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  1. #1
    naufrago
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    La me car Legnàn
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    Predefinito Il 29 maggio 1176 fu fatta la Storia

    Volevo approfittare di questa prossima ricorrenza per portare un po' di luce sulla sfilata rievocativa che si tiene a Legnano domenica prossima, per ricordare le gesta di quella Lega Lombarda (quella VERA) che in tale data diede lustro alla lotta per la libertà contro l'oppressore, l'esercito di Federico I detto il Barbarossa.

    chiunque fosse interessato faccia un salto qui

    www.paliodilegnano.it

    qui di seguito posto alcune righe che rievocano un po' di storia mai dimenticata (per i veri legnanesi, non per quelli "acquisiti") e certamente sempre utile per il fine ultimo del raggiungimento della libertà dall'oppressore.

    (Nota: i testi e le foto sono tratti dal sito anzidetto)


    La Sagra del Carroccio, una festa tra storia e folclore. La Sagra del Carroccio è l'insieme delle manifestazioni commemorative della Battaglia di Legnano, il fatto d'arme del 29 maggio 1176 che vide la vittoria dei comuni alleati nella Lega Lombarda sull'esercito imperiale di Federico I detto il Barbarossa.
    Le commemorazioni più antiche della battaglia sono da ricercare, nella forma religiosa, già nel tardo medioevo (1393) a Milano, e precisamente nella chiesa di San Simpliciano. Nella sua forma attuale, e tutta legnanese, la Sagra, come festa popolare, parata storica e gara ippica, esiste dal 1935. Dopo la pausa del periodo bellico la Sagra fu ripresa nel 1952. Legnano è stata per l'occasione divisa in contrade, dieci in un primo momento, che presto si ridussero a otto. La contrada, letteralmente "un gruppo di case attorno a una strada", è un quartiere storico della città che ha la propria sede nel maniero, il fulcro della vita associativa e delle attività, oltre che lo "scrigno" in cui sono conservati armi, costumi e ornamenti utilizzati per la sfilata. Le otto sorelle, vere animatrici della Sagra e protagoniste del palio ippico, sono: Flora, Legnarello, San Bernardino, San Domenico, San Magno, San Martino, Sant'Ambrogio e Sant'Erasmo.Le cariche più importanti, le reggenze all'interno delle contrade sono capitano, castellana e gran priore, gli equivalenti di re, regina e fante nelle carte da gioco.
    Uno dei momenti caratteristici della Sagra, in cui confluiscono mesi di preparazione e lavoro effettuato nei manieri, è la sfilata storica, che, insieme con il palio ippico, si tiene l'ultima domenica di maggio. Sono oltre un migliaio i figuranti che indossano i costumi e portano gli oggetti realizzati secondo le prescrizioni di un'apposita commissione che vaglia l'attinenza dell'abito e degli arnesi con il periodo medievale rappresentato. Ogni contrada nel carosello storico che si snoda per le vie della città, dal centro al campo sportivo, sede del palio ippico, svolge un tema, ossia rappresenta tramite i suoi figuranti un aspetto della vita del medioevo che può essere quello degli armati, dei nobili, dei cortigiani, dei musici e dei giocolieri, del lavoro contadino o della magia. Le contrade nel corteo sono seguite dalla Compagnia della morte, una formazione di cavalleria che la leggenda vuole determinante per le sorti della battaglia di Legnano. La compagnia è capitanata da Alberto da Giussano, figura leggendaria di condottiero, il cui monumento, modellato dallo scultore Enrico Butti nel 1900, è diventato uno dei simboli della città. il corteo è chiuso dal Carroccio, il carro simbolo delle libertà comunali al cospetto el potere imperiale. Sul Carroccio in battaglia si recitava la Messa prima dello scontro, nel giorno culminante della Sagra,quello della disputa del palio delle contrade, si officia ancora la funzione religiosa seguita dall'investitura religiosa dei capitani.
    Sotto il pennone del Carroccio è posizionata la riproduzione della croce lobata di Ariberto D'Intimiano, Vescovo di Milano. La croce spetta alla contrada che si aggiudica la corsa ippica e che per un anno potrà costudirla nella sua chiesa.
    I l palio ippico delle contrade è il momento più emozionante e spettacolare della Sagra. Preceduto dalla sfilata storica e dai momenti altamente coreografici degli onori al Carroccio e della carica della Compagnia della morte, il palio è una corsa con fantini ingaggiati dalle contrade che cavalcano a pelo. Si articola in due batterie eliminatorie da quattro giri cadauna (l'anello della corsa misura 240 metri) e in una finale (da cinque giri) cui accedono i primi due piazzati di ogni batteria. Per la tutela e la sicurezza dei cavalli l'organizzazione ha introdotto nel 1992 una commissione veterinaria che visita i cavalli prima delle corse e li sottopone a cure immediate, in caso di incidente, in un'apposita clinica. Nel 1999 è stato poi introdotto, primo in tutta Italia per manifestazioni di questo tipo, il controllo anti-doping. La Sagra, negli anni, è andata arricchendo il suo corollario di manifestazioni, dalla rassegna corale che porta a Legnano ogni anno i migliori complessi polifonici del mondo alle rappresentazioni teatrali che si ispirano al medioevo, dalle conferenze su argomenti storici alla cavalcata dei capitani che scelgono una località particolarmente significativa del territorio da cui partire per sfilare alla volta di Legnano a proprie settimane medievali in cui la città si immerge nella suggestiva atmosfera della cosiddetta epoca buia.
    L'organizzazione della Sagra è gestita dall'Amministrazione comunale unitamente al Collegio dei Capitani e alla Famiglia Legnanese, che formano un comitato al cui vertice c'è il supremo magistrato che è il sindaco della città.



