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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    Predefinito Famiglie numerose in missione nel mondo

    QUI PENSO CHE OLTRE IL CODICE PENALE CI VORRA' LO PSICHIATRA, IL NEUROLOGO, IL CONSULTORIO E CHI PIU NE HA PIU' NE METTA....AIUTO QUI QUESTI SO TUTTI MATTI (VERO) MAH........

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    Famiglie neocatecumenali : più di 200 partono per evengelizzare
    Vicente e Inma, spagnoli, raccontano in breve la loro esperienza

    A.De Juana ha scritto un articolo per il settimanale spagnolo ALBA , qui riportato.


    I genitori hanno formato un matrimonio allegro nel quale non mancano le avventure da raccontare. 34 anni compiuti, hanno svolto i più disparati lavori, da macchinista di cinematografo ed elettricista lui, da sartina a pasticcera lei. Lo hanno fatto per portare avanti i loro figli.
    Non gli ha importato di lasciare tutto per annunciare il Vangelo.Essi, secondo quello che dicono, danno gratis quello che gratis hanno ricevuto.Per questo sono disposti ad essere inviati in qualsiasi parte del mondo. Sono centinaia le famiglie che hanno deciso di partire in missione e dare testimonianza come cristiani. Appartengono al Cammino neocatecumenale, nato negli anni sessanta a Madrid, e stano terminando di assistere ad una convivenza in Italia nella quale gli verrà assegnato il paese per il quale saranno a capo della missione fin d’ora.
    Benedetto XVI li riceverà in udienza i primi di Gennaio 2006 e darà loro la propria benedizione.
    Il Papa ha espresso l’intenzione che la Chiesa divenga missionaria, in particolare le parrocchie. Il Cammino Neocatecumenale ha fatto propria questa sollecitazione, realizzandola al massimo grado.
    Per dieci giorni 1400 persone si sono incontrate a Porto San Giorgio (Ascoli Piceno) per una convivenza del Cammino Neocatecumenale dedicata alle famiglie in missione. All’incontro hanno partecipato anche 325 famiglie che si sono rincontrate dopo alcuni anni di missione evangelizzando diverse parti del mondo.

    Destinazioni diverse

    Il destino di ciascuna famiglia è stabilito dagli iniziatori di questo itinerario , gli spagnoli Kiko Arguello , Carmen Hernandez e il sacerdote italiano Mario Pezzi, mediante sorteggio e tenendo presenti le specifiche necessità di ciascuna zona. L’equipe dei responsabili riceve numerose richieste da parte dei Vescovi perché qualcuna di queste famiglie sia inviata nelle loro diocesi. In questa occasione le richieste sono state così tante che tutte le famiglie hanno ricevuto il loro destino.
    Una volta assegnate al luogo di destinazione, riceveranno dal Papa la sua speciale benedizione e la croce dell’itinerante. Cos’ fece Giovanni Paolo II in numerose occasioni e così farà Benedetto XVI.
    Vicente e Inma , di Valencia – Spagna, hanno 11 figli e sono stati inviati nel Costarica nell’anno 2000. Lasciarono tutto per stabilirsi in un luogo sconosciuto, però “ne è valsa la pena” ,sottolineano.
    I coniugi evidenziano che il motivo per il quale hanno dato la loro disponibilità per partire è “quello di ringraziare Dio per tutto quello che ha realizzato per noi”. Vicente ha incontrato il Cammino Neocatecumenale ascoltando una catechesi nella sua parrocchia. “Ciò che più mi colpì fu che mi dissero che Dio mi amava così come ero”. Dio allora gli diede di riscattarlo da una dura realtà e di conoscere la Chiesa. “Abbiamo visto che Dio esiste realmente. Vediamo un senso della sofferenza, perciò tutto ciò che ci accade lo offriamo per Cristo”, sottolinea. In Costa Rica non sono mancate difficoltà, specialmente economiche , dove molte volte non sapevamo come tirare avanti, ma non importa perché “abbiamo visto che la missione è feconda: ritorna la speranza ai reclusi che andavamo ad evangelizzare nelle carceri, le famiglie tornano ad aprirsi alla vita, i coniugi abbandonano le loro infedeltà e tornano ai loro focolari “. Anche Vicente e Inma hanno partecipato a questa convivenza di famiglie.

    Germania, Isola di Guam, Australia, Ucraina, Camerun o Nicaragua sono alcune delle destinazioni che dovranno affrontare a partire da oggi per evangelizzare e mostrarsi come autentiche famiglie cristiane.
    Sono contenti, perché sanno che Dio sta dalla loro parte . Lui li aiuterà a realizzare questa missione.

    PS: Vicente Andreu è anche webmaster del sito neocatecumenale spagnolo YdyAnuncia.com


    Aggiornamento recente (Fine Novembre 2005)

    Scrivono Vicente e Inma dal Costarica :

    Salutiamo tutti i fratelli , rientriamo definitivamente in Spagna , a Valencia, dalla missione in Costarica. Ci aspetta la ricerca di un lavoro , di stabilirci nuovamente, di sistemare le faccende di scuola…non sarà semplice, questa nuova vita , ma siamo contenti e pieni di speranza.
    La missione è stata feconda, siamo partiti con sette figli, torniamo con undici. Una esperienza indimenticabile, più che insegnare, abbiamo imparato. (…) Vi chiediamo ora di pregare per noi specialmente nei giorni 5 e 6 Dicembre quando prenderemo l’aereo , che a me spaventa sempre con tutta la tribù e 20 valigie più i bagagli a mano….E’ terminata l’avventura della fede….



    Nella foto: Vicente, Inma e i loro 11 figli.




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    Famiglie in missione - 'L'avanguardia del cattolicesimo'
    Il Cammino neocatecumenale ha famiglie in tutto il mondo

    I parenti, quelli che non conoscono il Cammino, pensano che sono pazzi a lasciare tutto ed
    andare in qualunque parte del mondo ad evangelizzare con cinque, otto o dieci figli piccoli.
    Per altri, quelli che stanno nella Chiesa, benché facciano fatica ad accettare una separazione umana, vedono che questa è la volontà di Dio e li incoraggiano e li aiutano.
    Essi sono molto chiari: noi sentiamo la chiamata di "Dio." Chi parla sono Vicente e Cecilia che hanno quattro figlie femmine e quattro figli maschi, "oltre ad altri tre nel cielo che non sono mai nati."

    Questa famiglia vive in Aktiubinks (Kazakistán, da dieci anni) dove furono inviati proprio da Giovanni Paolo II. Arrivarono senza niente di sicuro, neanche un lavoro, perché la legge di quel paese dice che nessun straniero può lavorare . Durante questi anni hanno aiutato il parroco nell'avviamento di un centro sociale ed in tutta l'evangelizzazione della parrocchia.
    Sono trascorsi molti anni nei quali hanno vissuto grazie alla generosità della loro comunità di origine, la loro parrocchia in Castellón, la delegazione delle missioni e gente anonima.

    Per tutto questo tempo non hanno avuto nessun problema da parte delle autorità, perché in Kazakistán è permesso il Cattolicesimo. "Il gran problema per l'Evangelizzazione raccontano Cecilia e Vicente è stata la fine del comunismo che ha lasciato persone chiuse, distrutte, senza ideali, con un cuore
    indurito, senza anima, alcolisti, senza nessuna morale, etc." Contro tutto questo lotta questa famiglia che è arrivata in un paese nella quale la religione Cattolica occupa il terzo posto dopo l'islamismo e gli ortodossi.

    Anche in Giappone

    Non avevano garanzie i membri della famiglia di Quique ed Ana, con dieci figli, arrivarono nel 2001 a Njigata (Giappone, da Valladolid) come famiglia missionaria della Chiesa Cattolica.
    "In missione viviamo senza certezze. Solo con la certezza che Dio ci accompagna. Per esempio: nostro figlio maggiore ha potuto studiare al liceo ed ora comincerà l'Università grazie ad una scuola protestante che praticamente gli ha finanziato la totalità degli studi. Alcuni giorni fa, nella cerimonia di fine studi di nostro figlio, il direttore della scuola che lo accolse all’epoca ci diceva che non
    dimenticherà mai, il giorno in cui accorremmo a chiedergli il favore di accettare nella scuola nostro figlio, gli manifestammo l'impossibilità di poter fare fronte alle spese, ma che confidavamo pienamente in Dio e che avrebbe provveduto."

    Una famiglia si alza volontaria per andare in missione nelle convivenze di inizio corso a settembre o ad ottobre. Quindi normalmente si ha una convivenza ed alcuni incontri con i propri catechisti di origine, i quali tutti insieme "discernono" la chiamata. Poi si celebra una convivenza mondiale in Italia, dove si ritorna a chiedere la disponibilità.


    Fatto il passaggio della Traditio

    Quando queste famiglie vanno via in missione, lasciano tutto e vanno nel posto al quale li hanno destinati. Per questa missione normalmente si chiedono coppie sposate che abbiano già fatto la tappa della Traditio, nella quale si acquisisce una certa esperienza di evangelizzazione per le case della parrocchia.
    Cecilia e Vicente dicono che "il criterio principale è che Dio chiami. Bisogna avere un certo tempo di Cammino e normalmente si richiedono famiglie con figli piccoli. Il destino lo dà il Signore, perché in quella convivenza mondiale sono sorteggiate le famiglie verso i luoghi dove sono state richieste
    famiglie in missione."

    Il tempo di permanenza nel posto di missione varia secondo le famiglie. Alcuni stanno un paio di anni; altre, più di quindici; ed altri, molti, si stabiliscono definitivamente in quei posti perché i figli crescono, fanno amicizie, trovano lavoro, si sposano e si stabiliscono lì in forma definitiva. Questi legami contribuiscono in forma essenziale al rinvigorimento della presenza della Chiesa in quella zona.

