OMNIA SUNT COMMUNIA

Precarietà, deregulation delle nostre vite -

Franco Berardi Bifo

Nella forma classica del capitalismo industriale le oscillazioni dei prezzi, dei salari, del profitto si fondavano sul rapporto tra tempo di lavoro socialmente necessario e determinazione del valore. Con l’introduzione delle tecnologie microelettroniche e la conseguente mentalizzazione del lavoro produttivo, i rapporti tra le diverse grandezze e le diverse forze produttive sono entrate in un regime di indeterminazione. La deregulation lanciata da Margareth Thatcher e da Ronald Reagan all’inizio degli anni ’80 non è la causa di questo indeterminismo, ma la sua registrazione politica. Il neoliberismo registra la fine della regola del valore, e ne fa una politica economica. La decisione di svincolare il dollaro dall’oro presa da Richard Nixon nel 1971 diede al capitalismo americano un ruolo di tipo assolutistico nell’economia globale, sottraendolo al quadro costituzionale stabilito a Bretton Woods nel 1944. Da quel momento l’economia americana non deve più rendere conto alle leggi dell’economia, (ammesso che una cosa siffatta sia mai esistita), perché si regge unicamente sulla forza. Il debito americano può crescere indefinitamente, perché il debitore è militarmente più forte dei creditore. Da quel momento appare chiaro che l’economia, lungi dall’essere una scienza oggettiva è una tecnica di modellazione dei rapporti sociali, un’impresa di violenta costrizione finalizzata ad imporre all’attività sociale delle regole arbitrarie: competitività, massimo profitto, crescita illimitata. Nel suo libro più importante (L’échange symbolique et la mort, Gallimard, 1976) Jean Baudrillard intuì le linee generali dell’evoluzione di fine millennio. «Il principio di realtà ha coinciso con uno stadio determinato della legge del valore. Oggi tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, tutta la realtà assorbita dall’iperrealtà del codice della simulazione». Tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, dal momento che non è più garantita la corrispondenza tra un segno e un referente, tra una simulazione e un evento, tra il valore e il tempo di lavoro. La decisione che sancì la fine della convertibilità del dollaro inaugurò un regime di aleatorietà dei valori fluttuanti. La regola della convertibilità venne destituita con un atto di volontà politica. E contemporaneamente, in quegli anni Settanta iniziava a sgretolarsi l’intero sistema tecnico e organizzativo governato dal paradigma meccanico. Come si stabilisce il valore entro il regime di aleatorietà dei valori fluttuanti? Si stabilisce con la violenza il raggiro la menzogna. La forza bruta viene legittimata come unica fonte efficace della legge. Entro il regime di aleatorietà dei valori fluttuanti la precarietà diviene la forma generale di esistenza. La precarizzazione agisce nelle profondità della composizione sociale, sulle forme psichiche, relazionali, linguistiche, espressive. La precarietà non è un elemento particolare della relazione produttiva ma il cuore nero del processo di produzione. Un flusso continuo di info-lavoro frattalizzato e ricombinante circola nella rete globale come fattore di valorizzazione universale, ma il suo valore non è determinabile. La precarietà non è caratteristica di un settore parziale ed isolabile della forza-lavoro sociale, bensì l’elemento trasformatore dell’intero ciclo di produzione e dell’intero mercato del lavoro. Anche il salario dei lavoratori a tempo indeterminato è colpito, ridotto, taglieggiato, per effetto della precarizzazione. Il capitale può comprare dei frattali di tempo umano, e ricombinarli attraverso la rete. L’info-lavoro digitalizzato può essere ricombinato in una sede separata da quella in cui il lavoro viene erogato. Dal punto di vista della valorizzazione di capitale il flusso è continuo, e trova la sua unità nell’oggetto prodotto, ma dal punto di vista dei lavoratori cognitivi la prestazione di lavoro ha carattere frammentario: frattali di tempo cellulare disponibile alla ricombinazione produttiva: cellule pulsanti di lavoro che si accendono e si spengono nel grande quadro di controllo della produzione globale. L’erogazione di tempo può così essere scollegata dalla persona fisica e giuridica del lavoratore. Dal momento che la disciplina industriale si dissolve, gli individui si trovano in una condizione di apparente libertà. Nessuno li obbliga a subire obblighi e dipendenza. Ma gli obblighi sono introiettati, e il controllo sociale si esercita attraverso la volontaria ma inevitabile sottomissione a una catena di automatismi. Negli Usa per ottenere un diploma universitario la maggior parte degli studenti deve contrarre un mutuo per pagarsi l’iscrizione ai corsi. E il costo degli studi è tale che il mutuo diventa una catena dalla quale lo studente non si libererà per decenni. In questo modo le condizioni di una forma nuova di schiavitù si sono istituite nella vita dell’ultima generazione. Indeterminismo, aleatorietà: quelli che negli anni Ottanta e Novanta venivano presentati come miti dell’indipendenza e dell’autoimprenditorialità si sono rivelati forme di un nuovo schiavismo che produce insicurezza sociale, ma soprattutto una catastrofe psichica le cui proporzioni restano ancora da valutare.

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