    La sfilata Se a Legnano, nell'ultima domenica di maggio, riesce il miracolo di ripiombare nel Medioevo , la vera macchina del tempo è la sfilata storica, il corteo di un migliaio di figuranti in costume che a piedi o a cavallo percorre la città dal Collegio dei Capitani e delle Contrade al campo sportivo Giovanni Mari, dove si disputa il palio ippico.
    Aprono la sfilata le otto contrade in ordine crescente rispetto alle vittorie nel palio; ultima è sempre la contrada detentrice del Crocione. Chiude il corteo il Carroccio scortato dalla Compagnia della morte.
    Gli abiti, come tutti gli oggetti presenti nella sfilata, rigorosamente ispirati all'epoca della Battaglia di Legnano, sono confezionati nella quasi totalità dei casi dalle contrade stesse su indicazioni della Commissione Costumi, un pool di appassionati di storia e costume medievale coordinato dagli architetti Cate Calderini e Pier Sergio Allevi.
    I due esperti, che si avvalgono della collaborazione di istituti specialistici, fra cui l'Università degli Studi di Milano, garantiscono la correttezza filologica delle scelte degli abbigliamenti, sacrificando, all'occorrenza, la spettacolarità e il fasto se questi tradiscono la verità storica. La ricerca nell'ambito dei costumi non matura peroò esclusivamente a tavolino; questa si affida anche ai sopralluoghi per studiare mosaici, affreschi, opere d'arte che testimoniano l'epoca e che ispirano le fogge e i ricami degli abiti.

    Da qualche anno ogni contrada ha un proprio tema di sfilata, una scelta fatta per differenziare le otto "sorelle" ed esaltarne le peculiarità.
    Attenendosi a questi temi gli addetti ai costumi di ogni contrada elaborano dei bozzetti che devono avere l'approvazione della stessa commissione. Ottenuto il via libera si può procedere alla ricerca dei tessuti, che sono realizzati in appositi laboratori artigianali, mentre i decori sono frutto di un paziente lavoro a mano. L'esame per ogni costume è fissato a maggio, quando la commissione entra nei manieri e verifica il rispetto di tutti i requisiti di un abito medievale. Se i costumi, i gioielli o le suppellettili non risultano conformi alle prescrizioni date non possono sfilare. Ed ecco i temi svolti dalle contrade: gli armati per La Flora; i cortigiani per Sant'Ambrogio; danza e musica per San Martino; giocolieri e popolani per San Domenico; il trionfo per la cattura delle armi imperiali per San Bernardino; la forza e il lavoro per Legnarello; la nobiltà che accompagna il vescovo per San Magno; la caccia e l'astrologia per Sant'Erasmo.
    Il Carroccio Il carro trainato dai buio che l'ultima domenica di maggio sfila per le vie della città riassume tutto lo spirito della Sagra e rappresenta il simbolo attorno al quale, nella mattinata del 29 maggio 1176, si strinsero i guerrieri della Lega dei Comuni.
    Quella mattina il Carroccio partì dalla chiesa milanese di San Simpliciano portando la croce donata dall'arcivescovo Ariberto d'Intimiano come simbolo di alleanza; sul pennone più alto del carro sventolava l'insegna dei comuni lombardi e, secondo la tradizione medievale, la battaglia sarebbe dovuto continuare fino a quando la bandiera non fosse stata strappata dal nemico.
    Grazie alla forza e al valore dei cavalieri che difesero il Carroccio, la bandiera resistette agli attacchi degli uomini del Barbarossa e così la compagnia della Morte, guidata dal leggendario Alberto da Giussano, ebbe modo di sferrare l'attacco deciso che costrinse alla fuga l'imperatore. Il carro che sfila ogni ultima domenica di maggio è una fedele riproduzione dell'originale: le travi e le ruote sono di legno massiccio per meglio sopportare la violenza della battaglia mentre dietro al pennone, sul quale è fissata la croce lobata, c'è una campana.
    Questa "martinella" serviva per richiamare "pedites" (cioè i fanti) e cavalieri invitandoli a serrare i ranghi attorno al Carroccio.
    Un'ultima curiosità: per tutta la durata della battaglia un prelato restò sul carro invocando la benedizione di Dio sui combattenti. Secondo la leggenda, questa benedizione arrivò subito all'inizio dello scontro sotto forma di tre colombe bianche: i tre volatili simbolo dell'alleanza tra Dio e gli uomini si posarono proprio sul pennone del Carroccio e non se ne andarono fino a quando l'esercito dell'imperatore non fu costretto alla ritirata.


