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  1. #1
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    Predefinito Il servo della Goldman Sachs

    Draghi, Prodi, Monti,Schioppa tutti piazzati nel punto giusto per inaugurare l'europa delle banche!

    Il leader del nuovo governo - che annovera pressoché le stesse identiche facce di dieci anni fa - si presenta con parole nuove agli italiani. Nel suo intervento di replica al Senato, Romano Prodi - quasi avesse letto il nostro giornale dieci anni fa - afferma di volere una Europa “forte” che non deve essere “l’Europa dei banchieri”…

    Facciamo due semplici conti. Prodi da sempre è a servizio della Goldman Sachs, della quale è un ex consulente. La banca d’affari statunitense è il vero centro di potere privato mondiale. Tra i suoi dipendenti e consulenti super pagati, oltre a Romano Prodi, vi sono Mario Draghi (ex vicepresidente di Goldman Sachs International e attuale governatore di Bankitalia) e Mario Monti (ex-commissario europeo). Fino a poco tempo fa a capo della succursale europea vi era Claudio Costamagna (ex Montedison), la cui moglie - toh… - risulta essere una grande finanziatrice della campagna elettorale del professore… Cosa vuole ancora la Goldman Sachs dall’Italia? L’Eni. E quale fiducia possono riporre i cittadini italiani nell’affermazione di Prodi al Senato secondo cui è auspicabile un’Europa “forte” che non deve essere “l’Europa dei banchieri”? Nessuna.
    Non a caso l’unico personaggio che il professore è riuscito a portare al governo si chiama Tommaso Padoa Schioppa, un ultraliberista al ministero dell’Economia, ammanicatissimo coi poteri forti, quello che comunemente viene considerato “l’inventore dell’Euro”. Aspettiamoci austerità, tagli, supertasse, finanziarie lacrime e sangue, vendite degli ultimi gioielli di famiglia agli speculatori perchè Prodi è l’Europa delle Banche.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  2. #2
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    Pezzo sempre valido (stralcio di un articolo più lungo):

    Si era venuta a creare, in quel periodo, una convergenza di interessi che aveva unito l'oligarchia finanziaria e le forze catto-comuniste. La prima mirava all'acquisiizone a buon mercato dell'industria e dei monopoli dello stato, le seconde miravano alla conquista definitiva del potere e all'instaurazione di un loro perenne regime. Il governo Berlusconi non dava fiducia ai mercati internazionali ( leggi banche d'affari newyorkesi e londinesi), non solo in quanto egli era un parvenu del potere, ma soprattutto perché aveva nel suo governo il MSI ante-Fiuggi, perciò difensore dell'industria di stato ed inviso alle potentissime lobby finanziarie ebraiche. Le banche d'affari attraverso il salotto buono del capitalismo italiano (Agnelli, Mediobanca, Pirelli, De Benedetti), strinsero un patto d'acciaio con il vecchio PCI/PDS in crisi dissolutiva, utilizzando come cerniera di collegamento le forze trasversali massonico liberali a cui appartengono Prodi, Dini, Scognamiglio e compagnia mascherata. Prodi con la vergognosa svendita della "Cirio" all' "Unilever" (multinazionale anglo-olandese dell'alimentazione) è un uomo ormai totalmente nelle mani delle banche d'affari. Infatti la Cirio viene acquistata dall'Unilever con i capitali della "Goldman & Sachs" (Peterborough Court 133 Fleet Street, London) merchant bank a capitali ebraico-americani azionista di maggioranza dell'Unilever, la stessa che paga la stecca a Prodi attraverso una finta consulenza commissionata all'istituto "Nomisma" allora di proprietà della moglie del mortadella. Questo è lo schema con cui chi ha dato del ladro a Craxi ha svenduto l'industria di stato alle società straniere attraverso pilotate privatizzazioni!

    Questi signori delle banche d'affari, per la maggior parte appartenenti all'oligarchia finanziaria ebraica, hanno imbastito la trama e finanziato il golpe per la caduta del governo Berlusconi. Il loro attacco si realizzò principalmente con la vendita di ingenti capitali in lire e titoli di stato di loro proprietà in maniera che attraverso la perdita di valore della lira al cambio di valute più forti (dollaro, marco e sterlina) si manifestasse la sfiducia delle borse internazionali per l'allora governo italiano ed al contempo si ottenesse un galoppante aumento dell'inflazione in Italia. Inoltre fu comprato il tradimento del senatur Bossi non solo con denaro sonante proveniente dalle loro casse, ma soprattutto con la falsa promessa di una "padania" (sic!) indipendente, con lui quale "caudillo" supremo. Non a caso l'acuirsi delle velleità indipendentiste leghiste è immediatamente successivo a questi eventi.

    Ottenuta la caduta del governo Berlusconi i magnati della finanza internazionale ed i loro lacchè massoni e catto-comunisti fregarono il masaniello padano a favore di interessi ben più grandi per loro. Principalmente il gioco adesso verteva sulla falsa Europa dei banchieri al servizio del mondialismo economico delle grandi multinazionali. Sicuramente un governo italiano in mano a liberal massoni e catto comunisti intrisi di forme diverse, ma convergenti, di ideologie universalistiche dava alla finanza internazionale migliori garanzie di comunanza di vedute e supporto per i loro interessi che non una padania nazionalista e con ambizioni mono-etniche.


    A seguito di questa fregatura il nostro Bossi è tornato ad aggredire con veemenza verbale gli gnomi dei poteri forti tessitori di intrighi internazionali, senza però dire tutta la verità.
    Il tradimento dell' "utile stupido" Bossi fu sfruttato adeguatamente dalla santa alleanza di banchieri, massoni e catto-comunisti vincendo la successiva competizione elettorale del 1996.
    I primi manifestarono il gradimento dei mercati nel caso di una vittoria delle sinistre, i secondi funzionarono da cerniera fra i due alleati nominalmente più distanti, gli ultimi naturalmente fornirono l'elettorato quale massa di manovra, fu commesso un solo errore nel timore di non avere i numeri sufficienti alla vittoria: fu tirato in barca Bertinotti, salvo poi ributtarlo in mare successivamente.

    La perfetta operazione portò alla presidenza del consiglio il corrotto Prodi e come da copione l'Italia riuscì ad entrare nell'Europa dei banchieri pur non avendone i requisiti, tanto dopo avrebbe saldato il debito con la svendita, a buon mercato e a chi di dovere, dei gioielli di famiglia.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris
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    Si era venuta a creare, in quel periodo, una convergenza di interessi che aveva unito l'oligarchia finanziaria e le forze catto-comuniste. La prima mirava all'acquisiizone a buon mercato dell'industria e dei monopoli dello stato, le seconde miravano alla conquista definitiva del potere e all'instaurazione di un loro perenne regime. Il governo Berlusconi non dava fiducia ai mercati internazionali ( leggi banche d'affari newyorkesi e londinesi), non solo in quanto egli era un parvenu del potere, ma soprattutto perché aveva nel suo governo il MSI ante-Fiuggi, perciò difensore dell'industria di stato ed inviso alle potentissime lobby finanziarie ebraiche. Le banche d'affari attraverso il salotto buono del capitalismo italiano (Agnelli, Mediobanca, Pirelli, De Benedetti), strinsero un patto d'acciaio con il vecchio PCI/PDS in crisi dissolutiva, utilizzando come cerniera di collegamento le forze trasversali massonico liberali a cui appartengono Prodi, Dini, Scognamiglio e compagnia mascherata. Prodi con la vergognosa svendita della "Cirio" all' "Unilever" (multinazionale anglo-olandese dell'alimentazione) è un uomo ormai totalmente nelle mani delle banche d'affari. Infatti la Cirio viene acquistata dall'Unilever con i capitali della "Goldman & Sachs" (Peterborough Court 133 Fleet Street, London) merchant bank a capitali ebraico-americani azionista di maggioranza dell'Unilever, la stessa che paga la stecca a Prodi attraverso una finta consulenza commissionata all'istituto "Nomisma" allora di proprietà della moglie del mortadella. Questo è lo schema con cui chi ha dato del ladro a Craxi ha svenduto l'industria di stato alle società straniere attraverso pilotate privatizzazioni!

    Questi signori delle banche d'affari, per la maggior parte appartenenti all'oligarchia finanziaria ebraica, hanno imbastito la trama e finanziato il golpe per la caduta del governo Berlusconi. Il loro attacco si realizzò principalmente con la vendita di ingenti capitali in lire e titoli di stato di loro proprietà in maniera che attraverso la perdita di valore della lira al cambio di valute più forti (dollaro, marco e sterlina) si manifestasse la sfiducia delle borse internazionali per l'allora governo italiano ed al contempo si ottenesse un galoppante aumento dell'inflazione in Italia. Inoltre fu comprato il tradimento del senatur Bossi non solo con denaro sonante proveniente dalle loro casse, ma soprattutto con la falsa promessa di una "padania" (sic!) indipendente, con lui quale "caudillo" supremo. Non a caso l'acuirsi delle velleità indipendentiste leghiste è immediatamente successivo a questi eventi.

    Ottenuta la caduta del governo Berlusconi i magnati della finanza internazionale ed i loro lacchè massoni e catto-comunisti fregarono il masaniello padano a favore di interessi ben più grandi per loro. Principalmente il gioco adesso verteva sulla falsa Europa dei banchieri al servizio del mondialismo economico delle grandi multinazionali. Sicuramente un governo italiano in mano a liberal massoni e catto comunisti intrisi di forme diverse, ma convergenti, di ideologie universalistiche dava alla finanza internazionale migliori garanzie di comunanza di vedute e supporto per i loro interessi che non una padania nazionalista e con ambizioni mono-etniche.


    A seguito di questa fregatura il nostro Bossi è tornato ad aggredire con veemenza verbale gli gnomi dei poteri forti tessitori di intrighi internazionali, senza però dire tutta la verità.
    Il tradimento dell' "utile stupido" Bossi fu sfruttato adeguatamente dalla santa alleanza di banchieri, massoni e catto-comunisti vincendo la successiva competizione elettorale del 1996.
    I primi manifestarono il gradimento dei mercati nel caso di una vittoria delle sinistre, i secondi funzionarono da cerniera fra i due alleati nominalmente più distanti, gli ultimi naturalmente fornirono l'elettorato quale massa di manovra, fu commesso un solo errore nel timore di non avere i numeri sufficienti alla vittoria: fu tirato in barca Bertinotti, salvo poi ributtarlo in mare successivamente.

    La perfetta operazione portò alla presidenza del consiglio il corrotto Prodi e come da copione l'Italia riuscì ad entrare nell'Europa dei banchieri pur non avendone i requisiti, tanto dopo avrebbe saldato il debito con la svendita, a buon mercato e a chi di dovere, dei gioielli di famiglia.
    Fonte e link please?!
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano
    Fonte e link please?!
    Azz... e chi si ricorda? Ce l'ho nel PC da un paio d'anni...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris
    Azz... e chi si ricorda? Ce l'ho nel PC da un paio d'anni...
    Rinascita? Paolo Emiliani?
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano
    Rinascita? Paolo Emiliani?
    No, mi pare fosse addirittura il sito della Folgore.

