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I TRE CABALLEROS DELL’AVE MARIA, STARRING MONTI, MIELI, MONTEZEMOLO
CARLO “AMLETO” CIAMPI SCENDE DAL COLLE E SPINGE FUORI STRADA PRODI
AVANZA IL TECNICO MONTI PROTETTO DAL COLLE, CORRIERE E CONFINDUSTRIA
Italia alle sorbole e delle Tre Marie, starring Mieli, Montezemolo, Monti. In attesa che la Cassazione certifichi il vincitore (almeno numerico) dell’ultima tornata elettorale, è l’orologio del Quirinale a scandire i tempi lunghi di una crisi politico istituzionale senza precedenti. Non era mai accaduto, infatti, che a distanza di una settimana dall’apertura delle urne, con un sistema di voto - sia pure modificato in peggio (Porcellum) che prevedeva comunque l’alternanza tra i due schieramenti - il capo dello Stato (in scadenza), come il peggior Amleto si fa interpretare dalla grande stampa padronale.
Il primo rintocco ciampiano è arrivato, via “la Repubblica”, dal sommo campanaro laico Eugenio Scalfari. Il fondatore del quotidiano (oggi di proprietà di Carlo De Benedetti) ha scritto nel suo sermone pasquale (ovviamente tra le righe) che la decisione del presidente della Repubblica di non accettare un secondo mandato era “irrevocabile” - (lo ha ripetuto poi, domenica pomeriggio, davanti alle telecamere di Lucia Annunziata).
Del resto l’esito incerto del voto per Ciampi non era dei migliori per tentare la via di un altro devastante settennato. Poiché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ieri è giunto il secondo rintocco quirinalizio attraverso le colonne delle “Corriere della Sera”. Alla vigilia delle feste il suo direttore, Paolino Mieli, accompagnato dal cronista-quirinalista, Marzio Breda, è stato a colloquio con il capo dello Stato. All’incontro era presente anche Gaetano Gifuni. Il potente segretario generale che già prima del voto aveva fatto osservare che non sarebbe stato comunque Ciampi ad assegnare il mandato per formare il nuovo governo. A prescindere dal risultato. Mettendosi di traverso alla tesi opposta del ciampista di complemento, Andrea Manzella.
Una decisione che ha portato il premier in pectore, Romano Prodi, subito in rotta di collisione con il Colle più alto. Ecco allora il Corrierone annunciare che Ciampi-Amleto dopo il 12 maggio farà il senatore a vita. Ringalluzzito dalla paralisi politica provocata dal voto, sempre nella prima pagina di ieri il Mielino ha affidato al suo scriba di fiducia, Pierluigi Battista, un editoriale (titolo eloquente: “Le ragioni del Quirinale”) per ipotizzare una terza via per uscire dalla situazione di stallo. Cioè la scelta di “un nome di decantazione” che non sembra dispiacere davvero all’inquilino uscente del Quirinale. Soprattutto dopo la sortita (preventiva) del “Financial Times” – caro agli ambienti di Confindustria - sui rischi che il futuro governo (Prodi) possa portare l’Italia fuori dalla zona euro. E il terzo uomo è quello già anticipato da Dagospia: l’ex commissario europeo Mario Monti. Che piace tanto anche Pier Furby Casini e ai poteri forti (con l’eccezione del banchiere bianco, Nanni Bazoli). Meno al governo Usa, dopo la supermulta Ue alla Microsoft di Bill Gates.
Dietro Mieli ecco spuntare la seconda M. (Monti). Ma non è finita. Nei giorni scorsi il professore della Bocconi è andato a fare visita a Ciampi mostrandosi disponibile ad affrontare il pesante fardello governativo. E poche ore prima era stato preceduto sulla via del Quirinale dalla terza M, Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente di Confindustria in attesa di concedersi una breve vacanza a Capri è andato a perorare con Ciampi la candidatura di Mario Monti. Già, i Tre caballeros dell’Ave Maria.
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