    La storia del Carroccio
    Il carro sacro di battaglia fu ideato dagli eserciti dei grandi centri economici e militari dell'alta Italia, che lo utilizzarono per circa trecento anni a partire dall'XI secolo.
    L'uso del carro era diffuso soprattutto in pianura, perché il peso e le dimensioni della sua struttura erano tali da renderne particolarmente difficile l'impiego sui pendii. Per ottenere un' attendibile descrizione del Carroccio è però necessario rivolgersi direttamente alle antiche fonti: secondo quanto riportato dagli annalisti che fissarono la storia della Lombardia medievale le città che per tradizione ricorsero all'uso del Carroccio furono Brescia, Cremona, Milano, Padova e Vercelli, e in tutti i casi il sacro carro è descritto come un mezzo dalle dimensioni superiori alla norma.
    Per tirare i carri da guerra di ognuna delle cinque città sopra menzionate occorrevano da tre a quattro paia di buoi, perché il pianale era tanto alto da permettere al capitano d'armi di controllare lo svolgimento della battaglia e al tempo stesso tanto robusto da resistere agli attacchi dei nemici e alle insidie dei campi.
    Le descrizioni degli annalisti concordano pure nel menzionare per ciascuno dei carri un pennone, una campanella e una croce: in tutti i casi il pennone serviva a reggere il vessillo dell'esercito raccolto attorno al Carroccio, mentre la campana ("martinella" per i milanesi, "Nola" per i cremonesi e "Berta" per i padovani) serviva a scandire i tempi del trasferimento e a chiamare a raccolta gli armati durante la battaglia.
    La croce aveva invece il valore simbolico che anche oggi le è universalmente riconosciuto dalla cristianità: posta solitamente alla base del pennone serviva a richiamare i valori della fede e del sacrificio, ricordando al tempo stesso a pedites e cavalieri che Dio era sceso in campo al loro fianco.
    Nell'ottica medievale proprio quest'ultimo aspetto era il più importante: per gli uomini d'arme, che come tutti i loro contemporanei impostavano la loro esistenza terrena in funzione del rapporto con il divino, combattere fianco a fianco con il simbolo della cristianità era assolutamente indispensabile. Logico quindi che la croce fosse considerata come il cuore del carro di battaglia e che fosse sistemata nel punto più protetto e inaccessibile.
    I cinque carri delle città lombarde erano accomunati anche dagli scudi che venivano sistemati sulle fiancate, dalla presenza di un piccolo altare, di una teca e di un timone.
    L'altare serviva per celebrare degnamente le funzioni religiose che precedevano e seguivano la battaglia , mentre nella teca (che poi non era altro che un vano ricavato nel pianale all'altezza dell'asse posteriore) erano sistemate le bende per i feriti e la cassa dell'esercito.
    Per il timone urgono invece dei distinguo: a volte la barra è ricordata come eccezionalmente lunga, mentre in altri casi le dimensioni sono più contenute.
    Allo stesso modo, secondo le relazioni degli annalisti, il timone fu sempre realizzato in modo da non lasciare alle ruote anteriori la possibilità di sterzare, tuttavia i resti del Carroccio di Cremona testimoniano come nella parte anteriore del pianale sia stato praticato un foro che avrebbe dovuto ospitare un perno di snodo.
    Dal momento della costruzione il Carroccio era conservato nel duomo della sua città: quando le esigenze di mobilità dettate dalle nuove strategie di battaglia decretarono la fine della secolare tradizione nelle chiese furono comunque custodite le tre "parti vitali" del carro, ossia il timone, la campana e, naturalmente, la croce.
    Ognuno dei tre pezzi era considerato sacro, quindi la città doveva difenderlo dalla rapacità di eventuali nemici e impedire in qualsiasi caso che andasse perso o distrutto, perché la ricostruzione di uno dei tre pezzi sarebbe stato considerato un disonore per tutto il Comune.
    Cercare di descrivere più a fondo il carro simbolo della città Milano significa per forza di cose scontrarsi con un muro di leggende e di notizie riportate che vanno a scapito della precisione storica perché del carro che nel XII secolo accompagnò i milanesi nelle loro battaglie non esistono disegni o descrizioni precise. Di certo c'è che i lati del Carroccio erano protetti con scudi recanti le insegne delle sei porte del Comune, e cioè di Porta Vercellina, Porta Nuova, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Orientale e Porta Comasina. Secondo testimonianze attendibili l'altare era stato addobbato con le figure dei santi Simpliciano, Ambrogio, Gervaso e Protasio, e per essere meglio visibile era sollevato da un gradino rispetto al livello del pianale.
    Sopra l'altare la croce lobata, che ancora oggi è conservata nel museo del duomo di Milano, donata dall'arcivescovo Ariberto da Intimiano in segno di alleanza. Secondo le cronache lo stesso Ariberto aveva fatto allestire il Carroccio ordinando di adattare al nuovo scopo un massiccio carro da battaglia di origine longobarda, così che alla fine i milanesi ottennero un "mostro" alto tre metri, largo due e lungo quattro e mezzo. Un'ultima curiosità: il pennone cui era agganciato il gonfalone con i colori della città era sovrastato da una sfera dorata, che riflettendo i raggi del sole rendeva visibile il Carroccio anche da grande distanza.