  7. #7
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    Merita la pubblicazione per intero

    Un Paracadutista
    Oltre ogni linea nemica!

    PREMESSA 23 Ottobre 2000

    A CHI DI COMPETENZA

    OGGETTO: LETTERA APERTA DI UN PARACADUTISTA (IN CONGEDO) AI SUOI
    CAMERATI (IN SERVIZIO E IN CONGEDO).

    Cari camerati
    Ad un anno dalla mia precedente lettera aperta all'allora comandante la Brigata gen. E. Celentano mi trovo di nuovo a riflettere e a cercare di comprendere i passati ed i presenti avvenimenti che hanno coinvolto non solo la "Folgore", ma la nostra
    Patria e di conseguenza le Forze Armate tutte.
    Nel congedo della succitata lettera esprimevo di sentirmi un po' disertore nel tornare alle mie preoccupazioni giornaliere e a lasciare i miei camerati al loro destino. Forse per una mia personale ripugnanza alla diserzione ho sentito il dovere di continuare ad osservare le sorti dell'Unità di cui cosi' intimamente e profondamente sento di far ancora parte e di inserirle nel contesto degli avvenimenti che hanno coinvolto il resto delle Forze Armate e della Nazione.
    Con tale spirito ho utilizzato la mia capacità di ricerca e di studio per sviluppare ulteriormente la mia precedente analisi. Essa, se pur svolta con onestà e professionalità, è redatta da un non addetto ai lavori ed ha come la precedente un preciso fine politico: sensibilizzare l'opinione pubblica ed in particolare coloro che appartengono o hanno appartenuto alla "Folgore" che essa è patrimonio inalienabile di tutti gli italiani nella quale si estrinsecano le loro virtù guerriere ed amor di Patria.
    Essa deve essere mantenuta nel solco della tradizione e dell'eccellenza creata dal sacrificio di tutti coloro che ne hanno fatto parte e soprattutto evitare che diventi un mero strumento composto da mercenari ed impiegati a disposizione del padrone di turno, in particolare modo di quello che non ama la Patria ed i suoi valori.