    La giornata abituale di questa famiglia è molto simile di giorno in giorno: “Ci alziamo, e dopo aver pregato, facciamo colazione ed iniziamo i nostri compiti. I bambini imparano in casa con la scuola spagnola a distanza, e dopo avere mangiato vanno alla scuola kazaka. Cecilia assolve a tutte le faccende di casa. Io vado al Centro Sociale-parrocchiale e faccio il mio lavoro. A metà del pomeriggio iniziamo ad occuparci dell'evangelizzazione nella parrocchia: catechesi, preparazione al matrimonio, battesimi, etc. Durante tutto il giorno ci accompagna la preghiera."

    Nel posto dove sono destinate normalmente, hanno contatto con altre famiglie in missione, purché non vivano ad una eccessiva distanza. Periodicamente celebrano convivenze con le altre famiglie che ci sono in quella zona, ed ogni quattro anni una convivenza mondiale di tutte le famiglie in missione, dove si mettono in comune le proprie "esperienze."


    Occhi per vedere

    L'esempio che offrono agli altri è fondamentale. Questo succede con José Ramón e Susana, con dieci figli e dieci anni in missione, prima in Nicaragua e dopo a Marsiglia. Oggi i "nostri rispettivi genitori sono stati catechizzati dalla realtà che viviamo noi stessi. È certo che all'inizio gli costò capire tutto questo, avevano progetti su di noi, continuare nel commercio, etc. Ma vedendo che noi eravamo contenti nonostante le difficoltà, e che anche i nostri figli lo erano, perché un bambino non inganna mai e questo si vede subito, si resero conto che forse annunciare il Vangelo era il miglior commercio del mondo."
    Benché ci siano parecchie difficoltà nella missione, Susana e José Ramón ci dicono che non sono superiori alle loro forze. "Il Signore ci fa crescere come persone e come cristiani, come tutto il mondo nella sua vita. Bisogna solo avere occhi per vederlo. Per questo continuiamo, perché vediamo come la missione è un aiuto per noi, come lo è nel nostro matrimonio e come ci aiuta a trasmettere la fede ai nostri figli, in questo modo lo facciamo con i fatti e non con le parole, delle parole tutti i giovani sono stufi."
    Questo matrimonio lo sentiamo benedetto dal Signore, "primo perché ci ha inviato i figli, mostrando che una famiglia numerosa non è qualcosa di orribile perché ci toglie la vita, bensì il contrario, ci dà gioia di vivere. Abbiamo cinque figli nati in Spagna, due in Nicaragua e tre in Francia, le due ultime gemelle, sono viziate dai tutti i fratelli e specialmente dai nonni."


    Come si scelgono le famiglie?

    Normalmente sono proprio le famiglie quelle che si offrono per andare in missione durante le
    convivenze di settembre ed ottobre. Mesi dopo, tutti i volontari assistono ad una convivenza
    internazionale nella quale partecipano gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, ed alcuni vescovi.
    Lì si ripropone di nuovo la "chiamata" e, poi, a caso o tenendo conto di alcune caratteristiche, come conoscenza della lingua o la necessità dei vescovi, è assegnato il paese e la città nelle quali si muoveranno per vivere per alcuni anni, per impiantare la Chiesa in zone dove non esiste. Molte famiglie sono state inviate dal Papa, e si stabiliscono come possono nel posto assegnatogli, cercando un lavoro compatibile con il compito di evangelizzazione. Così, il lavoro che trovano, se lo trovano, è possibile che non abbia niente a che vedere con la propria professione. Tutti vanno con l'assoluta certezza che Dio li precede e li "aiuterà."
    La loro missione è annunciare Cristo attraverso la loro predicazione e l'esempio di vita in famiglia. Secondo le necessità, in occasioni si inviano due, tre o quattro famiglie, con un presbítero, per formare tra esse una comunità che a poco a poco impianti la presenza della Chiesa Cattolica. Di questo lavoro si incarica tutta la famiglia, perché i figli piccoli, nelle scuole, sono un mezzo molto fecondo per avvicinarsi ai genitori di altri bambini che non conoscono Cristo. Si tenta di vivere in quel posto come i nativi con le loro proprie abitudini, purché non entrino in contraddizione con la dottrina della Chiesa.

    Perché lasciano tutto?

    Queste famiglie stanno in missione in forma volontaria e possono ritornare quando vogliono.
    Vicente e Cecilia dicono che "in un momento in cui le nostre vite erano distrutte per il denaro, sesso, affanno di essere, etc., ascoltammo alcune catechesi ed iniziammo questo Cammino Neocatecumenale; attraverso il Cammino la nostra vita sta diventando un'altra. Dopo avere sperimentato tanto amore e povertà, tanto perdono di Dio, dopo avere visto come Dio ci ha aiutati, ha ricostruito il nostro matrimonio, abbiamo potuto formare una famiglia, avere figli, vedere che la vita non ti viene dai beni materiali, sperimentare la comunione tra i fratelli, etc.; sentiamo gratitudine nei confronti di Dio e la sua Chiesa e per quel motivo offriamo la nostra vita come famiglia.

    Qualcosa di simile è quello che ci raccontano Susana e José Ramón. "Eravamo celibi quando il Signore ci richiamò ad entrare nella sua Chiesa attraverso il Cammino Neocatecumenale, ci sorprese che Dio ci voleva tale e quali a come eravamo. Ci mettemmo a disposizione della Chiesa Cattolica, per
    annunciare il Vangelo e fare presente la Chiesa lì dove fossimo necessari, prima a Burgos, dopo in Nicaragua ed oggi in Francia."

    Quique ed Ana da Njigata (Giappone) lasciarono anche loro tutto "per gratitudine. Molti pensarono che lasciare tutto era una pazzia, e ce lo dissero chiaramente. Dopo questo, l'opinione che avevano di noi è che eravamo un po' folli; quelli della comunità e, soprattutto, quello di avere tanti figli era qualcosa che non risvegliava simpatie. Per quel motivo non ci sorprese tutto ciò, sappiamo che non è facile capirlo."


    Quello che dicono gli Statuti

    Il Cammino Neocatecumenale ha degli Statuti promossi il 29 di giugno del 2002. In essi troviamo un comma speciale dedicato alle famiglie in missione, concretamente l'articolo 33.

    Art. 33 [famiglie in missione] § 1.

    La realizzazione del Cammino Neocatecumenale può
    essere aiutato dalle famiglie in missione che, a
    richiesta dei Vescovi, si stabiliscono in zone
    scristianizzate o dove sia necessaria una
    "implantatio ecclesiae."

    § 2. Queste famiglie sono designate dalla Equipe
    Responsabile Del Cammino, in convivenze ad hoc,
    tra le quali si sono offerti liberamente come
    disponibili per andare in qualunque parte dopo
    avere considerato, con fiducia nel Signore,
    tanto la necessità della Chiesa come l'assenza
    di ostacoli per la propria famiglia. Sono
    normalmente inviate dal Vescovo in una
    celebrazione appropriata.

    § 3. La famiglia in missione rimane unita alla
    sua parrocchia e comunità, alla quale ritorna
    periodicamente per condividere durante il
    tragitto la stessa. Inoltre accetta di vivere
    nella precarietà nella sua missione, aiutata
    eventualmente dalla comunità di origine.




    Fonte : settimanale ALBA del 1/4/2005 , autore J.M.Romero

    Nella foto : Famiglia in missione nel Kazakistan
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    Enrico e Francesca in partenza per Guam (Filippine)
    "Andiamo per servire"


    13 Gennaio 2006

    Enrico e Francesca Da Ponte, 37 e 34 anni, sono i coniugi di una delle quattro famiglie, appartenenti alla comunità neocatecumenale di Ss. Apostoli, che partiranno presto per la missione: in Serbia, in Irlanda, In Inghilterra e nell'isola di Guam, nelle Filippine.
    Ben tre di queste famiglie sono legate tra di loro dal legame di parentela: i tre uomini sono tre fratelli. Famiglie giovani e coraggiose, con al seguito 3, 4 e 6 figli, che hanno fatto la scelta di dedicarsi a tempo pieno all'annuncio del Vangelo, lasciando lavoro, amici, casa e comfort.

    «Proveniamo entrambi da famiglie neocatecumenali» spiega Francesca: «Io poi ho vissuto da bambina l'esperienza della missione itinerante in Irlanda. Mio padre era anestesista, mia madre gestiva dei negozi qui a Venezia e hanno lasciato la loro vita agiata per andare nel mondo ad annunciare il Vangelo. A me e ai miei nove fratelli non è mai mancato nulla perché il Signore ha sempre provveduto alla nostra vita».

    La fede nella Provvidenza è un tratto costante nella vita di Enrico e Francesca: «Ci siamo sposati giovanissimi» prosegue lei: «Io avevo 20 anni e il mio desiderio più grande era costruire una bella famiglia numerosa, come lo erano state le nostre. Ma il progetti del Signore erano diversi. Per molti anni non abbiamo potuto avere figli. Ma anche in questa sofferenza abbiamo visto l'intervento di Dio. Lui usa strade diverse dalle nostre per fare la sua volontà. Infatti abbiamo vissuto l'esperienza dell'adozione con un bambino russo. Poi i medici hanno scoperto la causa della mia sterilità e sono arrivati anche Giosuè e Miriam».

    Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione. Ma in che modo una famiglia finisce con l'aprirsi a questa esperienza? «All'inizio si dà la propria disponibilità - dice Enrico - poi si viene assegnati a una destinazione. Un periodo di prova e se va tutto bene ci si trasferisce definitivamente. A monte c'è la richiesta da parte di comunità neocatecumenali di tutto il mondo di avere l'aiuto di una famiglia che è già inserita nel Cammino. In Europa questa esperienza è viva da 30 anni, ma in alcuni paesi del mondo è agli inizi. Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».

    Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi?

    No, quando si dà la propria disponibilità non si sa dove si verrà assegnati. Poteva capitare il Nordeuropa come il Burundi, Taiwan o la Serbia. Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità. A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività.

    In cosa consisterà la vostra vita a Guam?

    Io - continua Enrico - mi dividerò tra il lavoro al seminario e la parrocchia; poi saremo inseriti nella comunità e proseguiremo lì il nostro cammino, disponibili dove ci sarà bisogno di aiuto.

    Quali difficoltà vi attendono?

    Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare.

    L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. E' un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.

    Sarà difficile essere così lontani da casa...

    Ci attendono tre scali e circa 30 ore di volo - sospira Francesca - e non potremo tornare a Venezia molto spesso. Solitamente le famiglie in missione fanno ritorno una volta l'anno. Ma non siamo eroi. Anche noi abbiamo paure e difficoltà per l'attaccamento alla nostra città, agli affetti, alla casa e alle famiglie. Noi non stiamo fuggendo da qualcosa, non andiamo via perché qui non stiamo bene, anzi. Ma siamo sicuri che il Signore ci darà anche gli affetti di cui abbiamo bisogno.

    Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia?

    Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini. Eppure sono felici di vedere che i propri figli lavorano per la Chiesa.

    Il 6 gennaio - conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il Patriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione».

    Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.

    Francesca Bellemo


    Tratto da Gente Veneta , no.2 del 2006

    Nella foto: Il Seminario RM di Guam nelle Filippine.

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    Una famiglia tra Roma e la Nigeria
    Una coppia con dieci figli, un sacerdote e un catechista : una piccola Chiesa in missione in uno dei paesi più difficili dell'Africa

    Aspettano il decimo figlio, Andrea e Francesca Macina. E quando avrà due o tre mesi, partiranno nuovamente per la loro Missione in Nigeria. Intanto sono nella loro città, Roma, sia per condurre felicemente a termine la gravidanza, sia per concludere l’ultima tappa del cammino neocatecumenale. È all’interno dell’esperienza nel movimento, infatti, che è maturata la loro scelta di diventare catechisti itineranti. In Africa, appunto.
    “Catechisti itineranti vuol dire in primo luogo vivere affidandosi completamente a Dio”, spiega Francesca, “anche a livello di sostentamento, per cui noi, quando siamo in missione, non riceviamo né stipendi, né altre forme di pagamento. Tutto quello che facciamo è annunciare il vangelo, senza chiedere in cambio nulla, sapendo che, siccome è Dio che ci chiama a questo, è Dio che provvede a noi. Itineranti significa anche che ci muoviamo, non abbiamo una casa nostra: il Signore ha sempre provveduto a trovarci un luogo, nelle case o nelle canoniche, dove sostare”.
    Andrea, Francesca e i loro figli girano per tre diocesi: i punti più lontani distano mille chilometri, di strade nigeriane…Da una decina di anni stanno sei mesi in Italia e sei in Nigeria, distribuendoli durante l’anno. “Quando i figli erano più piccoli” aggiungono “riuscivamo a conciliare meglio i tempi della missione e quelli della scuola, e quindi a stare per lunghi periodi in Nigeria. Ora che i grandi sono a liceo è un po’ più difficile, quindi i sei mesi vengono spezzati in più tronconi”.
    La Nigeria non è certo un Paese in cui sia facile vivere: la lingua è difficilissima, la situazione politica e sociale complessa. È una federazione di 36 Stati con 250 gruppi etno-linguistici diversi. È il Paese più popoloso d’Africa ed è nel mondo il sesto produttore di petrolio, anche se ha un reddito medio pro capite di 260 euro. Ed ha una costituzione laica, anche se gli Stati del Nord, a maggioranza musulmana, da qualche anno hanno introdotto la shari’a, la legge islamica, che gli Stati del Sud, a maggioranza cristiana, ovviamente rifiutano. E le tensioni religiose – dietro le quali ci sono interessi economici e politici – periodicamente sfociano in sanguinosi scontri.
    Ma la famiglia Macina non si scoraggia. Non partono mai soli: viaggiano sempre con un presbitero e con un’altra persona, che può essere un seminarista o un laico che si è reso disponibile. “In questo modo diamo un’immagine più ricca della Chiesa, costituita da diverse vocazioni”.
    Il loro scopo è proporre “un itinerario si iniziazione cristiana all’interno delle parrocchie. Il fatto che andiamo e veniamo fa sì che non si leghino a noi, ma a Cristo e alla comunità parrocchiale. Siamo un po’ come San Paolo che andava a trovare le comunità che aveva fondato”. Le comunità neocatecumenali nascono da un annuncio pubblico, a seguito del quale vengono degli incontri di catechesi, poi chi vuole si riunisce nella comunità e segue l’itinerario neocatecumenale, che si basa su tre momenti fondamentali: la celebrazione della liturgia della Parola, la celebrazione dell’Eucaristia e un momento mensile di condivisione della propria e esperienza attraverso una convivenza, generalmente domenicale.
    Le parrocchie in questione sono urbane: sono quelle di Kaduna, la più importante città politica del Nord, tristemente famosa per gli scontri tra cristiani e musulmani tra il 2000 e il 2002, che hanno provocato centinaia di morti; Minna, che si trova nel Niger State, in zona sottoposta alla shari’a; e Awka. E sono parrocchie grandissime: hanno cappelle decentrate a volte a distanza di tre, quattro ore dal centro, e magari sono quaranta… per i parroci è molto faticoso, a volte quasi impossibile, seguirle tutte.
    Nonostante le differenze culturali e i problemi oggettivi, non ci sono difficoltà nel proporre il cammino neocatecumenale, per il quale non c’è bisogno di adattamenti. “Il Cristianesimo non è una cultura che appartiene a un gruppo o a un popolo. In fondo, qualunque tradizione o cultura, dal villaggio africano al campo di calcio, cozza contro al se qualcuno ti schiaffeggia porgi anche l’altra guancia”, spiega Andrea. “Quello che noi annunciamo è Cristo, e Cristo è lo stesso per i nostri vicini e per chi vive lontano. Il problema è il cuore dell’uomo, non il colore della pelle. Cristo non ci ha chiesto di tappare le falle, ma di convertire il nostro cuore”. A volte si incontrano ostacoli: “Il cammino non dà frutti immediati”, dice Francesca. “Passato l’entusiasmo dei primi momenti, le comunità hanno bisogno di tempo per crescere. Ci vuole una lenta maturazione: i risultati si vedono dopo anni”.
    In Nigeria le chiese non sono vuote, anche se si vedono segni di una secolarizzazione in arrivo, e comunque sono evidenti molte contraddizioni etnico-culturali. A volte, in alcune città sembra di essere in America:stesso modo di vestire, stessi cellulari, stesse televisioni satellitari…”Le nuove generazioni sono terreno fertile per la secolarizzazione. Contemporaneamente c’è un grande numero dimette cristiane. E, tra l’altro, un numero di aborti – tutti clandestini altissimo. Proprio per questo serve un nuovo tipo di evangelizzazione e sarebbe necessario investire sulle piccole comunità neocatecumenali, per avere cristiani formati”. Per i coniugi Macina è importante che a rispondere alla chiamata missionaria sia tutta la famiglia. Tra l’altro, in questo modo testimoniano anche un modello di comunità e di unità. “Per come è impostato il loro sistema scolastico”, racconta Andrea, “le famiglie tendono ad allontanare presto i figli da casa per mandarli al College. Noi arriviamo con tutti i figli che stanno con noi”. Per esempio, si sta assieme a mensa, il che non è affatto scontato: in Nigeria non c’è l’abitudine di mangiare insieme, seduti a tavola. “Per noi invece la cultura della mensa è importante, e la manteniamo anche lì. Se qualcuno entra mentre stiamo mangiando, viene invitato a sedersi e a mangiare con noi. Questo all’inizio li sconcertava e qualcuno ci ha accusato di voler cambiare la loro cultura, ma poi hanno visto anche i lati buoni della nostra idea di mensa. Lo stesso succedeva quando entravano e ci trovavano in preghiera, con il salterio, tutti insieme attorno alla tavola… Ma i segni parlano”.
    I figli seguono volentieri i genitori: “Magari entrano un po’ in crisi alla partenza da Roma, ma poi sono altrettanto dispiaciuti quando ripartono dalla Nigeria. La chiamata non è per me e per mia moglie, ma per tutta la famiglia, e la testimonianza dei figli vale quanto la nostra”. C’è stato un forte momento di crisi, nel 2002, quando hanno subito due rapine a mano armata e in più si sono ritrovati in mezzo agli scontri, chiusi in casa senza neanche sapere come procurarsi il latte per il più piccolo. Rientrati a Roma, bisogna decidere se tornare in Africa e, naturalmente, hanno chiesto ai figli cosa ne pensavano. Ma loro erano molto sereni: “Dio ci ha protetti fino ad oggi, continuerà a farlo”, dicevano. E così sono tutti quanti ripartiti. “Anche adesso il nostro cuore è là”, dice Andrea. “Là è la nostra casa, perché la nostra casa è dove Dio ci chiama”, conclude Francesca.

    di Paola Springhetti (2004-06-05)

