #2
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    Predefinito

    grande cosa,
    vedremo come riusciranno a costruirsi un futuro da nazione libera!
    auguri a tutti i montenegrini!

  3. #3
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Idhoca
    15 anni dopo l'inizio della disgregazione della ex Jugoslavia, anche la piccola repubblica del Montenegro ha deciso mediante referendum per la propria indipendenza.
    [.....]
    Poco prima della mezzanotte il CDT comunica un altro dato, ridimensionando la distanza tra i due blocchi: 55.3% a favore dell'indipendenza. La folla non sembra accorgersene e imperterrita prosegue le celebrazioni, ma ancora nessuna dichiarazione dei politici indipendentisti.

    E' solo dopo le 2.00 di notte che arriva la comunicazione ufficiale di Milo Djukanovic. Dopo la comunicazione dell'ultimo dato sulla base del 99.7% dei voti, Djukanovic dichiara subito che la manciata di voti che ancora mancano allo scrutinio non saranno in grado di influenzare il risultato definitivo. Il quorum del 55% imposto dall'Unione europea è stato oltreppasato, il premier si congratula con i cittadini che gli hanno dato fiducia e saluta il nuovo corso del Montenegro indipendente, senza mancare di fare gli auguri alla Serbia indipendente.

    www.osservatoriobalcani.org
    Esss, m'as anticipau...

    La festa è qui http://www.osservatoriobalcani.org/a...view/5722/1/47
    Ajò dai che li riempiamo di msg di solidarietà e auguri...

  4. #4
    brebus? no ndi sciu fai...
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    Predefinito Unione Sarda, pag. 9

    Il risultato del voto popolare, secondo gli exit poll, segna la fine dell’ultimo avamposto jugoslavo Montenegro:sì all’indipendenza Il referendum sancisce il divorzio con la Serbia Il Montenegro saluta e se ne va. È questo, ieri sera, il verdetto degli exit poll a conclusione del referendum chiamato a dire la parola finale sul destino dell’unione tra la più piccola Repubblica ex jugoslava e la Serbia, sua incombente sorella maggiore ortodossa:ultimo retaggio di quella che fu la Federazione di Tito.
    I risultati ufficiali sono rinviati ai conteggi della notte. Ma le proiezioni degli istituti demoscopici indicano un trend attendibile, il sì al divorzio incassa il sostegno del 56,3% dei votanti, secondo l’istituto indipendente Cesid,
    oltre un punto in più di quel 55% concordato dagli opposti schieramenti con la mediazione dell’Ue come soglia minima necessaria per dare il via libera alla
    secessione. Un esito che andrà certificato ora dallo scrutinio delle schede e sul quale non manca l’ombra di qualche contestazione, ma che ha già dato il
    via ai festeggiamenti di migliaia di fan dell’indipendenza, scesi in piazza a Podgorica alla luce dei fuochi d’artificio e al vento delle bandiere nazionali con l’aquila bicefala in campo rosso: ennesimo simbolo balcanico che risorge
    dai miti del passato. Un esito in linea con le attese, del resto, che è emerso al termine di una giornata elettorale contrassegnata da un’affluenza record, da una sostanziale regolarità del voto almeno nelle procedure e da un clima lontano da eccessi: nulla a che fare, insomma, con lo sfondo di odio e di echi di guerra che negli anni ’90 accompagnò la secessione da Belgrado di tutte le altre Repubbliche ex jugoslave. I numeri certi indicano che il referendum - voluto a spada tratta dal premier del governo locale Milo Djukanovic con ’intenzione dichiarata di liberare il Montenegro dall’abbraccio di un partner 15 volte più grande come la Serbia e la promessa di avvicinarlo più speditamente all’Ue - ha coinvolto la quasi totalità dei 485.000 montengrini iscritti nelle liste. Il quorum di partecipazione (50 per cento) è stato superato già alle 13, ppena
    cinque ore dopo l’apertura dei seggi, e alle 21, orario di chiusura, ha sfiorato il 90 per cento degli aventi diritto. Djukanovic e i suoi, dal canto loro, non hanno dubbi. «Quello di oggi - ha scandito ieri il primo ministro, indossando i panni del trionfatore - è un grande giorno », che segna «la vittoria del
    Montenegro». Una vittoria, ha aggiunto, ottenuta «con la democrazia » e che «allarga le prospettive d’integrazione euroatlantica » - ostacolate finora dal
    persistente contenzioso della comunità internazionale con Belgrado in materia di consegna degli ultimi criminali di guerra dell’era Milosevic - per questo paese-fazzoletto grande come il Trentino-Alto Adige, appollaiato tra le cime balcaniche e la costa adriatica. Magnifiche sorti sulle quali non concorda il leader dell’opposizione unionista, il socialista Predrag Bulatovic, convinto che
    i giochi non siano ancora chiusi fino a quando la Commissione elettorale non ufficializzerà ogni cosa. E pronto in ogni caso a proseguire la sua battaglia contro un sistema di potere - quello di Djukanovic - che egli accusa di
    aver perseguito «l’avventura della secessione» per interessi personali e di clan. Difficile, tuttavia, che il pur non disprezzabile 43% accreditato
    dai sondaggisti al fronte della difesa dell’unione e della fratellanza con la Serbia possa a questo punto ribaltare la situazione. A maggior ragione se si
    confermerà il placet degli osservatori internazionali: premessa di un rapido riconoscimento del nuovo Montenegro indipendente e sovrano da parte dell’Unione Europea, ma anche di Usa e Russia, a dispetto delle residue incertezze sulla tenuta economica e sul livello di legalità garantite da un Paese e da una classe dirigente non estranei in passato a sospetti di traffici opachi.
    L’incognita principale riguarda tuttavia la reazione del governo serbo nazional-patriottico di Vojislav Kostunica. Che ha assicurato di voler rispettare il responso dell’elettorato montenegrino, ma che - spalleggiato dal
    patriarcato ortodosso di Belgrado - non ha mai fatto mistero di considerare la secessione quasi alla stregua di un tradimento. Un approccio che non prelude
    a prove di forza, ma potrebbe significare l’innalzamento di muri innaturali: con conseguenze sul fronte del riconoscimento diplomatico reciproco, della suddivisione delle Forze armate oggi congiunte (soprattutto delle basi navali sulla costa del Montenegro, unico sbocco al mare per la Serbia), nonchè sui diritti dei circa 300.000 montenegrini residenti stabilmente in territorio serbo.
    A stemperare gli animi potrebbe peraltro contribuire la scarsa partecipazione emotiva della stessa opinione pubblica serba di fronte a un divorzio che
    suscita molti meno rimpianti e irritazione di quanto non possa causare l’aspro negoziato sull’ eventuale distacco del Kosovo: provincia a maggioranza albanese, ma anche culla secolare della fede e dell’epos serbi. Per le considerazioni e le schermaglie, ad ogni modo, ci sarà tempo nei prossimi mesi. A Podgorica ieri, almeno per alcuni, è stato tempo di festa: la festa di coloro che salutano un’ altra piccola patria che si risveglia.
    ALESSANDRO LOGROSCINO