    Come ho già affermato nella mia precedente, tale valenza politica non è solo necessaria, ma doverosa nel trattare qualsiasi argomento sociale, in particolare modo di natura militare. Le analisi e le riflessioni contenute nella presente possono non solo essere inerenti a fatti reali oggettivi, ma in certi casi determinare delle logiche ipotesi deduttive che, quale sintesi di tale lavoro intellettuale, possano portare molto vicino, se non proprio alla verità, sicuramente ad una corretta visione di essa. Gli argomenti qui trattati avranno un ampio respiro, forse per l'ottica di alcuni troppo, ma ho ritenuto che il trascenderne o il limitarne avrebbe inficiato l'obbiettivo di dare una chiara visione d'insieme ed al contempo far passare un preciso messaggio politico. Come avete potuto leggere all'oggetto, dedico la presente a coloro che considero ancora miei camerati: a tutti i paracadutisti in servizio ed in congedo di ogni grado e reparto, affinché questo mio breve, ma appassionato sforzo di studio e ricerca possa contribuire a rinsaldare le motivazioni ideali, che ci hanno portato o ci portarono in gioventù a far parte della "Folgore", a prendere piena consapevolezza di ciò che rappresentiamo per molti italiani, della nostra importanza per la Patria nonché dell'insostenibile fastidio che arrechiamo ai suoi nemici, fastidio che a noi procura un incommensurabile piacere.
    I NOSTRI GUAI SONO COMINCIATI DA LI' Nello svolgimento di questo argomento, come in quello di altri, potrò trovarmi ad effettuare richiami alla mia precedente lettera aperta di cui sarebbe consigliabile la lettura per ottenere una completezza d'insieme del pensiero ed una corretta comprensione dei richiami effettuati, essendo la presente in organica continuità ed approfondimento della precedente (per gli utenti di internet scaricabile da www.folgore.com).
    In questo anno passato dalla sua stesura le forze anti-nazionali ed anti-patriottiche hanno dato una accelerata all'esecuzione dei loro progetti in ogni campo sociale ed economico, compreso quello militare, parte integrante di un più vasto progetto di annichilimento delle identità nazionali a favore di un alienante mondialismo. Tale accelerazione, avvenuta anche in funzione del timore che tali forze potranno perdere parte del controllo del potere alle prossime elezioni politiche, ha portato alla realizzazione di molte fasi disgregatrici delle Forze Armate nazionali presenti nel progetto del nuovo modello di difesa.
    Nella mia precedente lettera l'identificazione di tali forze era focalizzata principalmente su quelle di natura catto-comunista, avevo risparmiato, in funzione di un ulteriore approfondimento, quelle di riferimento dell'allora ministro della difesa Scognamiglio, in seguito sostituito con il "tovarich" Mattarella. E' risaputo infatti che il nostro Carletto, insieme alla buona compagnia di Prodi, Dini ed altri rappresentanti della politica e delle istituzioni (fra cui un noto ex presidente della Banca d'Italia), è in odore di massoneria, o quantomeno molto vicino ad ambienti massonici. Quando si parla di appartenenza alla massoneria il condizionale è d'obbligo, poiché da buona società segreta sarà difficile che riveli i nomi dei suoi affiliati più importanti, o quantomeno di quelli che dalle poltrone del potere possono dirigere il gioco a favore degli interessi dei suoi affiliati e della sua ideologia.
    Lo studio dell'intreccio degli avvenimenti in cui la "Folgore" si è trovata coinvolta, mi ha più volte portato ad analizzare il coinvolgimento degli interessi degli USA, o meglio di quelli delle oligarchie economiche (plutocrazie) e massoniche che guidano le azioni di politica internazionale degli USA.
    Ogni qualvolta che la mia mente non era impegnata in attività di lavoro, si trovava ad interrogarsi sulle motivazioni e genesi degli attacchi portati a seguito di presunti incidenti di percorso della Brigata e dei suoi uomini. Analizzando ripetutamente tali avvenimenti su quotidiani e riviste e libri coevi agli stessi ho rilevato che il salto di qualità era avvenuto a seguito della missione "Ibis" in Somalia. Ripetendo un giudizio di merito espresso dagli autori del libro "Inferno Somalia" Giovanni Porzio e Gabriella Simoni (edizioni Mursia) " i nostri guai sono incominciati da li' ", cerchiamo di capire perché. Pur ritenendo che nessuno di voi sia un'animella pia talmente ingenua da credere che le missioni militari a scopo umanitario siano realmente tali, chiarisco che esse in realtà si configurano in quella categoria di operazioni militari che principalmente per tutto il XIX e parte del XX secolo (fino alla IIG.M.) venivano definite come politica delle cannoniere. L'obbiettivo delle missioni inquadrate in tale politica era di difendere gli interessi economici di una o più potenze prendendo a pretesto l'instabilità di un paese e la necessità di ristabilire condizioni civili e umane di coesistenza. L'equilibrio determinato dalla guerra fredda aveva sospeso tale strategia politico-militare, per poi essere ripresa sotto varie egida (ONU,NATO,etc) dopo la caduta dell'Unione Sovietica. La vicenda Somala si inquadra perfettamente in questo scenario: durante tutto il regime di Siad Barre due terzi dei diritti di sfruttamento del petrolio somalo appartenevano alle multinazionali americane Conoco, Amoco, Chevron e Philips, con larga maggioranza della prima (Continental Oil Company), il restante terzo veniva diviso dall'italiana Agip e la francese Elf. La Conoco era stata l'unica compagnia a non chiudere mai i battenti durante la guerra civile divampata nel paese ed era stata fra le maggiori lobbiste a convincere la presidenza Bush ad intervenire in Somalia. Durante l'intervento la sua sede si era trasformata nel quartier generale americano a Mogadiscio ed il rappresentante diplomatico Robert Oakley era contemporaneamente anche l'addetto commerciale statunitense in Somalia e tutore degli interessi della Conoco. Oltre al grande interesse petrolifero altri settori, fra cui quello bananiero e minerario, erano vigilati dall'intervento militare USA. Fin dalle prime battute il contingente italiano non è di gradimento ai rappresentanti americani, attitudine sicuramente dovuta al timore che il radicamento storico dell'Italia in Somalia, nella fluidità della situazione in atto, portasse ad una situazione di vantaggio commerciale degli interessi italiani a danno di quelli statunitensi. Esemplificativa fu una dichiarazione del sopracitato Oakley nella quale dichiarava che il nostro contingente non doveva impegnarsi in operazioni militari, ma che doveva limitarsi ad interventi di carattere civile affidati a reparti di genieri e servizi in un impegno di retroguardia. Possibile che la "Folgore" che abbiamo conosciuto accettasse di fare lo "sciacquino" a degli arroganti yankee? Ovviamente no ed i nostri guai sono iniziati da li'! Non dimentichiamo infine il problema del recupero crediti del Fondo Monetario Internazionale e la selva di interessi intrecciata dalla Cooperazione Internazionale italiana in mano ai craxiani ancora imperanti all'epoca e sicuramente non eccessivamente amici degli americani. Il resto della storia la sappiamo più o meno tutti, il nostro contingente, guidato magistralmente dal gen. Loi, ottiene successi su tutta la linea, eccessivi rispetto agli altri e soprattutto rispetto a quello americano. Ciò induce quest'ultimo a ritenere corretti i suoi iniziali timori che tali successi possano ripercuotersi sul piano della competizione commerciale. Il contingente USA e quasi tutti gli altri ad esso asserviti sono schierati apertamente con la fazione di Ali' Mahadi già in accordi con la Conoco e spingono alla criminalizzazione di Aidid, i nostri invece si mantengono equidistanti dando uguale considerazione alle due fazioni e ricercando una pacificazione. Il comportamento fazioso e sanguinario degli americani porta ad una degenerazione degli avvenimenti. Il 5 giugno '93 un reparto di caschi blu pakistani cade in un imboscata e, dopo aver perso una ventina di soldati, 80 di essi e 10 marines americani vengono liberati senza colpo ferire da un contingente di incursori guidato dal ten.col. Marco Bertolini. Stessa situazione tre giorni dopo con la liberazione di circa altri 50 pakistani da parte degli italiani. L'ottima capacità militare dei parà, unita al buon senso ed all'abnegazione mostrata anche nel risolvere i problemi creati dall'imperizia degli altri contingenti, vengono ricompensati dagli "alleati" americani con arroganza, invadenza e nulla considerazione nei nostri confronti e in quelli della nostra sicurezza. Infatti essi mettono in atto operazioni militari, anche nel nostro territorio, senza coordinarle con i nostri comandi, creando cosi' situazioni di grave pericolo per i nostri uomini, con lo scopo inoltre di fomentare il malumore dei somali anche nei nostri confronti. L'episodio più grave avviene alle 15.00 del 22 giugno quando, senza alcun coordinamento con il nostro comando, i marines a bordo di elicotteri sbarcano in forze a ridosso di un settore da noi controllato per effettuare un rastrellamento alla ricerca di Aidid. Tale operazione scaglia il furore dei somali anche contro il nostro posto di blocco più vicino alla zona dell'intervento americano, esso riesce a resistere agli attacchi e la piccola guarnigione viene rilevata dai soccorsi alle 18.00. Il gen. Bruno Loi protesta formalmente e duramente con Unosom per l'inqualificabile comportamento degli statunitensi nel settore di competenza italiano, sicuramente anche i suoi guai sono iniziati da li'!
    La situazione degenera fino al venerdì nero del 2 luglio, il giorno della battaglia del pastificio, ancora molta chiarezza si deve fare su quell'avvenimento, soprattutto sul ruolo che i nostri ipocriti alleati americani e i loro servizi segreti hanno avuto nel creare artatamente l'ostilità della popolazione somala nei nostri confronti che è sfociata in quel combattimento costatoci tre caduti a fronte di circa 250 somali. Nonostante questo terribile fatto l'abilità del gen. Loi e l'abnegazione di tutti i paracadutisti ottengono il risultato di ristabilire il reciproco rapporto di fiducia e rispetto con i somali. Questo nuovo e inaspettato successo fa andare su tutte le furie Unosom, ormai fantoccio totale degli interessi americani che reagisce con un ingiustificato e veemente attacco al contingente della "Folgore" ed in particolare modo nei confronti del gen.Loi, e i guai continuano. Il ministro della difesa Fabbri e quello degli esteri Andreatta difendono l'operato del contingente italiano e quello del suo comandante richiedendo inoltre l'ingresso, fino ad allora negato, dell'Italia nel comando di UnosomII. Le Nazioni Unite, su pressioni dell'allora rappresentante USA all'ONU Madelene Albright (ebrea lobbista di forti interessi di gruppi economici ebraico-americani), rispondono con estrema durezza invitando (ordinando) il governo italiano a rimuovere il gen. Loi dal comando del contingente. La frattura con il Pentagono ed il Palazzo di Vetro è insanabile, ai quaquaraquà badogliani di Roma non resta che calarsi le brache ed assumere la posizione a loro più naturale quando trattano con gli americani: quella della pecorina. Al gen Loi la ricompensa per la sua incommensurabile capacità e abnegazione al servizio della Patria è stata la fine della sua carriera, da allora per lui solo guai pilotati da Washington ed eseguiti da sicari romani.
    In Somalia i presunti alleati americani, tronfi delle loro convinzioni di darwinismo sociale nei nostri confronti, pensando di poter liquidare facilmente la "Folgore" ed il suo comandante, si sono invece trovati di fronte un'unità che usciva dagli schemi nei quali avevano inquadrato il ruolo ausiliario e subordinato delle nostre Forze Armate. Un'unità che usciva dal controllo politico-militare che avevano imposto. Un'unità non solo efficiente, perciò utile per chi ha il potere di controllo su di essa, ma anche altamente combattiva e determinata a raggiungere i suoi scopi che pongono al primo posto gli interessi della Patria. Queste ultime qualità, deleterie per un tutore politico straniero, la rendono scarsamente gestibile qualora gli interessi di quest'ultimo non coincidano con i principi ideali che la animano.