    Fonte : Agenzia Fides

    Nella immagine : la Nigeria

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    In Turchia al servizio della piccola comunità cattolica.
    Il Cammino come strumento di formazione all'identità cattolica


    Asia/Turchia - Essere cattolici in Turchia: l'esperienza della comunità cristiana in Antiochia

    Antiochia (Agenzia Fides) - "Viviamo la nostra fede con semplicità e, con l'aiuto di Dio, cerchiamo di instaurare buone relazioni con i fratelli Ortodossi e con i fedeli musulmani". Lo ha detto in un colloquio con l'Agenzia Fides padre Domenico Bertogli, frate cappuccino in Turchia da oltre 30 anni e dal 1987 parroco della chiesa cattolica di Antiochia. "Mi sento molto onorato di essere in questa città e rappresentare la Chiesa cattolica", ha detto all'Agenzia Fides p. Bertogli.
    "Ad Antiochia - racconta il frate - la piccola comunità cristiana (circa 1.200 fedeli, perlopiù ortodossi di lingua araba e 70 cattolici), viveva la sua fede cristiana in maniera molto autonoma e non frequentava la Chiesa. Dunque è stato abbastanza difficile cominciare un'attività pastorale omogenea e far sì che la fede divenisse significativa per al vita dei fedeli. Ma è stata subito chiara la necessità dell'unità fra i cristiani. Abbiamo cominciato chiedendo al Vescovo di poter celebrare la Pasqua nella stessa data in cui la celebrano i fedeli ortodossi, per dare un forte segno di comunione. Nonostante qualche difficoltà. questo è stato possibile e l'iniziativa, cominciata ad experimentum, continua tuttora".

    P. Bertogli continua: "Abbiamo cominciato a lavorare con i giovani, cercando di renderli consapevoli del profondo significato del Battesimo che hanno ricevuto. Per questo abbiamo accolto le catechesi proposte dal Cammino Neocatecumenale, iniziando a pregare con la Parola di Dio e a celebrare l'Eucarestia. Oggi abbiamo due comunità con 120 persone in totale. Questo dimostra la riscoperta della fede presso i giovani. Fanno parte delle comunità anche fedeli ortodossi. In principio alcuni Vescovi ortodossi non vedevano di buon occhio quest'appartenenza, pensando che la nostra fosse un'opera di proselitismo. Ma poi i giovani hanno mostrato e testimoniato ai loro stessi Vescovi un modo nuovo di vivere la fede. E oggi alcuni di loro sono divenuti catechisti!"

    "Il lavoro di noi cattolici - nota p. Bertogli nel colloquio con Fides - si svolge anche nel campo della carità: "Dal 1992 abbiamo aperto un ufficio della Caritas per l'assistenza a famiglie bisognose e per aiutare i giovani che vogliono restare in città ed evitare di emigrare".
    Il dialogo interreligioso? "Il quartiere nel quale operiamo è totalmente musulmano, ma noi ci troviamo molto bene: siamo rispettati e apprezzati. Molto spesso fedeli musulmani si fermano presso la nostra Chiesa e domandano una copia del Vangelo che noi doniamo con piacere. Avviene spesso di mettere a disposizione i nostri locali per le feste di matrimoni dei nostri vicini. Questo aiuta a creare buone relazioni di dialogo e amicizia. In definitiva - conclude il frate - siamo un piccola Chiesa che cerca di vivere il Vangelo di Gesù Cristo, che ci chiama all'amore e all'unità". (PA)

    Nella foto : L'antica "Chiesa di San Pietro" in Antiochia (oggi Antakya , moderna città di 150.000 abitanti). Antiochia sull'Oronte , città biblica dalla quale S.Paolo partì per il suo primo viaggio missionario e dove S.Pietro venne a predicare in questa chiesa scavata nella roccia e sede della prima comunità cristiana. Dal 1983 questa chiesa è stata dichiarata "Sito Sacro" da parte della Santa Sede.

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    Missione in Venezuela : anche un impegno sociale.
    Famiglia missionaria costruisce nei suburbi di Caracas "La Città della Speranza"



    Caracas (Agenzia Fides) - La famiglia missionaria Bolinches Babiloni, che ha 12 figli tra i 2 e i 21 anni, originari di Valencia (Spagna) appartenenti al Cammino Neocatecumenale, ha costruito nei suburbi di Caracas, un grande edificio chiamato "La città della speranza", per accogliere le persone che vivono situazioni di grave discriminazione sociale, emarginazione e delinquenza. Il sacerdote marianista p. Antonio Zubía - uno dei promotori dell'iniziativa -ha dichiarato all'Agenzia spagnola AVAN -: "Quest'opera è la prima di una serie di complessi che si costruiranno in futuro, con l'aiuto morale ed economico di fedeli e imprenditori venezuelani e spagnoli". Padre Zubía ha fatto notare che "da quando hanno iniziato il loro lavoro missionario nei suburbi di Caracas, la criminalità nella zona si è ridotta progressivamente: da 57 omicidi nel 1997 a nessuno nell'anno in corso". La città della speranza ha adibito sei aule all'evangelizzazione e otto alle attività sociali: scuola per genitori, orientamento e aiuto per gli universitari, rafforzamento degli studi per baccalaureati, assistenza ai membri dell'associazione Alcolisti anonimi, aule per bambini che non frequentano la scuola, corsi di alfabetizzazione per adulti, corsi di amministrazione, per parrucchiere, di lingua inglese per bambini e adulti, ecc. Attualmente sono in programma anche alcuni corsi di informatica.

    Fonte : Agenzia Fides

    Foto : Favelas della periferia di Caracas

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    La missione negli Stati Uniti d'America
    La storia di Emanuele e Patricia Contini


    Il Cammino neocatecumenale:Costruire famiglie cristiane
    Di Nadia Pozo
    CS&T staff writer

    Quando il Santo Padre Giovanni Paolo II fece un appello per la rievangelizzazione dell’Europa , nel 1985, mise in luce le nuove comunità ecclesialied enfatizzò la necessità del contributo delle famiglie nel recupero della perduta cultura cristiana.

    Più di 500 famiglie del Cammino Neocatecumenale accolsero la chiamata per essere inviate nei luoghi più secolarizzati del mondo, dove violenza, povertà e il totale distacco da Dio erano prevalenti.

    Famiglie , come la famiglia Contini, lasciarono la loro confortevole, sicura e stabile vita per recarsi in posti come il ghetto di Washington D.C.. I Contini, così come i fondatori del Cammino, si sentirono chiamati a un cambiamento della loro vita dalla Buona Notizia che fu annunciata loro.
    “Siamo grati alla Chiesa perché non era come essa ci appariva, giusto un precetto della Domenica”, spiega Emanuele Contini , padre di sette figli. ”Essa è un dono che Dio ha fatto alla nostra famiglia e a noi come coppia”.

    Sia Emanuele che sua moglie Patricia hanno raggiunto una profonda conoscenza della loro Fede per mezzo della formazione ricevuta nel Cammino Neocatecumenale. Attraverso il Cammino hanno scoperto la Chiesa come una Madre che può iniziare a guarirli, hanno capito che Dio non voleva fare di loro persone migliori, ma trasformarli.
    Gli fu data una vita piena di significato e di scopi. “Mi sentii come se avessi vinto la lotteria.Realizzai che la evangelizzazione non era una teoria ma una realtà, così quando invitai le persone alle catechesi è come se avessi scoperto una cura a un male incurabile”, dice Contini.
    Come risultato , i suoi parenti, amici e membri della sua famiglia, parteciparono alle catechesi e tornarono alla fede cattolica.
    Alcuni anni dopo Emanuele fu chiamato a diventare missionario e fu inviato in itineranza attraverso l’Italia, l’Australia e gli Stati Uniti.Fu durante un viaggio di missione che egli incontrò la sua futura moglie, Patricia.
    “Venne un tempo nel quale iniziai a piangere chiedendo aiuto a Dio”, spiega Patricia Contini, che allora aveva 22 anni. “Avevo tutto : un lavoro, un ragazzo, una casa e un’auto , ma cercavo continuamente qualcosa senza mai ricavarne gioia.Non volevo più vivere. Vedevo il futuro come un grande mostro che mi spaventava”.
    Non avendo avuto alcuna formazione religiosa, trovò nel Cammino neocatecumenale una opportunità di apprendere la fede cattolica senza sentirsi giudicata. “Le cose che udii non erano nuove per me.La mia anima sapeva che erano la verità, ma in qualche modo il mondo le aveva sepolte.La mia vita cambiò.Stavo camminando in una direzione e Dio mi girò di 180 gradi verso di Lui”.
    Emanuele e Patricia si sono sposati nel 1990 e hanno vissuto 4 anni in Italia prima di tornare negli Stati Uniti come famiglia in missione.

    Durante la loro prima settimana di presenza nel quartiere cittadino dove erano stati destinati, un ragazzo è stato brutalmente ucciso davanti alla loro casa e due anni dopo un altro è stato trovato morto sotto la finestra della cucina. Con tre giovani bambini in famiglia, i Contini erano terrificati. “Umanamente parlando, sarebbe stato impossibile fare qualcosa – specialmente perché venivamo da una cultura differente e non parlavamo bene l’inglese”, dice Contini.”Ma abbiamo visto come Dio ci ha aiutato ogni giorno.Non avevamo una agenda di lavoro o un piano , semplicemente iniziammo visitando le case”.

    Presto i Contini, sono stati conosciuti e accettati dalla gente del quartiere, perché , diversamente da altri gruppi religiosi che venivano e poi se ne andavano, loro rimanevano e vivevano in mezzo alla gente, condividendo le loro difficoltà e avversità.
    In un quartiere c’era meno del 2% di cattolici con una età media di 24 anni a causa dell’alto numero di omicidi ma la loro potente testimonianza trasformò la loro vita.