    La Battaglia di Legnano Si può dire che la battaglia di Legnano avvenne per caso.
    La decisione di muovere contro il Barbarossa era maturata da tempo, ma la mattina del 29 maggio 1176 l'esercito dei Comuni non era ancora pronto ad accogliere l'impertaore tedesco.
    Nell'ultima settimana di maggio era opinione diffusa che il nemico non fosse ancora arrivato a Bellinzona, quindi la mattina dello scontro una parte delle truppe era in marcia sulla strada di Legnano, mentre il grosso della fanteria era ancora di stanza Milano.
    Invece Federico I era molto più vicino di quanto si pensasse, e dopo aver passato la notte accampato a Cairate si rimise in marcia per raggiungere Pavia e attraversare il Ticino.
    In testa alla colonna dell'esercito tedesco quella mattina c'era un gruppo di trecento o cinquecento cavalieri, che passando a sud di Busto Arsizio finirono per incappare in una squadra di esploratori lombardi. Il primo contatto avvenne sul territorio di Borsano: secondo i documenti dell'epoca l'avanguardia tedesca era in grave inferiorità numerica, ma presto fu raggiunta dal grosso dell'esercito imperiale: nonostante gli fosse stato consigliato di ordinare la ritirata il Barbarossa attaccò con vigore i cavalieri lombardi e li costrinse alla fuga.
    Secondo i cronisti dell'epoca l'intenzione dei lombardi era quella di ripiegare fino al Carroccio, per ricongiungersi col grosso della cavalleria che era di stanza a Legnano, invece la ritirata si trasformò in una fuga disordinata e l'esercito dei Comuni fu investito dal panico. I migliori cavalieri di Milano e Brescia abbandonarono il campo lasciando scoperto un lato del Carroccio, mentre dall'altra parte restarono solo i fanti che non sarebbero comunque potuti scappare davanti ai cavalli del nemico. Insomma: attorno al Carroccio durante la prima fase della battaglia restò solo chi non poteva scappare, anche perchè alle spalle un fossato sbarrava la strada sia agli assalitori che agli assaliti. A quel punto le linee dei fanti si strinsero seguendo istintivamente il modello della falange latina , ma le cariche della cavalleria tedesca si fecero via via più devastanti.
    Le prime quattro linee di difesa crollarono una dopo l'altra, mentre la quinta riuscì a resistere.
    Le cariche della cavalleria imperiale durarono a lungo, e nel frattempo i cavalieri lombadi che secondo una fonte attendibile si erano fermati a meno di un chilometro oltre il Carroccio, si ricongiunsero con le truppe fresche che nel frattempo erano arrivate da Milano.
    I lombardi si riorganizzarono, quindi decisero di soccorrere i fanti che ancora difendevano il carro attaccarono di sorpresa le truppe già fiaccate dai ripetuti assalti.
    Secondo gli storici tedeschi l'agguato decisivo fu teso dai cavalieri bresciani, che in un'unica azione uccisero il portatore delle insegne imperiali e costrinsero il Barbarossa a fuggire abbandonando il proprio cavallo. La scomparsa dell'imperatore e delle insegne gettò nel panico il resto dell'esercito, che si lanciò in una disordinata fuga in direzione del Ticino.
    Secondo gli storici dell'epoca i tedeschi scapparono per 14 chilometri, ma la rotta non salvò le centinaia di guerrieri che furono trafitti o annegarono nel fiume.
    Sul campo restarono invece i comaschi, che vennero fatti prigionieri dai vincitori.
    Il sole ormai stava per calare, ma l'esercito imperiale aveva subito una delle sue disfatte più rovinose.
    Le fasi della battaglia sono state ricostruite da Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza e Augusto Marinoni nel libro "La Battaglia di Legnano" edito in occasione dell'ottavo centenario della vittoria sul Barbarossa.
    Per le loro ricostruzioni gli autori del testo si sono avvalsi delle testimonianze degli annalisti che all'epoca dei fatti prestavano il loro servizio per conto dei Comuni, dell'Impero e della Chiesa Romana.