  5. #5
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  6. #6
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  8. #8
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    i dati del referendum per l'autodeterminazione sono stati confermati!

    tra non molto in Europa esisterà un nuovo stato, che sarà uno stato nazionale perchè popolato da un popolo avente una nazionalità ben definita fin dal medioevo!

    ciò che ormai da anni stava avvenendo, ovvero la graduale separazione del Montenegro dalla Serbia (culminata negli ultimissimi anni con l'adozione passiva nel Montenegro dell'EURO, cosa che non è avvenuta in Serbia), ha ora raggiunto il culmine con l'autodeterminazione pacifica del popolo montenegrino!

    la Jugoslavia è definitivamente morta, a questo punto credo che anche lo stato della Serbia-Vojvodina-Kossovo cesserà di chiamarsi Jugoslavia...

  9. #9
    Indipendentista sardu
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    l'unica cosa che mi lascia perplesso è il fatto che, come sempre nei balcani, il nuovo stato nazionale sia di fatto popolato solo per meno di metà da "etnici" montenegrini, il 60% dei cittadini appartengono a tante altre nazionalità... spero che in un contesto democratico ogni minoranza nazionale trovi spazio e tutela nella nuova repubblica!


    http://www.osservatoriobalcani.org/area/montenegro

    Montenegro



    Superficie:
    13.812 Kmq

    Popolazione:
    672.656 (censimento 2003)

    Capitale:
    Podgorica (150.000 ab.)

    Gruppi etnici presenti:
    montenegrini (40,64%); serbi (30,01%); bosniaci (9,41%); albanesi (7,09%); musulmani (4,27%); croati (1,05%); rom (0,43%); altri (1,41%); non ha espresso appartenenza nazionale (4,12 %); dati mancanti (1,57%)


    Religioni diffuse:
    ortodossa; musulmana; cattolica

    Lingua ufficiale:
    serbo, montenegrino

    Altre lingue diffuse:
    croato; bosniaco; albanese

    Divisione amministrativa:
    la Repubblica del Montenegro, in base agli Accordi di Belgrado (marzo 2002), fa parte della Unione di Serbia e Montenegro

    Moneta:
    il Montenegro ha adottato l'euro come moneta parallela

  10. #10
    Indipendentista sardu
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    Etnie nel territorio montenegrino



    ciò che rimaneva della Jugoslavia ante-indipendenza del Montenegro (Crna Gora), la Serbia è divisa nelle sue tre regioni

 

 

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