    Le comunità iniziarono a crescere come persone iniziate ad una vera comprensione della Fede attraverso le catechesi. Così come fecero gli iniziatori del cammino nei sobborghi di Madrid, i Contini portarono il messaggio della liberazione dalla morte per mezzo di Gesù Cristo in un’area oramai distrutta dalla morte.
    Quando il lungo processo catecumenale fu completato nell’interno della città, i fratelli assunsero un ruolo di guida all’interno delle parrocchie , mentre altri si dedicarono alla missione.


    Oggi i Contini sono responsabili della supervisione nella formazione di nuove comunità e di quelle esistenti nell’Est degli Stati Uniti. Come fanno tutte le famiglie in missione, i Contini continuano a proclamare il Vangelo senza sosta. Ciò che è importante per loro è che le persone vedano la loro sincerità nel proclamare la Buona notizia del Vangelo. Come i membri della Chiesa primitiva, essi confidano in Dio. Essi chiedono per ciò di cui hanno bisogno, ma non chiedono mai denaro.
    “Dio apre le porte e provvede concretamente attraverso le persone.Per esempio abbiamo bisogno di benzina a causa dei numerosi viaggi…… e troviamo una anonima donazione dentro alla cassetta della posta! Giusto per mostrarti quanto bene Dio provveda… sono decisamente sovrappeso!” scherza Emanuele.

    Sono stati resi noti i risultati del lavoro di formazione eseguito dal Cammino Neocatecumenale.
    In Spagna si è avuta una crescita del 17,5 % delle parrocchie nelle quali il Cammino ha la responsabilità della formazione alla fede.Nella Diocesi di Roma il 25 % delle Parrocchie ha accolto il Cammino neocatecumenale con partecipanti di età compresa tra i 25 e i 50 anni, la fascia d’età meno rappresentata in altre parrocchie italiane.
    Le coppie che partecipano al Cammino hanno una natalità media pari a 3,11 figli ogni 100 coppie, contro l’1,2% della natalità media nazionale italiana. Dall’età di 13 anni i ragazzi sono incoraggiati ad entrare in Cammino per sviluppare una solida formazione alla fede.Come risultato , le parrocchie con il Cammino neocatecumenale hanno una larga rappresentanza giovanile e i loro giovani si allontanano molto meno facilmente dalla fede durante gli anni di studio nelle scuole superiori.
    “Attraverso il sacramento del matrimonio, noi scopriamo la nostra sorprendente vocazione alla trasmissione della vita naturale e soprannaturale ai nostri figli” dice Contini. “Abbiamo scoperto quanto importante sia la preghiera quotidiana in famiglia. Noi facciamo settimanalmente uno studio della Bibbia con i bambini dove parliamo dei loro litigi. E’ un tempo per chiedere perdono l’uno all’altro.Loro partecipano all’attività missionaria.”
    Ciò che viene fatto in famiglia si specchia nella piccola comunità e poi nella grande comunità parrocchiale.
    I Contini sanno che non tutti sono chiamati a questo tipo di vita, ma sarebbero anche i primi a dire che niente di speciale in loro.
    “Non siamo una super coppia o dei super-cristiani. Non stiamo facendo questo servizio perché siamo speciali. Il Signore è speciale ed è a causa della sua Grazia che siamo stati chiamati a svolgerlo.”, dice Emauele.
    Nonostante le prove, le angosce e il desiderio di stabilità, lui e sua moglie concordano sul fatto che non vorrebbero cambiare nulla.

    “Noi proseguiamo con gioia a causa delle migliaia di famiglie e bambini che sono stati salvati.Abbiamo visto i frutti ( di questo Cammino di iniziazione cristiana, ndr) nella nostra vita e in quella degli altri.Il fatto che Egli ci ha chiamati a questa missione è una benedizione e un aiuto extra alla nostra famiglia” dicono entrambi.

    Per maggiori informazioni sul cammino Neocatecumenale nella Arcidiocesi di Philadelfia, si può contattare Emanuele Contini al [email protected] o telefonare al (202) 528-3807.

    Tratto da : The Catholic Standard and Times , giornale dell’Arcidiocesi di Philadelphia U.S.A.
    Traduzione:A.S.-catechumenium

    Nella foto: Il "Muro del Ricordo" , posto all'ingresso del quartiere-ghetto di Washington D.C chiamato Anacostia. Vi sono le foto dei morti ammazzati a colpi d'arma da fuoco ; serve da avviso a chi entra
    nel quartiere dove sono vissuti anche Emanuele e Patricia Contini con i loro figli all'inizio della loro missione.

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    Oggi l'ultimo saluto al corpo di Andrea Pianesi.
    "Non è qui, è Risorto"


    Oggi pomeriggio alle 15,30 presso la Cattedrale di Macerata si terrà la celebrazione del funerale di Andrea Pianesi, il fratello morto in missione nel Camerun per malaria cerebrale.Una lunga attesa per l'autorizzazione al rientro del corpo dal Sudafrica ha contrassegnato questo tempo di Pasqua per la sua famiglia (Barbara e i suoi sei figli), i suoi genitori, i parenti , amici e fratelli di comunità.
    Non sarà una celebrazione triste, ma piena della certezza che Andrea entra nella Gerusalemme celeste e vede Dio "faccia a faccia" e ora può adorare il suo Signore libero da ogni angoscia e dolore, ora può continuare la sua missione di evangelizzazione chiedendo direttamente a Gesù Cristo di aiutare tutti i missionari , specialmente le famiglie che danno ogni giorno la vita per l'annuncio del Vangelo là dove le tenebre del peccato stanno distruggendo la speranza degli uomini.
    Andrea, un santo martire che , insieme agli altri fratelli che lo hanno preceduto, farà cose incredibili a favore dell'Africa, del Cammino e di tutta la Chiesa pellegrina nel mondo.
    Proponiamo una raccolta di articoli dedicati all'epilogo della storia terrena di Andrea.

    "Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è Risorto!"
    (Lc 24, 5-6)


    CORRIERE ADRIATICO –Cronaca di Macerata - del 20 maggio 2006
    Sì al rientro della salma di Pianesi

    MACERATA - Dopo quasi due mesi, finalmente è stato concesso il nulla osta per il rientro in patria della salma di Andrea Pianesi, il missionario laico morto di malaria a Johannesburg il 26 aprile. La svolta è c’è stata l’altro ieri tra le 17 e le 19, quando il ministero ha fatto sapere che le ultime difficoltà erano state superate. Ieri mattina la conferma definitiva del rientro.
    Andrea Pianesi è atteso a Fiumicino stanotte tra l’una e le due; di qui il viaggio a Macerata dove domani sarà allestita una camera ardente nell’oratorio di San Francesco. Lunedì alle 15.30 i funerali in duomo. “Sono state settimane durissime - commenta la sorella Giselda - a nome di tutta la famiglia voglio esprimere un sentito ringraziamento al sindaco Meschini, al segretario comunale Luciano Salciccia, all’assessore ai servizi sociali Lattanzi, all’ufficio stampa del Comune, e in particolare a Silvia Bianco, per la sensibilità e la disponibilità dimostrate. Vorrei ringraziare anche la cittadinanza per la solidarietà fattaci pervenire.”



    Il Messaggero – Cronaca di Macerata - Venerdì 19 Maggio 2006
    DAL SUDAFRICA
    Torna domani il corpo di Pianesi

    MACERATA Questa sera la salma di Andrea Pianesi, il missionario laico stroncato dalla malaria celebrale lo scorso 26 aprile in Sudafrica, partirà da Johannesburg per rientrare finalmente a Macerata.
    Un’attesa durata oltre tre settimane per i familiari, che ogni giorno erano legati al telefono per avere notizie dal consolato sudafricano.
    Anche grazie all’intervento della Farnesina, domani alle 18,45 il corpo di Andrea sarà a Fiumicino e da lì verrà trasportato nella sua città, dove in tanti lo aspettano per una veglia nella chiesa di San Francesco. I funerali si celebreranno probabilmente lunedì.
    L. P.

    Il Messaggero – Cronaca di Macerata - del 20 maggio 2006
    Lunedì i funerali di Andrea Pianesi

    La salma di Andrea Pianesi, il missionario laico stroncato dalla malaria celebrale il 26 aprile, è finalmente in viaggio. I funerali saranno celebrati lunedì, alle 15,30, dal vescovo Conti al Duomo.
    Questa notte, tra l’una e le due, è previsto l’arrivo del feretro che resterà, fino a lunedì pomeriggio, nella camera ardente allestita nel salone della chiesa di San Francesco.
    Intanto la sorella Giselda, a nome della famiglia, ringrazia il sindaco Giorgio Meschini, il segretario comunale Luciano Salciccia, l’assessore Michele Lattanzi, l’ufficio stampa del Comune, in particolare Silvia Bianco, e tutta la cittadinanza.


    Da ‘IL NUOVO AMICO . IT’ www.ilnuovoamico.it n. 16 del 7 maggio 2006
    Settimanale di informazione -Diocesi di Pesaro-Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola-Urbino, Urbania, Sant’Angelo in Vado.