    Per la "Folgore" la missione Ibis è stata la prova che, con le debite proporzioni, l'ha riportata al cimento e alla gloria come fu per la sua iniziazione sul campo dell'onore di El Alamein. Una prova per la quale generazioni di paracadutisti si erano addestrati dal dopoguerra in poi, specialmente tra la fine degli anni settanta e l'inizio dei novanta alla Brigata era stato impresso un forte rinvigorimento dello spirito e della struttura. Scaldati i muscoli con le missioni in Libano e Kurdistan, preparati i quadri ed oliati i meccanismi, la carica di efficienza, addestramento ed entusiasmo era esplosa nella magnifica prestazione effettuata in Somalia dai parà della "Folgore". Gli anziani che in silenzio e lontani dalla ribalta avevano fatto il loro dovere, guardavano con orgoglio ed un pizzico di invidia i loro allievi, a cui avevano passato il testimone, vivere quella grande esperienza di vita militare. Nei loro volti decisi vedevano i propri e quelli di coloro che li avevano preceduti, niente era cambiato dallo spirito dei folgorini di El Alamein, tutte le generazioni di paracadutisti erano presenti li' con loro. Forse tutto questo ha irritato gli americani, come del resto in passato erano stati irritati i loro cugini inglesi quando erano andati a sbattere il loro grugno sulla "Folgore"! Gli yankee avevano preso adeguata nota dei problemi che questi cocciuti para' avevano arrecato al loro concetto di supremazia ed ai loro interessi commerciali, intanto il loro scomodo generale si era già cominciato a metterlo a posto ed il momento giusto per regolare i conti con la "Folgore" sarebbe prima o poi giunto.
    LA CERNIERA La missione Ibis in Somalia si inserisce in un contesto politico nazionale nel quale era in pieno sviluppo il colpo di stato giudiziario definito con l'ossimoro "mani pulite", in tale operazione guidata da Botteghe Oscure era in atto l'eliminazione politica dell'allora classe dirigente socialista e democratico cristiana di destra. Gli interessi italiani in Somalia erano pressoché tutti legati al partito socialista attraverso la Cooperazione Internazionale italiana colà presente. Mi sembra perciò ozioso rilevare che in tale contesto anche le alte gerarchie militari fossero inevitabilmente vicine all'allora, ancora al potere, partito socialista craxiano e perciò operando nella difesa degli interessi italiani in terra somala si trovassero inevitabilmente a difendere quelli delle imprese vicine a tale partito.
    Corretto perciò mi sembra affermare che anche la "Folgore" ed il suo comandante si trovarono, nell'adempimento del loro dovere, involontariamente coinvolti in questa lotta di potere dalla quale ne sarebbero usciti vittoriosi i comunisti sostenuti non solo dalla magistratura a loro contigua ma, in seguito anche da forze massoniche che aspettavano di capire quale fosse la parte vincente su cui puntare. Ottenuta tale vittoria tali forze avrebbero dovuto ridurre alla ragione del vincitore la "Folgore" ed i suoi quadri, impresa non facile visto l'antitetico retaggio storico tra le due forze in gioco, rinsaldato da quasi 50 anni di guerra fredda. Ma i comunisti nostrani vista la mala parata, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, stavano facendosi una verginità liberal-capitalista per non perdere, a causa di un' ideologia ormai obsoleta, cinquant'anni di potere reale acquisito sul territorio italiano. Gli americani (leggasi oligarchie finanziarie USA), che dal canto loro quanto a etica politica non vanno tanto per il sottile, presero in esame la possibilità di cambiare il burattino in corsa. Del resto Craxi non era mai stato un burattino molto ubbidiente, si era montato la testa di essere un nuovo ducetto di una Italia con una politica estera ed interessi internazionali autonomi. L'affronto di Sigonella, a seguito del dirottamento dell'Achille Lauro, non poteva essere perdonato dagli USA: avieri e carabinieri italiani, considerati pressoché degli ascari al loro servizio, si erano permessi di mettere in scacco una cazzutissima Delta Force, impedendo la cattura di feroci terroristi che per di più avevano fatto fuori un ebreo! Il fatto è che, nel tentativo di impadronirsi di tali terroristi in mani italiane, degli F-14 avevano senza autorizzazione violato lo spazio aereo italiano e dirottato un aereo dell'Alitalia costringendolo forzatamente ad atterrare, questa per la loro arrogante logica di padroni era un'operazione del tutto legale. Il B'nai B'rith (potente lega massonica americana di autodifesa ebraica) in prima fila chiedeva vendetta per tanto scorno subito a causa del ducetto italiano e per magia si materializzò nelle mani dei giustizieri comunisti di "mani pulite" la situazione bancaria dei conti segreti del PSI e personali di Craxi, gran ladrone si, ma un dilettante rispetto ai suoi successori.
    Queste causalità esterne di conflittualità nei confronti della "Folgore" si andavano a sommare all'astio permanente e stratificato delle forze catto-comuniste identificate nella precedente lettera, per congiungere i due diversi interessi di neutralizzazione e ricondizionamento della "Folgore" mancava una debita cerniera che funzionasse da adeguato collegamento. L'apposito climax che determinò lo stabilirsi di questa cerniera fu l'avvento sulla scena politica del cavalier Berlusconi che con la vittoria alle politiche del '94 rischiava di vanificare il successo di mani pulite, ma soprattutto il programmato sfruttamento dello stesso da parte della nomenklatura del vecchio PCI. Tale pericolo determinò, sette mesi dopo la vittoria elettorale, un vero e ben congegnato golpe bianco ai danni del governo Berlusconi. Eliminato tale ingombro il nuovo regime catto-comunista incernierato con gli interessi massonici dell'oligarchia finanziaria statunitense si apprestava a "normalizzare" il paese. Penso che non stupisca nessuno se fra i primi posti in tale agenda di lavoro si trovasse la voce "Folgore". Ridurla alla debita ragione del vincitore era tra l'altro un gradito favore da rendere agli oligarchi frammassoni statunitensi che tanto avevano contribuito alla loro vittoria. Tale compito agli occhi dei capataz post-comunisti, invece che un debito da saldare, sembrava più una favolosa occasione da non perdere per regolare i conti, una volta per tutte, con questa fastidiosa unità e con i suoi uomini più scomodi. Infatti giusto il tempo per organizzare un po' d'infamità e poco dopo scoppia la montatura dello scandalo Somalia, primo atto di un progetto eversivo mondialista che sta distruggendo e vendendo la nostra Patria e del quale ormai sono stati individuati tutti gli attori principali. Infatti la cerniera si era venuta creando per la convergenza di interessi che aveva unito l'oligarchia finanziaria e le forze catto-comuniste. La prima mirava all'acquisizione a buon mercato dell'industria e dei monopoli dello stato, le seconde miravano alla conquista definitiva del potere e all'instaurazione di un loro perenne regime. Il governo Berlusconi non dava fiducia ai mercati internazionali ( leggi banche d'affari newyorkesi e londinesi), non solo in quanto egli era un parvenu del potere, ma soprattutto perché aveva nel suo governo il MSI ante-Fiuggi, perciò difensore dell'industria di stato ed inviso alle potentissime lobby finanziarie ebraiche. Le banche d'affari attraverso il salotto buono del capitalismo italiano (Agnelli, Mediobanca, Pirelli, De Benedetti), strinsero un patto d'acciaio con il vecchio PCI/PDS in crisi dissolutiva, utilizzando come cerniera di collegamento le forze trasversali massonico liberali a cui appartengono Prodi, Dini, Scognamiglio e compagnia mascherata. Prodi con la vergognosa svendita della "Cirio" all' "Unilever" (multinazionale anglo-olandese dell'alimentazione) è un uomo ormai totalmente nelle mani delle banche d'affari. Infatti la Cirio viene acquistata dall'Unilever con i capitali della "Goldman & Sachs" (Peterborough Court 133 Fleet Street, London) merchant bank a capitali ebraico-americani azionista di maggioranza dell'Unilever, la stessa che paga la stecca a Prodi attraverso una finta consulenza commissionata all'istituto "Nomisma" allora di proprietà della moglie del mortadella. Questo è lo schema con cui chi ha dato del ladro a Craxi sta svendendo l'industria di stato alle società straniere attraverso pilotate privatizzazioni. Questi signori delle banche d'affari, per la maggior parte appartenenti all'oligarchia finanziaria ebraica, hanno imbastito la trama e finanziato il golpe per la caduta del governo Berlusconi. Il loro attacco si realizzò principalmente con la vendita di ingenti capitali in lire e titoli di stato di loro proprietà in maniera che attraverso la perdita di valore della lira al cambio di valute più forti (dollaro, marco e sterlina) si manifestasse la sfiducia delle borse internazionali per l'allora governo italiano ed al contempo si ottenesse un galoppante aumento dell'inflazione in Italia. Inoltre fu comprato il tradimento del senatur Bossi non solo con denaro sonante proveniente dalle loro casse, ma soprattutto con la falsa promessa di una "padania" (sic!) indipendente, con lui quale "caudillo" supremo. Non a caso l'acuirsi delle velleità indipendentiste è immediatamente successivo a questi avvenimenti. Ottenuta la caduta del governo Berlusconi i magnati della finanza internazionale ed i loro lacchè massoni e catto-comunisti fregarono il masaniello padano a favore di interessi ben più grandi per loro. Principalmente il gioco adesso verteva sulla falsa Europa dei banchieri al servizio del mondialismo economico delle grandi multinazionali. Sicuramente un governo italiano in mano a liberal massoni e catto comunisti intrisi di forme diverse, ma convergenti, di ideologie universalistiche dava alla finanza internazionale migliori garanzie di comunanza di vedute e supporto per i loro interessi che non una padania nazionalista e con ambizioni mono-etniche.
    A seguito di questa fregatura il nostro Bossi è tornato ad aggredire con veemenza verbale gli gnomi dei poteri forti tessitori di intrighi internazionali, senza però dire tutta la verità.
    Il tradimento dell' "utile stupido" Bossi fu sfruttato adeguatamente dalla santa alleanza di banchieri, massoni e catto-comunisti vincendo la successiva competizione elettorale del 1996.
    I primi manifestarono il gradimento dei mercati nel caso di una vittoria delle sinistre, i secondi funzionarono da cerniera fra i due alleati nominalmente più distanti, gli ultimi naturalmente fornirono l'elettorato quale massa di manovra, fu commesso un solo errore nel timore di non avere i numeri sufficienti alla vittoria: fu tirato in barca Bertinotti, salvo poi ributtarlo in mare successivamente.
    La perfetta operazione portò alla presidenza del consiglio il corrotto Prodi e come da copione l'Italia riuscì ad entrare nell'Europa dei banchieri pur non avendone i requisiti, tanto dopo avrebbe saldato il debito con la svendita, a buon mercato e a chi di dovere, dei gioielli di famiglia.
    IL PIANO Dando un ordine cronologico agli avvenimenti che hanno coinvolto la "Folgore" vedremo che l'aggressione seguita alla montatura dello scandalo Somalia è di poco successiva all'insediamento di Prodi alla presidenza del consiglio, il momento di far pagare il conto alla "Folgore" era giunto. Quale esecutore del piano allo stato maggiore veniva insediato un convinto giacobino, vicino alla corrente dalemiana dei comunisti DS: il gen. Cervoni. Coevi o leggermente antecedenti a questi fatti sono studi sociologici e antropologici sulla natura dei paracadutisti italiani. Con lo studio delle loro origini, della loro storia e dei tratti psicologici generali della loro natura, vengono identificati i punti di forza e coesione che li rendono vincenti. In seguito vengono identificati i loro punti di debolezza, attraverso questi viene studiata e implementata una strategia di distruzione e mutamento della loro Unità, nata antitetica e con il compito di combattere le stesse ideologie degli attuali padroni, per renderla idonea cosi' a servire forze avverse a lei ed al suo mondo. Arduo e ambizioso progetto la cui unica soluzione possibile era il mutare la qualità e le motivazioni degli uomini che l'avevano composta sin dalla sua nascita. Perciò l'ordine dei fatti e degli attacchi a cui la "Folgore" ed i suoi uomini si trovano soggetti corrisponde all'esecuzione di varie fasi di un preciso piano:

