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    Predefinito "Maledetto il giorno che ho incontrato Berlusconi"

    L’intervista da mandare in differita va in onda poco prima dell’ora di pranzo di un giorno di bufera giudiziaria. Siamo nel pieno di Calciopoli, e Luciano Moggi decide di aprire lo scrigno dei segreti. Per raccontare la sua verità. Ad una condizione, però: l’accordo è di blindare le sue parole almeno per una settimana, di "tirar fuori" la chiacchierata quando i fatti dimostreranno che tutta l’Italia del pallone, nobile e proletaria, sapeva. E taceva. E assecondava. E usufruiva di favori. Così è stato, a leggere la cronaca degli ultimi giorni.
    Il faccia a faccia con l’ex direttore generale della Juventus dura un’ora abbondante, uno sfogo ma non un monologo, interrotto da una sola chiamata ricevuta sull’unico telefonino che ancora adopera. Dice molto Big Luciano, ma non può raccontare tutto. Evita di entrare nei dettagli di certe accuse, quelli sono materia per magistrati. Ha gli occhi lucidi, talvolta il suo sguardo si perde nel vuoto. Modo peggiore per chiudere la carriera non ci poteva essere ed è davvero faticoso saper di dover abbandonare dopo dodici anni la luminosa ed elegante stanza del secondo piano di corso Galileo Ferraris 32, dove ci accoglie con un sorriso e quattro parole. «E’ stata un’imboscata».
    Signor Moggi, ma perché è successo tutto questo?
    «Io so solo che per quel che mi riguarda è stata un’imboscata, un colpo alle spalle terribile che mai mi sarei immaginato».
    A cosa vuole alludere?
    «Io ho una mia idea...(pausa). Mi stia ad ascoltare, ora le racconto un fatto...».
    Prego, cominci pure...
    «Lo scorso settembre, quando andai a Palazzo Grazioli, Berlusconi mi propose di andare al Milan. Io rimasi sorpreso, e pur lusingato da quell’offerta, gli dissi che ci avrei riflettuto. Eravamo solo all’inizio della stagione, in quel momento dovevo pensare alla Juventus. Ma tutti noi sappiamo com’è fatto il proprietario del Milan, basta poco per entusiasmarlo. E così raccontò tutto a Galliani, con grande enfasi...».
    Il quale evidentemente non deve averla presa bene...
    «Esatto. Neppure a farlo apposta, due settimane dopo il mio incontro con Berlusconi, alla Figc arrivarono i fascicoli della Procura di Torino con intercettazioni che riguardavano me e altri personaggi del calcio. Carraro informò subito Galliani, il quale ovviamente ne parlò con Berlusconi».
    Tiri le sue conclusioni...

    «Evidentemente Galliani suggerì a Berlusconi di stare molto attento prima di fare certe scelte, gli disse che forse non era il caso di insistere su di me per via dell’inchiesta».
    Alla faccia dell’amicizia fra lei e Galliani...
    «Parliamo d’altro».
    D’accordo, ma perché da settembre si è arrivati a maggio?
    «Carraro sapeva tutto. E sappiamo che non era neppure in buoni rapporti con Mazzini che, invece, è sempre stato un mio amico... Hanno aspettato il momento giusto anche per incastrare Pairetto visto che Galliani aveva promesso a Collina il posto di designatore, sappiamo da dove sono uscite le prime notizie».
    Sta parlando di complotti e tradimenti, ma le intercettazioni coinvolgono soprattutto lei...
    «Non sono stato io a inventare questo calcio, è il sistema che funziona così da sempre. Ma scusate, avete visto tutte le intercettazioni? Se ne sono sentite delle belle, eppure la colpa è stata data sempre a me solo perché il mio nome è stato il primo ad essere gettato in pasto alla stampa. E Carraro? Per non parlare del suo segretario Ghirelli, un uomo molto pericoloso».
    Mi perdoni, i suoi colloqui con Bergamo e Pairetto lasciavano poco spazio alle interpretazioni...
    «Può sembrare così, magari certe parole sono state decifrate solo in un senso ma allora vi dico una cosa: da anni, tutti i giorni della settimana, i designatori ricevevano telefonate da presidenti e dirigenti di tutte le serie, a cominciare da Meani del Milan e Facchetti dell’Inter. E di certo non erano telefonate amichevoli, perché ognuno aveva sempre qualche cosa di cui lamentarsi».

    D’accordo, il problema è che l’accusa dice che lei faceva pressioni...
    «Non è vero. Io, come altri miei colleghi, volevo solo assicurarmi che in campo non scendessero arbitri nemici della Juventus, ma che tutte le partite fossero dirette da professionisti seri, bravi, soprattutto imparziali».
    Cosa la faceva tanto preoccupare? Dopotutto dovevano essere gli altri a temere la Juventus...
    «E invece le cose stanno diversamente, del resto non sono stato io a creare questo mondo del calcio che vive solo di interessi e logiche spietate. Il vero potere è quello economico di coloro che gestiscono i diritti tv. Provi la magistratura a mettere sotto controllo i loro telefoni e a registrare alcune conversazioni, verrebbero fuori cose molto interessanti».
    C’è l’accusa di sequestro di persona che riguarda lei e Paparesta...
    «Ma quale sequestro...».
    Nell’inchiesta si parla anche di "imbarazzanti" telefonate fra lei e alcuni giudici (soprattutto l’ex procuratore di Pinerolo, Giuseppe Marabotto, da pochi giorni trasferito d’ufficio a Genova, ndr) suoi amici...
    «Ma non è vero niente, io non sapevo nulla, io credevo solo di parlare con un tifoso della Juventus e basta. Volevo essere gentile con lui e l’ho invitato a vedere le partite, come è successo con tanta gente. Neppure mi ricordo quante persone mi chiamavano al sabato per avere biglietti omaggio...».
    Ora non le telefona più nessuno...
    «Non era più possibile stare qui. Vede, gli avversari del Milan si chiamano Inter, Juventus, Roma e Fiorentina. La Juventus, invece, deve combattere contro il Milan, l’Inter, la Roma, la Fiorentina e la Procura di Torino».
    Come si sente adesso?
    «Lei come mi vede? Mi hanno ammazzato, meglio avere direttamente un rinvio a giudizio che essere sputtanato in questa maniera. Maledetto il giorno che ho incontrato Berlusconi...».
    La sua preoccupazione maggiore?
    «Devono lasciare in pace mio figlio. Lui non c’entra nulla, ha fatto solo il suo lavoro nella Gea. E non è l’unico figlio di papà, come dite voi, a fare il procuratore. Però alla fine basta chiamarsi Moggi per essere colpevoli...».

    Fonte: QN

  2. #2
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    bah...non mi piace per niente questa intervista...un'intenzione e anche piuttosto goffa di difendersi...prima lo cerca l'inter..ora dice che l'ha cercato pure il milan....mah....vedremo gli sviluppi

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da pensiero
    bah...non mi piace per niente questa intervista...un'intenzione e anche piuttosto goffa di difendersi...prima lo cerca l'inter..ora dice che l'ha cercato pure il milan....mah....vedremo gli sviluppi
    Però Galliani farebbe bene a dimettersi,non è possibile che saltano tutti e l'unico saldato alla poltrona è lui.
    A questo punto l'ipotesi avanzata da Moggi non mi pare tanto campata in aria,se lui arrivava al Milan per Galliani era la fine,non solo del Milan ma anche delle presidenza della lega e vedendo come ci sta attaccato a dispetto di tutto ...boh... a pensar male si fa peccato ma..

 

 

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