    L’esempio di Andrea Pianesi
    Le Comunità neocatecumenali di Fano annunciano che oggi è ancora possibile dare la propria vita per l’evangelizzazione in una splendida vocazione missionaria

    FANO – Andrea Pianesi e Barbara Bordi, trent’anni o poco meno, erano partiti per il Camerun nell’ottobre del 2001 con i loro sei figli, dagli otto anni a scaletta fino a diciotto mesi.“Famiglie in missione” le chiamano, un carisma del Cammino Neocatecumenale, nel quale, ad un certo punto del percorso di iniziazione cristiana, molte coppie rispondono alla chiamata di lasciare tutto e partire per un paese di missione dove nella precarietà più assoluta stanno lì a condividere vita, lavoro, pericoli con la popolazione del luogo per vivere secondo il Vangelo e far vedere che Dio c’è.
    Il “luogo” assegnato alla famigliola di Andrea è Yaoundè, la capitale del Camerun. Il saluto di accoglienza della nuova terra è la malaria per tutti.
    Andrea trova lavoro in un’officina, Barbara pensa alla casa e ai bambini che, troppo piccoli davvero, vanno nelle scuole pubbliche della città con difficoltà di lingua, mezzi, metodi e ambientamento grosse come montagne.
    Vivono da cristiani la giornata, a cominciare con le lodi della mattina, il dovere quotidiano, le celebrazioni del Cammino con la pace nel cuore: evangelizzano – come diceva Paolo VI – con la testimonianza della presenza.
    Aveva telefonato il lunedì di Pasqua, Andrea, alla sua famiglia, a Macerata, contentissimo per la Veglia pasquale con la piccola comunità del posto: tutta la notte ad aspettare il Signore risorto, con le letture, i canti e le domande dei bambini. Due giorni dopo, mercoledì, si ammala: un attacco grave di malaria cerebrale.
    In Camerun non è possibile curarlo e viene trasportato in aereo a Johannesburg, in Sudafrica.
    Prima di partire un messaggio ai suoi: - Pregate. E fate la volontà di Dio. –

    Una corsa di 6000 chilometri dietro a una speranza che si fa di ora in ora sempre più debole.
    La mamma vola da lui e fa appena in tempo a vederlo ancora vivo.
    Dopo l’Angelus, “…si compia in me secondo la tua parola…” Andrea muore fra la sue braccia.
    Andrea Pianesi è il figlio di Carlo e Diva, i responsabili dell’équipe di catechisti che hanno portato a Fano nel 1988, prima a San Marco e poi al Ponte Metauro, il Cammino neocatecumenale.

    Le Comunità di Fano si stringono attorno ai loro catechisti nell’ora in cui fidarsi dell’amore del Padre costa, ma salva.

    Guido Minardi


    Le pratiche per il ritorno in Italia della salma, ora a Johannesburg, si annunciano complesse
    Giselda Pianesi, sorella dell’uomo morto in Africa: “In passato era già stato colpito dalla malaria”
    “Una lunga attesa prima di riavere Andrea”


    MACERATA - Malaria cerebrale, una forma particolarmente virulenta della malattia che raramente lascia scampo. Andrea Pianesi, l’uomo che con la famiglia aveva deciso di dedicare la propria vita agli altri Africa, è stato vinto dal male nel giro di una manciata di giorni. In poco più di una settimana si è passati dalla speranza al dolore e a nulla è valso il viaggio dal Camerun al Sudafrica nel disperato tentativo di strapparlo alla morte. La madre ha solo fatto in tempo ad assisterlo nelle ultime ore della sua vita e praticamente le è spirato tra le braccia, un paio di ore dopo il suo arrivo a Johannesburg.

    “Sapevamo che questa volta la malattia era molto grave - commenta con straordinaria pacatezza la sorella Giselda - ma speravamo che ce l’avrebbe fata. Forse la malattia precedente lo aveva debilitato, chissà. In Camerun la malaria è assai diffusa ed egli ne era già stato colpito”.

    Appresa la notizia, naturalmente, è cominciato il calvario per il rientro della salma in Italia. “Temo che sarà una questione lunga e complicata, perché le pratiche da assolvere sono molteplici - spiega Giselda - e poi i collegamenti sono piuttosto difficili. per di più ieri (l’altroieri, ndr.) in Sudafrica era festa nazionale e siamo riusciti a contattare nostra madre solo per un attimo la mattina. Tutto il giorno abbiamo tentato di risentirci ma non ci siamo riusciti. Per fortuna che l’ambasciata e il consolato le sono vicini e l’assistono per ogni necessità. Penso, però, che prima di una settimana difficilmente si riuscirà ad avere il corpo di Andrea in Italia”.

    In un primo momento si era parlato di accertamenti sul corpo di carattere medico, ma la notizia non ha trovato conferma da parte dei famigliari. Il padre, nella sede della casa di accoglienza La Stella, trattiene per sé tutto il dolore: “ditegli una preghiera”, si limita a dire.

    Quasi cinque anni è durata la sua opera evangelizzatrice tra i più poveri della terra. “Era partito nell’ottobre del 2001,- continua il racconto di Giselda - al termine di un percorso di fede molto profondo e condiviso con la moglie Barbara. Quando decise di lasciare tutto aveva quattro figli, gli altri due sono nati durante la loro opera. Il maggiore ha otto anni, il più piccolo solo un anno e mezzo. Sono ancora in Camerun in attesa di notizie del padre. Qui si occupava dell’evangelizzazione, era a contatto con i giovani, era responsabile del cammino dei fidanzati verso il matrimonio”.

    La sua era una vocazione nata dal profondo, coltivata sin da giovanissimo. “Fin da ragazzo - è ancora Giselda - aveva questo desiderio; aveva conosciuto Barbara proprio durante la sua ricerca della fede, con lei lo aveva condiviso e infine realizzato. Probabilmente la scintilla decisiva è scaturita all’indomani di una giornata mondiale della gioventù alla quale parteciparono. Egli lavorava in una concessionaria di auto e decise di mettersi tutto alle spalle. Una scelta coraggiosa e importante”.

    Una decisione che ha avuto la piena comprensione dei famigliari che gli sono stati accanto in questi anni e che hanno fato sì che il seme della generosità non andasse perduto. Si vedevano poco negli ultimi tempi, ma il legame si era mantenuto più che solido. “Andrea e Barbara tornavano soprattutto d’estate oppure nei periodi terminali delle due ultime gravidanze. Era impossibile non notarli: una famiglia legatissima, solare, in grado di vivere a pieno il dono della vita”.
    +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

    Ecc. ecc. Adesso non venite a dirmi che non vi do materiale per giudicare e per offendere.

    SOTTO A CHI TOCCA............

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    reggio calabria

    martedì lasceranno la parrocchia di sant'anna

    Padre, madre e sei figli partiranno per predicare la parola di Dio
    Missionari in Australia

    Giorgio Gatto Costantino

    Per comprendere a fondo questa storia bisogna mettere da parte quel buon senso che tante volte non è altro che una forma imbellettata di paura.
    I coniugi Fabio Rubino e Fiorenza Norma al settimo mese di gravidanza, insieme ai loro 6 figli di età compresa fra i 2 e i 14 anni, lasceranno la parrocchia di Sant'Anna e partiranno martedì prossimo alla volta dell'Australia per diffondere il Vangelo in un delle parrocchie più povere del continente. Lasceranno tutto, il lavoro, gli amici, i parenti, le abitudini e le sicurezze di una vita (hanno entrambi 40 anni circa) per ricominciare daccapo dall'altro lato del mondo con una serie infinite di incognite e una sola disarmante certezza: la fede in Dio. «Vent'anni fa ci siamo avvicinati alla chiesa – spiega Fabio, classico gigante dal sorriso buono – dopo una giovinezza travagliata e piena di sofferenze. Abbiamo iniziato il cammino neocatecumenale superando tante difficoltà anche all'interno della famiglia compreso il rischio di un aborto. Ma sempre abbiamo sentito l'aiuto della Provvidenza».
    Questo lungo cammino costellato di scelte continue e allietato come scritto dalla nascita dei 6 figli li ha portati un giorno a Porto S. Giorgio (Ascoli Piceno) a un incontro mondiale delle comunità neocatecumenali. Sapevano che andavano per partire. Il desiderio di testimoniare quanto bene avessero ricevuto nel loro quotidiano dalla presenza di Dio, li aveva indotti a dare la propria disponibilità a trasferirsi lì dove fosse stato necessario. Come, ad esempio, la Francia dove già era presente un'altra famiglia di amici che avrebbe potuto dare loro appoggio e assistenza. Ciò che accadde lascia senza parole: «Sentivamo per telefono i nostri figli – continua Fiorenza, grandi occhi chiari – e dicevamo loro della possibilità di andare in Francia ma loro ci risposero che stavano pregando per l'Australia. Eravamo 200 famiglie presenti. I nostri nomi erano contenuti in un'urna mentre in un'altra c'erano le destinazioni. Sorteggiarono il nostro nome e quello dell'Australia, così semplicemente. Telefonammo stupiti noi per primi ai ragazzi che invece alla notizia non batterono ciglio. Loro già lo sapevano».
    Il perché, per la famiglia Rubino, sta in un versetto di un salmo che dice vi invierò alle nazioni più lontane e a loro questo basta. Cominceranno passando di casa in casa. Poi si vedrà. Don Bruno Cipro dice sorridendo che «faranno la pastorale degli spaghetti». Parleranno di Dio in punta di forchetta e vivranno di quello che gli manderà la Provvidenza. «Dio è partito prima di noi e ci sta preparando il terreno», aggiunge Fabio consapevole che sarà una dura evangelizzazione. Anche don Pino Sorbara, l'altro sacerdote della parrocchia, si sente provocato: «Tante volte anche noi preti ci facciamo irretire da false certezze. Provo per loro una benevola invidia e anche un pò di nostalgia».
    I figli andranno a scuola in un istituto privato cattolico. Sono contenti e, per l'età che hanno, consapevoli. Partono con la benedizione del Papa e del nostro vescovo, sorretti dalle preghiere della comunità parrocchiale, per la quale la scelta di vita consapevole di questa bella famiglia reggina testimonierà semplicemente la gioia di essere cristiani senza se e senza ma.