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da FdV77
    Volevo approfittare di questa prossima ricorrenza per portare un po' di luce sulla sfilata rievocativa che si tiene a Legnano domenica prossima, per ricordare le gesta di quella Lega Lombarda (quella VERA) che in tale data diede lustro alla lotta per la libertà contro l'oppressore, l'esercito di Federico I detto il Barbarossa.

    chiunque fosse interessato faccia un salto qui

    www.paliodilegnano.it
    !!Oggi tema!!

    Titolo:

    "Parla della tua città, documentandone usi e costumi".
    Voto....mmmhhhh, vediamo....8+!!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da kappa
    !!Oggi tema!!

    Titolo:

    "Parla della tua città, documentandone usi e costumi".
    Voto....mmmhhhh, vediamo....8+!!
    Grazie... e non dirlo a nessuno ma... HO COPIATO

  4. #4
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    una grande vittoria di pirro, con la quale ci siamo assicurati il paspismo

  5. #5
    giovanni.fgf
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    finalmente qualcuno che pensa con la propria testa e non con i libri di testo itaglioti.

    con ossequi.

  6. #6
    naufrago
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    Citazione Originariamente Scritto da Elendil
    una grande vittoria di pirro, con la quale ci siamo assicurati il paspismo
    non puoi sapere a cosa andrai incontro nei decenni (secoli) a venire... quindi, contestualizzata a quel peridodo, resto dell'idea che è stata una vittoria storica.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da FdV77
    non puoi sapere a cosa andrai incontro nei decenni (secoli) a venire... quindi, contestualizzata a quel peridodo, resto dell'idea che è stata una vittoria storica.
    Hai ragione, è stata una affermazione del mondo comunale,
    ovvero del mondo lombardo, per la prima volta dopo la perdita del regno
    la società dei liberi uomini longobardi ha ritrovato la capacità
    di unire le forze e sconfiggere l'imperatore, non è stata cosa da
    poco considerando i tempi e le difficoltà di informare e organizzare
    l'ampio ambito padano.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Elendil
    una grande vittoria di pirro, con la quale ci siamo assicurati il paspismo
    Due errori:
    1. i preti sul Carroccio;
    2. non avere consolidato il risultato con l'unione "politica" della Lega Lombarda.
    Come hanno fatto i fratelli elvetici.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano
    Due errori:
    1. i preti sul Carroccio;
    2. non avere consolidato il risultato con l'unione "politica" della Lega Lombarda.
    Come hanno fatto i fratelli elvetici.

    A distanza di secoli l'errore più grande é quello di continuare a litigare tra di noi facendo ridere l'Italia intera e parte dell'Europa;
    per non parlare dei padani che danno il voto a chi promette di curare gli interessi di altri: dai nomadi,ai clandestini, agli italiani.


    Amara considerazione: se a distanza di secoli siamo ridotti così, propabilmente meritiamo di sparire per selezione naturale.

  10. #10
    giovanni.fgf
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    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo
    A distanza di secoli l'errore più grande é quello di continuare a litigare tra di noi facendo ridere l'Italia intera e parte dell'Europa;
    per non parlare dei padani che danno il voto a chi promette di curare gli interessi di altri: dai nomadi,ai clandestini, agli italiani.


    Amara considerazione: se a distanza di secoli siamo ridotti così, propabilmente meritiamo di sparire per selezione naturale.
    cosa centra con il 3D?

    a parte il suo solito egocentrismo

    con ossequi.

 

 
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