    Montatura dello scandalo Somalia per screditare davanti all'opinione pubblica il nome e l'operato della Brigata
    Criminalizzazione attraverso una diffamatoria campagna di stampa e l'istituzione della commissione Gallo
    Demoralizzazione dei quadri attraverso aggressivi e denigranti rapporti ufficiali dei gen Cervoni e Ardito
    Epurazione di ufficiali superiori riluttanti all'instaurazione del nuovo ordine massonico catto-comunista.
    Demonizzazione e smantellamento dell'istituto della disciplina di anzianità
    Tentativo di annullamento del tessuto umano e sociale originale inquinandolo con l'immissione di mercenari sindacalizzati, donne ed in futuro omosessuali ed immigrati extra-comunitari.
    Tale piano, ancora in sviluppo, porterà alla trasformazione delle Forze Armate e della sua migliore unità, da un esercito di popolo al servizio della Patria ad un esercito di mercenari al servizio degli interessi economici dei circoli massonico-finanziari internazionali protetti dagli USA. Le istituzioni italiane, suoi nominali gestori, sono in realtà un regime catto-comunista, fantoccio e pagato dal reale e nascosto padrone, a cui non parrà vero mettere in atto il suo antico piano di disgregazione dell'istituto posto a difesa della Nazione, della società italiana, insomma della Patria. La capacità bellica autonoma di tali Forze Armate sarà praticamente nulla se non supportata da quella di F.A. più potenti (USA,UK,) le quali riserveranno sempre per loro il controllo tattico-strategico. Per le F.A. italiane il compito sarà relegato principalmente a forza di interposizione, polizia e servizi vari nelle aree destabilizzate nelle quali viene esercitata una politica delle cannoniere a difesa degli interessi economici, in primo luogo USA e a seguire del Regno Unito. Insomma una riedizione del badogliano CIL (Corpo Italiano Liberazione) e in una sola parola: ascari. Meglio di cosi non si può e tutti gli interessati attori, a cui la "Folgore stava stretta, sono accontentati.
    Con lo stesso progetto sono stati aggrediti altri reparti altrettanto indigesti all'attuale potere, primo fra tutti gli alpini, corpo troppo coeso, tradizionalista e monoetnico per i gusti dei nuovi padroni. Perciò scioglimento di reparti e meticciamento con personale che con gli alpini ci ha a che fare come l'Ordine Francescano con la Legione Straniera. La reazione ferma dell'ANA (Associazione Nazionale Alpini) ha portato quantomeno al compromesso di continuare l'arruolamento regionale con la formula alchemica del volontario a ferma annuale. Latitante invece, sembra essere l'opposizione dell'ANPd'I (Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia) a questo diabolico progetto, in tale latitanza spicca soprattutto quella dell'attuale presidente gen.Chiabrera, tanto da sembrare accidia (indolenza nell'operare il bene) se non connivenza. A tal proposito molti di voi si ricorderanno che nella mia precedente lettera si chiedeva al gen. Celentano di farci capire che tipo sarebbe stato il suo successore, dopo ormai quasi un anno dal suo insediamento lo abbiamo visto brillare solo alle sfilate di moda militare femminile in buona compagnia comunista, e nel denunciare alla magistratura rossa dei caporalmaggiori che, nell'esercizio della disciplina di anzianità, avevano fatto eseguire la sfinge a degli AP sui dei mezzi di trasporto, a voi il giudizio. La debolezza strutturale di questo piano è che esso è un progetto massone e giacobino perciò imposto dall'alto senza appoggio della base e dei quadri, se non di quelli interessati e conniventi allo stesso, perciò con poco o nullo sostegno da parte loro. Tale timore è stato ripetutamente manifestato da scritti ed interviste dello stesso gen. Cervoni, fra cui molti ricorderanno quella effettuata alla trasmissione "Porta a porta" di Bruno Vespa. In essa, oltre a maltrattare il col. Bertolini (quello di Mogadiscio adesso comandante della Ceapar), esternava la presenza di forze ed entità all'interno delle F.A. inaffidabili per il processo di trasformazione in atto, perciò da reprimere affidando tale compito alla magistratura ordinaria idonea ed affidabile per tale scopo, indovinate voi il perché?
    Insomma il nostro Robespierre/Cervoni ha in mente una nuova stagione di terrore massonico-badogliano, simile a quella che epurò la Nembo ed il Regio Esercito dopo l' 8 settembre '43 per renderli idonei a servire il padrone anglo-americano, gli riuscirà anche stavolta? Tutto dipende dalle prossime elezioni e dalla presa di coscienza dell'opinione pubblica al fine di sventare questo terribile progetto per la sorte delle nostre F.A. nazionali e della nostra Patria. E' importante inoltre che i camerati in servizio e di ogni grado non cadano nella spirale di terrore ed intimidazioni isolandosi dalla società civile con sterili motivazioni quali: lasciateci lavorare, devo pensare alla carriera, ho famiglia, etc, questa è proprio la condizione psicologica che desiderano ottenere da voi. Ovviamente quali militari in servizio vi è l'obbligo dell'obbedienza. Non ritengo il caso che vi siano ancora gli estremi della "disobbedienza d'onore", che comunque peraltro fa parte dell'etica militare di tutte le truppe paracadutiste del mondo quando vengono minacciate le basi su cui tale etica si fonda (ricordiamoci dell'esempio di Rizzati, Sala, Massù), ma sicuramente ci sono varie maniere d'obbedienza e soprattutto vi sono anche dei diritti civili inalienabili quale quello di associazione e di libertà di parola, non dimenticatelo!
    CAMBIO DI GUARDIA Come al solito è la situazione internazionale a dare occasioni per portare avanti il progetto in atto, non solo inerente alla mutazione del tessuto delle F.A. ma soprattutto a quella della Nazione e della società civile italiana. I flussi migratori determinati dallo strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale e dagli interessi economici e finanziari protetti dall'attuale amministrazione democratica USA, altamente influenzata dalla lobby ebraica americana, sono manna del cielo per favorire un meticciamento e un caos multirazziale della società italiana. Con la scusa di aiutare paesi poveri che altri stanno affamando, si aumenta l'insicurezza e fragilità del tessuto sociale italiano. L'obbiettivo è rendere gli italiani una plebe multirazziale priva di ogni coesione sociale e riducendola perciò ad un mero mercato di consumatori di ogni prodotto buono o cattivo gli venga offerto: da ogni tipo di droga agli alimenti geneticamente modificati da consumarsi nei peggiori fast food (McDonald etc.). La crisi nel Kossovo è un'altra ottima occasione da sfruttare in cui il sentimento umanitario a giustificazione dell'intervento militare è come al solito la foglia di fico per coprire ben altri interessi. L'intervento militare in Kossovo si presenta infatti come un'operazione classica di politica delle cannoniere, se ne può trovare un quasi identico precedente storico nell'intervento militare britannico del 1882 nell'Egitto del Kedivè Urrabi Pashà che portò ad oltre 50 anni di amministrazione condominiale franco-britannica soprattutto per il controllo del canale di Suez. Vediamo però adesso gli interessi strategici in gioco nel Kossovo e più in generale dei Balcani. Da sempre le due principali vie di comunicazione commerciale e strategica tra l'occidente e l'oriente d'Europa, e dai suoi confini oltre, sono il mar Mediterraneo e l'asse di navigazione fluviale Reno- Danubio, quest'ultima è chiusa nella parte danubiano balcanica fin dal settembre 1939, data di inizio della II guerra mondiale.
    Una situazione stabile in quella regione vorrebbe dire la riattivazione di intensi traffici commerciali con una parte d'Europa risvegliatasi da un incubo durato più di 50 anni. Inoltre la possibilità di entrare nel progetto di unificazione europeo fa gola a molti dei paesi ex-comunisti e ad una più stretta vicinanza con l'Europa occidentale, quantomeno commerciale, sembra molto interessata anche la Russia post-sovietica. Tutto questo onestamente non sembra però concorrere agli interessi dei potentati economici USA, per di più l'unione monetaria europea, inizialmente caldeggiata dagli stessi per un errato calcolo di controllo sull'economia delle nazioni europee, incomincia a preoccuparli. La maggiore preoccupazione è soprattutto la possibilità di un'egemonia economica di marca tedesca. Infatti è tuttora in atto un'aggressione all'Euro da parte degli USA utilizzando il caro petrolio, esso scatenando la corsa all'inflazione non agevola la crescita economica e permette inoltre di comprare prodotti e materia prima europea a buon prezzo, vista la maggiore forza d'acquisto della valuta statunitense.
    Tornando ai nostri Balcani l'economia di tutti i paesi della ex-Yugoslavia è perlopiù gravitante nell'area del marco, perciò è ovvio quanto questa instabilità, perdurante ormai dal 1991, possa far buon gioco agli interessi generali USA, quantomeno fino ad un ribaltamento in loro favore. La prima guerra balcanica tra Slovenia e Croazia contro la Yugoslavia aveva fatto totalmente cadere queste due più sviluppate regioni nell'orbita economica tedesca. Questo avvenne anche a nostro danno in quanto all'epoca Andreotti e De Michelis trattarono con il governo Yugoslavo per ottenere quantomeno una amministrazione fiduciaria sugli ex territori italiani dell'Istria e della Dalmazia, a fronte di un non riconoscimento diplomatico della Slovenia e della Croazia e di un supporto politico alla Federazione Yugoslava. Purtroppo ci si mise di mezzo il Vaticano che, insieme alla Germania, riconobbe immediatamente i due stati. In confronto agli attuali burattini i socialisti e i democristiani di allora appaiano come aquile di politica estera e paladini degli interessi nazionali, è proprio vero che "si stava meglio quando si stava peggio" e che al peggio non c'è mai limite!
    La seconda guerra balcanica tra i musulmani e i serbi di Bosnia fornisce agli Usa un'occasione d'oro per esercitare la loro influenza in quella regione. Sfruttando la predominante componente musulmana della Bosnia e utilizzando come cerniera comune il supporto della musulmana, ma fedelissima alleata, Turchia essi costituiscono uno stato vassallo sotto loro protezione. L'obbiettivo strategico è quello di creare nel cuore dell'Europa cristiana una enclave musulmana moderata, dipendente economicamente dagli Stati Uniti e supportata localmente dalla potente Turchia quale perenne elemento destabilizzante dell'area. Un'enclave che si sta già formando, anche col nostro aiuto, che comprende Bosnia, Kossovo, Albania e in un prossimo futuro forse anche il Montenegro. Insomma i nostri amici americani stanno facendo risorgere a pochi chilometri da casa nostra il nostro nemico secolare: il razziatore ottomano.
    Prova di fronte agli occhi di tutti è l'eccessivo addestramento e armamento a titolo di autodifesa delle forze armate bosniache. L'addestramento è addirittura curato da una ditta privata composta da ex delle forze speciali USA e della CIA, sotto la ovvia supervisione di quest'ultima; l'armamento è dotato dei piu sofisticati sistemi di difesa e guerra elettronica oltre che di quelli convenzionali. Le forze speciali bosniaco-musulmane sono addestrate dal SAS britannico ed altri reparti direttamente negli USA. Ormai gli agenti dei servizi USA o UK tra la Bosnia e l'Albania sono più numerosi dei contrabbandieri pugliesi. In questo coacervo di interessi internazionali i militari italiani del prode Cervoni che fanno? Gli ascari naturalmente! Un esempio per tutti è la sorte toccata al generale degli alpini Silvio Mazzaroli che, senza probabilmente conoscere la vicenda del gen. Loi, osò criticare l'operato degli alleati americani nei Balcani: silurato su due piedi e senza nemmeno un accenno in sua difesa da parte del governo d'alemiano.
    Perlomeno Fabbri e Andreatta ci avevano provato per Loi! Tornando alla cronistoria dei fatti la crisi del Kossovo scatena la terza guerra balcanica a causa degli atti politici compiuti dal dittatorello Milosevic. Essi erano del tutto intollerabili: egli teneva lontano il suo paese dal mercato globale a controllo USA e per di più voleva mantenere unita al resto del paese una regione che, pur essendo la culla storica della Serbia, era popolata da una maggioranza di albanesi immigrati in varie fasi storiche. Gli scontri tra i legittimi proprietari serbi e gli immigrati albanesi spinsero il dittatorello ad un tentativo di soluzione finale rimandando a casa loro in Albania gli sgraditi ospiti. Ce n'era abbastanza per scatenare una guerra santa umanitaria e perciò, secondo la migliore tradizione USA, che cosa c'è di meglio per l'umanità di un bel bombardamento a tappeto? L'importante è bombardare tutto ciò che è possibile per mettere in ginocchio l'economia di un paese, indovinate quale furono i primi obbiettivi? I ponti e porti sul Danubio e su tutta la sua rete fluviale navigabile. Che forti eh gli yankee! Chissà se un domani bombarderanno anche noi perché vorremo impedire agli albanesi immigrati in Puglia di annettere quella regione all'Albania? Meglio stare buoni con loro e tenerseli amici!
    Per tutto questo i loro pupazzi italiani dovettero risolvere il seguente grave problema strategico e politico: come garantire l'utilizzo delle basi italiane per bombardare la Serbia con uno come Bertinotti al governo ed un'opinione pubblica di comunisti a varie tonalità di rosso quasi tutta ostile all'intervento armato? Per risolverlo corse in aiuto un "figlio d'arte" massone , vecchio amico della CIA e valoroso gladiatore biancofiore in pensione: l'ex-presidente e senatore a vita Francesco Cossiga. Infatti con una brillante operazione di trasformismo e tradimento della volontà degli elettori riesce nell'operazione di reclutare un partito virtuale composto di mercenari tratti dalle file del centro-destra (Mastella, Pivetti e compagni di merende) e con esso eliminare in corsa dal governo Bertinotti e R.C., nonché effettuare il cambio della guardia tra il mortadella ed il "lider maximo" D'Alema. Questo, vorrei sottolineare, fu un vero e proprio golpe istituzionale che tradì non solo gli elettori di centro-destra che votarono dei rappresentanti che cambiando schieramento, legislatura durante, ingannarono le loro aspettative, ma anche di sinistra che votarono per uno specifico candidato premier ed una specifica coalizione e si trovarono in piena legislatura con un altro premier ed un'altra coalizione.