    (Gazzetta del Sud, sabato 20 maggio 2006)

  3. #3
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    anche i miei genitori sono neocatecumenali, diciamo solo che la penso in maniera diametralmente opposta a loro...
    sono cresciuto in una famiglia molto religiosa, il sabato andavo ad assistere alla messa neocatecumenale e la domenica servivo la messa come chierichetto nella mia parrocchia, per anni sono andato avanti così. crescendo, poi, recitando "il credo", mi sono accorto che non credevo affatto.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct
    anche i miei genitori sono neocatecumenali, diciamo solo che la penso in maniera diametralmente opposta a loro...
    sono cresciuto in una famiglia molto religiosa, il sabato andavo ad assistere alla messa neocatecumenale e la domenica servivo la messa come chierichetto nella mia parrocchia, per anni sono andato avanti così. crescendo, poi, recitando "il credo", mi sono accorto che non credevo affatto.
    peccato ... però, chissà ... forse un giorno ...
    se puoi pensa che ti hanno regalato la cosa più preziosa che avevano

  5. #5
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    Commozione per l'addio ad Andrea.
    Il suo ultimo messaggio : "Coraggio, pregate! Al resto ci pensa Dio"


    Il vescovo Luigi Conti: “Questa chiesa non ti abbandonerà mai”
    Il toccante ricordo della moglie
    L’ultimo messaggio ai genitori: “CoraggioPregate, al resto ci pensa Dio”
    Duomo pieno per i funerali di Pianesi, il missionario laico morto in Sudafrica


    MACERATA

    "Chi ama Andrea deve essere contento per lui. Quanto accaduto non è una sciagura: né per me né per i bambini. E' Dio che ha voluto questo. E Dio non sbaglia."

    Sono le toccanti parole di una giovane donna che ha perso suo marito, l'uomo con cui aveva deciso di intraprendere un percorso spirituale e di vita seguendo la volontà del Signore. Andrea Pianesi non c'è più. Ma lei, Barbara, invita i fedeli a non piangere perchè Dio ha scelto suo marito per una missione enorme. Parole che hanno toccato il cuore di tutti quelle pronunciate al termine della cerimonia funebre svoltasi ieri pomeriggio in Duomo. Tanta gente è accorsa a portare l'ultimo saluto ad Andrea, il missionario laico maceratese morto di malaria in Sudafrica dopo aver prestato il suo servizio in Camerun. In Africa alcune persone non ci accettavano perchè siamo bianchi - ha aggiunto Barbara -. La morte di Andrea ha fatto capire a tutti che noi eravamo lì solo per Gesù, non chiedevamo nulla in cambio. Mio figlio Luca, che ha otto anni, aveva chiesto a Gesù, in occasione della Pasqua, di venire a prendere i nonni e la nostra famiglia per portare tutti in Paradiso. Quando è morto Andrea ha detto: adesso ha portato via papà, poi verrà a prendere anche noi.

    Un racconto davvero commovente quello di Barbara, così come quello di Carlo Pianesi, papà di Andrea. La vita di mio figlio - ha detto - è stata una liturgia di santità. Fin da bambino ha sperimentato la sofferenza, anche fisica. Nella sua vita è stato spesso deriso ma in lui è maturato un cuore mite e generoso. Voleva andare in Camerun e non c'è stato verso di distoglierlo: quella era la sua vocazione, la volontà di Dio. Nell'ultimo messaggio inviatoci aveva scritto: 'papà, mamma, coraggio pregate: al resto ci pensa Dio'. Anche adesso ci sta dicendo di avere coraggio perchè Cristo è risorto.

    La mamma Diva ha tenuto invece a sottolineare che vale la pena donare la vita per annunicare il Cristo a ogni uomo della terra. Commoventi anche le parole di monsignor Luigi Conti. Ti avevo mandato in missione nel 2001 insieme a moglie e bambini: ti ho trovato in Gesù Cristo. Noi sappiamo che ora sei nella pace, che la tua speranza non è andata delusa. Questa Chiesa non ti abbandonerà mai. Ma voglio anche chiedere al sindaco Meschini (presente in prima fila, ndr) di raccontare ai maceratesi la storia di Andrea, sono sicuro che lo farà.

    Un sacerdote che era in missione in Camerun insieme a lui ha definito Andrea un santo, ricordandone le sue qualità umane e spirituali. Sopra la bara del laico maceratese la famiglia ha voluto porre il Vangelo, la parola di Dio. Un messaggio che Andrea ha voluto portare in Africa insieme alla sua famiglia. Un messaggio di fede, amore, speranza.

    Fonte : Il Corriere Adriatico , Macerata 23 Maggio 2006

  6. #6
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    L'ultimo saluto ad Andrea Pianesi
    Ancora un articolo sulla celebrazione di ieri a Macerata


    L'ULTIMO SALUTO
    Un vangelo sulla bara di Andrea

    Le commosse parole d’addio della moglie e dei genitori

    di LUCIA PACIARONI



    Il Vangelo aperto e una palma sopra la bara di Andrea Pianesi, il missionario stroncato dalla malaria celebrale il 26 aprile in Africa.

    «Sopra la tua bara abbiamo riposto il vangelo, proprio come su quella di
    Giovanni Paolo II. Caro Andrea, ti abbiamo cercato nel dolore e nel
    silenzio profondo di tuo padre, nella presenza di tua madre accanto a te,
    negli occhi di tua sorella Giselda, nelle parole di tua moglie Barbara. Ti
    ho trovato solo in Gesù Cristo».

    Sono le commoventi parole dell’omelia del vescovo Luigi Conti al Duomo.

    Poi si rivolge al sindaco Giorgio Meschini, seduto accanto al comandante dei vigili urbani Andrenelli:

    «Tu devi raccontare a Macerata la storia di Andrea, so che lo farai».

    Un grande applauso ha invaso subito dopo la cattedrale da parte delle tantissime persone presenti. C’erano la comunità neocatecumenale di San Francesco, di cui il giovane faceva parte e i sacerdoti delle diocesi maceratesi e quelli del Camerun, che lo hanno definito “un santo”, “un profeta”. Anche i cantori dei diversi cammini neocatecumenali si sono ritrovati per salutare Andrea con la musica.

    «Mai avrei pensato che sarei stato io a celebrare l’eucaristia per te,
    anzi ho sempre pensato che l’avresti fatto tu per me, Andrea».

    E’ suo padre a parlare e si commuove quando riaffiorano i ricordi del figlio.

    «Mi ricordo che non sopportava la cera delle candele quando lo portavamo alle
    celebrazioni da bambino. Ma proprio da lì è nata la sua vocazione. La
    volontà di Dio è la cosa più importante, lo ripetevi sempre ai tuoi bambini».

    Anche mamma Diva ha rivolto un pensiero al figlio:

    «Vale la pena dare la propria vita per annunciare la parola del Signore e tu l’hai fatto».

    Il funerale si è concluso con le parole della moglie Barbara:

    «Andrea era la persona più generosa che io abbia mai conosciuto. Ma quello
    che è accaduto non è una sciagura, è la volontà di Dio. Mio marito non
    sarebbe potuto vivere senza la missione».


    Fonte: Il Messaggero - Cronaca di Macerata, 23/5/2006

    Nella foto: Il feretro di Andrea con la palma del martirio e il Vangelo aperto.


    ++++++++++++

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da luca e giovanni
    peccato ... però, chissà ... forse un giorno ...
    se puoi pensa che ti hanno regalato la cosa più preziosa che avevano
    come dici tu forse un giorno... chissà... io non escludo niente.
    i miei genitori sono stati (e sono tutt'ora) fantastici. dici bene quando parli di regalo prezioso, l'ho apprezzato, mi ha aiutato a crescere, a formare il mio carattere e anche a capire molte cose riguardo al mio rapporto con dio e con la chiesa.
    detto questo, il mio punto di vista razionale e agnostico, può scegliere di non credere alla resurrezione di cristo e alla sua divinità, ma di certo non distoglie minimamente la mia attenzione dalla grandezza delle sue parole e dal messaggio di pace, amore e fratellanza che intendeva portare e che invece è stato distorto nei secoli. è paradossale che, in nome di chi diceva "ama il tuo nemico", siano state combattute guerre e uccise persone.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct
    come dici tu forse un giorno... chissà... io non escludo niente.
    i miei genitori sono stati (e sono tutt'ora) fantastici. dici bene quando parli di regalo prezioso, l'ho apprezzato, mi ha aiutato a crescere, a formare il mio carattere e anche a capire molte cose riguardo al mio rapporto con dio e con la chiesa.
    detto questo, il mio punto di vista razionale e agnostico, può scegliere di non credere alla resurrezione di cristo e alla sua divinità, ma di certo non distoglie minimamente la mia attenzione dalla grandezza delle sue parole e dal messaggio di pace, amore e fratellanza che intendeva portare e che invece è stato distorto nei secoli. è paradossale che, in nome di chi diceva "ama il tuo nemico", siano state combattute guerre e uccise persone.
    caro matrix, nel ringraziarti dell'apprezzamento ti chiedo di riflettere sul fatto che in nome di Cristo sono state fatte molte più cose buone che cattive, nel Suo nome e seguendo Lui tanti uomini e donne, molti ma molti di più di quanti non ne conosciamo noi, sono diventati santi, e SOPRATTUTTO, nel Suo santo, dolcissimo, amorosissimo nome, TANTI MILIONI, MILIARDI di uomini e donne sono stati, sono e saranno salvati !!!!!!!
    Dal Maligno, dal peccato, dalla morte!!!!
    Cerchiamo di essere un po' umili e costruttivi, piantiamola di cercare sempre il negativo, la zizzania in mezzo al buon grano, prendiamoci il grano, facciamone buon pane e mangiamocelo !!!!!!!!!
    Un caro saluto,