    Ma il nostro Massimo, già benemerito servitore e paggio dei circoli finanziari anglo-americani, era troppo importante, rappresentava la colonna portante di tutta l'operazione: doveva provvedere a tenere buoni i compagni mentre gli aerei americani e alleati partivano da basi italiane per bombardare uno degli ultimi paesi comunisti ancora esistenti.
    Il primo comunista presidente del consiglio italiano alleato dei capitalisti americani per bombardare l'ultima nazione comunista in Europa, ironia degli interessi che cambiano!
    All'Italia e alle sue Forze Armate non furono risparmiate le ennesime fellonie: non solo negando all'opinione pubblica che piloti dell'aeronautica partecipassero alle missioni di bombardamento, ma soprattutto dandogli il disonore di muovere guerra ad una nazione riconosciuta e indipendente senza una onorevole e diplomatica dichiarazione di tale stato fra i due paesi. Il radicato comportamento badogliano dei nostri governanti si perpetuava.
    Questa occasione mette il Massimo in un'estasi di onnipotenza, finalmente presidente del consiglio, finalmente interlocutore diretto della finanza internazionale che conta, finalmente di prima persona e senza intermediari a richiedere i benefici dei servizi a loro recati. Il momento dell'incasso non lo fa attendere molto affrettandosi ad investire il suo denaro in borsa, sicuro della vincita essendo diventato amico del croupier. In seguito (adesso) ribatterà cassa per le sue fondazioni (Italianieuropei e Futura), vere e proprie lobby a sostegno del mondialismo e a disgregazione del tessuto economico e morale della Patria.
    L'ACCELERAZIONE Con baffino a palazzo Chigi e il mortadella presidente d'argilla a Bruxelles i potentati economici anglo americani danno il via ai bombardamenti a tappeto, umanitari naturalmente, come quelli di Dresda, Milano, Tokyo, Hiroshima, Nagasaki, Hanoi, Baghdad.
    L'esito del terzo conflitto balcanico è scontato, allo Stato Maggiore nostrano, fra un taralluccio e un tric-trac dei relativi festeggiamenti della vittoria, si convincono sempre di più, se caso ce ne fosse stato bisogno, che fare l'ascaro per il Grande Fratello non comporta rischi e la vittoria è sempre assicurata. Il climax per accelerare la trasformazione delle Forze Armate è ideale, ogni tassello è al suo posto. La Russia ormai k.o. non reagisce più a nessun affronto, l'Europa politica è in mano alla finanza americana (basta vedere la vicenda degli organismi geneticamente modificati e l'atteggiamento di Prodi in merito), tutte le parti con interessi in Italia hanno coagulato le loro forze, l'esecutore gen. Cervoni è saldo al suo posto e pronto a dare l'accelerazione alla trasformazione. In Kossovo all'Italia è assegnato il settore di Pec, la parte del leone spetta sempre alla "Folgore" visto che nessuna altra unità possiede lo stesso livello operativo, ed è proprio allora, nel 1999 che gli avvenimenti precipitano.
    Gli studi analitici sulla "Folgore", precedentemente citati, avevano individuato la sua forza, cioè di essere composta per la maggior parte di uomini idealmente convinti del loro ruolo, rendendola perciò una unità fortemente coesa, di cui le caratteristiche principali e più evidenti erano l'entusiasmo e l'unità di intenti dei suoi appartenenti a qualsiasi livello. La sua forza ne rappresentava però automaticamente la sua debolezza, infatti nel caso si fosse riusciti ad interrompere il flusso di quella tipologia umana essa si sarebbe estinta naturalmente e senza traumi, anzi ne sarebbe rimasto un bel carapace da riempire con cosa era più gradito. Adesso si trattava di trasformare questa analisi in un piano esecutivo e cosi' è stato. Nella precedente lettera esprimevo il dubbio che il progetto di legge sulla abolizione della leva non fosse portato avanti per la conflittualità tra le forze della attuale maggioranza in merito al controllo su un eventuale esercito professionale; mi sbagliavo a causa dell'errata valutazione sul raggiungimento della comunanza di interessi in merito di tutte le forze disgregatrici della Patria testè identificate. Il volontariato ideale tratto dalla leva è stato sostituito con un mercenariato impiegatizio e sindacalizzato. La possibilità illimitata di scelta della miglior qualità di uomini a disposizione è stata sostituita con una ristretta scelta di umanità, per lo più spinta da necessità lavorative non altrimenti soddisfacibili. Il carapace della "Folgore" è però duro da svuotare per il gran chef Cervoni, dentro ci sono ancora molti degli ufficiali e sottufficiali che la ricordano nei suoi migliori momenti di fulgore, c'è soprattutto la legione dei congedati, degni cittadini nonché elettori dalla memoria lunga, molti di essi non si rasseg**** a convivere con una brutta copia della Unità che loro hanno conosciuto ed amato. Però il progetto va avanti con le buone o le cattive. Si spinge al prepensionamento di ufficiali e sottufficiali demotivandoli in tutte le maniere possibili al fine di lasciare il posto a colleghi più giovani e per lo più provenienti da altre unità, in modo da rendere più efficace la rottura con la continuità delle tradizioni ed il ricambio con sangue non "infetto" dalla vecchia passione.
    L'obbiettivo è troncare ogni vincolo con il passato, la rottura di questa continuità e dei vincoli con la società civile che sostiene la "Folgore" è l'obbiettivo primario e viene perseguito con ogni mezzo: tentando di eliminare quelli tradizionali ed ideologici e cercando di sostituirli con nuovi di natura falsa e pragmatica. Per chi non lo capisce con le buone si ricorre a mezzi più convincenti.
    La vicenda dello scorso anno in cui si trovò coinvolta la "Folgore" inevitabilmente si inquadra in questo contesto di accelerazione del suddetto progetto.
    Studiando le vicende del presunto scandalo Somalia, inerenti in particolare modo a check point demonio se ben ricordo il nome, ho rilevato che l'allora col. Celentano era nella catena di comando di tale posto di blocco. Nei testi da me esaminati risultano presi in merito provvedimenti, quantomeno disciplinari, nei confronti di tutta la catena di comando, fino al più alto in grado. L'unico escluso fu proprio il col. Celentano, vorrei inoltre ricordare a tale scandalo, avvenuto nell'estate del 1997 e montato dal compagno/framassone Ferrara, seguirono le dimissioni del gen.Cantone e l'insediamento dello stesso Celentano quale c.te della Brigata. Tale fatto mi ha portato a riflettere sulla mielosa lettera che egli inviò al "Secolo d'Italia" a seguito della pubblicazione su tale quotidiano del 2 luglio '98 della cronaca dell'inqualificabile comportamento dei g.li Cervoni e Ardito tenuto nei confronti degli ufficiali e dei sottufficiali della "Folgore" nel corso di due distinti rapporti. Esattamente il 21 aprile e il 21 maggio dello stesso anno.
    Quei due rapporti non possono essere dimenticati perché furono la vera accelerazione al progetto in corso di svilimento della "Folgore". E' necessario ricordare la veemenza , il disprezzo, lo scherno, le menzogne, le minacce indirizzate nei confronti dell'Unità e degli uomini che rappresentavano l'eccellenza delle virtù militari italiane a tutela e difesa della Patria. Ardito gridava ripetutamente "dovete essere gestibili" Cervoni minacciava paonazzo "ci metto 20 secondi a sciogliervi". Mai si era vista nella storia delle unità paracadutiste tale fellonia nei loro confronti, non si erano permessi tanto neanche i lacchè badogliani che tentavano di inquadrare la riluttante "Nembo", rimasta, intrappolata in Sardegna, nelle forze coobelligeranti. Quei due rapporti furono la cartina di tornasole, il diapason di un processo iniziato con gli attriti creatisi in Somalia con il padrone americano e sviluppatosi in un progetto di annichilimento i cui mandanti avevano ognuno il loro congruo tornaconto e gli esecutori i loro trenta denari. La lettera del gen. Celentano era troppo giustificativa del comportamento fellone dei due generali, troppo astutamente politichese perché non fosse stata scritta sotto dettatura, troppo mielosa perché non vi fosse un preciso interesse dello stesso Celentano negli avvenimenti in corso. Infatti all'indomani dell'assunzione della carica di c.te della Brigata egli riceve, nella sede del 185° Reg.to la visita, non di cortesia, dell'eminenza grigia DS : il sottosegretario alla difesa Brutti. Che cosa credete che gli abbia detto in ben due ore? Lusinghe, ricatti e minacce: "tu sei il nostro uomo, hai la stima dei tuoi uomini ed è per questo che fai al caso nostro. Ti abbiamo tenuto fuori dallo scandalo da noi organizzato per metterti al posto dove sei ora, perciò sei vergine e se ci tieni a tale verginità ed alla tua carriera tieni a bada la "Folgore" e asseconda il nostro piano finché non lo abbiamo compiuto, passo e chiudo" Si capisce che per il gen. Celentano non c'era possibilità di scelta se teneva alla carriera e, forse pensando di avere qualche possibilità di manovra, accetta il gioco. Ma non si rendeva conto che davanti aveva gli epigoni degli esecutori delle purghe staliniste. Un po' per la convinzione di avere quell'effimero spazio di manovra, un po' perché ogni tanto il capitano Celentano che era rimasto in lui prendeva il sopravvento, un po' forse perché non aveva capito bene il progetto dei suoi padroni le cose non andarono come essi volevano.
    La sua azione di comando non seguiva le direttive degli accordi presi con il sottosegretario Brutti, che essendo un emissario principalmente della volontà di D'Alema rappresentava non solo la volontà comunista del partito, ma anche quella delle consorterie massonico finanziarie. Il c.te Celentano continuando a richiedere il tratto guerriero e marziale, tipico della nostra tradizione ed insito biologicamente in ognuno di noi, manifestava di non aver compreso che quella era una delle cose da far sparire.
    Richiese non solo tale tratto, ma anche la tipica abnegazione al dovere, a cui era stato abituato dai veri volontari paracadutisti, anche ai primi scaglioni composti da mercenari impiegatizi e sindacalizzati. Questo fece chiaramente capire che egli non stava mantenendo gli accordi. Apoteosi pubblica della manifestazione delle sue intenzioni fu la festa per la ricorrenza della battaglia di El Alamein del 23 ottobre '98 in piazza del campo di Siena, la più possente e bella di tutta la nostra storia. Questa manifestazione ed il relativo e precedente campo di amalgama e preparazione furono tra le gocce se non la goccia che fece traboccare il vaso della bile di chi cosi' tanto ci "ama", sicuramente fra le principali priorità di questi nostri estimatori vi è il ridimensionamento se non addirittura l'abolizione di questa grande manifestazione di comunione tra società civile e paracadutisti. L'accelerazione subisce una definitiva spinta il 15 agosto '99 quando il cadavere del povero AP Scieri viene gettato fra i piedi del gen.Celentano e della "Folgore". Alla luce di tutti questi avvenimenti ciò fa molto pensare. Che memoria ricordi prima della missione "Ibis" la Brigata mai si era trovata in fatti di cronaca che non fossero incidenti al lancio, in esercitazione o automobilistici, tutto al più vi era periodicamente qualche scazzottata con teppisti rossi pisani o livornesi nient'altro. In sei anni trascorsi da tale missione un sottufficiale del 9°Reg.to della scorta del gen.Loi in Somalia viene trovato con la testa fracassata sulle scogliere a sud di Livorno, un capitano viene trovato presunto suicida nelle campagne di Pisa, un AP muore misteriosamente nottetempo cadendo da una torre di prosciugamento, il tutto condito con attacchi politici dei partiti comunisti o postcomunisti e campagne giornalistiche diffamatorie da parte di quotidiani e periodici vicini alla sinistra o alla finanza internazionale. Tutto questo è molto sospetto e la formulazione di qualsiasi ipotesi è lecita. Lo strumentale utilizzo dei servizi ai danni della "Folgore" e dei suoi comandanti non è nuovo. La montatura delle dichiarazioni di un personaggio ambiguo come la De Rosa per eliminare uno dei più stimati comandanti della Brigata, il gen. Monticone, valga quale esempio da manuale. Il gen. Monticcone è stato fra i più convinti propugnatori della peculiarità d'impiego dei paracadutisti, nonché autore delle fino ad allora inesistenti norme e procedure specifiche di tali unità, considerate dallo SME alla stregua di normalissima fanteria motorizzata (sic). Le pilotate dichiarazioni di una torbida bagascia servirono a neutralizzare un personaggio scomodo per molti.
    Molte sono le ipotesi che si potrebbero formulare sulla morte del povero AP Scieri, personalmente ho sempre ritenuto che sia stato un banale incidente causato dal desiderio dell'AP di mettersi alla prova con se stesso, ma se proprio vogliamo dare via alla fantasia e di nonni vogliamo sospettare, sicuramente essi avevano la "barba finta". Altro fatto inquietante in merito è stata la testimonianza strampalata di un equivoco personaggio, un certo Ciancarella, ex capitano dell'aeronautica, già implicato per falsa testimonianza sulla vicenda del DC-9 di Ustica ed inquisito per altre torbide storie. Egli affermava di aver avuto notizia da un presunto testimone oculare che altri paracadutisti avevano angariato l'AP Scieri facendolo intenzionalmente cadere. Di tale compromesso personaggio, oltre alla sua comprovata vicinanza ad ambienti di sinistra, si può comprendere la facile ricattabilità e pilotabilità da chicchessia abbia qualcosa da offrirgli o ricordargli.