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da luca e giovanni
    caro matrix, nel ringraziarti dell'apprezzamento ti chiedo di riflettere sul fatto che in nome di Cristo sono state fatte molte più cose buone che cattive, nel Suo nome e seguendo Lui tanti uomini e donne, molti ma molti di più di quanti non ne conosciamo noi, sono diventati santi, e SOPRATTUTTO, nel Suo santo, dolcissimo, amorosissimo nome, TANTI MILIONI, MILIARDI di uomini e donne sono stati, sono e saranno salvati !!!!!!!
    Dal Maligno, dal peccato, dalla morte!!!!
    Cerchiamo di essere un po' umili e costruttivi, piantiamola di cercare sempre il negativo, la zizzania in mezzo al buon grano, prendiamoci il grano, facciamone buon pane e mangiamocelo !!!!!!!!!
    Un caro saluto,
    è una questione di punti di vista diametralmente opposti fra chi ha fede e chi non ne ha... tu vedi il bicchiere mezzo pieno, io lo vedo quasi vuoto invece. come giustamente mi consigli, voglio evitare di essere assolutamente negativo e, ovviamente, considero molti uomini di chiesa e servi di dio come degli uomini che hanno dato tantissimo al mondo, tanto per citarne uno su tutti: don puglisi, ucciso dalla mafia. ma come lui ci sono tanti altri grandi uomini che agiscono per il bene della comunità nel nome di dio, sono tanti, così come sono tantissimi gli atei e i fedeli di altri credi religiosi che cercano di rendere il mondo un posto migliore. però, non bisogna chiudere gli occhi e pensare che sia tutto rose e fiori, l'autocritica bisogna farla. e ieri ho molto apprezzato le parole del papa (una delle rare occasioni) quando ha invitato i prelati a interessarsi meno di economia e politica. la chiesa dovrebbe essere povera, ma non lo è mai stata, anzi, ora è diventata quasi come una spa, la ior è una banca senza etica come tutte le altre che pratica illeciti e vengono stretti accordi politici per trarne benefici economici... ora, se bisogna chiudere gli occhi su tutto questo e stare a osannare chi agisce per il bene della comunità dando scarso peso al male fatto arrogantemente in nome di dio, a me non sta bene. io guardo sia gli aspetti positivi che quelli negativi di chi agisce nel nome di dio, purtroppo noto che i secondi prevalgono di gran lunga sui primi...

  10. #10
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    30/05/2006
    Lettera dalla missione in Kazakistan
    Siamo grati a Dio per averci chiamati a questa missione!


    La pace di Gesù Cristo Risorto!
    Siamo Vicente Salas e Cecilia Perez, abbiamo rispettivamente trenta e trentacinque anni. Abbiamo sette figli, la più grande ha dodici anni e il più piccolo un anno, abbiamo anche due figli in Cielo, uno dei quali è sepolto a Aktiubinsk. Da diciannove anni siamo nella Chiesa Cattolica con un cammino di fede, attraverso il Cammino Neocatecumenale. Siamo di Castellón, della diocesi di Segorbe-Castellón e facciamo parte della prima comunità neocatecumenale della Parrocchia di San Tommaso di Villanueva.
    Da qualche anno sentivamo che il Signore ci chiamava a dedicarGli la nostra vita, mettendoci al servizio della Chiesa davanti alla chiamata del Papa Giovanni Paolo II all’evangelizzazione. Nel Dicembre 1994, durante una convivenza in Italia, fummo destinati come Famiglia in Missione nella Repubblica del Kazakistan, in una città chiamata Aktiubinsk, dopo essere stati ricevuti dal Papa e inviati lì da Lui stesso. Dopo aver sperimentato nella nostra vita tanto amore, tanta misericordia, tanto perdono di Dio per i nostri peccati, dopo aver visto come Dio ci aiutava e aveva ricostruito il nostro matrimonio, come ci ha permesso di avere figli e di formare una famiglia cristiana, ci sentivamo di doverLo ringraziare, così ci offrimmo come missionari per annunciare alle genti che Cristo è Risuscitato e che Lui solo può dare un senso alla vita umana e alle singole sofferenze.
    Aktiubinsk è una città situata nel nordest del Kazakistan, lì la situazione è di povertà e disordine, la gente del posto è distrutta, senza speranza, senza nessuna morale, il tasso alcolico è elevato e la gente è controllata dalla mafia. Gli inverni sono molto duri per le temperature estremamente basse che arrivano fino ai 40 gradi sotto lo zero e con questo clima non si trovano prodotti da mangiare, resistere a questo freddo è durissimo. Tutto è precario: a volte mancano la luce o l’acqua, altre non funziona il telefono, alcuni giorni si deve stare in casa chiusi senza far niente. La gente vuole andarsene verso l’Occidente.
    La situazione della Chiesa Cattolica è anch’essa precaria, poiché non esiste in quasi nessun paese. La nostra diocesi è grande come una volta e mezza la Spagna e in tutto questo enorme spazio c’è solo una Parrocchia, che è la nostra. Gli abitanti russi sono ortodossi, mentre i kazaki sono musulmani, però frequentano poco le loro chiese e non praticano il culto. In questo momento a formare la missione con noi ci sono: un sacerdote cattolico polacco, un seminarista polacco e tre ragazze, una spagnola, una polacca e una coreana.
    In questo periodo, grazie all’aiuto di Dio e della gente generosa, abbiamo potuto comprare una casa per viverci, partecipare alla costruzione di un piccolo edificio parrocchiale nella periferia della città, composto da un salone, una casa per il sacerdote, una per gli ospiti, una biblioteca, una sala mensa e un giardino. Vorremmo che la parrocchia fosse un punto di riferimento per la città. Sappiamo che Dio ha creato cose molto belle e vorremmo che la parrocchia fosse segno dell’Amore di Dio sulla terra. Il nostro compito qua è di vivere come la Famiglia di Nazaret, in umiltà, semplicità e lode.
    Vogliamo far presente che si può vivere in un unico posto, con una sola moglie, educando i figli alla santità del matrimonio e della famiglia. Vogliamo farlo proprio qua, in questo posto dove la famiglia praticamente non esiste, e dove la maggior parte dei bambini non conosce il loro padre, qua dove i ragazzi sono lasciati a vivere con i nonni e le situazioni famigliari sono molto avverse.
    I nostri figli ogni giorno frequentano la scuola russa e in casa studiano la lingua spagnola. Abbiamo ricominciato il Cammino di fede con le due comunità che sono nate qua e in più andiamo di casa in casa annunciando a chi vuole ascoltare, la Buona Notizia. Tutte le settimane facciamo un pre-catecumentato preparando la gente all’ascolto delle Catechesi, visto che hanno sentito parlare molto poco di Dio e non conoscono la Scrittura. Aiutiamo il Presbitero in tutto il lavoro della Parrocchia: Eucaristia, catechesi dei bambini, matrimoni ecc. Dopo cinque anni vediamo come il Signore stia facendo sorgere la sua Chiesa. Quando arrivammo frequentavano le celebrazioni religiose solo dieci o dodici vecchiette e oggi un centinaio di persone stanno facendo il Cammino di fede seriamente, alimentati ogni settimana dall’Eucaristia, dalla Parola e dalla Convivenza. Vedendo molti cambiamenti in questa città, noi e il nostro parroco, in comunione con il Nunzio Apostolico in Kazakistan e all’Amministratore Apostolico, vorremmo costruire un nuovo Centro Sociale di Sviluppo Comunitario ( Centro Parrocchiale), nel centro della città, che disponga di sale per la Carità, saloni per il recupero di drogati, alcolizzati e gente allo sbando, che abbia una biblioteca, sale di studio, mensa dei poveri, zone attrezzate per lo sport, giardini, parcheggi e ospedale, un nuovo tempio che contenga almeno trecento persone, negozi e case per i sacerdoti in missione.
    Il tutto sarà realizzato su un terreno che ci regalerà l’Amministrazione territoriale locale.
    Dio ama questo popolo e siamo certi che qui ci sia la necessità estrema di questo centro.
    Dio provvederà e permetterà che arrivino gli aiuti per realizzare questo progetto. Siamo testimoni che l’annuncio del Vangelo da allegria e speranza e cambia il cuore delle persone.
    Siamo certi che il Signore voglia portare avanti questa opera e continuamente apre le strade, partendo dal fatto che continua a farci rimanere lì già da anni indipendentemente dalla nostra precarietà e dall’essere arrivati qua senza sapere una parola di questa lingua. Sappiamo che è Lui che sta rendendo forte questa missione, questa parrocchia questo futuro centro. Lui tramite noi vuole dare segni d’Amore e Comunione.
    Siamo grati a Dio per averci chiamati in questa Missione!
    Vediamo ogni giorno come ci aiuta nel matrimonio, come rende felici i nostri figli di vivere qua, prove queste del fatto che solo Lui ci dà la vita. Vediamo il Suo grande Amore realizzarsi nel fatto che si fida di noi per portare avanti questa missione, aldilà del fatto che siamo peccatori e che la nostra fede è piccola e dubbiosa.
    Pregate per noi e per questa missione.


    Fonte: Camineo.org
    Grazie per la traduzione: A.B. - catechumenium.it

 

 
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