    Monticone, Loi, Cantone, Nardi, Cerneco, Celentano, l'elenco delle teste coronate cadute in questa stagione del terrore giacobino-stalinista è lunga, e si allungherà se non avverrà un minimo di cambiamento politico alla direzione del paese. Specifico "minimo" in quanto non esiste una reale differenziazione fra i due schieramenti politici in competizione. Con la fine della guerra fredda i poteri economici hanno manifestato la loro palese supremazia sui poteri politici, ciò non si sta manifestando solo nel nostro paese, ma in quasi tutti i paesi europei, un caso per tutti: l'Austria. L'Italia, come del resto quasi tutti gli stati europei, è una nazione a sovranità limitata e controllata, il suo governo deve dare adeguate garanzie che le tappe del progetto mondialista vengano rispettate.
    Alcuni nomi ufficiali di entità preposte al controllo di ciò sono perlopiù conosciute, quali il gruppo Bilderberg, la Trilaterale ed altre consorterie. Proprio alla Trilaterale Berlusconi ed Amato si dovranno presentare a Milano l'11 Novembre p.v., come scolaretti all'interrogazione del maestro, per presentare le garanzie che possono offrire in caso di loro vittoria alle prossime elezioni. Perciò i due schieramenti sono come due galli in combattimento, ma il padrone è uno solo e chiunque dei due vinca sarà sempre lui a riscuotere le scommesse. Comunque sicuramente Berlusconi sarà il male minore e dall'interno di tale governo forze più tradizionaliste e patriottiche potranno fare le opportune pressioni politiche. Alle prossime votazioni è necessario che ognuno faccia il suo dovere per far cessare, o quantomeno ridurre, questo terribile stato di annichilimento e servilismo allo straniero in cui è caduta la "Folgore" e la Patria tutta.
    VALUTAZIONI FINALI Nella bozza della presente avevo previsto di sviluppare una precisa analisi critica delle scelte non solo politiche, ma anche di quelle tecniche che sono alla base della concezione del nuovo modello di difesa (degli interessi degli altri! Sic). Non svilupperò questa parte in toto in quanto la presente ha già superato i limiti di lunghezza che desideravo imporle e sicuramente molti di voi saranno già al limite del livello di attenzione, mi limiterò ad una critica più generale in maniera da focalizzare sulle intenzionali scelte dello SME verso una direzione che non tutela gli interessi delle Forze Armate quali strumento a difesa della Patria e dei suoi interessi internazionali. Innanzitutto sarebbe il caso di precisare il significato esatto di Patria: "Terra propria di un popolo alla quale ciascuno dei suoi membri sente di appartenere per vincoli di sangue, cultura e lingua.( Dizionario Garzanti)". Perciò la Patria è il vincolo tra terra e sangue che crea una cultura ed una lingua, è lapalissiano che le forze armate di quel popolo difendano la loro Patria ed i suoi interessi, ma non sembra cosi' per le nostre Forze Armate nello stato attuale delle cose che abbiamo discusso finora e di quelle che andremo a parlare.
    Altra riflessione sul concetto di Patria testé citato è che essa non può essere determinata da una società multirazziale. Spero che nessuno mi contraddica portando ad esempio gli USA, poiché la discussione porterebbe molto lontano, si potrebbe chiudere velocemente questa osservazione definendo gli USA come il paravento politico di una oligarchia economico finanziaria i cui oligarchi appartengono quasi esclusivamente alle due etnie dominanti, ma non obbligatoriamente maggioritarie : quella WASP (White Anglo-Saxon Protestant), cioè dei protestanti bianchi anglo-sassoni e quella ebraica. Essi utilizzando il sistema partitico bipolare ingessano la vita politica americana dividendosi anche il controllo sui due partiti fantoccio: quella "wasp" il Partito Repubblicano, quella ebraica il Partito Democratico, tutte le altre etnie contano pressoché come il due di briscola, attenzione non voglio dire che gli è preclusa la carriera politica anzi, l'importante è che stiano al gioco degli oligarchi, Clinton è un esempio da manuale. Se è vero che la società statunitense è multirazziale è altresì altrettanto vero che è una società inevitabilmente razzista, densa di aspri conflitti e tensioni razziali compressi con la massima coercizione da enti federali (FBI,etc.) al servizio delle due etnie dominanti. Insomma in poche parole esse controllano alternativamente il Governo Federale USA, mentre alle altre non è concessa la possibilità di organizzarsi statuariamente quali nazioni. Il progetto di mondializzazione in atto è disarmante per la sua semplicità, riprodurre lo schema USA per il progetto USW (United States of the World), solo il piano di realizzazione è più complesso perché non si tratta di meticciare e distruggere un solo popolo (gli Amerindi pellerossa) per realizzare un grande mercato, ma molti più popoli con culture più evolute e stati più organizzati. Tornando allo specifico delle nostre (per modo di dire!) Forze Armate nella versione "nuovo modello", esse non appaiono più preposte alla difesa degli interessi della Patria, ma bensì a quelli del vincitore, quali appunto delle forze ausiliarie, alla stregua di guide indiane di tribù dominate od appunto al già citato CIL. Non a caso ho fatto ripetuti riferimenti al periodo badogliano, infatti se i guai della "Folgore" sono iniziati con la sua missione in Somalia, quelli delle nostre Forze Armate e più in generale della nostra Patria sono iniziate con la disonorevole fellonia dell'8 Settembre 1943. Le attuali FA non sono in continuità con quelle antecedenti quella disgraziata data, ma con l'esigua armata brancaleone denominata pomposamente Corpo Italiano Liberazione, composta da non più di 25/26000 uomini. La sua composizione consisteva nei quadri per lo più di ufficiali monarchici ed in gran parte massoni, specialmente quelli dello SM, la truppa, a parte la presenza di pochi individui idealmente convinti, per lo più era formata da personale che accettava tale condizione militare principalmente per motivi di sopravvivenza o convenienza, tanto più che per la maggior parte degli uomini del CIL il prevalente impegno non era di combattimento, ma inerente ai servizi di natura logistica. Anche nella foggia dell'uniforme si possono rilevare i servilismi al padrone vittorioso, addio glorioso grigioverde del Carso e della Russia, da allora indossiamo il kaki coloniale "very british". Quante altra analogie dobbiamo sottolineare per dimostrare la continuità di servilismo derivante da quei tristi giorni? Tanto per rilevare i debiti raffronti storici l'ultimo grigioverde (e grigioazzurro per l'aeronautica) fu indossato dall'Esercito della Repubblica Sociale Italiana, le cui Forze Armate era, composte da oltre 800.000 uomini, furono le ultime al servizio di una Patria indipendente. Quasi tutti i paracadutisti vi parteciparono, insieme alla totalità degli alpini e dei bersaglieri, del resto l'elmetto a scodella inglese non si prestava né per la penna né per le piume. A onore dei paracadutisti c'è da dire che dell'unica divisione organica presente nel '43, la "Nembo", l'esercito mercenario badogliano riuscì a mettere insieme un misero gruppo da combattimento (livello battaglione). Tutti gli altri al nord o arrestati e depurati da ufficiali monarchici, massoni e traditori che, anche fra le nostre fila, non sono mai mancati.
    Come filo di continuità al periodo precedente quello badogliano e di peculiarità di identificazione ci erano rimaste ben poche cose.
    La nostra uniforme da lancio "Roma" con la mimetizzazione mediterranea, ci è stata sostituita con la "BDU woodland" del grande fratello, senza neanche la dignità di qualche variazione cromatica quale quella dei francesi, degli inglesi o dei tedeschi. Avevamo il mitico "bigeard" ci hanno dato il cappello da stupido foggia yankee, i nostri stivaletti li indossa anche il genio ferrovieri. Nelle uniformi delle nostre future guerriere (sic!) neanche un minimo sforzo di autonomia dalla foggia militare femminile USA e meno male siamo il paese della moda. I nostri alpini li vogliono chiamare "ranger", si è mai sforzato il capo di SME Cervoni di ricercare in un dizionario inglese detta parola? Essa vuol dire montanaro, sarebbe opportuno che il nostro grande stratega ci erudisse sulla differenza lessicale e sostanziale tra montanaro e alpino. Ai nostri occhi sembra esclusivamente sudditanza linguistica per eccesso di piaggeria con i padroni yankee. Che bello se un giorno tutti noi paracadutisti ci potremo chiamare "airborne"! Tralasciando queste presupposte, ma molto indicative, futilità estetico-linguistiche apprezzeremmo dal suddetto altre delucidazioni in merito al nuovo modello di difesa: secondo la sua "illuminata" visione strategica come faranno delle Forze Armate di appena più o meno 130.000 uomini, perlopiù mercenari sindacalizzati, a difendere la Patria? Altre nazioni possono aver adottato scelte simili, vedi Regno Unito per esempio, ma esse sono integrate da un sistema di riserva territoriale efficiente ed operativa e noi? Niente naturalmente perché la difesa della Patria non è negli interessi di forze armate composte perlopiù da guide indiane a cui è stata data la giacca blu e il winchester per cacciare i loro fratelli che invece La vogliono salvare.
    Quale è la sostanza morale e fisica del materiale umano che le compone? Pessima sicuramente, e la motivazione? Nulla e per lo più limitata a motivazioni economiche per la truppa e sottufficiali e di carriera per gli ufficiali. Tolto l'elemento statuario che determinava ciò che una volta veniva chiamata vocazione militare, rimane solo lo squallore di un mestiere senza ideali e senza denari. Senza ideali e senza denaro è difficile anche il reperimento di materiale umano, per quanto scarso si vada a ricercare, perciò va integrato con donne, froci e extracomunitari (per i naviganti che vogliono avere le ultime notizie in merito godete www.caligaris.it ). La Patria non esiste più perché non c'è più il suo sangue virile a difenderla, le sue forze armate sono semplicemente un altro carapace vuoto da riempire con un' umanità di paria che deve solo ubbidire agli ordini del loro padrone straniero, di cui del resto ha già le uniformi. Tutto questo non solo con la complicità di un governo catto-comunista al servizio dell'oligarchia finanziaria internazionale, ma soprattutto con quella di uno SM composto da massoni che fungono da orbati esecutori. Le vicinanze del nostro corpo di SM alla massoneria hanno radici lontane, legate alla dinamica del nostro Risorgimento. Il sostegno dato ad esso della Francia e dell'Inghilterra aveva lo scopo politico di indebolire la struttura del tradizionalista Impero Asburgico. Il forte legame della massoneria piemontese con le logge madri franco-britanniche fece il suo buon gioco anche nelle forze armate del Regno di Sardegna, antenate delle successive del Regno d'Italia. La stessa massoneria fece di tutto per portare all'intervento nella IGM contro gli Imperi Centrali attraverso il Trattato di Londra (plenipotenziario italiano il ministro degli esteri Sidney Sonnino, ebreo anglo-italiano). La forte presenza massonica nello SM portò a ripetuti e palesi sabotaggi e tradimenti durante la IIGM. Non per niente una delle prime richieste degli anglo-americani, riguardanti il trattato di pace, fu di non perseguire e mantenere anonimi coloro che, all'interno delle Forze Armate, avevano collaborato con gli alleati anche in data antecedente all'8 settembre 1943, in poche parole i traditori. Tale richiesta fu trasformata in legge n°3054 del 25 dicembre 1952. I combattenti traditi e le vittime civili degli "umanitari" bombardamenti anglo-americani, dall'alto dei cieli dove riposano, osservarono stupefatti l'ennesimo tradimento della Patria. Con origini determinate da tanta fellonia che cosa ci si può aspettare 60 anni dopo da un loro epigono quale il gen.Cervoni? Naturalmente che, nella scia di tanta tradizione, impeghi gli ascari italiani al servizio delle multinazionali americane a proteggere le case delle famiglie kossovare mentre i loro capi famiglia svaligiano gli appartamenti degli italiani, a dare il biberon al bambino albanese mentre la mamma fa la zoccola in Italia, a fare il clistere al nonnetto bosniaco mentre il nipotino spaccia liberamente droga al coetaneo italiano, a scortare le navi dei barbari invasori mentre il racket dei venditori ambulanti extracomunitari mette in ginocchio le classi meno agiate dei nostri commercianti. Ma non vi vergognate di questo infimo ruolo che svolgete ai danni della vostra Patria, del vostro Popolo, della vostra Terra? Non vi rendete conto che siete strumentalizzati per danneggiare la vostra stessa gente, le vostre stesse famiglie? Volete dimostrare di essere esattamente ciò che pensa di voi la cariatide dell'antifascismo militante e professionale l'esimio prof. Gallo? Quanti di voi hanno letto il rapporto della commissione da lui presieduta? Oltre a chiamarvi "poveri" tre volte ogni due righe, conferma la sua opinione nel considerarvi dei mentecatti dichiarando:". il militare spesso non ha una grande cultura..", scusate se adesso sto adoperando la seconda persona plurale, ma personalmente pur considerandomi ancora un militare in congedo, non mi ritengo né povero, né mentecatto e tantomeno di povera cultura. Visto che siamo in tema di cultura e visto che il prof. Gallo ritiene che quella dei militari sia un po' scarsa, vorrei contribuire ad elevare perlomeno quella delle nostre alte sfere consigliando al gen.Cervoni la lettura del XXXIII° canto dell' ''Inferno" della "Divina Commedia" e ai gen.li Torelli e Chiabrera il canto III° della stessa, nella speranza che il primo capisca come mai il Conte Ugolino e l'Arcivescovo Ruggeri sono colà collocati e i secondi come mai Virgilio dice a Dante:


    Fama di lor il mondo esser non lassa;
    misericordia e giustizia li sdegna
    non ti curar di lor, ma guarda e passa

    questi ultimi potranno forse essere consolati dal fatto che gli ignavi sono posti nel primo girone e i traditori nell'ultimo. Sempre però d'Inferno si tratta!
    Spero che tutti voi siate convinti che nelle vicende del mondo non esistono anime pie, ma che ogni popolo, ogni nazione fa i suoi interessi a danno degli altri cercando di ottenere il massimo profitto con la minima spesa, né più e né meno come, nella maggioranza dei casi, avviene fra individui. Non c'è certo bisogno di essere dei Clausewitz per intuire che i conflitti armati sono la prosecuzione della politica con altri mezzi e che quest'ultima altro non è che l'arte di difendere i propri interessi, niente di nuovo perciò sotto il sole. Gli USA sono perfettamente coscienti di ciò e non ne fanno mistero, i paesi europei invece dissimulano e minimizzano in varie forme tale necessità naturale ed inevitabile per la propria sopravvivenza. Negli studi e ricerche statunitensi di geo-politica e strategia globale, vengono indicati come principali "concorrenti" degli USA la Cina ed in un prossimo futuro una Europa politicamente unita e stabilizzata. Quest'ultima è ritenuta economicamente più pericolosa, soprattutto in caso di allargamento ad est dell'Unione. Non per niente essi hanno impiantato, insieme a tutti i paesi di origine anglo-sassone (Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda) ed allargato con parzialità di informazioni ad Israele, una micidiale rete di spionaggio satellitare e telematico, principalmente ai danni dei paesi europei (escluso naturalmente il Regno Unito), ormai conosciuta col nome di "Echelon". Questa rete finalizzata, per il momento, a scopi principalmente economici non tralascia ovviamente l'aspetto militare.
    Nessuno osi più dire che gli USA sono nostri alleati, essi sono i nostri padroni e neanche tanto discreti, il vero nodo di alleanza anglo-sassone-ebraica si palesa in questa struttura spionistica ai danni delle nazioni europee. Queste valutazioni geo-strategiche non sono segrete a nessuno, basta collegarsi con il sito pubblico in rete della CIA per leggere le loro valutazioni sulla situazione internazionale (www.cia.com). Inoltre le valutazioni demografiche, più volte espresse da preposti enti federali, fanno capire che viene osservato un preoccupante aumento di popolazione non bianca che rischia di turbare molti equilibri interni statunitensi. La predominante natura monoetnica e cristiana dell'Europa è sicuramente un fattore stabilizzante, perciò è interesse degli USA alimentare crisi etniche e religiose in Europa ogniqualvolta ve ne sia possibilità. Non è un caso che i porti dell'invasione extracomunitaria musulmana siano principalmente della Turchia e dell'Albania, protette dagli USA. Possibile che principalmente da quest'ultima non sia possibile impedire tale flusso con tutte le forze militari (nostre comprese) colà impegnate? Gli interessi geo-strategici USA sono troppo evidenti. L'afflusso extracomunitario, destinato anche al resto dell'Europa, passa dal ventre molle italiano, con la complicità del governo di sinistra che vede nel meticciamento del nostro popolo e in un nuovo sottoproletariato extracomunitario l'unica possibilità di sopravvivenza. Mentre il Miniculpop cattocomunista fa leggere le veline al telegiornale che annuncia festoso e con grondante retorica buonista l'arrivo di nuove orde di barbari, la nostra Marina invece di praticare il blocco navale dei porti albanesi che fa? Scorta la flotta di spacciatori, pappa, puttane, venditori ambulanti illegali, stupratori, ladri e assassini, rifocillandoli e festeggiandoli al loro arrivo nel paese del Bengodi. Perlomeno i legionari romani ci avevano provato a fermarli i barbari, ora gli facciamo le feste! Deve essere un'usanza presa nel 1943 con l'arrivo degli invasori anglo-americani!
    Ultima osservazione in merito all'allargamento dell'Unione europea a nuovi paesi, ci sono state forti pressioni americane effettuate attraverso lobbisti di fiducia, principalmente britannici ma con Prodi in testa, affinché si ritardasse l'entrata di paesi cristiani ed europei quali la Polonia e l'Ungheria e si accelerasse quella di un paese asiatico e musulmano quale la Turchia, inoltre forti manovre gravitano intorno alla partecipazione, se pur remota, anche di Israele! Se l'Europa ragionasse con lo stesso metro imperialista americano, dovrebbe fomentare l'immigrazione clandestina dai paesi latino-americani, sostenere una eventuale indipendenza del Texas dall'Unione, la creazione di stati etnici (tipo quelli sudafricani) nelle riserve indiane nonché fomentare le milizie bianche del midwest ad espellere i negri da quegli stati, allora si' che anche gli USA avrebbero le loro grosse gatte da pelare! Argomenti da sviluppare ce ne sarebbero ancora molti per cercare di chiarire ulteriormente il conteso globale e per cercare di dare delle risposte al fine di poter, ognuno nel suo piccolo, tentare di risollevare un minimo la sorte. La mia razionalità analitica mi ha spinto a cercare ragione del perché la "Folgore" che avevo conosciuto era stata aggredita e giaceva agonizzante senza reagire fieramente come era nella sua tradizione. Forse oltre questa mia indole razionale mi logorava nel subconscio ciò che avevo letto sulla lapide di Q.33 ad El Alamein: "Qui una voce possente si leva e ammonisce a mai disperare nei destini d'Italia". Forse è la forza di quell'ammonimento che mi ha spinto a scrivervi e a non disperare che il destino della "Folgore" risorga insieme ai destini d'Italia.
    CONGEDO Lo scorso anno al termine della mia precedente lettera mi assalì un sincero sentimento di scoramento e diserzione al pensiero di lasciare la "Folgore" ed il mondo che avevo conosciuto ed amato ad un così triste epilogo senza che io potessi fare niente. Adesso, anche se il quadro generale è peggiorato, non ho più quella terribile sensazione. Sento che personalmente non potrei fare di più, quantomeno intellettualmente, per risvegliare le coscienze ed esortare a non disperare nei nostri destini, in quelli della "Folgore" e della Patria. Ho la speranza che i miei camerati ed i miei concittadini si risveglino da un terribile incubo e non accettino più questo diabolico imbroglio e annichilimento della nostra società, dei nostri valori, della famiglia, della Patria. Che si decidano a mandare a casa questi parassiti che stanno tradendo e distruggendo l'Italia. Questi parassiti con quelle facce avide e grette di servi prezzolati dello straniero: Amato, Prodi, D'Alema, Dini, Turco, Mastella, Cossutta, Veltroni, Cervonie cosi' via. Penso che molti dei pensieri e delle idee espresse nella presente fossero già nelle vostre convinzioni, magari non in toto, magari non ordinate, ma sicuramente presenti e consolidate. Ho cercato con il mio lavoro di dare ad esse una organicità mettendo insieme i tasselli di un intricato puzzle. Più di questo non so cosa avrei potuto fare. Speriamo che serva a qualcosa, speriamo che il poeta romantico Heinrich Heine avesse ragione nello scrivere: "Il pensiero precede l'azione come il lampo precede il tuono" (azione politica, giusto per evitare fraintendimenti). Perciò questa non è la mia lettera a voi, ma la lettera che ognuno di voi avrebbe voluto mandare ai suoi camerati, ognuno di voi la diffonda come propria ai commilitoni e li esorti a fare altrettanto in maniera che l'inganno, la frode e il tradimento non trovino alcun nascondiglio. Permettetemi perciò di siglarmi con il solito alias che rappresenta tutti noi e terminare con una strofa di una nostra canzone, nella speranza che ne ricordiate il significato:


    Siam volontari paracadutisti
    veniamo da ogni region,
    lottando da Oslo a Corfù,
    faremo l'Europa Nazion!

    Cieli sereni a tutti e in alto i cuori, "Sulle rovine in piedi sarem"


    FOLGORE!
    Un paracadutista
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  9. #9
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    Tutti a gridare allo scandalo che la chiesa esprima il suo parere nei confrenti dello stato e nessuno che si scandalizzi che il ministro dell'economia dichiari apertamente che una volta alla settimana coordinerà la politica economica italiana con il presidente di bankitalia (una banca privata con semplice funzione di tesoreria dello stato, con sede fiscale alle isole figj) Dove sono i radicali? La chiesa no e il Sacerdote del dio denaro si?

  10. #10
    ardimentoso
    Ospite

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    sta discussione la metto sul principale

 

 

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